di Fulvio Vassallo Paleologo
Non si puo’ sapere che cosa abbia fatto scattare sul piano personale, dopo un anno di gogna mediatica, una richiesta di dimissioni, ed è giusto rispettare il riserbo che ha sempre caratterizzato la dott.ssa Iolanda Apostolico.Tuttavia, chiunque fosse stato sottoposto agli attacchi di cui continua ad essere oggetto ancora oggi, forse neppure sostenuta dai vertici della magistratura che non aveva neppure concluso le sue attività a tutela del giudice, avrebbe potuto decidere di lasciare.
Ad ottobre dello scorso anno la Lega aveva chiesto espressamente le sue dimissioni. Vero che altri giudici sono sotto attacco ma la violenza mediatica perpetrata ai suoi danni non ha confronti. E si è replicata con intollerabile arroganza, alla notizia del suo ritiro, accolto da Salvini con espressioni di esultanza e di vittoria. Eppure nei suoi provvedimenti la giudice Apostolico confermava una linea seguita in modo collegiale, ancora oggi, dall’intero Tribunale di Catania, e ribadiva una interpretazione costituzionalmente orientata della vigente normativa nazionale e dell’Unione europea, che molti altri giudici italiani hanno fatto propria, a fronte di macroscopici abusi imputabili alle autorità amministrative, su precisi indirizzi del ministero dell’interno, che si ripetono ancora oggi. Malgrado un consolidato orientamento di tutti i tribunali che non hanno convalidato i decreti questorili di trattenimento amministrativo adottati nei confronti di richiedenti asilo provenienti da paesi di origine ritenuti “sicuri”, le critiche violente nei confronti dei provvedimenti firmati lo scorso anno dalla giudice Apostolico non erano mai cessate.
In una delle ordinanze, con le quali la giudice non convalidava misure di trattenimento nel centro Hotspot di Modica-Pozzallo, si metteva in evidenza come il richiedente asilo in procedura accelerata in frontiera, anche se proveniente da un paese di origine qualificato come “sicuro”, “non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda e, come già affermato da precedenti decisioni di questo tribunale, il trattenimento di un richiedente protezione internazionale per le direttive europee, costituendo una misura di privazione della libertà personale, è legittimamente realizzabile soltanto in presenza delle condizioni giustificative previste dalla legge”. Dunque un orientamento in senso diametralmente opposto all’indirizzo del governo, alla base delle procedure accelerate in frontiera e del Protocollo Italia-Albania, ed oggi sotto esame da parte dei giudici della Corte di Giustizia UE. Per le sue decisioni, nell’ambito dell’attività professionale svolta, la giudice Apostolico era finita nel mirino, e non per la partecipazione esterna ad una risalente manifestazione pubblica. Oggi si dovrebbe ricordare la pesantezza degli attacchi politici che la avevano esposta a insulti e minacce di ogni genere già per le sue decisioni, prima che subisse gli effetti di un infame dossieraggio su cui non si è mai fatta chiarezza. Il CSM non la aveva difesa come avrebbe dovuto fare. Secondo quanto riferisce il quotidiano Il Foglio, “«tante resistenze interne preannunciate fin dal primo giorno, ad arrivare ad una documento contenente una presa di posizione forte e chiara da portare in plenum». Una «paralisi» esasperante, «che deriva anzitutto dalla non compattezza della componente togata del Consiglio, unitamente a segnali di ripiegamento rassegnato che, a differenza di quanto accaduto negli ultimi trent’anni, cominciano a serpeggiare tra non pochi magistrati, contribuiscono a indebolire la risposta a queste aggressioni, aumentando la percezione di pericolo di sovraesposizione di chi si trova investito in prima persona».
La notizia delle dimissioni della giudice Apostolico arriva nel giorno in cui anche la Cassazione ed i Tribunali italiani sembrano darle ragione nel richiamare la valenza superiore del Diritto dell’Unione europea, ed i poteri/doveri di cooperazione istruttoria del giudice, adesso riconosciuti anche dalla Corte di giustizia UE. Dopo che il governo Meloni aveva vigliaccamente rinunciato al ricorso in Cassazione contro i suoi provvedimenti dello scorso anno, che negavano la convalida di trattenimenti illegittimi adottati dal questore di Ragusa, ed era stato costretto a modificare la normativa sulla garanzia finanziaria, allora prevista, in modo da rendere generalizzato il trattenimento amministrativo dei richiedenti asilo nel corso delle procedure accelerate in frontiera. Sulle quali dovranno ancora ponunciarsi la Corte di Cassazione e la Corte di Giustizia dell’Unione europea, che però hanno già riconosciuto la possibilità di disapplicare la norma interna in contrasto con il diritto dell’Unione europea, e la opacità delle scelte amministrative, e adesso legislative, sulla categoria strumentale dei “paesi di origine sicuri”.
Iolanda Apostolico dunque ha vinto, applicando correttamente la normativa vigente, secondo il principio gerarchico delle fonti del diritto (art.117 Cost.), con decisioni che non sono state modificate dopo i ricorsi proposti dal governo, ed è stata interprete del principio costituzionale sancito dall’art.101, secondo cui il giudice è soggetto soltanto alla legge, ma ha dovuto pagare un prezzo altissimo a livello personale. Senza farsi trascinare nelle polemiche innescate dal dossieraggio sulle sue libere scelte di carattere civle. Perchè esprimere una posizione critica, o partecipare ad una manfestazione pubblica, in difesa dei diritti fondamentali delle persone, rientra nei diritti di libera espresssione della propria opinione che non possono essere cancellati per i magistrati scomodi. Mentre quelli che si allinenano agli indirizzi del governo vengono lasciati liberi di prendere posizione ovunque, anche sui grandi media, anche quando nel discorso pubblico si cancella il principio costituzionale di uguaglianza davanti alla legge,
Per questo, quali siano state le motivazioni personali delle sue dimissioni, Iolanda Apostolico merita rispetto e solidarietà, in un tempo in cui la presidente del consiglio Meloni, fino al suo ultimo incontro con Orban, fa capire cosa intende per Stato di diritto ed indipendenza della magistratura. Come si intende in Ungheria (e in Tunisia) dove hanno modificato nella Costituzione la disciplina del’ordinamento giudiziario ed allontanato, se non processato, qualunque giudice che non rispondesse agli ordini del governo. In quei paesi non mancano magistrati che sono stati estromessi dal loro ufficio per avere adottato sentenze “scomode” per il potere. Alla fine, tanti altri si sono adeguati. Anche in Italia prevale, ancora una volta, la tattica infame di “colpirne uno per educarne cento”.
Adesso dobbiamo attendere cosa decideranno il prossimo 20 dicembre i giudici di Palermo nel processo a carico di Salvini per il caso Open Arms, I messaggi sono stati molto chiari, anche durante le numerose udienze registrate da Radio Radicale. Si avvicina la riforma della magistratura, e tra poco la maggioranza si prenderà anche la Corte costituzionale, con i nuovi quattro giudici di nomina politica. Il pericolo per lo Stato di diritto, e dunque per le libertà ed i diritti fondamentali di tutti, non viene soltanto da chi progetta colpi di stato con impronta fascista o nazista, ma anche da chi erode giorno per giorno le garanzie dello Stato democratico, contando sull’indifferenza dei delusi dalla politica, sul ricatto economico, sulla guerra tra i poveri. E’ fin troppo facile, ma anche sempre più chiaro, nascondere i fatti reali ed i fallimenti di Stato, come quello sul Protocollo Italia-Albania, dietro gli attacchi alla magistratura ed il vittimismo elevato a sistema di governo. I principi di diritto affermati nei provvedimenti della giudice Apostolico rimangono ancora validi rispetto al più recente decreto legge n.145/2024 convertito ieri in legge dal Parlamento. Le sue decisioni fanno parte di una trincea democratica che continueremo a difendere.
Dall’Ammiraglio Vittorio Alessandro
#DomaniNonSappiamo. Le dimissioni della giudice Jolanda Apostolico coronano una delle più violente campagne denigratorie condotte dal governo, e dai suoi più prossimi organi di stampa, negli ultimi anni.
Fu lei a firmare l’ordinanza del Tribunale di Catania che ritenne palesemente illegittimo l’ordine di trattenere rinchiusi quattro migranti tunisini in forza del decreto Cutro.
Molti altri giudici si espressero, in seguito, allo stesso modo e la Cassazione le ha dato ragione, costringendo il governo ad una parziale, disonorevole ritirata, ma l’ordinanza della giudice Apostolico aveva avuto il torto di arrivare per prima, proprio mentre si affilavano le armi per demolire l’impianto del soccorso e dell’accoglienza in Italia.
Ne seguì una feroce persecuzione ai suoi danni, e a guidare il dossieraggio – l’arma preferita del potere – fu il ministro Salvini. La giudice aveva partecipato, infatti, ad un presidio di cittadini caricato dalla polizia per avere atteso, in banchina a Catania, lo sbarco, dalla nave Diciotti, dei 177 naufraghi trattenuti al largo dallo stesso Salvini per sei giorni (il ministro si avvalse poi dell’immunità e il Parlamento, grazie anche ai voti dei cinquestelle, non accordò la richiesta di procedere nei suoi confronti per il reato di sequestro di persona aggravato).
Dopo l’ordinanza, furono dunque diffuse le immagini – misteriosamente finite nelle mani di Salvini – che ritraevano la giudice fra i manifestanti.
Se ne fece un gran parlare e pochi ebbero la forza di ammettere che, di fronte a un abuso del potere (l’aver negato la dovuta assegnazione del porto di sbarco a un mezzo istituzionale del soccorso) ogni cittadino – qualunque ruolo ricopra nella società – ha il diritto/dovere di esprimere liberamente il proprio dissenso, come appunto fece Jolanda Apostolico, nei modi più civili.
Certo è più facile restarsene a casa, girarsi dall’altra parte e non denunciare il pericolo di provvedimenti che restringono gli spazi di libertà (oggi a danno dei migranti, domani non sappiamo) e delle loro conseguenze.
Le dimissioni della giudice Apostolico – così salutate da Salvini: “ora potrà comportarsi come una esponente di Rifondazione comunista” – sono appunto una di queste: un nuovo segnale, per chi voglia coglierlo, del clima da far west instillato con editti del giorno dopo e con l’emanazione in sei anni, dal 2018 ad oggi, di ben sei “decreti sicurezza”, come non si era fatto neanche al tempo del terrorismo.
L’ultimo provvedimento, approvato ieri in forma di decreto legge, apre un’altra frontiera alla riduzione delle libertà, con una più intensa repressione del soccorso civile, della possibilità di autodifendersi, della libertà personale.
Dei migranti per ora, certo, ma domani non sappiamo.
MELTINGPOT
Non convalida dei trattenimenti nel CPRI di Pozzallo: rilasciati sei richiedenti asilo tunisini
Le loro domande di asilo non possono essere trattate come procedura di frontiera
9 Ottobre 2023
ADIF
La Cassazione rinvia il “Decreto Cutro” alla Corte di Giustizia UE: in dubbio le “procedure accelerate in frontiera”, e dunque anche il Protocollo Italia-Albania
Posted onAuthorFulvio Vassallo Paleologo
ADIF
l governo riconosce per decreto che i giudici di Catania avevano ragione
Posted onAuthorFulvio Vassallo Paleologo
ADIF
La Procura generale della Cassazione insiste per la cancellazione del ricorso del governo contro le decisioni dei giudici di Catania sulle “procedure accelerate in frontiera”. No al colpo di spugna.
Posted onAuthorFulvio Vassallo Paleologo
ANSA
CATANIA – Settembre 23, 2024
Cassazione, estinto giudizio su fermi migranti con decreto Cutro
Accolte richieste ministero dell’Interno e Questore di Ragusa
…”Le sezioni unite civili della Cassazione hanno anche disposto “il ritiro della domanda di pregiudiziale” presentata alla Corte di giustizia europea e dichiarati assorbiti i ricorsi incidentali….”
ADIF
Il Tribunale di Catania disapplica il Decreto legge “paesi sicuri” e nega la convalida di un trattenimento disposto dal questore di Ragusa
Posted onAuthorFulvio Vassallo Paleologo
Ritorna la macchina del fango… e delle falsità di governo
Quotidiano nazionale
8 dicembre 2024
Delmastro: “Da Apostolico i presupposti delle sue dimissioni”
“Non posso provare simpatia per un giudice che aggredisce le forze dell’ordine”
LA 7 (video)
Al Tribunale di Catania dopo l’addio di Apostolico
06/12/2024
Le sue sentenze di trattenimento dei migranti avevano meso in crisi il sistema ideato col Decreto Cutro. Adesso la giudice Iolanda Apostolico ha deciso di dimettersi dall’Ordine giudiziario.
Servizio di Antonio Condorelli
LA SICILIA
07 Dicembre 2024
L’Anm di Catania “difende” Iolanda Apostolico: «Rispettare la sua scelta, basta offese»
La sezione etnea dell’associazione nazionale dei magistrati ha stigmatizzato gli interventi di dievrrsi esponenti politici dai toni sprezzanti
“Deploriamo ancora una volta i toni sprezzanti e offensivi con i quali taluni esponenti della maggioranza politica del Paese e della stampa hanno “salutato” la scelta di una nostra collega giudice, che si è trovata già esposta ad accanimento mediatico, di lasciare la magistratura, scelta personale e volontaria, che va semplicemente rispettata».
….«Ci sembra doveroso ricordare che, lungi dal costituire “pagina vergognosa”, il provvedimento del tribunale di Catania all’origine della gogna contro la collega, ritualmente impugnato dal ministero dell’Interno, nel corso del 2024 ha generato un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea da parte della Corte di Cassazione (organo che doveva decidere sulla impugnazione), a seguito del quale lo stesso Ministero ha deciso di modificare con decreto proprio la disciplina del profilo censurato dal Tribunale di Catania, per poi rinunciare al ricorso, con estinzione del giudizio in Cassazione».