In piena facoltà Egregio presidente

di Fulvio Vassallo Paleologo

In piena facoltà Egregio presidente, Le scrivo la presente che spero leggerà

perchè subire un ricatto di chi commette un genocidio significa diventare complici di un crimine contro l’umanità, perchè non intendo subire la violenza di chi controlla dal cielo il Mediterraneo e minaccia morte in acque internazionali, perchè l’Italia riconosce nella sua Costituzione le norme cogenti di diritto internazionale e l’autorità dei Tribunali internazionali che Israele, con il supporto di Trump, vuole cancellare. Certo, la protezione della vita umana è una priorità, vale sulle imbarcazioni delle flottiglie che si dirigono verso Gaza, come per la popolazione civile della Striscia, e della Cisgiordania, abusata, deportata, ferita ed uccisa. Il valore della vita è uguale per tutte le persone in qualunque paese e in qualunque tempo. Nessuno dimentica la violenza omicida rivolta da Israele contro chi solidarizzava con il popolo palestinese nella missione della Mavi Marmara nel 2010, finita con l’uccisione di dieci persone e decine di feriti e arrestati. Dopo le dichiarazioni di Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ci si può attendere di tutto, a terra nella Striscia ed in mare, contro le imbarcazioni civili che si avvicinano a Gaza, ma si pensa davvero che due fregate italiane possano garantire protezione dagli attacchi israeliani ?

Oggi la Farnesina non può affermare soltanto di non essere nelle condizioni di garantire la vita di civili disarmati a bordo delle imbarcazioni delle flottiglie in navigazione verso Gaza. Si, perchè esistono diverse flottiglie, variamente collegate alla Global Sumud Flotilla, alcune sono già partite raggiungendo Creta, ed altre si stanno formando. Vanno tutelate con il riconoscimento della protezione diplomatica. Da Otranto e da Catania sono partite altre dieci imbarcazioni, componenti di una flottiglia lanciata dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC) e da Thousand Madleens to Gaza (TMTG).

Il ritiro di alcune imbarcazioni della Sumud Flotilla Italia, dopo l’appello del presidente della Repubblica, non può ritenersi una scelta vincolante. Mentre alcuni ritornano indietro altri stanno partendo, consapevoli dei rischi verso i quali stanno andando incontro. La navigazione al di fuori delle acque territoriali non può essere interdetta da nessuno Stato, se questa si svolge nel rispetto del diritto internazionale. Per questa ragione, riconosciuta anche dalla presidenza della Repubblica, non si può trattare con i rappresentanti delle flottiglie dirette a Gaza sotto la minaccia, che si profila da ambienti ben determinati, nei confronti dei cittadini italiani che potrebbero essere perseguiti penalmente al loro rientro in Italia. Si deve ricordare invece che tutti gli attacchi alle imbrcaziomi civili della flottiglia possono configurare diversi reati perseguibili in Italia, per la presenza di cittadini italiani a bordo.

Non esistono “zone di guerra”, ma zone di mare antistanti un territorio nel quale si stanno commettendo crimini contro l’umanità, ed anche crimini di guerra, anche se una guerra non è mai stata dichiarata. Israele non applica ai Gazawi il diritto internazionale umanitario che impedirebbe la deportazione forzata della popolazione civile ed il blocco degli aiuti. Sono i responsabili di questi crimini che andrebbero perseguiti penalmente anche in Italia, e non invece ospitati come turisti nei resort per le vacanze.

La proposta di bloccare prima di Cipro le imbarcazioni delle Flottiglie che si sono formate in queste ultime settimane, con nuove imbarcazioni che sono in partenza, divide componenti di provenienza diversa, da oltre 40 paesi del mondo, persone già messe a dura prova da una serie di attacchi incendiari della cui provenienza non si può dubitare, separa i rappresentanti della politica istituzionale dal popolo che ha riempito le piazze chiedendo, con la protezione di chi stava navigando verso Gaza, la pace, il riconoscimento di uno Stato palestinese, ma soprattutto una tregua immediata per la salvezza della popolazione civile e sanzioni effettive contro i colpevoli di crimini contro l’umanità. Se una parte degli equipaggi italiani dovesse rientrare, dopo l’appello del presidente della Repubblica, non è affatto scontato che le altre imbarcazioni delle diverse flottiglie non proseguano verso Gaza.

La trattativa sulla Global Sumud Flotilla gestita direttamente dal governo italiano con il governo israeliano, assunta adesso nella lettera inviata alle famiglie degli equipaggi in rotta per Gaza, che pur riconosce, a differenza di Giorgia Meloni e dei suoi ministri, il valore della solidarietà che muove la missione, lascia campo libero all’attacco mediatico delle autorità israeliane, che tendono a qualificare come “terroristi” tutti coloro che stanno cercando di rompere un blocco navale illegittimo che dura da troppo tempo. Operazione che risulterà più facile se solo una parte della flottiglia proseguirà la sua missione umanitaria. Stiamo subendo un colossale rovesciamento di senso: chi predica pace e tolleranza, pratica guerra ed odio contro chi rifiuta il ricorso alla forza ed all’esclusione per risolvere i conflitti. Se si spacca il fronte che sostiene le flottiglie dirette a Gaza se ne gioveranno soltanto le posizioni più estreme. Si affida il “lavoro sporco” a personaggi come Netanyahu, dietro i quali si nasconde però una fitta rete di interessi che operano su scala globale, contando su complicità e indifferenza, se non ignoranza, sempre più radicate nel ceto politico e nel corpo sociale.

Siamo, purtroppo, alla vigilia di una stagione nella quale circoleranno informazioni false per nascondere responsabilità sempre più evidenti, e non si può neppure escludere il rischio di attentati che potrebbero essere utilizzati come diversivo da governi in evidente difficoltà politica. La Storia recente del nostro paese e i tanti processi che non hanno fatto giustizia sui mandanti delle stragi non si possono dimenticare. Contro la violenza, da qualunque parte provenga, si devono riaffermare il diritto universale dei popoli e la effettività delle garanzie stabilite dai principi costituzionali e dalle Convenzioni internazionali. Al di fuori di questa prospettiva, violenza produrrà soltanto altra violenza.

Un blocco navale, addirittura in acque internazionali, non si può ritenere legittimo perchè funzionale alla commissione di quello che per le Nazioni Unite e per la maggior parte degli Stati del mondo si può definire ormai come genocidio. Non esistono acque territoriali israeliane davanti la Striscia di Gaza, a meno di non riconoscere come un fatto compiuto, e legittimo, l’occupazione militare praticata dall’esercito israeliano. Se oggi l’Italia, che non ha ancora riconosciuto lo Stato di Palestina, ammette, nelle attuali condizioni di occupazione miltare di Gaza, la legittimità del blocco navale proclamato nel 2009, avrà riconosciuto per intero la sovranità di Israele su un territorio densamente popolato conquistato con i bombardamenti e con la distruzione sistematica di tutte le infrastrutture, scuole ed ospedali compresi. Un cedimento che renderebbe del tutto inutile continuare a parlare di un riconoscimento dello Stato palestinese.

Anche MSF ha dovuto abbandonare il suo ospedale a Gaza City in conseguenza dei bombardamenti sempre più violenti. Il numero dei morti e dei feriti continua a crescere, ben oltre le cifre ufficiali. Si tratta di attacchi alla popolazione civile che non possono rientrare nei termini di legittima difesa o di garanzia della sicurezza nazionale. Anche su questo aspettiamo una parola della presidenza della Repubblica in favore di Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice dellìONU, sotto sanzione da parte degli Stati Uniti per avere denunciato questi crimini.

La decisione di poseguire verso le coste della Palestina, o di fermarsi, può essere presa soltanto da chi ha messo in gioco la propria vita in mare per interrompere l’isolamento della popolazione di Gaza. Chi rimane a terra può contribuire mantenendo coesa la mobilitazione e richiamando le autorità nazionali al rispetto del principio di realtà e del diritto internazionale. Comunque decidano i diversi partecipanti delle flottiglie, di fronte ai limiti sempre più evidenti dei principali partiti di opposizione, forse preoccupati dalle prossime scadenze elettorali, “folgorati” dalla proposta della presidenza della Repubblica, i cittadini continueranno a manifestare compatti il loro sostegno al popolo palestinese con iniziative diverse che salderanno la lotta contro l’ordine di stampo israeliano che si vorrebbe imporre nel Mediterraneo, con la difesa dei diritti fondamentali e del diritto alla pace che spettano a tutti i popoli. In questa direzione dovrà andare anche l’impegno di tutte le organizzazioni sindacali.

Egregio presidente, per restare il Presidente di tutti, come ha condannato l’attacco del 7 ottobre 2023, dica parole chiare sulle violazioni dei diritti umani commesse da Israele prima e dopo quel giorno, richiami il governo alle sue responsabilità, anche nei confronti del Parlamento, di fatto esautorato, e negozi non con i rappresentanti delle flottiglie, ma con i rappresentanti di uno Stato che, secondo le Nazioni Unite e l‘Unione europea, si sta rendendo responsabile di genocidio e minaccia direttamente cittadini italiani in acque internazionali, all’interno di una logica di guerra estesa anche sull’alto mare.

Disertare la guerra significa rispettare gli articoli 10 e 11 della Costituzione, ed anche denunciare chi la pratica, magari senza dichiararla, cancellando il diritto internazionale e delegittimando la giurisdizione universale. Se vi saranno attacchi in alto mare in violazione del diritto internazionale, ma anche se il genocidio non cesserà, e se non vi sarà tragua, dovranno essere adotatte immediate sanzioni nei confronti di Israele, e questo va comunicato al più presto, senza margini di trattativa sulle flottiglie e sulla pelle dei Gazawi.

Conosciamo solo in superfice l’invasività dei sistemi di controllo informatico e dei gruppi di potere e di opinione di matrice israeliana attivi nel nostro paese. Le proteste dei portuali stanno smascherando una rete di relazioni commerciali basate sull’economia della guerra e della sopraffazione, che va spezzata. Cedere ai ricatti di Netanyahu e dei suoi ministri, che vietano a imbarcazioni civili di portare aiuti a Gaza, significa mettere la parola fine al sistema di valori su cui si basa la nostra Costituzione. La Spagna ha inviato una nave da guerra in copertura alle imbarcazioni della GSF. La Grecia ha garantito la navigazione sicura della flottiglia al largo delle sue coste. Chi non saprà garantire la sicurezza delle imbarcazioni civili che portano aiuti a Gaza, non garantirà neppure la tenuta delle istituzioni democratiche nel nostro paese. No, non si può ordinare a nessuno di tornare indietro, questo lo hanno capito gli equipaggi delle Flottiglie, che proseguiranno verso Gaza, come lo hanno capito altrettanto bene i milioni di cittadini che in Italia si stanno battendo per i diritti del popolo palestinese, ma anche per la pace e la difesa della democrazia.


GIURISTI PER LA PALESTINA

Diffida urgente a seguito dichiarazioni del Ministro Tajani

Settembre 24, 2025

Il Ministro degli Esteri con una sua dichiarazione ha di fatto riconosciuto il diritto del Governo Israeliano di effettuare il blocco, di fermare, sequestrare, arrestare i membri degli equipaggi. Questo comportamento costituisce una complicità nei crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità che Israele sta compiendo, che si commettano anche con l’affamamento della popolazione e il blocco. Diffidiamo a fare quanto necessario per proteggere realmente la flotilla e i suoi membri e per cessare ogni concorso in quei crimini.

Azioni in difesa della Flotilla

Signora
Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Giorgia Meloni

Al Signor
Ministro della Difesa
On. Guido Crosetto

Al Signor
Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
On. Antonio Tajani

Al sig.
Ambasciatore Luca Ferrari
Ambasciata d’Italia in Tel Aviv

I sottoscritto avv. Stefano Andrade Fajardo del Foro di Verona, avv. Michela Arricale del Foro di Avellino, avv. Fausto Gianelli del Foro di Modena, avv. Claudio Giangiacomo del Foro di Roma, avv. Fabio Marcelli del Foro di Velletri, prof. Ugo Mattei, Professore Ordinario di Diritto Civile presso l’Università degli Studi di Torino, avv. Gilberto Pagani del Foro di Milano, avv.a Michela Poletti del Foro di Massa Carrara, avv. Luca Saltalamacchia del Foro di Napoli, avv. Gianluca Vitale del Foro di Torino, tutti rappresentati dall’avv. Gianluca Vitale e presso il suo studio domiciliati ai fini del presente atto, come da mandato al deposito in data 2 settembre 2025,

premesso che:
è fatto notorio che decine di imbarcazioni civili, componenti la cd Global Sumud Flotilla, sono in navigazione verso le coste di Gaza, alcune anche partite dall’Italia e/o battenti bandiera italiana, e che comunque vedono imbarcati diversi cittadini italiani, tra cui alcuni parlamentari;
scopo di tale operazione è quello di portare cibo e beni di prima necessità alla popolazione di Gaza sfiancata da quasi due anni di aggressione da parte delle forze dell’esercito dello Stato di Israele e dal blocco alla fornitura di aiuti indipendenti decise dal Governo dello Stato di Israele;

con documento A/HRC/C/60/CRP_3 del 16 settembre 2025 la Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel, commissione indipendente istituita nel 2021 dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (di seguito “la Commissione”), ha concluso “sulla base di motivi ragionevoli, che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso e continuano a commettere i seguenti atti di genocidio nei confronti dei palestinesi nella Striscia di Gaza, ovvero (i) uccidere membri del gruppo; (ii) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; (iii) l’imposizione al gruppo di condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e ( iv) l’imposizione di misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo” (par. 252);

a tali conclusioni la Commissione perviene dopo una lunga disamina degli avvenimenti nella Striscia di Gaza successivi al 7 ottobre 2023 e dopo aver ricordato le ordinanze adottate dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in ordine alle operazioni delle autorità dello Stato di Israele a Gaza; la Commisione rileva, inoltre, (par. 3) che “Nelle sue precedenti relazioni al Consiglio dei diritti umani e all’Assemblea generale, la Commissione ha riscontrato che le forze di sicurezza israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza, tra cui sterminio, tortura, stupro, violenza sessuale e altri atti disumani, trattamenti inumani, trasferimenti forzati, persecuzioni basate sul genere e la fame come metodo di guerra. Inoltre, la Commissione ha riscontrato che le
autorità israeliane hanno ( i) distrutto in parte la capacità riproduttiva dei palestinesi a Gaza come gruppo, anche imponendo misure volte a impedire le nascite; e (ii) inflitto deliberatamente condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica dei palestinesi come gruppo, entrambi atti che costituiscono genocidio ai sensi dello Statuto di Roma e della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio ( “Convenzione sul genocidio”)
”;

con riferimento in particolare al blocco degli aiuti umanitari, la Commissione riferisce di aver “riscontrato che le autorità israeliane erano consapevoli dell’elevata probabilità che le loro operazioni militari, l’imposizione di un assedio totale, compreso il blocco degli aiuti umanitari a Gaza, e la distruzione di abitazioni e di strutture sanitarie avrebbero portato alla distruzione fisica dei palestinesi, in tutto o in parte, a Gaza” (par. 144) così contribuendo tale condotta alla commissione del crimine di genocidio;

nel richiamato atto del settembre 2025 la Commissione (par. 246 ss.) ricorda anche gli obblighi incombenti sugli Stati terzi, che consistono non solo nella punizione degli atti di genocidio che siano stati commessi, ma anche nella prevenzione di tali atti, anche in assenza di uno specifico ed esplicito ordine al singolo Stato terzo da parte della ICJ (che, peraltro, con le ordinanza cautelari adottate, ha quanto meno informato gli Stati della plausibile commissione di atti di genocidio ed ha indicato la necessità di adottare misure a prevenzione della commissione di tali atti e a tutela della popolazione palestinese vittima di tali atti);
tali obblighi non possono che incombere sullo Stato italiano in quanto aderente al sistema di diritto internazionale ed alle Nazioni Unite, obbligato al rispetto delle deliberazioni della ICJ, stato parte della Convenzione sul genocidio;
tra gli obblighi da ciò derivanti vi è, dunque, anche quello di non concorrere ed anzi di prevenire, contrastare e dunque reprimere gli atti di genocidio che siano commessi, tra i quali proprio l’imposizione dell’assedio a Gaza e l’utilizzo del blocco degli aiuti umanitari e l’uso della fame (che già costituisce ex sé crimine di guerra; art. 54 del Primo Protocollo addizionale alle convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali;
art. 8, co. 2, lett. B, n. 25 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale);
incombe pertanto, sullo Stato italiano, l’obbligo di non concorrere nell’assedio di Gaza in corso e nel connesso blocco degli aiuti umanitari, facendo quanto possibile affinché eventuali beni finalizzati ad alleviare le drammatiche condizioni della popolazione di Gaza possano giungere a destinazione;
nel perseguire l’obiettivo di rompere l’assedio e di consegnare gli aiuti alla popolazione di Gaza l’operazione in corso di svolgimento da parte della Global Sumud Flotilla si svolge pertanto nel perimetro del diritto internazionale e mira a perseguire gli obiettivi indicati dalla ICJ;
in quanto ciò possa essere possibile, le Autorità italiane, oltre a non concorrere con il mantenimento dell’assedio a Gaza e all’utilizzo della fame come metodo di guerra e di annientamento della popolazione, hanno l’obbligo di favorire le operazioni della Global Sumud Flotilla e di proteggere i suoi componenti;
già in data 2 settembre 2025 gli scriventi, a fronte delle gravissime minacce mosse da alti esponenti del Governo dello Stato di Israele contro i componenti della Global Sumud Flotilla, hanno diffidato “il Governo italiano affinché attivi, senza ulteriori ritardi, ogni canale diplomatico per scongiurare le minacciate credibili azioni violente dell’entità sionista, che oggi si colloca in definitiva e apparentemente irrimediabile violazione della legalità internazionale, assicurando inoltre adeguata protezione anche mediante la marina militare (come avviene in altre aree marine a protezione dei natanti contro atti di pirateria)”.
a seguito di tale diffida nessuna comunicazione è pervenuta agli scriventi da parte delle Autorità cui era rivolta;

recentemente il Ministro degli Esteri on. Tajani avrebbe dichiarato di aver “chiesto al Governo israeliano di tutelare i nostri cittadini e soprattutto i parlamentari (…). Poi bisogna vedere cosa fa la flottiglia: se per gli israeliani commette un reato, il rischio è quello del fermo e dell’espulsione (…)”; ancora, il Ministro avrebbe concluso che “noi ci siamo raccomandati di tutelare i nostri cittadini, di più non possiamo fare. Non possiamo dichiarare guerra a Israele e accompagnare con la Marina militare a flottiglia e violare il blocco navale israeliano”;
ove rispondenti al vero, tali affermazioni sarebbero dimostrative della volontà del Governo italiano di non garantire adeguata protezione diplomatica ai membri italiani della flotilla (tale non potendo ritenersi una semplice richiesta di tutelare i nostri cittadini) e di ritenere di dover supinamente accogliere come legittima ogni decisione delle Autorità dello Stato di Israele in merito al trattamento dei componenti la flotilla come pienamente legittimo (ivi compreso nel caso in cui essi vengano ritenuti, in quanto autori di un tentativo di violazione del blocco per portare aiuti umanitari, alla stregua di terroristi, e come tali sottoposti al conseguente trattamento giudiziario e penitenziario, come ampiamente dichiarato e minacciato dalle massime autorità del Governo dello Stato di Israele);
esse, inoltre, paleserebbero che il Ministro degli Esteri ritenga anche il blocco navale operato dalle Autorità dello Stato di Israele come pienamente legittimo;
oltre a quanto sopra evidenziato in ordine all’utilizzo da parte delle Autorità dello Stato di Israele del blocco degli aiuti umanitari come metodo di guerra ed elemento del crimine di genocidio, deve aggiungersi che il blocco navale (anche al di là della sua palese connessione con il crimine di guerra e con il crimine di genocidio ricordati) si palesa come del tutto illegittimo; ai sensi delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982, ratificata con l. 689/1994, nelle acque internazionali vige il diritto di libera navigazione (art. 87), mentre illegittima è la pretesa di qualsivoglia Stato di esercitare la propria sovranità su alcuna parte dell’alto mare (art. 89); la sovranità sul natante può, dunque, essere esercitata unicamente dallo Stato di bandiera;
sul punto deve rilevarsi come in precedenza le Autorità dello Stato di Israele si sono rese responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale, avendo abbordato con le armi natanti che si trovavano in acque internazionali, sequestrato i natanti, trattenuto ed arrestato (in passato anche ucciso) i componenti gli equipaggi, con ciò gravemente violando le disposizioni in materia di diritto della navigazione in alto mare;
a fronte di minacce di aggressioni anche armate nei confronti di natanti italiani e cittadini italiani in acque internazionali, pertanto, ben possono e devono le Autorità nazionali inviare natanti che pattuglino l’area di transito delle navi e garantiscano la loro incolumità, come già in altre occasioni accaduto (si veda, a titolo esemplificativo, l’operazione della Marina Militare nel Golfo di Guinea denominata “Gabinia”);
sulla base di tali argomentazioni e dei precedenti interventi delle autorità israeliane deve ritenersi pienamente legittima e giustificata la richiesta di adeguata protezione anche materiale alle navi della Global Sumd Flotilla, esposte al rischio di aggressione, anche in acque internazionali, da parte delle Autorità dello Stato di Israele;
quanto alla ipotetica “violazione” del blocco navale, si deve evidenziare come sia il blocco a palesarsi come del tutto illegittimo; anche a prescindere dalla questione attinente la definizione delle acque prospicienti la Striscia di Gaza come acque territoriali dello Stato di Israele ovvero sottoposte al controllo e dunque “acque territoriali” della Striscia di Gaza, infatti, tale blocco è esteso in primo luogo anche ed in maniera radicale ed assoluta al “passaggio inoffensivo” nelle acque territoriali (passaggio che, ai sensi degli artt. 18 e 19 della Convenzione sul diritto del mare, deve essere consentito liberamente dallo stato costiero), sia e soprattutto in quanto come sopra già ampiamente richiamato, tale blocco costituisce oggi condotta materiale del reato di genocidio;
occorre, in proposito, rammentare in primo luogo che la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1949 (ratificata e resa esecutiva con L. 153/1952) obblighi gli Stati Parte a prevenire e punire il reato di genocidio e la complicità nel genocidio;
inoltre, ai sensi delle disposizioni di cui alla legge 962/1967, rubricata “prevenzione e repressione del delitto di genocidio”, risponde di tale delitto (punito con la reclusione da ventiquattro a trent’anni) “Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, commette atti diretti a cagionare la morte o lesioni personali gravissime a persone appartenenti al gruppo (…). La stessa pena si applica a chi, allo stesso fine, sottopone persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da determinare la distruzione fisica, totale o parziale del gruppo stesso”;
l’ausilio prestato in Italia alla commissione di tali atti (materialmente commessi all’estero) ben può costituire concorso nel delitto di genocidio, atteso che in tal caso in Italia si realizzerebbe parte della condotta volitiva del delitto (l’atto materiale essendo all’estero l’imposizione del blocco e, in Italia, la sua legittimazione ed approvazione) ovvero e comunque non potrebbe che ritenersi sanzionabile sia a titolo di concorso morale atipico sia ai sensi del capoverso dell’art. 40 c.p., incombendo in capo alle autorità italiane ai sensi delle richiamate disposizioni della Convenzione l’obbligo giuridico di impedire la commissione di atti di genocidio.

Tutto quanto sopra esposto e considerato, gli scriventi, preso atto delle dichiarazioni attribuite al Ministro Tajani sopra richiamate, con la presente
ritenute le dichiarazioni ad egli attribuite, ove veritiere ed espressione delle comuni volontà delle Autorità qui in indirizzo, gravemente tese al rifiuto di fatto di adeguata tutela alle persone e alle imbarcazioni partecipanti alla Global Sumud Flotilla, e potenzialmente significative di un concorso delle predette autorità nei crimini commessi dalle Autorità dello Stato di Israele sopra richiamati,
reiterano la loro diffida ad adottare ogni misura a tutela delle persone e della legalità internazionale e a prevenzione della commissione di ulteriori atti di genocidio, precisando sin d’ora che in difetto saranno adite le competenti sedi giurisdizionali nazionali ed internazionali.

Verona, Avellino, Modena, Roma, Velletri, Milano, Massa Carrara, Napoli, Torino, 23.9.2025

avv. Stefano Andrade Fajardo
avv. Michela Arricale
avv. Fausto Gianelli
avv. Claudio Giangiacomo
avv. Fabio Marcelli
prof. Ugo Mattei
avv. Gilberto Pagani
avv.a Michela Poletti
avv. Luca Saltalamacchia
avv. Gianluca Vitale


VITA

26 settembre 2025

Nino Rocca, 77 anni: «Sulla Freedom Flotilla per testimoniare che la mia vita non vale più di quella di un palestinese»

di Gilda Sciortino


PRESSENZA

28 settembre 2025

La Global Sumud Flotilla è a rischio. Messaggio urgente di Stefano Bertoldi, comandante della barca a vela Zefiro

Stanotte abbiamo ricevuto questo drammatico video di Stefano Bertoldi, nostro collaboratore e comandante di una delle barche a vela della Global Sumud Flotilla. Riportiamo di seguito la trascrizione del suo appello, con la preghiera di massima diffusione.


VITTORIO ALESSANDRO – BLOG – PUNTONAVE

28 settembre 2025

#LeAcqueNonIsraeliane. In questi giorni ho sentito molti parlare in modo disinvolto delle acque di Gaza come di “acque israeliane”, ma quel mare non è di Israele.

Se ne impossessò quando nel 2007 Hamas prese il potere, per impedire l’arrivo di armi e, da allora, le navi da guerra di Tel Aviv controllano lo spazio marino fino a 50 miglia, impedendo l’arrivo di navi civili e perfino le attività di pesca dei palestinesi oltre le tre miglia dalla costa.

Nel 2006 Israele aveva adottato un simile blocco navale anche nei confronti del Libano (ne fui diretto testimone, bloccato per ore sotto il tiro delle armi, su unità dell’ONU diretta a Beirut), ma durò poche settimane, lasciando infine il controllo dei porti alle forze UNIFIL. Per Gaza, invece, la misura persiste ormai da ben diciotto anni, con conseguenze devastanti per la popolazione.

Il blocco navale è una misura di guerra legata a esigenze di autodifesa (lo spiegammo a Meloni, quando pensava di applicarla contro i migranti) e non può, in ogni caso, determinare la fame delle popolazioni civili o impedire l’arrivo di aiuti umanitari.

Qui, nel costante silenzio del consorzio internazionale, la legittima difesa da tanti anni sconfina invece nell’arbitrio.

Aspettiamo di vedere fino a che punto tale arbitrio possa ancora spingersi e, con esso, il colpevole silenzio degli Stati.


ASGI

29 settembre 2025

La legalità della Global Sumud Flottilla e gli obblighi di protezione dell’Italia

L’azione della Global Sumud Flottilla è legittima. Con questo documento come  ASGI,  GIURISTI DEMOCRATICI e Comma 2–Lavoro è Dignità vogliamo fornire chiarezza sulle norme del diritto internazionale applicabili e sulle responsabilità derivanti dalla loro violazione, anche alla luce di affermazioni contrarie al diritto internazionale espresse da esponenti del Governo italiano.



ASSOPACE PALESTINA

Il testo integrale dell’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia del 26 gennaio 2024


AMNESTY INTERNATIONAL

19 luglio 2024

Corte internazionale di giustizia: illegale l’occupazione dei Territori palestinesi


ORDINE INTERNAZIONALE E DIRITTI UMANI

2025/1

GLI OBBLIGHI IN MATERIA DI ASSISTENZA UMANITARIA ALLA LUCE DELLE ORDINANZE
DI MISURE PROVVISORIE NEL CASO SUD AFRICA C. ISRAELE


GIUSTIZIA INSIEME

23 maggio 2025

Il ritorno della Corte di Giustizia sulla scena del diritto internazionale: il parere sul conflitto israelo-palestinese

di Maria Teresa Covatta


ALTRECONOMIA

15 Luglio 2025

Armi a Israele: le responsabilità giuridiche dell’Italia e dei suoi attori pubblici e privati

di Triestino Mariniello


MARINA CASTELLANETA – BLOGSPOT

17 luglio 2025

Respinta la richiesta di sospensione dei mandati di arresto della Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu e Gallant