Una conversazione con Sergio Scandura
Corrispondente senior per il Mediterraneo di Radio Radicale
Capire tu non puoi tu chiamale se vuoi ritorsioni
Chi va a lavorare all’estero, in regioni che non sono proprio dei cantoni svizzeri, sa bene quali siano i rischi. Aziende e organizzazioni internazionali che lavorano in Libia sono dotate di security, alcune private, perlopiù formate da ex militari europei. Un security team leader un paio di anni fa ha raccontato al qui cronista quanto gli europei negli ultimi anni in Tripolitania vengano ‘visti come la peste’, e come addetti libici dei border office siano praticamente in mano ad Ankara privilegiando ingressi di personale turco. Quei security team sembra siano stati sempre più ostacolati, anche perché da tempo ormai i turchi hanno la meglio in una Tripolitania che ha in Dabaiba il miglior press-agent di Erdogan (a proposito, rumors annuncerebbero come gli italiani avrebbero difficoltà a restare dentro gli appalti sulla ricostruzione dell’aeroporto internazionale di Tripoli). Alcune attività di ‘security’ poi, sempre nell’ovest libico, sono letteralmente e direttamente cedute in mano a varie milizie locali, stra-armate fino ai denti in ogni brigata: diverse tra loro per ogni ‘mandamento’, per ogni ‘contea’, spesso terreno di scontro armato pesante nei rituali regolamenti tra i palermitani e i corleonesi della Libia. Nello scenario libico, la lista delle cose qui dimenticate – o rimosse – è lunga e corposa. In Tripolitania ci stanno due velivoli militari Atlas400 che vanno e vengono dalla Turchia un giorno sì e l’altro no. I turchi si sono presi da tempo Khoms come base navale, Al Watiya come base aerea, Misurata aereoporto (dalla cui area hanno pure fatto sloggiare la missione italiana Miasit), appalti in diversi settori, controllo della logistica commerciale per i cargo container in ingresso nei porti, gestione rifiuti e altro ancora. Abbiamo dimenticato i report-beffa di Irini, che andavano a dimostrare come la marina turca teneva addestramenti per la marina libica con le vedette Made in Italy fornite dal memorandum romano. Abbiamo dimenticato quel giorno in cui fonti istituzionali hanno ammesso di aver perso il controllo sulle vedette Made in Italy, che poi abbiamo comunque continuato a fornire – anche nuove di zecca, fresche di cantiere – in uso a criminali spacciati per guardia costiera libica. Abbiamo dimenticato come spesso i nostri pescatori siano stati stati mitragliati in acque internazionali da quelle stesse vedette Made in Italy fornite con gli accordi criminogeni imbastiti dall’Italia. Abbiamo dimenticato molte cose – in punto di relativa, recente, cronaca – imbarazzanti per un Paese del G7, idem per una commissione della Unione Europea che ne mette a disposizione gran parte dei portafoglio, cedendo di fatto sovranità in aree di diritto internazionale ai criminali libici, cedendo ‘potere’ in termini generali di politica estera. Per cosa poi (questo il punto dirimente)? Per l’isteria sul dossier migranti e per una percezione ‘invasionista’ cavalcata a favore delle publiche opinioni italiane ed europee: con fake viarli abilmente imbastite e organizzate per anni dalle potenti server farm di Mosca, assunti antisemiti inclusi alla voce sostituzione etnica, che hanno costantemente prodotto ‘guadagni politici’ alle destre oggi care a Putin. Non da meno, altrettante scorciatoie romane sono state imbastite con l’est libico: nascoste e assolutamente non ufficiali come i memorandum stipulati con l’ovest tripolino. Anche sulla Cirenaica c’è stata non poca spregiudicatezza da Ragion di Stato rispetto al quadro geopolitico: non foss’altro che la famiglia Haftar praticamente tiene Putin ‘in casa’. Anche per l’est libico, la lista dei Fatti sarebbe altrettanto lunga. Chissà se Contesto e una fila di cronaca simile farà aprire gli occhi sull’affaire Al Masri, peraltro, anche lì, pur trovato in possesso di non poche ‘fidelity card’ turche. Piuttosto. A proposito. Qui pur si dimenticava un’altra ‘stronzatina’ (ma insisto, la lista dei Fatti è davvero lunga). Abbiamo pure tralasciato quando Meloni si è personalmente recata da Erdogan a chiedere aiuto sulla Libia per il dossier migranti. Se vai a chiedere aiuto come una Olivia qualsiasi al Popeye turco: resta sottointeso, quanto patente, il fallimento dei costosi accordi con la Libia fin qui perseguiti da sette anni. Se sei la Premier di un paese del G7 e ‘sbraiti’ che non sei ricattabile, idem se sei un ministro degli Esteri che ‘sbraita’ come questo sia un Paese che “non si fa mettere sotto scacco”: risparmiare almeno la trionfante retorica de l’Italia si è presa in Libia il ruolo che le spetta, l’Italia protagonista sulla scena internazionale, l’Italia sul tetto del mondo e via andare, quando al massimo su queste cose si riesce a mantenere stabilità solo sul tetto degli studi di Rete4
LA STAMPA
27 gennaio 2025
L’ultimo mistero del caso Almasri: cinque avvocati in poche ore
Una girandola di legali attorno al comandante libico arrestato in Italia su mandato internazionale e rilasciato per un cavillo giudiziario
Irene Famà
IL FOGLIO
27 gennaio 2025
Tutti gli altri casi Almasri che spaventano Dabaiba e Haftar (e l’Italia)
di Luca Gambardella
AVVENIRE
29 gennaio 2025
L’identikit. Tutti gli affari del trafficante al centro dello scandalo
di Nello Scavo
Almasri ha un passaporto della Dominica, otto carte bancarie, patente e cittadinanza turca. Società e case all’estero. Poteva muoversi con disinvoltura, tra inganni e complicità internazionali
“Lo schema criminale
Lo schema si fonda su «quattro fasi operative: a) ricerca e intercettazione dei migranti in mare; b) trasferimento dai punti di sbarco ai centri di detenzione della Direzione per la lotta alla migrazione illegale; c) abuso di detenuti in tali centri di detenzione; d) rilascio dei detenuti maltrattati».
IL SOLE 24 ORE
30 gennaio 2025
Dal caso Almasri alle toghe: perché la strategia di attacco di Meloni sulle orme di Trump continuerà ancora
Nell’ultimo video sui social è passato anche il non detto. E cioè che mantenere buoni rapporti con i libici è essenziale per arginare gli sbarchi dei migranti che nell’ultimo mese hanno avuto un’impennata
di Barbara Fiammeri
IL POST
30 gennnaio 2025
Il sistema di vendita di persone migranti tra Tunisia e Libia
È portato avanti con enormi violenze e torture dai due governi, sostenuti da Italia e Unione Europea: una nuova ricerca lo ha raccontato nel dettaglio
IL POST
30 gennaio 2025
Cosa non torna nel caso di Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica
Molte cose, a partire dall’atteggiamento del governo e dal modo in cui è stato scarcerato e riportato a Tripoli
di Valerio Valentini
REFUGEES IN LIBYA
29 gennaio 2025 .
Radio Radicale
Conferenza stampa della Rete ‘Refugees in Libya’
Registrazione video della conferenza stampa dal titolo “Conferenza stampa della Rete ‘Refugees in Libya’” che si è tenuta a Roma mercoledì 29 gennaio 2025 alle ore 14:30.
STATEWATCH
30 gennaio 2025
Serial shipwrecks on the Libyan route: the price of deterrence
di Fulvio Vassallo Paleologo
IL DUBBIO
30 gennaio 2025
In principio fu Minniti: quel patto indicibile tra Italia e Libia sulla pelle dei migranti
Il giurista Vassallo Paleologo spiega i patti che Roma e Tripoli hanno stilato negli anni
di Gennaro Grimolizzi
L’UNITA’
31 gennaio 2025
Almasri: il Falcon per riportarlo a Tripoli è andato a prenderlo prima che venisse scarcerato…
Un dubbio atroce viene: la decisione era stata concordata tra governo e magistrati? Qualcuno aveva avvertito il governo che sarebbe stata decisa la scarcerazione? Alla faccia dell’indipendenza della magistratura.
di Piero Sansonetti
ANSA
31 gennaio 2025
L’Ue sul caso Almasri: “I Paesi cooperino con la Corte penale internazionale”
“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato gli Stati membri anche alla tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”
“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue rispondendo a una domanda sul caso Almasri.
IL FOGLIO
31 gennaio 2025
No, il caso Almasri non è un pull factor per i migranti
di Luca Gambardella
AVVENIRE
1 febbraio 2025
Dall’Aja. Ecco gli atti della Corte penale: così Almasri picchiava e torturava
di Nello Scavo