Cosa rimane sotto l’attacco di Giorgia Meloni sul caso Almasri

Una conversazione con Sergio Scandura

Corrispondente senior per il Mediterraneo di Radio Radicale

Capire tu non puoi tu chiamale se vuoi ritorsioni

Chi va a lavorare all’estero, in regioni che non sono proprio dei cantoni svizzeri, sa bene quali siano i rischi. Aziende e organizzazioni internazionali che lavorano in Libia sono dotate di security, alcune private, perlopiù formate da ex militari europei. Un security team leader un paio di anni fa ha raccontato al qui cronista quanto gli europei negli ultimi anni in Tripolitania vengano ‘visti come la peste’, e come addetti libici dei border office siano praticamente in mano ad Ankara privilegiando ingressi di personale turco. Quei security team sembra siano stati sempre più ostacolati, anche perché da tempo ormai i turchi hanno la meglio in una Tripolitania che ha in Dabaiba il miglior press-agent di Erdogan (a proposito, rumors annuncerebbero come gli italiani avrebbero difficoltà a restare dentro gli appalti sulla ricostruzione dell’aeroporto internazionale di Tripoli). Alcune attività di ‘security’ poi, sempre nell’ovest libico, sono letteralmente e direttamente cedute in mano a varie milizie locali, stra-armate fino ai denti in ogni brigata: diverse tra loro per ogni ‘mandamento’, per ogni ‘contea’, spesso terreno di scontro armato pesante nei rituali regolamenti tra i palermitani e i corleonesi della Libia. Nello scenario libico, la lista delle cose qui dimenticate – o rimosse – è lunga e corposa. In Tripolitania ci stanno due velivoli militari Atlas400 che vanno e vengono dalla Turchia un giorno sì e l’altro no. I turchi si sono presi da tempo Khoms come base navale, Al Watiya come base aerea, Misurata aereoporto (dalla cui area hanno pure fatto sloggiare la missione italiana Miasit), appalti in diversi settori, controllo della logistica commerciale per i cargo container in ingresso nei porti, gestione rifiuti e altro ancora. Abbiamo dimenticato i report-beffa di Irini, che andavano a dimostrare come la marina turca teneva addestramenti per la marina libica con le vedette Made in Italy fornite dal memorandum romano. Abbiamo dimenticato quel giorno in cui fonti istituzionali hanno ammesso di aver perso il controllo sulle vedette Made in Italy, che poi abbiamo comunque continuato a fornire – anche nuove di zecca, fresche di cantiere – in uso a criminali spacciati per guardia costiera libica. Abbiamo dimenticato come spesso i nostri pescatori siano stati stati mitragliati in acque internazionali da quelle stesse vedette Made in Italy fornite con gli accordi criminogeni imbastiti dall’Italia. Abbiamo dimenticato molte cose – in punto di relativa, recente, cronaca – imbarazzanti per un Paese del G7, idem per una commissione della Unione Europea che ne mette a disposizione gran parte dei portafoglio, cedendo di fatto sovranità in aree di diritto internazionale ai criminali libici, cedendo ‘potere’ in termini generali di politica estera. Per cosa poi (questo il punto dirimente)? Per l’isteria sul dossier migranti e per una percezione ‘invasionista’ cavalcata a favore delle publiche opinioni italiane ed europee: con fake viarli abilmente imbastite e organizzate per anni dalle potenti server farm di Mosca, assunti antisemiti inclusi alla voce sostituzione etnica, che hanno costantemente prodotto ‘guadagni politici’ alle destre oggi care a Putin. Non da meno, altrettante scorciatoie romane sono state imbastite con l’est libico: nascoste e assolutamente non ufficiali come i memorandum stipulati con l’ovest tripolino. Anche sulla Cirenaica c’è stata non poca spregiudicatezza da Ragion di Stato rispetto al quadro geopolitico: non foss’altro che la famiglia Haftar praticamente tiene Putin ‘in casa’. Anche per l’est libico, la lista dei Fatti sarebbe altrettanto lunga. Chissà se Contesto e una fila di cronaca simile farà aprire gli occhi sull’affaire Al Masri, peraltro, anche lì, pur trovato in possesso di non poche ‘fidelity card’ turche. Piuttosto. A proposito. Qui pur si dimenticava un’altra ‘stronzatina’ (ma insisto, la lista dei Fatti è davvero lunga). Abbiamo pure tralasciato quando Meloni si è personalmente recata da Erdogan a chiedere aiuto sulla Libia per il dossier migranti. Se vai a chiedere aiuto come una Olivia qualsiasi al Popeye turco: resta sottointeso, quanto patente, il fallimento dei costosi   accordi con la Libia fin qui perseguiti da sette anni. Se sei la Premier di un paese del G7 e ‘sbraiti’ che non sei ricattabile, idem se sei un ministro degli Esteri che ‘sbraita’ come questo sia un Paese che “non si fa mettere sotto scacco”: risparmiare almeno la trionfante retorica de l’Italia si è presa in Libia il ruolo che le spettal’Italia protagonista sulla scena internazionalel’Italia sul tetto del mondo e via andare, quando al massimo su queste cose si riesce a mantenere stabilità solo sul tetto degli studi di Rete4


LA STAMPA

27 gennaio 2025

L’ultimo mistero del caso Almasri: cinque avvocati in poche ore

Una girandola di legali attorno al comandante libico arrestato in Italia su mandato internazionale e rilasciato per un cavillo giudiziario

Irene Famà


IL FOGLIO

27 gennaio 2025

Tutti gli altri casi Almasri che spaventano Dabaiba e Haftar (e l’Italia)

di Luca Gambardella


AVVENIRE

29 gennaio 2025

L’identikit. Tutti gli affari del trafficante al centro dello scandalo

di Nello Scavo

Almasri ha un passaporto della Dominica, otto carte bancarie, patente e cittadinanza turca. Società e case all’estero. Poteva muoversi con disinvoltura, tra inganni e complicità internazionali

Lo schema criminale
Lo schema si fonda su «quattro fasi operative: a) ricerca e intercettazione dei migranti in mare; b) trasferimento dai punti di sbarco ai centri di detenzione della Direzione per la lotta alla migrazione illegale; c) abuso di detenuti in tali centri di detenzione; d) rilascio dei detenuti maltrattati».


IL SOLE 24 ORE

30 gennaio 2025

Dal caso Almasri alle toghe: perché la strategia di attacco di Meloni sulle orme di Trump continuerà ancora

Nell’ultimo video sui social è passato anche il non detto. E cioè che mantenere buoni rapporti con i libici è essenziale per arginare gli sbarchi dei migranti che nell’ultimo mese hanno avuto un’impennata

di Barbara Fiammeri


IL POST

30 gennnaio 2025

Il sistema di vendita di persone migranti tra Tunisia e Libia

È portato avanti con enormi violenze e torture dai due governi, sostenuti da Italia e Unione Europea: una nuova ricerca lo ha raccontato nel dettaglio


IL POST

30 gennaio 2025

Cosa non torna nel caso di Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica

Molte cose, a partire dall’atteggiamento del governo e dal modo in cui è stato scarcerato e riportato a Tripoli

di Valerio Valentini


REFUGEES IN LIBYA

29 gennaio 2025 .

Radio Radicale

Conferenza stampa della Rete ‘Refugees in Libya’

Registrazione video della conferenza stampa dal titolo “Conferenza stampa della Rete ‘Refugees in Libya’” che si è tenuta a Roma mercoledì 29 gennaio 2025 alle ore 14:30.


STATEWATCH

30 gennaio 2025

Serial shipwrecks on the Libyan route: the price of deterrence

di Fulvio Vassallo Paleologo


IL DUBBIO

30 gennaio 2025

In principio fu Minniti: quel patto indicibile tra Italia e Libia sulla pelle dei migranti

Il giurista Vassallo Paleologo spiega i patti che Roma e Tripoli hanno stilato negli anni

di Gennaro Grimolizzi


L’UNITA’

31 gennaio 2025

Almasri: il Falcon per riportarlo a Tripoli è andato a prenderlo prima che venisse scarcerato…

Un dubbio atroce viene: la decisione era stata concordata tra governo e magistrati? Qualcuno aveva avvertito il governo che sarebbe stata decisa la scarcerazione? Alla faccia dell’indipendenza della magistratura.

di Piero Sansonetti


ANSA

31 gennaio 2025

L’Ue sul caso Almasri: “I Paesi cooperino con la Corte penale internazionale”

Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato gli Stati membri anche alla tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”

“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue rispondendo a una domanda sul caso Almasri.


IL FOGLIO

31 gennaio 2025

No, il caso Almasri non è un pull factor per i migranti

di Luca Gambardella


AVVENIRE

1 febbraio 2025

Dall’Aja. Ecco gli atti della Corte penale: così Almasri picchiava e torturava

di Nello Scavo