In Tunisia Saied, alleato della Meloni, fa arrestare avvocati e giornalisti. In Italia silenzio (quasi) totale. Unione europea verso la fine dello Stato di diritto

AGGIORNAMENTI

Giovedì 16 maggio 2024

Reuters

Thu, May 16, 2024, 3:41 AM GMT+2

Tunisian bar association accuses policemen of torturing a lawyer during detention

TUNISI, 15 maggio (Reuters) – L’avvocato tunisino Mahdi Zagrouba è stato torturato da agenti di polizia dopo essere stato arrestato lunedì, hanno riferito alcuni avvocati e un’organizzazione per i diritti umani dopo essere crollato in tribunale ed essere stato portato in ospedale. Il ministero dell’Interno non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento della Reuters.

L’avvocato Souad Boker ha detto che Zagrouba è comparso mercoledì davanti al giudice istruttore in uno stato di esaurimento, aggiungendo che “ha menzionato i nomi dei poliziotti che lo hanno torturato prima che subisse un collasso e un coma”. Testimoni e avvocati hanno detto che Zagrouba è stato portato in ospedale in ambulanza.

L’agenzia di stampa statale TAP ha citato l’avvocato di Zarouba, Boubaker Ben Thabet, secondo cui Zagrouba era stato sottoposto a “tortura sistematica” durante la sua detenzione. Toumi Ben Farhat, un altro avvocato che rappresenta Zagrouba, ha detto che il suo collega “è stato sottoposto a torture estremamente gravi”.

Lunedì la polizia tunisina ha fatto irruzione nella sede dell’ordine degli avvocati per la seconda volta in due giorni e ha arrestato Zagrouba, che aveva criticato il presidente, dopo aver arrestato Sonia Dahmani, un’altra avvocatessa, durante il fine settimana.

Bassam Trifi, capo della Lega tunisina per i diritti umani, ha affermato che “Zagrouba è stato sottoposto a torture brutali e io ho assistito personalmente alla tortura sul suo corpo”.

Senza fare riferimento alle accuse, il presidente Kais Saied ha affermato in una dichiarazione dopo un incontro con il ministro della Giustizia Laila Jafel che lo Stato è responsabile di garantire a ogni prigioniero il diritto a un trattamento che preservi la sua dignità.

Mercoledì scorso l’Ordine degli avvocati ha affermato in una dichiarazione che la tortura merita un procedimento penale e che ha ritenuto responsabili i funzionari del Ministero degli Interni. Per giovedì è previsto uno sciopero…. (segue)


Martedì 14 maggio 2024

Nuovo attacco violento della polizia di Saied alla sede dell’Ordine degli avvocati a Tunisi.

Tunisie: le siège de l’ordre des avocats à nouveau cible d’une attaque violente à Tunis

Deux jours après l’irruption spectaculaire d’hommes cagoulés dans les locaux de l’ordre des avocats tunisiens et l’arrestation de l’avocate Sonia Dahmani, le scénario s’est répété dans la capitale tunisienne, le 13 mai 2024 à Tunis.

..”Le ministère de l’Intérieur de Tunisie – sans citer nommément Mehdi Zagrouba – a publié un communiqué dans la soirée dans lequel il évoque l’ouverture d’une enquête par le parquet contre deux avocats suite à l’« agression » d’un policier en marge de la manifestation des avocats de ce lundi à Tunis”.


FRANCE 24

Tunisian police storm lawyers’ headquarters and arrest another lawyer

Issued on: 14/05/2024 – 11:44 Modified: 14/05/2024 – 11:50

Tunisian police stormed the bar association’s headquarters for the second time in two days and arrested a lawyer, witnesses said on Monday, after detaining two journalists as well as another lawyer critical of the president over the weekend. Story by James Vasina.


di Fulvio Vassallo Paleologo

1. La brutalità dell’intervento della polizia tunisina, con agenti dai volti coperti da passamontagna, che sabato 11 maggio scorso, presso la sede dell’Ordine degli avvocati di Tunisi, hanno arrestato Sonia Dahmani, una avvocata impegnata nella difesa dei diritti umani e delle persone migranti, è andata in onda in diretta, durante un notiziario di France 24, servizio interrotto con il temporaneo fermo della giornalista e di un operatore, poi rilasciati. E’ non è neppure l’ultimo degli arresti operati dall’autocrate Saied per spegnere tutte le voci di dissenso interno, anche sulla sua politica di feroce repressione nei confronti dei migranti subsahariani presenti in Tunisia e degli oppositori che denunciano l’involuzione autoritaria in corso, soprattutto dopo l’approvazione del Decreto Legge n.54 contro le fake news e il discorso d’odio. L’articolo 24 del decreto prevede una pena detentiva di cinque anni e una multa di 50.000 dinari (16.000 dollari) per chiunque pubblichi contenuti con l’obiettivo di violare i diritti altrui, nuocere alla sicurezza pubblica o alla difesa nazionale, diffondere il terrore tra la popolazione o incitare all’odio. La pena è raddoppiata se la persona presa di mira è un pubblico ufficiale. Dunque per un reato di opinione contestato nei confronti del presidente Saied si può essere condannati con una pena che può arrivare fino a dieci anni di carcere. Un provvedimento legislativo che permette alla polizia di arrestare in modo arbitrario chiunque sia accusato di avere diffuso notizie non veritiere, o che possano nuocere alla “sicurezza pubblica”, come si ritengono tutte le notizie non gradite al governo tunisino, che cerca di coprire con menzogne di Stato e con la costruzione del nemico interno, gli immigrati, paventando addirittura il rischio di una sostituzione etnica, le gravissime responsabilità della crisi economica che attanaglia la Tunisia e che costringe tantissimi giovani a tentare la via dell’emigrazione in Europa.

2. Kais Saied è colui con cui la premier Meloni ha dichiarato di avere un “buon feeling” ed uno dei maggiori referenti in Africa per il cosiddetto piano Mattei. Dopo una prima fase di silenzio, mentre i media di mezzo mondo diffondevano la notizia, le agenzie di informazione italiane hanno comunicato l’arresto dell’avvocata Sonia Dahmani, indagata per “false informazioni con l’obiettivo di nuocere alla sicurezza pubblica” e “incitamento all’odio”, come se si trattasse di una qualsiasi “opinionista” che avrebbe “ironizzato” nei commenti sulla situazione in Tunisia nel corso di una trasmissione. Una valutazione largamente coincidente con le motivazioni dell’arresto addotte dal governo tunisino, alleato del governo Meloni (e della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen) nelle politiche di blocco dell’immigrazione e di esternalizzazione dei controlli di frontiera. Politiche che in Tunisia stanno producendo respingimenti illegali e detenzioni arbitrarie di migranti subsahariani, anche ai danni di famiglie con donne e bambini. Per non parlare dei respingimenti collettivi violenti delegati alla Guardia costiera tunisina, accusata di interventi di intercettazione in alto mare che hanno causato la morte di naufraghi.

L’involuzione autoritaria imposta da Saied è purtroppo sostenuta da alcuni governi europei, ed in particolare dal governo Meloni che, con numerose visite a Tunisi, ha dato un grande impulso al Memorandum d’intesa UE-Tunisia. Un “Piano d’azione” ottenuto da Statewatch delinea gli obiettivi e le attività della cooperazione dell’UE sulla migrazione con la Tunisia, il cui governo è stato pesantemente criticato dal Parlamento europeo per “un’inversione autoritaria e un allarmante arretramento sulla democrazia, i diritti umani e la democrazia. norma di legge.”.

Nel luglio del 2021 il Presidente Saied, da mesi in uno scontro con il principale partito parlamentare, Ennahdha, dopo l’aggravarsi della crisi economica derivante dal COVID, e presunti episodi di corruzione politica, sospendeva il Parlamento, licenziando il capo del governo, ma affermando che ““Non è un colpo di Stato, decisione nel solco legge” A marzo del 2022, come riferisce Nigrizia, “Il presidente tunisino Kais Saied ha annunciato lo scioglimento del parlamento“, citando l’art.72 della Costituzione tunisina, malgrado la richiesta di confronto da parte dei parlamentari dell’oposizione.. Alcuni di questi in seguito venivano arrestati nell’indifferenza dell’Unione europea e degli Stati membri che anzi proseguivano la collaborazione con Saied sui dossier economici, ma soprattutto per coinvolgerlo nel contrasto delle partenze di migranti, tunisini, ma anche provenienti da paesi terzi, verso le coste italiane. 

Sempre nel 2022 Saied scioglieva il Consiglio superiore della magistratura e con il decreto n.35/2022 si attribuiva il potere di rimuovere, sulla base di segnalazioni presentate da “autorità competenti” non identificate, giudici e pubblici ministeri che rappresentano una minaccia per la “pubblica sicurezza” o per “il maggior interesse del Paese”, o per atti che potrebbero “compromettere la reputazione della magistratura, la sua indipendenza o il suo corretto funzionamento”. Inoltre, il presidente ha reso le sue decisioni di licenziamento dei magistrati, prese ai sensi di questo decreto, non soggette a ricorso immediato. Infatti Il decreto legge 35/2022 prevede che venga avviato d’ufficio un procedimento penale contro i magistrati destituiti ai sensi delle sue disposizioni. I giudici possono impugnare la decisione di licenziamento solo dopo che i tribunali hanno emesso una sentenza penale definitiva nei loro confronti. Come denuncia da tenpo Amnesty International, dunque, in Tunisia non esiste più lo Stato di diritto e la magistratura si è piegata alle richieste di Saied, Non sorprende dunque che nel caso degli ultimi arresti, anche davanti a torture evidenti, non abbia esercitato il suo ruolo di controllo ed anzi abbia eseguito pedissequamente quanto ordinato dal capo del governo, convalidando gli arresti e promuovendo azioni penali. Non sorprende neppure, purtroppo, che Giorgia Meloni abbia individuato in Saied un suo partner fondamentale per le sue politiche migratorie, come del resto si verifica anche in campo energetico, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa.

3. Se gli sbarchi in Italia diminuivano, il nimero delle vittime, in proporzione, aumentava. Dovwva essere altresì garantito, aòmeno sulla carta, il rispetto da parte della Tunisia degli obblighi di soccorso in mare, fino allo sbarco in un porto sicuro. Sulla spinta italiana e del Memorandum d’intesa UE-Tunisia è stato adottato Il Decreto n° 2024-181 del 5 aprile 2024,che ha modificato i criteri di organizzazione della ricerca e della salvaguardia della vita umana in mare (SAR). È stato istituito presso il servizio nazionale tunisino di sorveglianza costiera un’unità incaricata di rafforzare l’efficacia dei servizi di ricerca e di salvataggio marittimo e di coordinare le operazioni di ricerca, denominato “Centro nazionale di coordinamento delle operazioni di ricerca e di salvataggio marittimo” incaricato tra gli altri compiti di garantire il coordinamento con i centri di coordinamento della ricerca e del soccorso marittimo (MRCC) di altri paesi. Sui soccorsi che sono seguiti, trasformati di fatto in intercettazioni, non si è riusciti ad avere una sola voce di testimoni indipendenti, e sono arrivate le stime del governo che dava come bloccate decine di traversate dalla Tunisia verso l’Italia. Le pressioni di òpolizia che schiacciano le attività delle organizzazioni non governative, degli avvocati e dei giornalisti in Tunisia, si stanno rivelando funzionali alla totale copertura degli abusi che vengono commessi in mare nel corso di operazioni che vengono generalmente definite come “attività di contrasto dell’immigrazione illegale”, anche se poi comincia la conta delle vittime. Tutto questo può avvenire perchè i mezzi di informazione e gli avvocati non sono in grado di svolgere in piena libertà il proprio lavoro. Ed è infatti sulla difesa dei migranti subsahariani presenti in Tunisia, bloccati a terra o in mare, e deportati verso i confini con la Libia e l’Algeria, abbandonati in pieno deserto, o riconsegnati alle milizie libiche al valico di Ras Jedir, che si basano le accuse della magistratura tuinisina agli ordini di Saied nei confronti degli avvocati arrestati in questi ultimi giorni.

Questa situazione di grave deterioramento dei diritti umani in Tunisia ha fatto comodo ai governi europei che volevano avere un partner affidabile per contrastare le partenze dei barconi diretti verso le coste italiane,, ed è proseguita con la stipula, a luglio del 2023, del Memorandum d’intesa UE-Tunisia, e quindi con ulteriori interventi legislativi e repressivi da parte del presidente Saied, ormai trasformato in un autocrate, con l’avallo delle istituzioni europee e dell’Italia.

4. In Italia, malgrado fossero documentate le violazioni dei diritti umani imputabili al presidente Saied, ormai trasformatosi in un autocrate, dopo lo sciolgimento del Parlamento, sembra che le notizie sui ripetuti attacchi della polizia, prima contro politici e sindacalisti, poi contro avvocati e giornalisti ,vadano tenute nascoste, o travisate, soprattutto in tempi di campagna elettorale. Dopo una prima ANSA, di domenica 12 maggio, anche media come Il Sole 24ore e SkY TG24 hanno ribattuto la notizia dell’arresto “dell’opinionista” che avrebbe “ironizzato” a proposito della situazione nel paese, legata ai migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dopo essere stata denunciata per quanto affermato nel corso di precedenti trasmissioni televisive e, da ultimo, non presentandosi ad una convocazione davanti al giudice istruttore presso il tribunale di Tunisi. In realtà, l’avvocata Sonia Dahmani aveva commentato criticamente in diverse occasioni i respingimenti collettivi e le pratiche violente di segregazione, adottati dal governo tunisino ai danni dei migranti subsahariani intrappolati in Tunisia ed era da tempo attaccata dal ministro della giustizia e da circuiti social vicini al presidente Saied. Non si può negare infatti che il populismo di Saied abbia dato i suoi frutti, e l’operazione di scaricare sui migranti le responsabilità di una devastante crisi economica sembra per il momento riuscita, anche per il ruolo di copertura offerto dalla magistratura tunisina.

In una dichiarazione riportata da ADN Kronos, resa all’agenzia di stampa tunisina Tap, il portavoce del Tribunale di Tunisi, Mohamed Zitouna, ha dichiarato che “la procura desidera chiarire che gli agenti delle forze dell’ordine incaricati dell’esecuzione del mandato lo hanno eseguito sulla base della buona applicazione della legge e dell’efficienza delle indagini in corso e che tutte le procedure legali sono state rispettate”. Ma le immagini trasmesse da France 24 sono molto esplicite, e riportano scene di violenza poliziesca che ormai in Tunisia si ripetono senza soluzione di continuità. Al momento nessuno sa dove si trovi Sonia Dahmani, in assenza di comunicati ufficiali sulla sua detenzione. Tutto questo può avvenire impunemente perchè la magistratura non può operare in automonia, mentre la tutela dei diritti umani sta precipitando dopo la stipula del Memorandum d’intesa UE-Tunisia, con la legittimazione fornita a Saied dalla Meloni e dalla Von der Leyen.

5. Per queste ragioni la Tunisia non può essere definita, nè come “paese di origine sicuro”, per i suoi cittadini, nè come “paese terzo sicuro”per i migranti subsahatiani, o di altra provenienza che vi transitano, e che rimangono privi di un qualsiasi status legale, anche quando sono meritevoli di protezione. Preoccupa il mantenimento della Tunisia nella lista dei paesi di origine sicuri, all’evidente fine di facilitare i rimpatri con modalità semplificate, anche a scapito del diritto di difesa e del diritto di chiedere asilo. E preoccupa ancora più il silenzio dei principali mezzi di informazione che stanno nascondendo questi fatti all’opinione pubblica italiana, alla vigilia di una importante scadenza elettorale, che si gioca ancora una volta sui temi della sicurezza e della collaborazione con i paesi terzi per “bloccare” le partenze dei barconi verso l’Italia, con il governo che sciorina trionfalmente dati che sono frutto di gravissime violazioni dei diritti umani e di attentati quotidiani alla vita ed alla dignità delle persone migranti. Vediano adesso con quali conseguenze in Tunisia per i difensori dei diritti umani ed i giornalisti indipendenti.

Le reazioni timide della stampa italiana ,mentre a Tunisi continuano gli arresti di regime, misurano il degrado della sensibilità democratica nel nostro paese, dopo che il governo Meloni ha intensificato i rapporti con autocrati che non rispettano i diritti umani, come con Al Sisi in Egitto e Saied in Tunisia. Si vuole diffondere una generale assuefazione a continue violazioni dello Stato di diritto, che in Italia si stanno estendendo dalle carceri e dai centri di detenzione per i migranti (CPR), alle piazze, alle scuole ed alle università, a tutti i luoghi in cui si manifesti con determinazione un dissenso radicale nei confronti del governo. L’impatto sui media da parte del governo italiano è sempre più massiccio, anche con querele temerarie. E siamo alla vigilia di una stagione nella quale si vorrebbe normalizzare anche la magistratura, magari sul modello di quei paesi nei quali le scelte dei giudici sono condizionate dall’indirizzo del governo, a partire dalla separazione delle carriere e dall’esercizio discrezionale dell’azione penale. I risultati di una magistratura sottomessa al governo li vediamo adessso a Tunisi, dove ormai si può parlare di Stato di polizia.

6. La procura di Tunisi ha disposto il fermo per 48 ore nei confronti dell’animatore radiofonico Borhen Bssais e del giornalista Mourad Zeghidi, dopo un’interrogatorio di diverse ore. Lo riferisce il media Businessnews.com.tn che cita il difensore di Zeghidi, Ghazi Mrabet, secondo cui il provvedimento è legato alle analisi politiche e sociali del suo assistito fatte negli ultimi mesi. Il giornalista Mourad Zeghidi, il conduttore Borhen Bssis e l’avvocata Sonia Dahmani, che era sotto inchiesta, su denuncia del ministro della giustizia, già da novembre dello scorso anno, facevano parte, insieme, del programma Emission Impossible in onda su Radio Ifm. Nel corso della trasmissione, Sonia Dahami, rispondendo ad una domanda del conduttore sul rischio di una invasione da parte di migranti subsahariani, cavallo di battaglia della propaganda governativa contro gli stranieri, avrebbe detto “di che paese straordinario stiamo parlando, quello che la metà dei suoi giovani vuole lasciare?”. In altre occasioni aveva criticato il presidente Saied per avere trasformato la Tunisia in “guardia di frontiera per l’Europa”, paventando il rischio di una situazione di sovraffollamento simile a quella che ricorre nell’isola di Lampedusa. Nessuna ironia gratuita, dunque, ma una critica amara basata su fatti oggettivi riguardanti le conseguenze nefaste degli accordi sulla esternalizzazione dei controlli di frontiera stipulati con l’Unione europea e con l’Italia.

Tra le persone già arrestate in passato in Tunisia, in base al Decreto legge n.54/2022, gli avvocati Ayachi Hammami e Ghazi Chaouachi per le loro critiche al Ministro della Giustizia, la politica Shaima Issa per le sue critiche al Presidente della Repubblica, il giornalista Nizar Bahloul per aver pubblicato un articolo in cui criticava il primo ministro, lo studente Ahmed Bahaa Eddin Hamada per aver pubblicato informazioni sulle proteste in un quartiere popolare, l’ex membro della Commissione Elettorale Sami Ben Salama per le sue critiche al Consiglio della Commissione Elettorale, e attivisti della società civile come Hamza al-Obeidi per post pubblicati su Facebook che invitavano alla ribellione.

Il populismo di Saied ha spaccato la coesione sociale tunisina in un momento di grave crisi economica del paese. Nel corso degli ultimi due anni l’Union Générale Tunisienne du Travail (UGTT) ha monitorato decine di pagine sui social media dedicate ad attaccare l’organizzazione e a demonizzare il lavoro sindacale e i sindacalisti. Taher Mezzi, vicesegretario generale responsabile del settore privato presso l’UGTT, è stato arrestato il 29 febbraio 2024 in quella che, secondo l’UGTT, era “una decisione puramente politica e un affare inventato”. Una ennesima prova della dipendenza della magistratura dal potere esecutivo, dopo le epurazioni subite nel 2022. Eppure Saied continua a godere di sostegno di una parte della popolazione, soprattutto nelle regioni pià povere del paese, e nelle zone di confine, mentre la Tunisia sprofonda nella crisi economica, ed il suo populismo, che lo ha spinto a parlare di rischio di “sostituzione etnica”, trova adesso nuovo slancio, anche sui social, nell’allarme che i suoi supporters rilanciano sul rischio di” ingerenze straniere”.

7. Il Consiglio dell’Ordne degli avvocati di Tunisi ha proclamato sciopero generale regionale e la cessazione delle attività in tutti i tribunali a partire da lunedì 13 maggio. In Italia, l’OCF (Organismo congressuale forense) ha chiesto che ” che il governo italiano si attivi immediatamente per il rilascio dell’avvocato Dahmani e pretenda dai propri partner internazionali garanzie in ordine al rispetto dei diritti fondamentali sanciti nei trattati internazionali, esprimendo fortissima preoccupazione in ordine a tutti gli accordi bilaterali con Paesi i cui governi non rispettino i diritti umani e le fondamenta dello stato di diritto, quali l’indipendenza dell’avvocatura e la libertà di stampa”.

Occorre una grande mobilitazione a livello internazionale per chiedere il ripristino dello Stato di diritto in Tunisia e la liberazione di tutti gli oppositori politici arrestati dal presidente Saied. Non è più ammissibile che l’OIM (Organizzazione internazionale delle migrazioni) e l’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) continuino a tacere, contando soltanto su alcune centinaia di rimpatri volontari o di reinsediamenti di asilanti (resettlement), che in Tunisia rimangono privi di stato legale, sebbene la Tunisia sia firmataria della Convenzione di Ginevra del 1951.

La Tunisia non può definirsi un paese terzo sicuro, per i migranti in transito, e neppure un “paese di origine sicuro” per i tunisini che si oppongono al regime di Saied e che rischiano di essere rimpatriati dopo essere riusciti ad arrivare in Italia. Come denunciano Emergency, ed altre associazoni (vedi sotto), non può neppure essere considerato un luogo sicuro di sbarco (Place of Safety, POS) per le persone soccorse in mare.

Secondo quanto dichiarato da Heba Morayef, direttrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International, “le autorità tunisine hanno intensificato la loro dannosa repressione contro le organizzazioni della società civile che lavorano sui diritti dei migranti e dei rifugiati, utilizzando affermazioni fuorvianti sul loro lavoro e molestando e perseguendo i lavoratori delle ONG, avvocati e giornalisti. Una campagna diffamatoria online e nei media, sostenuta dallo stesso presidente tunisino, ha messo a rischio i rifugiati e i migranti nel paese. Inoltre, mina il lavoro dei gruppi della società civile e invia un messaggio agghiacciante a tutte le voci critiche”, L’assenza di una magistratura indipendente consente al governo, trasformato di fatto in regime, di colpire qualunque oppositore con misure di polizia e con procedimenti penali, senza incontrare alcuna resistenza, tanto a livello interno, quanto nella comunità internazionale. In questo clima gli arresti arbitrari proseguono e la magistratura ratifica l’operato della polizia senza garantire i diritti di difesa e la pubblicità delle udienze.

Per Amnesty International, “le autorità tunisine devono porre immediatamente fine a questa feroce campagna e fermare tutte le ritorsioni contro gli operatori delle ONG che forniscono sostegno essenziale, compreso un alloggio, a migranti e rifugiati. L’Unione Europea dovrebbe rivedere urgentemente i suoi accordi di cooperazione con la Tunisia per garantire che non sia complice delle violazioni dei diritti umani contro migranti e rifugiati, né della repressione nei confronti di media, avvocati, migranti e attivisti”.

Il governo italiano e l’Unione europea dovranno subordinare la prosecuzione dei rapporti di collaborazione con il governo di Tunisi, sulla base del Memorandum UE-Tunisia e dei preesistenti accordi bilaterali, al riristino dello Stato di diritto ed al rigoroso rispetto dei diritti fondamentali, delle persone migranti e dei cittadini tunisini.

Dopo gli ultimi arresti di avvocati e giornalisti in Tunisia l’ambasciatore tunisino a Roma deve essere urgentemente convocato dal governo. Ma occorre soprattutto condizionare gli aiuti economici europei ed italiani alla verifica che il Presidente Saied non continui ad adottare leggi che criminalizzano, come gli oppositori politici, i migranti in transito e tutte le persone che prestano loro assistenza, come purtroppo sembra profilarsi all’orizzonte con un nuovo progetto di legge, dopo le pressioni europee, ed in particolare italiane, per adotttare misure legislative e prassi di polizia ancora più violente contro chiunque si ritrova intrappolato in un paese che ormai non si può definire “sicuro”, neppure per i suoi cittadini. Una questione di democrazia, non solo per la Tunisia, ma per l’intera Unione europea e soprattutto per l’Italia, paese nel quale la libertà di associazione, i diritti di difesa e la libera informazione, e la stessa indipendenza della magistratura, sono tutti i giorni sotto attacco, anche se con modalità diverse da quelle utilizzate dall’autocrate Saied per cancellare lo Stato di diritto.


Dichiarazione di Igor Boni e Silvja Manzi (esponenti radicali)

Tunisia: arresto in diretta dell’avvocata Dahmani atto sovversivo. Governo convochi ambasciatore

Tunisia/Radicali: arresto in diretta dell’avvocata Dahmani atto sovversivo. Governo convochi ambasciatore. Candidati a europee scrivano ad ambasciata tunisina

“L’arresto in diretta dell’avvocata Sonia Dahmani, che da tempo critica il Presidente Saied, è un atto sovversivo. Sovversivo della libertà, della democrazia, dello stato di diritto, della libertà di espressione. Questo è il Paese definito ‘porto sicuro’ dal nostro Governo! Il Ministro Tajani convochi ufficialmente l’ambasciatore tunisino in Italia per rappresentare tutto il nostro disappunto con la richiesta dell’immediato rilascio dell’avvocata e dei due giornalisti arrestati insieme a lei.

La stessa cosa dovrebbero fare tutte le diplomazie europee. Chiediamo ai candidati alle elezioni europee, alle forze politiche che corrono per eleggere propri rappresentanti al Parlamento Europeo di scrivere una loro lettera di protesta all’ambasciata tunisina in Italia. Questa vicenda non può essere passata sotto silenzio, non può attrarre l’attenzione di un post sui social e basta: è segno tangibile di un degrado tragico che procede che dobbiamo interrompere”



Dichiarazione congiunta delle organizzazioni della società civile di ricerca e soccorso in mare e delle reti di solidarietà verso le persone migranti

Alla luce dell’attuale trasformazione autoritaria dello Stato tunisino(1) e dell’estrema violenza e persecuzione della popolazione nera, delle persone in movimento, degli oppositori politici e degli attori della società civile, noi, le organizzazioni firmatarie, rilasciamo questa dichiarazione per ricordare che la Tunisia non è né un paese di origine sicuro né un paese terzo sicuro e pertanto non può essere considerato un luogo sicuro di sbarco (Place of Safety, POS) per le persone soccorse in mare. Esortiamo le autorità dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri a revocare i loro accordi con le autorità tunisine, volti al controllo delle migrazioni, ed esprimiamo la nostra solidarietà alle persone coinvolte.

Attacchi razzisti contro le persone di colore e repressione della società civile tunisina

Negli ultimi mesi si è intensificata(2) la repressione contro gli oppositori politici, la società civile e le minoranze in Tunisia. Diverse organizzazioni tunisine e internazionali per la tutela dei diritti umani hanno espresso preoccupazione per “l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura, gli arresti di critici e oppositori politici, i processi militari contro i civili, la continua repressione della libertà di espressione e le minacce contro la società civile(3)”.

Parallelamente, catalizzato dal discorso razzista e discriminatorio contro i migranti provenienti dall’Africa subsahariana pronunciato dal presidente tunisino Kais Saied il 21 febbraio, il razzismo contro le persone nere, già esistente in Tunisia, si è intensificato portando a un peggioramento della situazione soprattutto per coloro che provengono dai Paesi dell’Africa centrale e occidentale(4). Un gran numero di persone della diaspora africana residenti a Sfax, Sousse e nella capitale Tunisi ha subito atti di violenza, trovandosi senza alloggio, senza cibo e privati del diritto alla salute e al trasporto pubblico(5). Gli africani neri non subiscono solo i pogrom da parte di gruppi di persone armate, ma anche forme di violenza istituzionale[6]. Vengono schedati per motivi razziali, arrestati e detenuti arbitrariamente dalle forze di sicurezza. Alcuni sono stati oggetto di sparizioni forzate(6). Per quasi un mese, circa 250 persone rimaste senza casa, tra cui alcuni bambini, hanno organizzato un sit-in davanti all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), chiedendo la loro immediata evacuazione in quanto in pericolo di vita(7). L’11 Aprile 2023, la protesta è stata sgomberata violentemente dalle forze di sicurezza, che hanno attaccato la folla con gas lacrimogeni per disperdere le persone, causando gravi lesioni. Circa 80 persone sono state arrestate. Tra questi, alcuni hanno riferito di aver subito torture e maltrattamenti(8).

Questi sviluppi si verificano in un momento in cui la situazione socio-economica della Tunisia peggiora continuamente: il tasso di disoccupazione è del 15% e il tasso di inflazione del 10%. Il Paese manca di beni di prima necessità e, a causa della siccità, l’uso dell’acqua è limitato.

La Tunisia non è un luogo sicuro di sbarco

Molti elementi erano già sufficienti per contestare la sicurezza della Tunisia per i suoi stessi cittadini, affermando che non è un Paese di origine sicuro(9). Ciò nonostante, le espulsioni da parte dell’Italia dei cittadini tunisini che non hanno accesso alla protezione internazionale è in aumento(10). Dopo gli ultimi sviluppi, appare ancora più urgente affermare che la situazione è estremamente grave e pericolosa per le persone nere e straniere, tanto che anche la sicurezza della Tunisia come Paese terzo appare profondamente compromessa.

Questo insieme di fattori mette le persone migranti nere e le voci di opposizione in una posizione di vulnerabilità. Non essendo al sicuro in Tunisia, le persone migranti dell’Africa subsahariana cercano di uscire da un Paese che è sempre più pericoloso per loro. Di conseguenza, non dovrebbe essere permesso lo sbarco in Tunisia delle persone intercettate in mare, durante il tentativo di fuggire dal Paese. Secondo la Convenzione SAR (Search And Rescue), un soccorso è definito come “una operazione volta a soccorrere le persone in pericolo, provvedere alle loro prime necessità mediche o di altro tipo e condurle presso un luogo sicuro di sbarco(11)”. Nella risoluzione MSC 167(78) dell’Organizzazione Marittima Internazionale, un luogo sicuro di sbarco è ulteriormente definito come “un luogo in cui la sicurezza e la vita dei sopravvissuti non è più minacciata e in cui le loro necessità fondamentali (come cibo, riparo e necessità mediche) possono essere soddisfatte(12)”.

La Tunisia non ha un sistema nazionale di asilo, e le persone soccorse in mare, tunisine e non, sono altamente esposte al rischio di subire violazioni dei diritti umani, detenzione(13) e respingimenti forzati(14).

Lo sbarco in Tunisia dei naufraghi e delle persone intercettate in mare viola il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto del mare.

Fermare la complicità dell’Europa nelle morti alle frontiere

Per oltre un decennio, l’UE e i suoi Stati membri hanno sostenuto politicamente, finanziato ed equipaggiato lo Stato tunisino affinché sorvegliasse i propri confini e contenesse la migrazione verso l’Europa(15). L’obiettivo è chiaro: impedire l’arrivo dei migranti in Europa, ad ogni costo.

Ciò si realizza attraverso diversi accordi finalizzati alla “gestione congiunta dei fenomeni migratori”, alla sorveglianza delle frontiere e al rimpatrio dei cittadini tunisini. Tra il 2016 e il 2020, sono stati stanziati per la Tunisia oltre 37 milioni di euro attraverso il Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa, per favorire la “gestione dei flussi migratori e delle frontiere(16)”. Altri milioni di euro sono in arrivo. Inoltre, l’UE supporta la Tunisia attraverso “l’addestramento delle forze di polizia, la fornitura di attrezzature per la raccolta e la gestione dei dati, il supporto tecnico, l’equipaggiamento e la manutenzione delle imbarcazioni per il pattugliamento delle coste e altri strumenti per il tracciamento e il monitoraggio dei movimenti(17)”. Purtroppo, nessun cambiamento nelle politiche europee è all’orizzonte. Proprio nel novembre 2022, nel suo recente Piano d’azione per il Mediterraneo centrale, la Commissione europea ha menzionato il suo obiettivo di “rafforzare le capacità della Tunisia […] di prevenire le partenze irregolari [e] sostenere una gestione più efficace delle frontiere e della migrazione(18)”.

In questo modo, l’UE supporta anche la Guardia costiera tunisina, un attore le cui violazioni dei diritti umani contro le persone in movimento sono ben documentate. Negli ultimi anni, il numero di intercettazioni e di respingimenti da parte della Guardia costiera tunisina verso la Tunisia è aumentato enormemente. Solo nel primo trimestre del 2023, a 14.963 persone è stato impedito di lasciare la Tunisia via mare e sono state violentemente riportate indietro contro la loro volontà per conto dell’UE(19). Già nel dicembre 2022, più di cinquanta associazioni avevano denunciato la violenza della Guardia Costiera tunisina: “Aggressioni verso le persone con bastoni, spari di colpi in aria o in direzione del motore, attacchi con coltelli, manovre pericolose per tentare di affondare le imbarcazioni, richieste denaro in cambio del soccorso…(20)”. Questi attacchi si sono intensificati negli ultimi mesi, prendendo di mira sia persone migranti tunisine che non tunisine(21). Inoltre, è stato recentemente documentato come la Guardia costiera tunisina sottragga i motori alle imbarcazioni che tentano di fuggire dal Paese, lasciando le persone a bordo alla deriva, provocandone la morte(22).

Le organizzazioni firmatarie ricordano che la Tunisia non è un Paese di origine sicuro per i cittadini tunisini. Inoltre, non può considerarsi un luogo sicuro di sbarco per le persone provenienti dall’Africa subsahariana, né per i cittadini tunisini e né per gli altri stranieri in fuga dal Paese. Chiediamo alle autorità dell’Unione Europea e ai suoi Stati membri di interrompere il supporto tecnico e finanziario nei confronti della Guardia costiera tunisina, nonché la cooperazione volta al controllo delle migrazioni dalla Tunisia, garantendo canali di movimento sicuri per tutte e tutti.

Abolish Frontex
Afrique-Europe-Interact
​​Alarmephone Sahara
All Included Amsterdam
Arci
Association for Justice, Equality, and Peace (AJEP)
Association Intersection pour les Droits et les Libertés Tunisie
Association pour la promotion du droit à la différence Tunisie
Association Sentiers Tunisie
Association Tunisienne pour les Droits et les Libertés
Association Tunisienne de défense des libertés individuelles
Association Tunisienne de l’Action Culturelle (ATAC)
Association for Juridical Studies on Immigration (ASGI)
Avocats sans frontières (ASF)
Association Tunisienne des femmes démocrates (ATFD)
Associazione Radicali Certi Diritti
Baobab Experience
borderline-europe Human Rights without Borders e.V
Boza Fii
Border Violence Monitoring Network
Campagna LasciateCIEntrare
Carovane Migranti (Italia-Tunisia-Centroamerica)
Comité pour le respect des libertés et des droits de l’Homme en Tunisie (CRLDHT)
Comitee 21 March (Netherlands)
CompassCollective
Dance Beyond Borders
EMERGENCY
EuroMed Rights
Fédération des Associations de Solidarité avec Tou-te-s les Immigré-e-s (Fasti)
Fédération des Tunisiens pour une citoyenneté des deux rives (FTCR)
Flüchtlingsrat Niedersachsen e.V.
Forum Tunisien pour les Droits Économiques et Sociaux (FTDES)
International Justice and Human Rights Centre
iuventa-crew
kritnet – Netzwerk Kritische Migrations- und Grenzregimeforschung
Ligue Tunisienne des Droits de l’Homme
Louise Michel
Maldusa
Mare*Go Zusammenland e.V
Mare Liberum
Mediterranea Saving Humans
Melting Pot Europe Project
Mem.Med – Memoria Mediterranea
Migrant Solidarity Network
migration-control.info project
Migreurop
Mission Lifeline
Moviment Graffitti
Open Arms
Psychologues Du Monde Tunisie (PDMT)
Reclaim The Sea
Refugees in Libya
Refugees Platform in Egypt
Refugees’ Solidarity Movement
RESQSHIP
R42-sailandrescue
Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)
SARAH (Search And Rescue for All Humans)
Sea-Eye
Sea Punks
Sea-Watch
Seebrücke
Solidary Wheels No Borders For Human Rights
SOS Humanity
Statewatch
United4Rescue
Unitat Contra el Feixisme i el Racisme (Catalonia)
Watch the Med Alarmphone
w2eu – Welcome to europe

NOTE:
(1)  La costituzione appena approvata copre un progetto molto autoritario, tagliando i già fragili strumenti per garantire la responsabilità politica e penale del presidente, e potenzialmente abolendo la separazione dei poteri. https://www.ispionline.it/en/publication/saieds-constitution-authoritarian-project-behind-bottom-curtain-35847 (2) Si veda il decreto 54 sulla lotta contro i reati relativi ai sistemi di informazione e comunicazione utilizzati dal regime di Kais Saied per perseguire i giornalisti e tutti coloro che criticano il regime.
(3) Lettera di Amnesty International, Human Rights Watch, Euromed Rights, Commissione Internazionale dei Giuristi, https://www.hrw.org/sites/default/files/media_2023/03/gl.2023.03.17.Joint%20CSO%20letter%20HR%20in%20Tunisia.p (4) Tunisia must immediately stop hate speech and violence against migrants from south of Sahara, UN Committee issues early warning | OHCHR
(5) FTDES (2023): Report febbraio 2023, https://ftdes.net/rapports/en.fevrier2023.pdf, p. 16.
(6) Si veda la legge discriminatoria contro i migranti in Tunisia (legge 07/1968, legge 06/2004 e altri)
(7) https://twitter.com/RefugeesTunisia
(8) https://www.middleeasteye.net/news/tunisia-black-refugees-reeling-violent-police-crackdown
(9) https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/allegati/fascicolo-n-3-2021/810-templatetunisia/file e https://brill.com/view/journals/emil/24/4/article-p570_5.xml#d2985591e342
(10) https://altreconomia.it/i-rimpatri-record-verso-la-tunisia-paese-sicuro-solo-per-il-governo-italiano/ e https://www.lasciatecientrare.it/navi-e-manette/
(11) Punti 1.3.2, Annex, Convenzione SAR
(12) https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/OurWork/Facilitation/Documents/MSC.167%20(78).pdf
(13) Nei primi quattro mesi del 2023, 3200 migranti sono stati detenuti in prigione per “permanenza illegale” in Tunisia. (https://ftdes.net/statistiques-migration-2023/)
(14) https://alarmphone.org/en/2021/10/03/chain-of-push-backs-from-tunisian-ports-to-the-libyan-desert/
(15) https://migration-control.info/en/wiki/tunisia/
(16) CMRCC (2023): Struggles Along The Tunisian Route, Echoes, Issue 4, January 2023, https://civilmrcc.eu/echoes-from-the-central-mediterranean/echoes4-jan2023/, p. 13.
(17) Ibid.
(18) https://home-affairs.ec.europa.eu/system/files/2022-11/EU%20Action%20Plan%20for%20the%20Central%20Mediterranean_en.pdf punto 3
(19) https://ftdes.net/statistiques-migration-2023/
(20) FTDES (2022):Politiche mortali nel Mediterraneo: stop ai naufragi causati al largo delle coste tunisine,https://ftdes.net/en/politiques-meurtrieres-en-mediterranee-pour-que-cessent-ces-naufrages-consciemment-provoques-au-large-de-la-tunisie/
(21) CMRCC (2023): Struggles Along The Tunisian Route, Echoes, Issue 4, gennaio 2023, https://civilmrcc.eu/echoes-from-the-central-mediterranean/echoes4-jan2023/, p. 12.
(22) Alarm Phone, 09.03.2023, https://twitter.com/alarm_phone/status/1633733346164371456 e
https://www.theguardian.com/world/2023/mar/30/migration-capital-of-the-med-hope-and-fear-on-unwelcoming-streets-of-tunisia


IRPIMEDIA

di Matteo Garavoglia

Dalla Rivoluzione a Saied: come è cambiata la repressione in Tunisia

Tracciare i fondi europei per stato di diritto, sicurezza e giustizia destinati a Tunisi fa capire meglio la storia del Paese nordafricano. Dalla caduta di Ben Ali nel 2011 fino al Memorandum d’intesa con l’Ue firmato lo scorso luglio


Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e la Camera Penale di Milano, con un documento trasmesso in Italia anche al Ministero degli affari esteri ed al Ministero della Giustizia, sollecitando l’intervento del Consiglio Nazionale Forense, esprimono solidarietà per l’avvocata Sonia Dahmani, e per gli altri avvocati tunisini sotto processo, chiedono il rispetto della sua incolumità fisica e psicologica, chiedono alle istituzioni italiane ed internazionali di fare tutto il possibile per garantire il principio del giusto processo, ed annunciano, ove possibile, una missione di osservatori per seguire in Tunisia il procedimento che la riguarda,


LUNEDÌ 13 MAGGIO 2024 18.26.11

ANSA/ Tunisi arresta la legale dei diritti, scatta lo sciopero

Fermata per fake news Sonia Dahmani, avvocata e opinionista tv (ANSA) –

ROMA, 13 MAG – Gli avvocati tunisini hanno scelto la linea dura, scioperando ad oltranza in tutti i tribunali del Paese, contro l’arresto violento della collega e opinionista Sonia Dahmani, fermata sabato scorso nella sede dell’Ordine degli avvocati di Tunisi, chiedendone l’immediato rilascio. La protesta ha ricevuto “un’adesione al 100%”, hanno precisato i colleghi della donna che risulta indagata per “false informazioni con l’obiettivo di nuocere alla sicurezza pubblica” ma anche per “incitamento all’odio”, in base ad una contestata legge “anti-fake news”, voluta dal presidente Kais Saied. La donna, per decisione del giudice istruttore del Tribunale di Tunisi, resta in “custodia cautelare in carcere”. Il magistrato ha anche rinviato l’udienza a data da destinarsi, che ha però contestato il provvedimento, affermando che la decisione del giudice è stata presa senza che Dahmani venisse ascoltata, definendola “una prima assoluta nella storia della professione di avvocato in Tunisia”. Il Consiglio direttivo degli avvocati ha anche invitato a boicottare la collaborazione con la polizia giudiziaria e le forze dell’ordine da domani a giovedì e a preparare una “conferenza nazionale” per la difesa dei diritti e le libertà. Dura anche la loro presa posizione contro alcuni articoli della legge anti fake news, che hanno definito “vergognosi”, in particolare quelli relativi alla lotta ai reati legati ai sistemi di informazione e comunicazione, chiedendone la cancellazione. Il decreto 54 punisce con la reclusione fino a cinque anni chiunque utilizzi reti di informazione e comunicazione per “scrivere, produrre, trasmettere diffondere notizie false con lo scopo di violare i diritti altrui o di nuocere alla sicurezza pubblica”. A mobilitarsi anche l’Unione generale dei media, il sindacato dei giornalisti affiliato al potente Ugtt, che ha condannato “i continui arresti di giornalisti sulla base del decreto 54, definendo il provvedimento “una spada di Damocle sulla testa dei giornalisti e un mezzo per punire qualsiasi voce libera dei media”. L’Unione ha ricordato l’arresto avvenuto sabato scorso dei giornalisti Mourad Zeghidi e Borhen Bssais, oltre al mandato di arresto dell’avvocato Dahmani e l’aggressione ad alcuni giornalisti, tra cui alcuni di France 24″. A sostegno di Dahmani anche l’Associazione dei magistrati tunisini (Amt), che ha criticato l’irruzione nei locali dell’Ordine nazionale degli avvocati e il suo arresto che sarebbe avvenuto con dure modalità da parte della polizia, qualificandolo una violazione e un ‘precedente pericoloso’. Secondo l’associazione si tratta di un attacco alla professione di avvocato e al suo ruolo nella difesa dei diritti e delle libertà e delle garanzie di un giusto processo. La notizia e le modalità dell’arresto, ripreso in diretta dalle telecamere di France 24, hanno suscitato un’ondata di solidarietà in patria e all’estero. Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano e la Camera Penale milanese con una nota congiunta hanno invitato le “istituzioni a valutare ogni più opportuna azione finalizzata alla tutela ed all’incolumità della persona dell’avvocato Sonia Dahmani”. (ANSA). 2024-05-13T18:25:00+02:00


IL DUBBIO

13 maggio 2024

Arresto dell’avvocata Sonia Dahmani, il Cnf: «Metodi brutali, basta repressione»

La denuncia del presidente Francesco Greco dopo il violento arresto della legale tunisina 


IL DOMANI

Tunisia, contro gli arresti di Saied si mobilitano avvocati e giornalisti

YOUSSEF HASSAN HOLGADO

13 maggio 2024 • 16:28 Aggiornato, 13 maggio 2024 • 16:40


LE MONDE

14 maggio 2024

En Tunisie, le président de la fédération de natation arrêté et poursuivi pour « complot »

La dissimulation du drapeau tunisien lors d’une compétition, conformément aux sanctions de l’Agence mondiale antidopage, a provoqué l’ire du chef de l’Etat, Kaïs Saïed, qui a dénoncé un « crime odieux ».



Ue “preoccupata” per gli arresti in Tunisia

by Redazione Alma News

14 Maggio 2024

“L’Unione europea ha seguito con preoccupazione i recenti sviluppi in Tunisia, in particolare i concomitanti arresti di numerose personalità della società civile, giornalisti e attori politici”, ha detto un portavoce dell’UE.

“Le libertà di espressione e di associazione, così come l’indipendenza della magistratura, sono garantite dalla Costituzione tunisina e costituiscono la base del nostro partenariato.”


ANSA

Servizio azione esterna, “preoccupano arresti di attori società civile in Tunisia”

“Libertà di espressione e associazione base nostro partenariato”

14 maggio 2024, 17:39


IL MANIFESTO

15 MAGGIO 2024

La diplomazia Ue: «Tunisi chiarisca su arresti società civile»

MEDITERRANEO. Ma sono le politiche italiane ed europee a coprire le spalle al regime di Saied. La recente stretta in termini di libertà civili ruota intorno alle misure anti-migranti

Il servizio diplomatico Ue, che fa capo all’alto rappresentante per gli Affari esteri Josep Borrell, ha chiesto spiegazioni alla Tunisia per i recenti arresti di attivisti, giornalisti e avvocati. «L’Ue ha seguito con preoccupazione gli sviluppi in Tunisia, in particolare l’arresto simultaneo di diverse figure della società civile. La libertà di espressione e associazione, così come l’indipendenza della magistratura, sono garantite dalla Costituzione tunisina e costituiscono la base del nostro partenariato», ha dichiarato Nabila Massrali, portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae). Belle parole.

In ordine di tempo le ultime ad avere problemi sono state le attiviste per i diritti umani Ghofrane Binopus e Fatma Zahara, convocate ieri dai pm, l’avvocato Mehdi Zagrouba e il fotogiornalista Yassine Mahjoub, il primo trascinato fuori dall’ordine degli avvocati e arrestato nella serata di lunedì, il secondo fermato nella stessa occasione e poi rilasciato. Zagrouba è accusato di aggressione, fisica e verbale, nei confronti di due poliziotti durante il presidio davanti al tribunale della capitale per chiedere il rilascio della collega Sonia Dahmani. La legale è ancora in custodia con le accuse di «false informazioni per attentare alla pubblica sicurezza» e «incitamento all’odio», reati previsti dal decreto legge firmato da Saied nel settembre 2022 per perseguire i crimini d’opinione. Dahmani aveva ironizzato in diretta tv sulla teoria della sostituzione etnica alimentata dal presidente tunisino. (continua)


ASSOCIATED PRESS

BY  SAM METZ AND MASSINISSA BENLAKEHAL

Updated 6:15 PM CEST, May 15, 2024

2 journalists in detention in Tunisia as authorities launch wave of arrests against critics

TUNIS, Tunisia (AP) — Two journalists were kept under detention in Tunisia on Wednesday, following a raft of arrests targeting government critics including lawyers and the press that has drawn concern from the country’s international allies.

….On Wednesday, radio journalist Borhen Bsaies and opinion columnist Mourad Zeghidi were kept under pre-trial detention four days after they were apprehended. They were accused of violating a cybercrime law barring fake news and undermining state security.


AGI

15 maggio 2024

Massimo Maugeri

Giornalisti arrestati in Tunisia, resteranno in carcere fino al processo

Accusati di aver diffuso “false informazioni con l’obiettivo di diffamare altri o danneggiare la loro reputazione”, i due noti editorialisti sono finiti nel mirino per le loro prese di posizione sui media e sui social network considerati critici nei confronti del potere. Lo rendono noto la procura di Tunisi e i legali dei due giornalisti. Borhen Bssais, conduttore televisivo e radiofonico, e Mourad Zeghidi, commentatore politico, sono perseguiti per aver diffuso “false informazioni con l’obiettivo di diffamare altri o danneggiare la loro reputazione”, secondo l’accusa.


Reporters Without Borders (RSF)

13 maggio 2024

Another escalation in Tunisia’s persecution of journalists

Reporters Without Borders (RSF) condemns the latest escalation in Tunisia’s harassment of journalists, in which police arrested two reporters critical of the authorities on 11 May and, on the same day, attacked a TV crew that was providing the French  international TV news channel France 24 with live coverage of a lawyer’s arrest. The two detained reporters must be freed at once, says RSF.

“The detention of the two reporters and attack on the France 24 crew are signs of a very disturbing escalation in the crackdown in Tunisia. This is a frontal attack on press freedom and a display of a determination to obstruct journalism and force Tunisian media professionals to abandon the hard-won progress they had made in this domain. We back Tunisia’s journalists and call for an end to this serious obstruction that signals the tougher line being taken by anincreasingly authoritarian government.“.


AMNESTY INTERNATIONAL

May 16, 2024

Tunisia: Repressive crackdown on civil society organizations following months of escalating violence against migrants and refugees

Over the past two weeks, the Tunisian government has launched an unprecedented repressive clampdown against migrants, refugees, and human rights defenders working to protect their rights, as well as journalists, said Amnesty International today. This comes less than two weeks after a high-level coordination meeting with the Italian Ministry of Interior about migration management.

Tunisian authorities have since 3 May arrested, summoned and investigated the heads, former staff or members of at least 12 organizations over unclear accusations including “financial crimes” for providing aid to migrants, including a Tunisian organization that works in partnership with the UN Refugee Agency, UNHCR, on supporting asylum seekers through the refugee status determination process in the country. They have also arrested at least two journalists and referred them to trial for their independent reporting and comments in the media.

In parallel, security forces have escalated their collective unlawful deportations of refugees and migrants, as well as multiple forced evictions and have arrested and convicted landlords for renting apartments to migrants without permits.

“Tunisia’s authorities have stepped up their malicious crackdown against civil society organizations working on migrants and refugee rights using misleading claims about their work and harassing and prosecuting NGO workers, lawyers and journalists. A smear campaign online and in the media, supported by the Tunisian President himself, has put refugees and migrants in the country at risk. It also undermines the work of civil society groups and sends a chilling message to all critical voices,” said Heba Morayef, Regional Director for Middle East and North Africa for Amnesty International.

“Tunisia’s authorities must immediately end this vicious campaign and halt all reprisals against NGO workers providing essential support, including shelter, to migrants and refugees. The European Union should be urgently reviewing its cooperation agreements with Tunisia to ensure that it is not complicit in human rights violations against migrants and refugees nor in the clampdown on media, lawyers, migrants and activists.”

(segue)


Le Monde avec AFP

Tunisie : Kaïs Saïed s’insurge contre les critiques étrangères après une vague d’arrestations

La France, les Etats-Unis et l’Union européenne ont protesté contre l’interpellation, depuis la fin du mois d’avril, de nombreuses figures de la société civile.

Publié 2024/05/16 à 12h35 


HUMAN RIGHTS WATCH

May 17, 2024 1:00AM EDT

Tunisia: Deepening Civil Society Crackdown

Authorities Target Refugee and Migrant Rights Groups, Activists and Journalists

…..The Tunisian police, military, and National Guard, including the Coast Guard, have committed serious abuses against Black African migrants, refugees, and asylum seekers in recent years, with abuses increasing since 2023. Human Rights Watch has documented beatings, use of excessive force, some cases of torture, arbitrary arrests and detention, collective expulsions, dangerous actions at sea during boat interceptions, forced evictions, and the theft of money and belongings”. 


AGENZIA NOVA

17 Maggio 2024

Migranti: la Tunisia al lavoro con i paesi africani per incoraggiare i rimpatri volontari

“Il numero delle richieste di ritorno è in costante aumento, così come i rimpatri e le operazioni delle agenzie di sicurezza atte a contrastare i tentativi di migrazione irregolare”, ha detto il sottosegretario presso il ministero degli Esteri, Mounir Ben Rjiba


AMNESTY ITALIA

18 maggio 2024

Tunisia, Amnesty International “Repressione senza precedenti”

Riccardo Noury

Neanche tre settimane fa, il 2 maggio, nel vertice tra i ministri dell’Interno di Italia, Algeria, Libia e Tunisia, le autorità di quest’ultimo paese avevano ottenuto, da quelle italiane, l’ennesimo plauso per la gestione del fenomeno migratorio.

Ieri, 17 maggio, l’account X del Viminale proclamava trionfalmente che “le autorità tunisine negli ultimi quattro mesi hanno impedito la partenza di 21.000 migranti, che i trafficanti di esseri umani tentavano di imbarcare verso le nostre coste. Il segno concreto che un fenomeno così complesso può essere affrontato solo con una strategia comune, come sta facendo l’Italia insieme a paesi di origine e transito dei flussi migratori”.

Nelle due settimane o poco più trascorse tra l’incontro ministeriale e la dichiarazione del Viminale, in Tunisia si è scatenata quella che Amnesty International ha definito una “repressione senza precedenti” nei confronti di migranti, rifugiati, difensori dei diritti umani di questi ultimi, avvocati e giornalisti.

A partire dal 3 maggio le autorità tunisine hanno arrestato, convocato e indagato dirigenti, ex dipendenti o soci di almeno 12 organizzazioni della società civile, sulla base di accuse poco chiare tra cui presunti “reati finanziari” legati all’assistenza fornita alle persone migranti.

Quel giorno, prima dell’alba, le forze di polizia tunisine hanno sgomberato centinaia di migranti e rifugiati, inclusi bambini, donne incinte e richiedenti asilo registrati presso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che erano accampati dentro un parco pubblico a Tunisi, vicino agli uffici dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dell’Unhcr. Durante lo sgombero, le forze di sicurezza hanno fatto uso di gas lacrimogeni e pistole taser. Hanno ripetutamente colpito quelle persone con calci, pugni e manganelli.

Il 6 maggio, durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, il presidente Kais Saied ha ha attaccato le organizzazioni della società civile, descrivendole come “traditrici”, “agenti stranieri” e “rabbiosi altoparlanti a busta paga straniera” a causa del fatto che ricevono finanziamenti dall’estero e per le loro critiche allo stato. Il presidente ha poi detto con orgoglio che le forze di polizia tunisine avevano riportato forzatamente 400 persone al confine libico: un palese trasferimento collettivo illegale.

Tra le organizzazioni prese di mira dalla repressione governativa c’è anche il Consiglio tunisino per i rifugiati (Ctr), un’organizzazione non governativa che di recente ha pubblicizzato un bando per coinvolgere gli alberghi in un programma di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati. Le autorità tunisine hanno arrestato sia il direttore che il vicedirettore del Ctr. I pubblici ministeri hanno ordinato la loro detenzione preventiva e avviato un’indagine per “costituzione di un’associazione criminale con l’intento di aiutare una persona ad entrare nel territorio tunisino senza documenti di viaggio”. Il procuratore generale di Tunisi ha quindi annunciato l’avvio di un’indagine ufficiale contro “un gruppo di associazioni e organizzazioni” accusate di “abuso di mandato nel fornire sostegno finanziario a ‘immigrati illegali’”.

Contemporaneamente, le forze di polizia hanno intensificato i trasferimenti collettivi illegali di rifugiati e migranti, oltre a numerosi sgomberi forzati, e hanno arrestato e condannato proprietari di immobili per aver affittato appartamenti alle persone migranti senza permessi. Il 4 maggio, le forze di sicurezza hannosgomberato forzatamente 15 migranti che vivevano dal 2017 in uno studentato a Marsa, sobborgo a nord di Tunisi. Il gruppo, fuggito dalla Libia nel 2011, era stato precedentemente sgomberato da un campo profughi dell’Unhcr a Ben Gardane, nel sud della Tunisia. I 15 uomini sono stati arrestati con l’accusa di permanenza illegale nel paese. Sono comparsi davanti al pubblico ministero senza un interprete né un avvocato.

L’8 maggio la polizia della Tunisia ha anche arrestato la difensora dei diritti umani Saadia Mosbah, a capo di Mnemty, un’organizzazione antirazzista che fornisce sostegno a rifugiati e migranti, e l’ha trasferita in custodia in attesa di indagini relative a presunti “reati finanziari” legati al finanziamento dell’organizzazione. La polizia ha perquisito gli uffici di Mnemty a Tunisi e la casa di Mosbah, interrogando lei e due membri dello staff dell’organizzazione riguardo al finanziamento della stessa, alle attività svolte e ai partner coinvolti.

Stesse accuse per Sherifa Rhiai, attivista e già direttrice dell’Ong Tunisie Terre, arrestata il 9 maggio. Il 21 maggio si terrà la prima udienza del processo nei suoi confronti.

L’11 maggio le autorità hannoarrestato Sonia Dahmani, avvocata e personaggio pubblico, ai sensi del decreto-legge 54, per i commenti fatti in un’intervista televisiva che mettevano in discussione le affermazioni delle autorità secondo cui i migranti arrivano in Tunisia con l’intenzione di stabilirsi nel paese. Il 13 maggio, un giudice di Tunisi ha ordinato la sua detenzione preventiva.

Lo stesso giorno sono stati arrestati anche due giornalisti che, secondo gli avvocati, sono stati interrogati in merito al loro lavoro e su diversi commenti critici che avevano espresso sui media. Il 15 maggio un giudice di Tunisi ha ordinato la loro detenzione preventiva ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 54, che prevede una pena detentiva di cinque anni e una multa di 50.000 dinari (circa 15.000 euro), per “chiunque pubblichi contenuti con l’obiettivo di violare i diritti altrui, danneggiare la sicurezza pubblica o la difesa nazionale, diffondere il terrore tra la popolazione o incitare all’odio”. Saranno processati il 22 maggio.

Ricordiamo che nel luglio 2023 l’Unione europea ha firmato un memorandum d’intesa con la Tunisia in base al quale, tra le altre cose, ha accettato di fornire a quel paese un supporto tecnico per scoraggiare la migrazione verso l’Europa, tra cui 105 milioni di euro destinati alla “gestione delle frontiere”, nonché quasi un miliardo di euro in prestiti e sostegni finanziari aggiuntivi per far fronte alla crisi economica senza precedenti nel paese. Questo accordo, privo di trasparenza e di controlli parlamentari, è tuttora in vigore.

Amnesty International ha ripetutamentescritto ai rappresentanti dell’Unione europea sollevando preoccupazioni sulle ripercussioni della cooperazione con la Tunisia senza una preventiva valutazione del rischio per i diritti umani.


LUNEDÌ 20 MAGGIO 2024 18.32.14

Tunisia: resta in carcere avvocata e opinionista Dahmani Rifiutata istanza di liberazione

(ANSA) – TUNISI, 20 MAG – Il giudice istruttore del tribunale di Tunisi ha respinto, dopo averla interrogata, l’istanza di liberazione dell’avvocato e opinionista Sonia Dahmani, confermando l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti il 13 maggio scorso. Lo ha detto ai media locali il presidente del suo comitato di difesa, composto da 12 avvocati, Abdelaziz Essid, che ha precisato che la richiesta di scarcerazione è stata respinta “in attesa del completamento del resto delle procedure, in particolare dell’audizione del rappresentante legale di un canale televisivo (Cathage+)”. Dahmani è oggetto di un’indagine per “uso di reti di comunicazione per diffondere informazioni false con l’obiettivo di mettere in pericolo la pubblica sicurezza” e per “incitamento all’odio”, ai sensi del decreto-legge 54 (anti-fake news), in particolare a causa di commenti sarcastici pronunciati sulla tv Carthage+ a proposito della situazione nel paese, legata ai migranti provenienti dall’Africa subsahariana, secondo i suoi difensori. La notizia del suo arresto all’interno della sede dell’Ordine degli avvocati ha suscitato fin da subito indignazione tra i colleghi che hanno intrapreso la scorsa settimana dure forme di agitazione, ricevendo la solidarietà degli avvocati di tutto il mondo. (ANSA)


JURISTNEWS

Tunisia protestors rally in support of President Kais Saied amid lawyers strike

Salma Ben Souissi | The University of Law, GB

MAY 20, 2024 08:22:02 AM


Committee to Protect Journalists

Tunisia police arrest journalist Houssem Hajlaoui over social media posts amid crackdown

May 20, 2024 11:53 AM EDT


ASSOCIATED PRESS

Tunisia sentences journalists to a year in prison for criticizing the govern

BY  BOUAZZA BEN BOUAZZA Updated 11:18 AM CEST, May 23, 2024

…”Borhane Bsaïs e Mourad Zeghidi sono stati condannati a sei mesi di reclusione ciascuno per aver diffuso “notizie false” e ad altri sei mesi per “aver rilasciato false dichiarazioni con l’obiettivo di diffamare altri”, in riferimento al presidente tunisino Kaïs Saied, ha detto il portavoce della corte Mohamed Zitouna”…


Committee to Protect Journalists (CPJ) – New York

Tunis court sentences 2 journalists to 1 year in prison, prevents hearing coverage

May 23, 2024 1:11 PM EDT

…….La corte ha vietato ai giornalisti di entrare in aula e di seguire l’udienza di mercoledì, citando la mancanza di accrediti stampa, secondo un rapporto del sito di notizie locale indipendente Tumedia, e un giornalista locale che seguiva il caso, che ha parlato con il CPJ a condizione di anonimato, citando il timore di ritorsioni. Il giornalista ha detto al CPJ che l’udienza era pubblica e, pertanto, vietare la copertura stampa avrebbe dovuto essere illegale…”


POLITICO

MAY 23, 2024 7:08 PM CET

BY EDDY WAX

EU commissioner Schmit lambasts bloc’s migration deal with Tunisia

Nicolas Schmit launches scathing attack against Commission chief Ursula von der Leyen.

“….Questa non è l’Europa, questi non sono valori europei, questo è un accordo con una dittatura molto speciale e disgustosa”, ha detto Schmit, che è il commissario europeo del Lussemburgo, in un violento rimprovero al suo capo nell’esecutivo dell’UE. Von der Leyen si candida per un secondo mandato come presidente della Commissione come candidato principale del Partito popolare europeo. “Suppongo che tu sappia cosa sta succedendo in Tunisia, cosa succede ai rifugiati che vengono spinti nel deserto, che vengono picchiati davvero, alcuni di loro uccisi”,…