I costi umani degli accordi con la Tunisia di Saied per il contrasto dell’immigrazione

di Fulvio Vassallo Paleologo

1. La quotidiana reiterazione di crimini contro l’umanità in conflitti che sono al centro dell’attenzione mediatica e politica in tutto il mondo, come la pulizia etnica in corso in Palestina, e lo stallo nel conflitto tra Russia e Ucraina, sulla pelle delle popolazioni civili, spostano l’attenzione dell’opinione pubblica sul versante orientale e sulle esigenze di “protezione dei confini esterni” dell’Unione europea, contribuendo a creare una diffusa assuefazione, se non aperta complicità, nella popolazione rispetto a quanto avviene nel Mediterraneo ed in Africa. La deterrenza rimane al centro delle politiche migratorie, e per dimostrare agli elettorati risultati di successo occorre la collaborazione dei governi “amici” dei paesi di origine e transito, anche se in questi paesi non vengono rispettati i diritti umani.

Il caso della Tunisia è emblematico delle conseguenze negative delle politiche di esternalizzazione praticate da anni, ma che il governo Meloni ha promosso e intensificato fin dal suo insediamento, con una assidua attività diplomatica, culminata nel Memorandum UE-Tunisia, fortemente sostenuto dall’Italia, e poi all’interno del cd. Piano Mattei per l’Africa, in una raffica di accordi di settore, con i quali si sta cercando di saldare il contrasto dell’immigrazione irregolare (law enforcement), da tradursi nel blocco dei potenziali richiedenti asilo, con aiuti economici ai paesi terzi. Per eseguire deportazioni a catena verso i paesi di origine, magari sotto forma di rimpatri volontari, ma anche con progettazioni comuni in campo energetico ed ambientale, che però rimangono spesso sulla carta, mentre sono visibili le conseguenze di rastrellamenti ed intercettazioni in mare di persone migranti, abbandonate al loro destino sulla strada, o in un deserto, se non riconsegnate direttamente alle organizzazioni criminali.

Stupri, violenze, rapimenti ed estrema precarietà: sono questi gli abusi subiti dalle persone in transito dalla Tunisia per raggiungere l’Europa”, Nel suo rapporto pubblicato ad ottobre Torture Roads, mappatura delle violazioni subite dalle persone in movimento in Tunisia”, l‘Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) ha constatato “l’emergere di una serie di nuove pratiche allarmanti”“Nel periodo novembre 2023-aprile 2024 si è registrato un aumento preoccupante dei casi di violenza sessuale subiti da persone in movimento in Tunisia, commessi con la complicità di agenti delle forze di sicurezza tunisine, o direttamente indotti dalla politica di sfollamento forzato e di deportazione delle persone vulnerabili persone”.

Come si legge in una articolata denuncia, presentata all’inizio di ottobre da 63 organizzazioni non govrnative, la Tunisia non è un luogo sicuro per le persone soccorse in difficoltà, compresi i cittadini tunisini.“....”Nonostante abbia aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951, la Tunisia non ha una legge o un sistema di asilo nazionale. Le persone che entrano, soggiornano o escono dal Paese in modo irregolare sono criminalizzate dalla legge. In seguito ad intercettazioni in mare 3 o ad arresti arbitrari in territorio tunisino 4, le autorità tunisine hanno ripetutamente abbandonato rifugiati, richiedenti asilo e migranti nel deserto tunisino o nelle remote regioni al confine con la Libia e l’Algeria”.

Mentre continua il supporto europeo ed italiano alla Guardia costiera tunisina, rafforzato dal Memorandum UE-Tunisia concluso nel 2023 sotto gli auspici della Meloni, malgrado i recenti dubbi espressi da parte del Mediatore europeo sul rispetto dei diritti umani, tra gli aspetti meno percepibili in Europa delle politiche di deterrenza delle migrazioni si inserisce il sistema dei “rimpatri volontari assistiti“, gestiti anche in Tunisia dall’OIM (Organizzazione internazionale delle migrazioni) facente capo alle Nazioni Unite. Si rivolge a persone che non hanno altra alternativa rispetto ad una condzione di violenza e di estremo sfruttamento che sono costrette a subire per effetto del mancato riconoscimento del dirito di asilo e per la chiusura di tutte le vie legali di migrazione. Tutti coloro che difendono queste persone, o prestano loro assistenza, nei paesi di transito, rischiano a loro volta di entrare nel mirino delle forze di polizia e delle milizie paramilitari.

2. A partire dallo scorso anno non si contano in Tunisia gli arresti arbitrari di attivisti, giornalisti ed avvocati, dopo la forte opposizione che la società civile tunisina ha esercitato contro leggi liberticide che hanno azzerato l’indipendenza della magistratura, e sanzionato le manifestazioni della libertà di espressione persino sui canali telematici, con proclami di odio razziale lanciati da Saied, al punto di paventare il rischio di una “sostituzione etnica”. Tutto questo è servito ad aizzare il suo elettorato, una volta esautorato il Parlamento con una riforma costituzionale che ha abbattuto le garanzie dello Stato democratico (Rule of law). Nel mirino sono finiti avvocati, giornalisti ed esponebti di organizzazioni che assistevano i migranti e difendevano i diritti umani,

Come denunciato da Amnesty International, l’11 maggio 2024 forze di sicurezza in borghese hanno preso d’assalto gli uffici dell’Ordine degli avvocati a Tunisi per arrestare l’avvocata e influencer Sonia Dahmani. Il 13 maggio un giudice ha ordinato la sua detenzione in attesa di un’indagine riguardo a commenti critici espressi durante un programma televisivo. Per aver detto frasi come “Di quale paese straordinario stiamo parlando? Quello che la metà dei giovani vuole lasciare?” è stata accusata di diffusione di notizie false. Sono seguiti diversi processi ed a ottobre, secondo quanto riferisce l’agenzia PRESSENZA, Un tribunale tunisino ha condannato l’avvocata Sonia Dahmani, una delle più importanti voci critiche contro il regime del presidente Qais Saied, a due anni di reclusione con l’accusa di aver oltraggiato il suo Paese. Va ricordato che l’avvocata al-Dahmani sta attualmente scontando una pena detentiva di otto mesi, dopo essere stata giudicata colpevole per aver diffuso notizie false, con dei commenti sarcastici, in cui criticava la situazione attuale”.

Un “Piano d’azione” pubblicato da Statewatch a marzo di quest’anno delinea gli obiettivi e le attività della cooperazione dell’UE sulla migrazione con la Tunisia, il cui governo è stato pesantemente criticato dal Parlamento europeo per “un’inversione autoritaria e un allarmante arretramento sulla democrazia, i diritti umani e la democrazia (rule of law).”

3. Lo scorso ottobre, secondo un Rapporto delle Nazioni Unite sulla Tunisia hanno trovato conferma gravi violazioni dei diritti umani verificate durante le operazioni di intercettazione in mare svolte dalla Guardia costiera tunisina, mentre le persone tentavano di attraversare il Mediterraneo verso l’Europa, e nei trasferimenti verso le aree di confine con le vicine Algeria e Libia. “Abbiamo ricevuto rapporti scioccanti che descrivono dettagliatamente manovre pericolose durante l’intercettazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in mare; violenza fisica, inclusi pestaggi, minacce di uso di armi da fuoco; rimozione di motori e carburante; e ribaltamento di imbarcazioni”, hanno dichiarato i Rapporteurs dell’ONU.

Secondo il Guardian somme importanti dei finanziamenti stanziati dall’Europa per frenare il flusso migratorio, sono state destinate alla Guardia nazionale tunisina per combattere i
trafficanti. Ma nella sua inchiesta il quotidiano britannico ha rivelato che ufficiali tunisini violano costantemente i diritti umani e sono persino in combutta con i contrabbandieri che organizzano i viaggi dei migranti. Purtroppo di fronte alle denunce sulle continue violazioni dei diritti umani in Tunisia, secondo quanto pubblicato dal Guardian, la Commissione europea ha rifiutato di pubblicare i risultati delle indagini condotte in quel paese. Questo disinteresse delle istituzioni europee verso le violazioni dei diritti umani commesse in Tunisia ha permesso un ulteriore inasprimento della repressione ordinata dall’autocrate Saied. Da ultimo Abdallah Said, tunisino di origine ciadiana, è stato arrestato insieme al segretario generale e tesoriere della sua associazione, Enfants de la Lune, secondo quanto ha dichiarato Romdhane Ben Amor, portavoce del Forum tunisino per i diritti economici e sociali. Secondo il quotidiano La Presse, vicino al governo tunisino, l’associazione di Said è sospettata di ricevere fondi esteri “per aiutare i migranti subsahariani ad entrare illegalmente sul suolo tunisino”. Secondo Ben Amor, “questa è la prima volta che le autorità utilizzano investigatori antiterrorismo contro associazioni specializzate in questioni relative all’immigrazione. L’arresto è stato “un segnale pericoloso” e parte di “una nuova ondata di repressione ancora più dura” contro gli attivisti dell’immigrazione dopo la repressione di maggio”.

4. In questo contesto l’Italia rimane un attore fondamentale che supporta dal 2022 la svolta autoritaria e le azioni illegali del governo di Tunisi in nome del contrasto dell’immigrazione irregolare. Con risultati tangibili, si potrebbe osservare, con un calo consistente delle partenze della Tunisia, rispetto agli scorsi anni. La Guardia costiera tunisina, incaricata di bloccare coloro che tentano di raggiungere l’Europa, nel corso del 2024 ha ricevuto tre nuove motovedette dal governo italiano. Altri tre natanti saranno consegnati alle autorità di Tunisi nei prossimi mesi. Ma al di là delle cessioni di motovedette il vero sostegno alle attività di intercettazione in mare è arivato dall’Unione europea, e direttamente anche dall’Italia, dopo attività di consulenza e formazione in corso da anni, che hanno permesso di rafforzare l’organizzazione marittima dei soccorsi, che in Tunisia era di fatto inesistente a livello centrale, con lo scopo dichiarato di migliorare l’efficienza delle attività di ricerca e salvataggio (SAR). In realtà, con l’aumento delle intercettazioni in mare si è registrato un aumento esponenziale delle vittime, e di molti naufragi non è rimasta traccia, se non nel racconto dei pochi siperstiti che sono stati immediatamente messi a tacere o nascosti dai media.

Con il Decreto n. 2024-181 del 5 aprile 2024 sulla organizzazione di ricerca e soccorso marittimo tunisino, con la successiva formalizzazione di una zona SAR (di ricerca e salvataggio), è stato istituito il “Centro nazionale di coordinamento per le operazioni di ricerca e soccorso marittimo” che si avvale di tre centri di ricerca e soccorso secondari sotto il National Coastal Surveillance Service e quattro centri di ricerca e soccorso secondari sotto la direzione generale della Guardia Nazionale. Ma non sembra che in questo modo si sia garantita, oltre alla deterrenza, maggiore sicurezza alle persone che cercano comunque di attraversare il Mediterraneo.

A febbraio di quest’anno tredici migranti sudanesi sono morti, mentre altri 27 risultavano dispersi, in un naufragio avvenuto al largo delle coste tunisine vicino a Sfax, dopo l’affondamento della loro barca in ferro, a bordo della quale si trovavano 42 persone. Molte delle vittime erano in possesso di una documento con il riconoscimento del dirtto di asilo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

Vanno ancora chiarite le responsabilità della Garde Nationale tunisina nel naufragio del 5 aprile 2024. Testimonianze, immagini satellitari e video pubblicati da IRPIMEDIA documentano come due gommoni neri della Garde nationale, con le loro manovre di accostamento avrebbero contribuito al naufragio.

A luglio un barchino di metallo, carico di migranti, partito da Sfax è affondato in acque internazionali. Un peschereccio tunisino, che si trovava a poca distanza, ha soccorso 44 gambiani, guineani, malesi e senegalesi. Tre persone sarebbero disperse.

Ad agosto, la Guardia costiera tunisina intercettava centinaia di persone e ci sono stati diversi naufragi con morti e dispersi, mentre in Italia infuriava la propaganda contro i soccorsi operati dalle ONG. Almeno 23 morti e 44 dispersi il 6 agosto, bilancio dell’ennesimo naufragio di migranti al largo delle coste tunisine. Le autorità locali solo poco prima avevano dichiarato deceduti quattro migranti mentre circa una cinquantina di persone figuravano dispersi a seguito dell’inabissarsi di un’altra imbarcazione che stava tentando la traversata.

Alla fine di settembre almeno 12 persone migranti, tra cui tre neonati, sono morte a causa del naufragio di un’imbarcazione al largo della Tunisia: la barca è affondata vicino all’isola di Djerba, nella parte meridionale del paese. Altre 10 persone sono risultate disperse, mentre altre 29 sono state soccorse.

Secondo dati dell’UNHCR, nell’ultima settimana di ottobre gli arrivi a Lampedusa e in Sicilia dalla Libia e dalla Tunisia si sarebbero praticamente azzerati, e si deve rilevare che le condizioni del mare non erano ottimali, ma neppure tanto critiche come in periodi passati nei quali si erano verificati migliaia di “sbarchi”. Non si può comunque collegare questo dato alla deterrenza derivante dai tentativi di avvio della deportazione dei naufraghi in Albania, perchè in condizioni meteo tranquille, proprio nei giorni in cui la nave Libra era a caccia di naufraghi da sbarcare nel porto albanese di Shengjin, gli arrivi a Lampedusa erano stati molto numerosi, anche mille persone in 36 oreNon si può dire quindi che la minaccia di una deportazione in Albania, prevista dal Protocollo firmato dalla Meloni con Edi Rama, abbia sortito l’effetto di ridurre le partenze, anche se quest’anno si riscontra un calo dell’88 per cento degli arrivi dalla Tunisia. Del resto nel mese di novembre si è registrato un nuovo aumento degli arrivi, quasi 6000 e tra questi sono arrivati anche tunisini, alcuni direttamente sulle coste di Lampedusa. Mentre i naufragi si sono ripetuti anche per effetto degli interventi di contrasto dell’immigrazione “illegale”, affidati alla Guardia costiera tunisina.

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre scorsi, un barchino con 80 persone a bordo è stato speronato dalla Guardia Costiera tunisina fino a farlo ribaltare. Secondo quanto riporta FANPAGE, sulla base di testimonianze dirette, i sopravvissuti sarebbero stati deportati nel deserto e venduti a organizzazioni crininali libiche. Un naufragio sulla rotta tunisina, che è stato subito rimosso, e non ha lasciato tracce, se non nel lutto delle famiglie delle vittime.

Come riferisce INFOMIGRANTS, sulla base di testimonianze dirette, la guardia costiera tunisina, quando interviene vicino alla costa, ha un nuovo metodo per intercettare i migranti: confiscare le barche e costringere i passeggeri a nuotare fino a riva. Sembra dunque che con l’intensificazione dei rapporti tra gli Stati, e con l’Unione europea, il comportamento della Guardia costiera tunisina e delle guardie di frontiera diventi sempre più violento.

5. Malgrado le accuse dell’opposizione e della società civile, il presidente uscente, Kaïs Saïed, ha vinto la tornata elettorale con oltre il 90 per cento delle preferenze. Va però sottolineato che la partecipazione al voto è stata del 28,8 per cento, la più bassa dal 2011. Al successo elettorale è seguito un inasprimento della repressione. L’involuzione autoritaria in corso in Tunisia mette però a rischio i fondi promessi dall’Unione europea perchè le norme europee sui finanziamenti impongono che vengano utilizzati in modo da rispettare i diritti fondamentali, con requisiti più rigorosi introdotti nel 2021 per garantire che i finanziamenti europei non contribuiscano alla violazione dei diritti umani. In Italia invece il sostegno verso l’amico Saied, che ha ridotto in modo considerevole le partenze di migranti verso le nostre coste, continua senza alcuna ombra di dubbio. Eppure in base alla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (art.53), “E’ nullo qualsiasi trattato che, al momento della sua conclusione, sia in contrasto con una norma imperativa di diritto internazionale generale“. Il divieto di trattamenti inumani o degradanti, e gli obblighi di soccorso in mare, come il riconoscimento del diritto di asilo, con il divieto di respingimento (art.33) in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, costituiscono norme imperative di diritto internazionale generale che il governo tunisino viola quotidianamente. Eppure i voli di rimpatrio verso la Tunisia proseguono con cadenza regolare, e periodicamente il ministro dell’interno Piantedosi li annuncia sui canali social come un successo, anche quando si tratta di qualche decina di persone.

A differenza di quanto si sta verificando in quel paese, dove la magistratura obbedisce alle direttive dell’autocrate Saied, applicando il famigerato decreto n.54/2022 contro la criminalità informatica, per mettere a tacere difensori dei diritti umani ed oppositori politici, in Italia la magistratura dà ancora segnali di indipendenza e riconosce come la Tunisia non sia un paese sicuro, nè per i migranti in transito, nè per gli stessi cittadini tunisini. Ma il governo italiano, senza alcun fondamento, continua ad includere la Tunisia nella lista di “paesi di origine sicuri”, come confermato dal recente decreto legge n.145/2024 in fase di conversione in Parlamento.

Il calo degli arrivi dalla Tunisia, favorito anche da un peggioramento complessivo delle condizioni meteo nel corso di quest’ultimo anno, rispetto agli anni precedenti, effetto del cambiamento climatico, del rinforzo della Guardia costiera tunisina e dalla periodica presenza di un guarnito dispositivo militare internazionale a mare, anche per la situazione di crescente tensione che si registra nel Mediterraneo, ha un costo umano sempre più elevato. Ed altrettanto elevato è il costo che, dalle politiche di esternalizzazione dei controlli migratori, deriva per i cittadini tunisini, per effetto della crisi economica che il regime di Saied non è in grado di risolvere, anche perchè i finanziamenti europei arivano a singhiozzo, ed anche per effetto dello svuotamento sostanziale delle istituzioni democratiche in Tunisia. Il rispetto del principio di legalità è a rischio in Tunisia, ma anche in Italia, e va difeso sul piano della comunicazione pubblica e con tutti i mezzi ancora consentiti nel nostro paese dall’ordinamento democratico.

5. Occorre dunque sospendere l’attuazione del Memorandum Unione europea-Tunisia fino a quando in quel paese non siano ripristinate le garanzie dei diritti fondamentali delle persone, con la liberazione di tutti i detenuti arrestati da Saied perchè oppositori del governo, e con il pieno riconoscimento del diritto di asilo e degli obblighi di salvataggio che in base alle Convenzioni internazionali vincolano anche la Tunisia che le ha sottoscritte.

La Tunisia non garantisce porti sicuri di sbarco, come hanno già affermato i giudici italiani, e non può essere qualificata come un “paese sicuro“, nè per i suoi stessi citadini, nè per le persone migranti che cercano di raggiungere le coste del Mediterraneo nella speranza di fuggire verso l’Europa. Persone che nella maggior parte dei casi provengono da paesi in situazioni di conflitto e di degrado che dovrebbero comportare già in Tunisia, ma a maggior ragione in Europa, il riconoscimento di uno status di protezione.

Non ci si può illudere che una svolta arrivi dal governo italiano, sempre più inserito nell’internazionale nera, o dall’Unione europea, in un momento in cui le destre stanno cercando nuove maggioranze a Bruxelles, dopo i successi di Trump e di Musk negli Stati Uniti. Si deve intensificare l’impegno per una serie di denunce su tutte le violazioni dei diritti umani commesse in territorio tunisino, ed in mare, dalla Guardia costiera tunisina, rafforzando la solidarietà con le associazioni e i cittadini tunisini che sono vittime di una repressione ormai sistemica verso i difensori dei dirtti umani. Ma lo stesso impegno dovrà rivolgersi alle persone migranti, alle quali va garantita ogni possibile tutela, sia nella fase di blocco in Tunisia, che in mare, in acque internazionali, da parte delle ONG, ed ancora dopo, quando, una volta sbarcate in Italia, saranno detenute nelle procedure accelerate in frontiera. Perchè per ogni vittima delle politiche di sbarramento delle frontiere, quella che chiamano “difesa dei confini”, che sarà inghiottita dal mare, ci saranno tante altre persone che comunque, malgrado tutto e tutti, riuscirano a fuggire dalla Tunisia ed a completare la traversata, arrivando in Italia. Ed è verso di loro che va orientato l’impegno di assistenza e inclusione, che, per il riconoscimento della protezione internazionale, si basa anche sulla documentazione e sulle testimonianze sugli abusi che hanno subito nel loro percorso migratorio.


Tunisie : Non à la criminalisation de la solidarité avec les migrants.
Appel à la solidarité avec Abdallah Said

Le 12 novembre 2024, Abdallah Said, activiste et président de l’Association Enfants de la
Lune de Médenine, a été placé en garde à vue par la cellule d’enquête financière
tunisienne. Après un long interrogatoire, les charges retenues contre lui restent floues, mais
semblent principalement liées à son engagement humanitaire en faveur des enfants
réfugiés, migrants et abandonnés dans la région de Médenine.
Cet événement s’inscrit dans un contexte préoccupant de criminalisation de la solidarité en
Tunisie, qui s’est intensifié depuis mai 2024. À cette époque, la répression avait déjà ciblé
plusieurs figures de proue et organisations humanitaires soutenant les migrants, notamment avec l’arrestation de Saadia Mosbah, présidente de l’association Mnemty, et de Sherifa Riahi, ancienne directrice de Tunisie Terre d’Asile, ainsi que des membres du Conseil
Tunisien pour les Réfugiés et d’autres militants et militantes en lien avec la solidarité avec
les migrants *. Ces arrestations illustrent une dérive autoritaire visant à réduire au silence
toute critique des politiques gouvernementales ou de l’aide humanitaire en lien avec les
migrants subsahariens.
Cette répression a coïncidé avec des campagnes de haine et des discours racistes,
alimentés par des déclarations officielles, au plus haut niveau de l’Etat. Tunisien, décrivant
les migrants subsahariens comme une “menace” pour l’identité nationale tunisienne. Cette
rhétorique a eu des conséquences dévastatrices : expulsions forcées, déportations
collectives vers le désert libyen et la répression ciblée contre ceux et celles qui s’opposent à
ces pratiques racistes et inhumaines.

Abdallah Said : un nouvel exemple de la criminalisation de la solidarité

Abdallah Said, citoyen tunisien d’origine tchadienne, milite depuis des années pour ldéfense des droits humains et la protection des enfants migrants et réfugiés. Dans le cadre
de son association les enfants de la lune, il s’est toujours occupé des enfants tunisiens
handicapés et des migrants. Son seul “crime” est son engagement en faveur des plus
vulnérables, dans le strict respect des lois tunisiennes, avec une reconnaissance locale et
internationale.
Son arrestation est encore un exemple d’une stratégie répressive visant celles et ceux qui
défendent les droits humains et soutiennent les migrants. Cette politique, amorcée en
Tunisie sous prétexte d’une “urgence migratoire” fabriquée, s’est traduite par des
arrestations arbitraires*, des campagnes de haine sur les réseaux sociaux et une
criminalisation croissante du travail des organisations humanitaires.
Nous soulignons le caractère politique de l’arrestation de Abdallah Saïd, en contradiction
avec les engagements internationaux de la Tunisie. Nous demandons :

● La libération immédiate d’Abdallah Said et de tous les détenus poursuivis pour
leur engagement humanitaire. *
● La fin des persécutions contre les organisations et individus solidaires envers
les migrants.
● Le respect des droits humains, de la dignité et des normes juridiques
internationales, notamment envers les réfugiés, demandeurs d’asile et
migrants.
Nous appelons toutes les organisations maghrébines, françaises et internationales
partageant les valeurs de solidarité et de droits humains à dénoncer cette dérive répressive
et à soutenir activement ceux qui, comme Abdallah Said, sont persécutés pour leur
engagement solidaire avec les migrants.
Dignité pour les réfugiés, les migrants.

*Sherifa Riahi, Ancienne directrice de “Terre d’asile Tunisie” (2016-2021/2022), placée en
garde à vue le 8 mai 2024 pour des soupçons de blanchiment d’argent. Dans la foulée, deux autres personnes ont été arrêtées dans le cadre de la même affaire : Iyadh Bousselmi,
directeur actuel de “Terre d’asile Tunisie”, et Mohamed Jouou, responsable financier.
*Saadia Mosbah , Militante antiraciste et présidente de Mnemty, arrêtée début mai 2024 et
poursuivie pour blanchiment d’argent, dans un contexte de répression des associations
critiques.
*Mustafa Jamali, président du Conseil tunisien pour les réfugiés, et Abdelrazek Krimi, chef
de projet au sein du même conseil, ont été arrêtés en mai 2023, accusés d’héberger
illégalement des étrangers et de recevoir des financements étrangers.
*Abdallah Saïd, fondateur de “Les Enfants de la Lune”, a été arrêté le 12 novembre 2024 et
transféré au pôle antiterroriste, accusé de recevoir des fonds étrangers pour aider des
migrants. (2 responsables de l’association, ont également été arrêtées dans la foulée).

Premiers signataires :

  • Le Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie –
    CRLDHT
  • Fédération des Tunisiens pour une citoyenneté des deux rives – FTCR
  • Association Démocratique des Tunisiens en France – ADTF

OPENDEMOCRACY

18 November 2024, 11.17am

Migrants’ rights workers forced out of Tunisia in latest crackdown

Tunisian authorities have targeted civil society actors for ‘financial crimes’ and brutally deported refugees

Chiara Loschi


MIDDLE EAST MONITOR

November 21, 2024 at 9:04 am

Tunisia: ‘criminalisation’ of protest rights denounced by civil society organisations 


MIDDLE EAST MONITOR

November 21, 2024 at 10:20 am

Tunisia: Coast Guard vessel sank migrant boat ‘intentionally’

…. “According to migration activist Majdi Karbai, the incident took place overnight on 7-8 November. He added that the survivors claimed that the Coast Guard vessel — part of the Tunisian Navy — rammed a boat carrying 80 people, including women, some of them pregnant, and children. Fifty-two of the migrants drowned, including one woman and her 3-year-old child.

“The survivors stayed at sea until a Tunisian fisherman rescued them and handed them over to the Coast Guard to hand over to Libyan security forces”, added the former Tunisian MP.

“It is unfortunate that the Tunisian Navy is involved in the killing of these people, most of whom are migrants and refugees from Sudan who have fled the horrors of war. Beware of such practices. There is international law and there are consequences, and such crimes are not subject to any statute of limitations time limit for prosecution,” explained Karbai. “It is unfortunate that we become the border guards of Europe and do its ‘dirty work’ for money.”


FANPAGE

19 NOVEMBRE 2024 18:16

La Guardia Costiera tunisina sperona e uccide 52 migranti: “Mio cugino Musa, è uno dei minori annegati

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre, un barchino con 80 persone a bordo è stato speronato dalla Guardia Costiera tunisina fino a farlo ribaltare. I sopravvissuti sono stati deportati nel deserto e venduti ai libici.

A cura di Lidia Ginestra Giuffrida


INFOMIGRANTS

Did the Tunisian coast guard ram a migrant boat and cause 52 people to drown?

By  Emma Wallis Published on : 2024/11/22