Al Quirinale dittatori africani cleptocrati e assassini con i diritti umani sempre in secondo piano

Le politiche del doppio standard dei nostri governi: si perdona agli amici quello che si condanna ai nemici

EDITORIALE da Africa ExPress
di Massimo A. Alberizzi
28 gennaio 2024

per gentile concessione dell’autore, che ringraziamo

La cosa che più sorprende della politica estera italiana, ma non solo, sono i doppi standard. I comportamenti degli altri sono valutati non in quanto tali, ma piuttosto in base al grado di amicizia con il nostro Paese o quello dei nostri alleati. Un atteggiamento fedele al principio: forte con i deboli, debole con i forti. L’altro ieri, appena arrivata la notizia che 12 funzionari dell’agenzia delle Nazioni Unite incaricata di assistere i rifugiati palestinesi (UNRWA, United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) sono accusati di aver partecipato all’orrendo massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre contro cittadini israeliani (oltre 1200 morti), i governi americano e britannico hanno annunciato il blocco dei finanziamenti all’agenzia. L’Italia, sempre garantista ma solo con gli amici, senza aspettare un’inchiesta seria e indipendente (annunciata dall’ONU, che ha ovviamente già licenziato i 12 del suo staff) si è subito allineata.

L’UNRWA è stata costituita l’8 dicembre 1949 e da allora assiste i rifugiati palestinesi – definiti “persone il cui luogo di residenza abituale era la Palestina nel periodo compreso tra il 1° giugno 1946 e il 15 maggio 1948 – e che hanno perso la casa e i mezzi di sostentamento a causa della guerra del 1948”, e i loro discendenti. Allora aveva in carico 750 mila rifugiati palestinesi. Ora il loro numero è lievitato a poco meno di 6 milioni. Che rischiano di restare senza assistenza.

L’Agenzia (che ha due sedi, Amman e Gaza e vari uffici in Cisgiodania e il Libano è ha oltre 30 mila dipendenti quasi tutti profughi palestinesi) è stata colpita pesantemente dai bombardamenti israeliani su Gaza: sono state uccise 150 persone del suo staff.

Un’accusa, quella fornita da Israele, corredata da prove e confermata dal Dipartimento di Stato americano, profondamente infamante. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che certamente non può essere accusato di simpatie israeliane,  si è detto “inorridito”. Occorre reagire contro ogni violazione dei diritti umani, specie se condita da violenza.

La decisione di chiudere i finanziamenti all’UNRWA, misura comprensibile giacché l’accusa (ammesso che sia provata) ha inorridito tutte le persone sensibili ai richiami della pietà e dotate di un minimo di compassione per chi ha sofferto dall’attacco dell’7 ottobre, provoca una domanda: perché lo stesso tipo di embargo non si applica nei confronti di dittatori e tiranni che con il loro pugno di ferro insanguinano quotidianamente il nostro pianeta?

Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riceve al Quirinale un gruppo di capi di Stato di Paesi africani. Ma tra gli invitati spiccano i nomi di due leader, il presidente/dittatore dell’Eritrea Isaias Afeworki e il vice presidente della Guinea Equatoriale e figlio del tiranno al potere laggiù, Teodoro Nguema Obiang Mangue, detto Teodorino per distinguerlo dal padre che ha lo stesso nome proprio.

I due leader sono accusati di pesanti violazioni dei diritti umani nei confronti dei cittadini del loro Paese che guidano con il pugno di ferro. Afeworki ha impedito all’Eritrea di dotarsi di una Costituzione e tiene in ostaggio la sua gente dove i giovani sono costretti a un servizio militare che si sa quando comincia ma non quando finisce.

Ogni libertà è impedita, vietati i partiti politici e chi dissente sparisce nelle galere segrete del regime. Dal 18 settembre 2001 una quindicina di ministri e funzionari governativi sono scomparsi, arrestati e non si sa da allora che fine abbiano fatto. I giovani tentano di scappare e se vengono riacciuffati finiscono nei centri di tortura del Paese e sottoposti a violenze inaudite e costretti a “corsi di rieducazione”.

Afeworki e i suoi gerarchi hanno anche lanciato condanne e morte contro giornalisti stranieri che “osano” criticare il regime: una di queste ha colpito anche me, notizia confermata anche da una soffiata arrivata in redazione da parte di alti funzionari del governo italiano.

Per quel che riguarda Teodorino Obiang Mangue basta dare un’occhiata a Wikipedia per capire che tipo è. Dagli incarichi ufficiali ottenuti dal padre, Teodoro Obiang – salito al potere nella Guinea Equatoriale dopo aver ammazzato con le sue mani suo zio e suo predecessore – ha lucrato e saccheggiato i beni del suo Paese. E’ per questo che è inquisito da diverse polizie occidentali. Cleptocrate miliardario amante dalla bella vita e delle belle macchine (Bentley e Lamborghini, anche antiche, Bugatti) ha acquistato ville da sogno in mezzo mondo, poi sequestrate dalle varie  polizie anticorruzione. Mentre lui si gode la bella vita dai proventi del petrolio di cui la Guinea Equatoriale è ricchissima, nel suo Paese la gente muore di fame giacché può contare di poco più di un dollaro al giorno.

Il 19 gennaio 2013, il padre e padrone della Guinea Equatoriale, ha arrestato l’italiano Roberto Berardi, che aveva aperto un’impresa edile con Teodorino. Berardi aveva poi scoperto operazioni sospette sul conto corrente della società. Poche ore dopo aver chiesto spiegazioni al suo socio era stato arrestato dalla polizia equatoguineana con l’accusa di frode e appropriazione indebita. Era stato multato per 1,2 milioni di euro e tenuto i galera per ben 2 anni.

In queste condizioni è difficile capire l’atteggiamento schizzofrenico delle autorità italiane: l’UNRWA viene penalizzata immediatamente per presunto comportamento criminale di 12 suoi funzionari e gli vengono tolti i finanziamenti con pesanti ricadute sul 6 milioni di profughi palestinesi che l’agenzia sta assistendo.

Dall’altra parte si ricevono con tutti gli onori capi di Stato e i loro rampolli cleptocrati, con le mai sporche di sangue e affamatori di milioni di loro concittadini. Obbiettivo fare affari  assieme e fermare il flusso dei migranti verso il nostro Paese. E’ un mondo capovolto dove dominano logiche che mirano a tutelare interessi di pochi e consolidare il potere di altri. I diritti umani vanno tutelati, sì. Ma solo a parole.

Penso al povero presidente Mattarella costretto a stringere mani sporche di sangue. Francamente non credo che ne abbia alcuna voglia.