Droni sulla Flottiglia, attacco alla solidarietà ed all’informazione, mentre a Gaza si completa il genocidio

di Fulvio Vassallo Paleologo

Dopo il discorso di Trump all’Asemblea generale delle Nazioni Unite, a fronte del riconoscimento internazionale sempre più vasto dello Stato di Palestina, Israele intensifica la sua aggressione alla popolazione civile di Gaza, di fatto una deportazione forzata a colpi di bombe, e va all’attacco della Sumud Global Flotilla, colpendo nei pressi di Creta in acque internazionali le imbarcazioni con droni incendiari e gas urticanti, e mettendo a rischio la vita dei volontari a bordo. Ancora decine di morti nel centro di Gaza City sotto le bombe dell’IDF, nel mirino anche gli ospedali, mentre si può attendere una nuova pioggia di fuoco sul imbarcazioni civili, in violazione del diritto umanitario e delle Convenzioni internazionali sul diritto marittimo. In mare, come a terra. Adesso Israele sta lanciando anche droni incendiari sulle tende degli sfollati. Le nuove tecnologie stanno permettendo quello che fino a ieri sembrava impensabile.

Questi attacchi armati sono stati preceduti da una capillare campagna mediatica, di grande impatto, che mescolando ipocrisia, disinformazione e violenza verbale, anche quando si criticavano i “discorsi d’odio”, ha sfruttato le inevitabili difficoltà organizzative della flottiglia, e le polemiche interne che non potevano mancare in una missione tanto numerosa ed eterogenea, con evidenti rischi di impreparazione, e di infiltrazione. La scelta di imbarcazioni più piccole, con numerosi equipaggi non professionali, se corrisponde ad una vastissima moblitazione su scala globale, anche con “equipaggi di terra”, non permette certo quella compattezza e quella rapidità decisionale che hanno caratterizzato precedenti missioni. D’altra parte mai come in questi giorni la situazione a Gaza era stata tanto critica, tanto da configurare un vero e proprio genocidio in corso, sotto gli occhi di tutti, a reti unificate, che Israele e i suoi complici vorrebbero giustificare attribuendo a coloro che resistono e si oppongono alla deportazione forzata, la qualifica di “terroristi”. Stesso termine che si adotta adesso per i componenti della Flottiglia, per anticipare il trattamento che li attende quando saranno arrestati.

Continua a pesare il sostanziale disimpegno dei paesi arabi, come la Tunisia, che al di là di una solidarietà formale, nulla hanno fatto per sostenere la missione, sotto attacco già nei giorni di transito nel porto tunisino di Sidi Bou Said, da cui le imbarcazioni, prima di ripartire verso Gaza, venivano costrette ad allontanarsi per ritornare indietro a Biserta. Dopo che la Guardia nazionale tunisina aveva addirittura messo in dubbio l’esistenza del primo attacco con droni incendiari, mentre poi da ambienti vicini al presidente Saied partivano polemiche velenose contro singoli componenti degli equipaggi. Né si poteva prevedere un diverso atteggiamento da parte dell’Egitto, dopo che alla fine della precedente missione del battello Handala, già sotto attacco in acque internazionali da parte delle imbarcazioni militari israeliane, aveva rifiutato l’ingresso nelle proprie acque territoriali. Come adesso le autorità greche rimangono in silenzio rispetto all’invasione di droni che, seppure in acque internazionali, si sta verificando a ridosso dei suoi confini marittimi. E non è neppure certo che le stesse autorità greche non ostacolino con espedienti buocratici il transito delle imbarcazioni della Flottiglia che, dopo gli attacchi incendiari, dovessero cercare un rifugio in porto. Qualcuno dovrebbe spiegare da dove partono questi droni, e chi ne controlla il volo, o ne tollera le intrusioni, conferma di un Mediterraneo non solo del tutto militarizzato, come sapevamo da tempo per il contrasto delle traversate di profughi, ma dove evidentemente prevalgono logiche di guerra, e di spartizione economica, che arrivano a condizionare l’operato dei governi, sotto ricatto da parte di Israele, e degli Stati Uniti che ne coprono tutte le più infami operazioni militari.

Secondo il diritto internazionale rimane illegale dichiarare o stabilire un blocco che “abbia il solo scopo di affamare la popolazione civile o di negarle altri obiettivi essenziali per la sua sopravvivenza”. Indipendentemente dallo scopo dell’operazione, si può ritenere vietato stabilire o dichiarare un blocco in un contesto in cui “il danno alla popolazione civile è, o ci si può aspettare che sia, eccessivo in relazione al concreto e diretto vantaggio militare previsto dal blocco”. L’Unione Europea, e gli Stati di bandiera delle imbarcazioni della Flottiglia, dunque anche Giorgia Meloni ed i suoi ministri devono condannare gli attacchi con i droni e garantire protezione effettiva ai partecipanti della Flottiglia, assumendo iniziative concrete come la convocazione dei rappresentanti diplomatici israeliani e la sospensione, non solo della fornitura di armamenti, ma anche dei rapporti commerciali in corso. Qualunque altra dichiarazione di solidarietà formale e di generica protezione diplomatica si tradurrebbe in apertà complicità con l’operato del governo israeliano, non solo nei confronti delle persone attaccate in acque internazionali, a bordo di mezzi che non costituiscono alcun pericolo per Israele, ma anche rispetto alla soluzione finale che si sta consumando nella Striscia, e nei teritori occupati della Cisgiordania.

Il blocco navale delle coste di Gaza, con la falsa offerta israeliana di fare attraccare la Flottiglia, per la consegna degli aiuti, nel porto di Ashdod, rimane una ennesima violazione del diritto internazionale, perchè in presenza di un genocidio, anche per fame e per mancanza di cure mediche, e di una deportazione forzata della popolazione civile, con un sostanziale impedimento alla distribuzione degli aiuti in quella che viene considerata soltanto come una zona di guerra, cadono tutti i presupposti che possono giustificare il blocco navale. Ed è per questa ragione che accanto alle imbacazioni civili della Flottiglia dovrebbero esserci navi di missioni internazionali per portare aiuti direttamente a Gaza, dove in passato è stato possibile farli arrivare via mare anche in assenza di un porto. Perchè Israele e la organizzazione che dovrebbe distribuire gli aiuti alla popolazione civile hanno ampiamente dimostrato di permettere a Netanyahu di utilizzare la fame e la carenza di medicine, come il ricorso ai bombardamenti, per eliminare popolazione, ormai identificata per intero come “nemica” e costringere civili innocenti, tra cui donne, banbini, malati, alla deportazione ed al confinamento. Senza un immediato cessate il fuoco, non sarà possibile fare arrivare aiuti tanto consistenti da alleviare il calvario inflitto ai Gazawi, ma le poche scorte a bordo della Flottiglia hanno un valore immenso, che va ben oltre la loro consistenza materiale, perchè dà la misura della necessità di rompere l’isolamento fisico e l’apartheid del popolo palestinese, su cui si basa il genocidio in corso, e di battere l’onda mediatica che non riesce ancora ad andare oltre gli attacchi del 7 ottobre 2023. Come se prima di quel giorno non fosse successo nulla.

Non si può permettere che sul piano della informazione, anche attraverso lo sfruttamento di contraddizioni e disfunzioni che sono emerse in questa missione della Flottiglia, del tutto diversa rispetto alle altre che la hanno preceduta, prevalga, con la rassegnazione al diritto della forza, il progetto genocidario di Israele, al quale Trump sta garantendo totale copertura. La resistenza sarà ovunque. Per Gaza e la Palestina, per la democrazia, per la pace. I milioni di persone che nel mondo scendono in piazza per difendere il diritto ad esistere del popolo palestinese, difendono anche le residue possibilità di vivere nel rispetto dello Stato di diritto, attaccato da autocrazie e populismi, e di ridurre i rischi di una guerra totale, oggi sempre più vicina. Non saranno certo episodi isolati, o polemiche interne, comunque inevitabili, che potranno spegnere un gigantesco impegno costituente, mirato a nuove solidarietà internazionali ed alla difesa dei diritti fondamentali della persona, in qualunque tempo ed in qualunque luogo si trovi.


*Dichiarazione del Ministro Crosetto*

Roma, 24 settembre 2025

“In merito all’attacco subito nelle scorse ore dalle imbarcazioni della Sumud Flotilla, a bordo delle quali si trovano anche cittadini italiani, condotto mediante l’impiego di droni da parte di autori al momento non identificati, non si può che esprimere la più dura condanna. In democrazia anche le manifestazioni e le forme di protesta devono essere tutelate quando si svolgono nel rispetto delle norme del diritto internazionale e senza ricorso alla violenza.

Per garantire assistenza ai cittadini italiani presenti sulla “Flotilla”, questa notte alle 03.50, pur essendo in Estonia, dopo un confronto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, dopo aver condotto una valutazione (veloce e sommaria) dell’accaduto, mi sono sentito con il Presidente del Consiglio ed ho autorizzato l’intervento immediato della fregata multiruolo Fasan della Marina Militare, che era in navigazione a Nord di Creta, nell’ambito dell’operazione Mare Sicuro, che sta già dirigendo verso l’area per eventuale attività di soccorso.

Di questa decisione sono stati informati l’Addetto militare israeliano in Italia, il nostro Ambasciatore e l’Addetto militare a Tel Aviv e l’Unità di Crisi della Farnesina”.


La prova di un piano concordato tra la Meloni e Netanyahu. Per entrambi il blocco navale sarebbe “legittimo”.

24 settembre 2025

Dal sito di Repubblica.it

16:44

Fonti sulla Flotilla: “Tajani lavora per l’ingresso degli aiuti a Gaza”

18:52

Meloni: “Sulla mediazione aspettiamo la risposta della Flotilla”

20:58

Israele: “La Flotilla accetti la proposta sugli aiuti in un Paese vicino”

“Abbiamo un’altra proposta per la Flotilla Hamas-Sumud: se non si tratta di provocazione e di servire Hamas, siete liberi di scaricare qualsiasi aiuto in vostro possesso in qualsiasi porto di un Paese vicino, al di fuori di Israele, da cui possa essere trasferito pacificamente a Gaza. Israele non permetterà alle navi di entrare in una zona di combattimento attiva e non permetterà la violazione di un blocco navale legittimo. Si tratta di aiuti o di provocazione?”. Lo scrive su X il ministero degli Esteri israeliano.”


JACOBIN ITALIA

24 settembre 2025

Lezioni di nonviolenza da chi giustifica il genocidio

Politici e opinionisti impartiscono sermoni su come si lotta per Gaza. Ma di fronte al massacro in corso le parole di chi finora lo ha ignorato risultano particolarmente vuote


COMUNICATO STAMPA

24 settembre 2025

LA LIFE SUPPORT DI EMERGENCY IN NAVIGAZIONE CON FLOTILLA TESTIMONE DELL’AGGRESSIONE CON DRONI DI QUESTA NOTTE

ANABEL MONTES MIER, CAPOMISSIONE DELLA LIFE SUPPORT: “ABBIAMO VISTO UN’ALTA PRESENZA DI DRONI E I FLASH DELLE ESPLOSIONI. CONDANNIAMO FORTEMENTE QUALUNQUE ATTO DI VIOLENZA O ATTACCO ALLA FLOTILLA”

LUCA RADAELLI, INFERMIERE A BORDO:

“ABBIAMO FATTO UN RIFORNIMENTO DI ACQUA E CIBO, STIAMO INTERVENENDO PER UNA RICHIESTA MEDICA NON LEGATA ALL’ATTACCO E RESTIAMO A DISPOSIZIONE PER EVENTUALI INTERVENTI TECNICI”

24 settembre 2025. La Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, che sta accompagnando la Global Sumud Flotilla con il ruolo di nave osservatrice e di supporto medico e logistico stanotte è stata testimone degli attacchi con droni subiti da diverse barche della flotta. EMERGENCY condanna fermamente questo come ogni atto di violenza, tanto più considerando che è stato compiuto contro una missione umanitaria. La Global Sumud Flotilla è infatti la più grande missione umanitaria marittima civile promossa per portare aiuti a Gaza e aprire un corridoio umanitario, ed è stata attacca nella notte con droni, bombe sonore e spray urticanti.

“Questa notte mentre navigavamo in acque internazionali la Life Support è stata testimone dell’attacco a diverse barche della Global Sumud Flotilla: dal ponte di comando abbiamo visto un’alta presenza di droni nell’area che si sono avvicinati da diverse direzioni e i flash delle esplosioni che hanno colpito diverse barche – spiega Anabel Monte Mier, Capomissione della Life Support di EMERGENCY -. La Flotilla ci ha riferito che nessuna persona è stata ferita, ma sono state danneggiate alcune barche. Ricordiamo che questa è una missione umanitaria non violenta e condanniamo fortemente qualunque atto di violenza o attacco alla Flotilla”.

La nave della Ong, che nei giorni scorsi aveva già fornito assistenza tecnica e sanitaria ad alcune delle imbarcazioni della Flotilla, da oggi inizia anche il fornimento di acqua e cibo per le barche che hanno esaurito le loro scorte. In particolare, ha fatto una prima consegna di viveri e acqua, tramite il proprio rhib, alla Alma, che a sua volta li distribuirà alle 11 barche che ne avevano fatto richiesta.

Come spiega Luca Radaelli, infermiere a bordo della Life Support di EMERGENCY: “Nonostante quello che è successo questa notte noi stiamo continuando a fare il nostro lavoro: al momento stiamo distribuendo acqua, viveri e beni di prima necessità alle imbarcazioni della flottiglia, uno dei nostri rhib è in acqua per rispondere a una richiesta sanitaria non legata all’attacco di stanotte. Inoltre, siamo disponibili ad intervenire anche con il nostro secondo rhib per dare supporto tecnico o sanitario alle barche che dovessero avere bisogno, come abbia fatto anche nei giorni scorsi.”

EMERGENCY, presente a Gaza con due progetti sanitari da agosto 2024, ricorda inoltre i motivi che hanno spinto tante persone ad attivarsi con la Global Sumud Flotilla.

“A Gaza la popolazione vive una situazione drammatica e fuori dal diritto internazionale che continua a peggiorare di giorno in giorno, mancano cibo, acqua, medicinali, si susseguono bombardamenti e ordini di evacuazione. Lo testimoniano quotidianamente anche i nostri operatori impegnati nelle cliniche di Al-Qarara e ad Al-Mawasi nella Striscia – conclude la Capomissione della Life Support –. Ecco perché EMERGENCY non poteva non partecipare a questa missione, che è forse la più grande missione marittima umanitaria promossa dalla società civile di fronte all’inerzia e all’inadeguatezza della politica”.

La Life Support di EMERGENCY è operativa dal dicembre 2022 e da allora ad oggi ha soccorso oltre tremila persone in 36 missioni nel Mediterraneo Centrale. Per la Flotilla naviga con un equipaggio di 29 persone formato da medici, infermieri, soccorritori, mediatori culturali, logisti e marittimi.


IL GOVERNO MELONI HA GIA’ DECISO: SEMPRE DALLA PARTE DI ISRAELE

Le ultime dichiarazioni di Giorgia Meloni chiariscono il senso dell’invio di una nave militare italiana, come parte di un piano concordato per delegittimare la missione della Global Sumud Flotilla e porre un preciso limite alla sua area di intervento, se non ariveranno prima i droni di Israele. La Meloni chiarisce che il blocco navale imposto da israele sarebbe “legittimo”, e che la Global Sumud Flottilla, definita “irresponsabile”, deve essere “indirizzata” a Cipro, dove dovrebbe fermarsi, poi dovranno pensarci altri a portare gli aiuti a Gaza. La presidente del consiglio attacca i parlamentari italiani a bordo, parla di “zona di guerra”, dove ormai c’è soltanto l’annientamento di una popolazione civile, nella prospettiva di una deportazione di massa, e dà la cifra del cinismo e della bassezza morale di questo governo. Intanto a Gaza continua il genocidio. Con la quotidiana strage di bambini. L’invio di una nave militare e’ solo un operazione di facciata, per eventuali soccorsi, ma anche per coprire responsabilita’ politiche e complicita’ in crimini di guerra. Si conferma la politica italiana di sostegno a Netanyahu, si imbroglia sulla proposta, ancora oggetto di un rinvio, per il riconoscimento di uno Stato palestinese, continuano i rifornimenti di armi e il rapporti commerciali, come se non stesse accadendo nulla.


IL POST

24 settembre 2025

Meloni ha definito «irresponsabile» la Global Sumud Flotilla

E ha detto che «non c’è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare degli aiuti a Gaza»


FANPAGE

24 settembre 2025

Meloni dà la colpa alla Flotilla dopo l’attacco dei droni: “Vogliono crearci problemi, irresponsabili”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a New York per l’Assemblea generale dell’Onu, ha parlato ai cronisti della Global Sumud Flotilla in viaggio per Gaza, colpita questa notte da numerosi droni. “Ferma condanna” degli attacchi, ma “non c’è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra” per consegnare aiuti: è “gratuito, pericoloso, irresponsabile”, secondo Meloni.


GIURISTI PER LA PALESTINA

Diffida urgente a seguito dichiarazioni del Ministro Tajani

Settembre 24, 2025

Il Ministro degli Esteri con una sua dichiarazione ha di fatto riconosciuto il diritto del Governo Israeliano di effettuare il blocco, di fermare, sequestrare, arrestare i membri degli equipaggi. Questo comportamento costituisce una complicità nei crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità che Israele sta compiendo, che si commettano anche con l’affamamento della popolazione e il blocco. Diffidiamo a fare quanto necessario per proteggere realmente la flotilla e i suoi membri e per cessare ogni concorso in quei crimini.

Azioni in difesa della Flotilla

Signora
Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Giorgia Meloni

Al Signor
Ministro della Difesa
On. Guido Crosetto

Al Signor
Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
On. Antonio Tajani

Al sig.
Ambasciatore Luca Ferrari
Ambasciata d’Italia in Tel Aviv

I sottoscritto avv. Stefano Andrade Fajardo del Foro di Verona, avv. Michela Arricale del Foro di Avellino, avv. Fausto Gianelli del Foro di Modena, avv. Claudio Giangiacomo del Foro di Roma, avv. Fabio Marcelli del Foro di Velletri, prof. Ugo Mattei, Professore Ordinario di Diritto Civile presso l’Università degli Studi di Torino, avv. Gilberto Pagani del Foro di Milano, avv.a Michela Poletti del Foro di Massa Carrara, avv. Luca Saltalamacchia del Foro di Napoli, avv. Gianluca Vitale del Foro di Torino, tutti rappresentati dall’avv. Gianluca Vitale e presso il suo studio domiciliati ai fini del presente atto, come da mandato al deposito in data 2 settembre 2025,

premesso che:
è fatto notorio che decine di imbarcazioni civili, componenti la cd Global Sumud Flotilla, sono in navigazione verso le coste di Gaza, alcune anche partite dall’Italia e/o battenti bandiera italiana, e che comunque vedono imbarcati diversi cittadini italiani, tra cui alcuni parlamentari;
scopo di tale operazione è quello di portare cibo e beni di prima necessità alla popolazione di Gaza sfiancata da quasi due anni di aggressione da parte delle forze dell’esercito dello Stato di Israele e dal blocco alla fornitura di aiuti indipendenti decise dal Governo dello Stato di Israele;

con documento A/HRC/C/60/CRP_3 del 16 settembre 2025 la Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel, commissione indipendente istituita nel 2021 dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (di seguito “la Commissione”), ha concluso “sulla base di motivi ragionevoli, che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso e continuano a commettere i seguenti atti di genocidio nei confronti dei palestinesi nella Striscia di Gaza, ovvero (i) uccidere membri del gruppo; (ii) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; (iii) l’imposizione al gruppo di condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e ( iv) l’imposizione di misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo” (par. 252);

a tali conclusioni la Commissione perviene dopo una lunga disamina degli avvenimenti nella Striscia di Gaza successivi al 7 ottobre 2023 e dopo aver ricordato le ordinanze adottate dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) in ordine alle operazioni delle autorità dello Stato di Israele a Gaza; la Commisione rileva, inoltre, (par. 3) che “Nelle sue precedenti relazioni al Consiglio dei diritti umani e all’Assemblea generale, la Commissione ha riscontrato che le forze di sicurezza israeliane hanno commesso crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza, tra cui sterminio, tortura, stupro, violenza sessuale e altri atti disumani, trattamenti inumani, trasferimenti forzati, persecuzioni basate sul genere e la fame come metodo di guerra. Inoltre, la Commissione ha riscontrato che le
autorità israeliane hanno ( i) distrutto in parte la capacità riproduttiva dei palestinesi a Gaza come gruppo, anche imponendo misure volte a impedire le nascite; e (ii) inflitto deliberatamente condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica dei palestinesi come gruppo, entrambi atti che costituiscono genocidio ai sensi dello Statuto di Roma e della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio ( “Convenzione sul genocidio”)
”;

con riferimento in particolare al blocco degli aiuti umanitari, la Commissione riferisce di aver “riscontrato che le autorità israeliane erano consapevoli dell’elevata probabilità che le loro operazioni militari, l’imposizione di un assedio totale, compreso il blocco degli aiuti umanitari a Gaza, e la distruzione di abitazioni e di strutture sanitarie avrebbero portato alla distruzione fisica dei palestinesi, in tutto o in parte, a Gaza” (par. 144) così contribuendo tale condotta alla commissione del crimine di genocidio;

nel richiamato atto del settembre 2025 la Commissione (par. 246 ss.) ricorda anche gli obblighi incombenti sugli Stati terzi, che consistono non solo nella punizione degli atti di genocidio che siano stati commessi, ma anche nella prevenzione di tali atti, anche in assenza di uno specifico ed esplicito ordine al singolo Stato terzo da parte della ICJ (che, peraltro, con le ordinanza cautelari adottate, ha quanto meno informato gli Stati della plausibile commissione di atti di genocidio ed ha indicato la necessità di adottare misure a prevenzione della commissione di tali atti e a tutela della popolazione palestinese vittima di tali atti);
tali obblighi non possono che incombere sullo Stato italiano in quanto aderente al sistema di diritto internazionale ed alle Nazioni Unite, obbligato al rispetto delle deliberazioni della ICJ, stato parte della Convenzione sul genocidio;
tra gli obblighi da ciò derivanti vi è, dunque, anche quello di non concorrere ed anzi di prevenire, contrastare e dunque reprimere gli atti di genocidio che siano commessi, tra i quali proprio l’imposizione dell’assedio a Gaza e l’utilizzo del blocco degli aiuti umanitari e l’uso della fame (che già costituisce ex sé crimine di guerra; art. 54 del Primo Protocollo addizionale alle convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali;
art. 8, co. 2, lett. B, n. 25 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale);
incombe pertanto, sullo Stato italiano, l’obbligo di non concorrere nell’assedio di Gaza in corso e nel connesso blocco degli aiuti umanitari, facendo quanto possibile affinché eventuali beni finalizzati ad alleviare le drammatiche condizioni della popolazione di Gaza possano giungere a destinazione;
nel perseguire l’obiettivo di rompere l’assedio e di consegnare gli aiuti alla popolazione di Gaza l’operazione in corso di svolgimento da parte della Global Sumud Flotilla si svolge pertanto nel perimetro del diritto internazionale e mira a perseguire gli obiettivi indicati dalla ICJ;
in quanto ciò possa essere possibile, le Autorità italiane, oltre a non concorrere con il mantenimento dell’assedio a Gaza e all’utilizzo della fame come metodo di guerra e di annientamento della popolazione, hanno l’obbligo di favorire le operazioni della Global Sumud Flotilla e di proteggere i suoi componenti;
già in data 2 settembre 2025 gli scriventi, a fronte delle gravissime minacce mosse da alti esponenti del Governo dello Stato di Israele contro i componenti della Global Sumud Flotilla, hanno diffidato “il Governo italiano affinché attivi, senza ulteriori ritardi, ogni canale diplomatico per scongiurare le minacciate credibili azioni violente dell’entità sionista, che oggi si colloca in definitiva e apparentemente irrimediabile violazione della legalità internazionale, assicurando inoltre adeguata protezione anche mediante la marina militare (come avviene in altre aree marine a protezione dei natanti contro atti di pirateria)”.
a seguito di tale diffida nessuna comunicazione è pervenuta agli scriventi da parte delle Autorità cui era rivolta;

recentemente il Ministro degli Esteri on. Tajani avrebbe dichiarato di aver “chiesto al Governo israeliano di tutelare i nostri cittadini e soprattutto i parlamentari (…). Poi bisogna vedere cosa fa la flottiglia: se per gli israeliani commette un reato, il rischio è quello del fermo e dell’espulsione (…)”; ancora, il Ministro avrebbe concluso che “noi ci siamo raccomandati di tutelare i nostri cittadini, di più non possiamo fare. Non possiamo dichiarare guerra a Israele e accompagnare con la Marina militare a flottiglia e violare il blocco navale israeliano”;
ove rispondenti al vero, tali affermazioni sarebbero dimostrative della volontà del Governo italiano di non garantire adeguata protezione diplomatica ai membri italiani della flotilla (tale non potendo ritenersi una semplice richiesta di tutelare i nostri cittadini) e di ritenere di dover supinamente accogliere come legittima ogni decisione delle Autorità dello Stato di Israele in merito al trattamento dei componenti la flotilla come pienamente legittimo (ivi compreso nel caso in cui essi vengano ritenuti, in quanto autori di un tentativo di violazione del blocco per portare aiuti umanitari, alla stregua di terroristi, e come tali sottoposti al conseguente trattamento giudiziario e penitenziario, come ampiamente dichiarato e minacciato dalle massime autorità del Governo dello Stato di Israele);
esse, inoltre, paleserebbero che il Ministro degli Esteri ritenga anche il blocco navale operato dalle Autorità dello Stato di Israele come pienamente legittimo;
oltre a quanto sopra evidenziato in ordine all’utilizzo da parte delle Autorità dello Stato di Israele del blocco degli aiuti umanitari come metodo di guerra ed elemento del crimine di genocidio, deve aggiungersi che il blocco navale (anche al di là della sua palese connessione con il crimine di guerra e con il crimine di genocidio ricordati) si palesa come del tutto illegittimo; ai sensi delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 1982, ratificata con l. 689/1994, nelle acque internazionali vige il diritto di libera navigazione (art. 87), mentre illegittima è la pretesa di qualsivoglia Stato di esercitare la propria sovranità su alcuna parte dell’alto mare (art. 89); la sovranità sul natante può, dunque, essere esercitata unicamente dallo Stato di bandiera;
sul punto deve rilevarsi come in precedenza le Autorità dello Stato di Israele si sono rese responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale, avendo abbordato con le armi natanti che si trovavano in acque internazionali, sequestrato i natanti, trattenuto ed arrestato (in passato anche ucciso) i componenti gli equipaggi, con ciò gravemente violando le disposizioni in materia di diritto della navigazione in alto mare;
a fronte di minacce di aggressioni anche armate nei confronti di natanti italiani e cittadini italiani in acque internazionali, pertanto, ben possono e devono le Autorità nazionali inviare natanti che pattuglino l’area di transito delle navi e garantiscano la loro incolumità, come già in altre occasioni accaduto (si veda, a titolo esemplificativo, l’operazione della Marina Militare nel Golfo di Guinea denominata “Gabinia”);
sulla base di tali argomentazioni e dei precedenti interventi delle autorità israeliane deve ritenersi pienamente legittima e giustificata la richiesta di adeguata protezione anche materiale alle navi della Global Sumd Flotilla, esposte al rischio di aggressione, anche in acque internazionali, da parte delle Autorità dello Stato di Israele;
quanto alla ipotetica “violazione” del blocco navale, si deve evidenziare come sia il blocco a palesarsi come del tutto illegittimo; anche a prescindere dalla questione attinente la definizione delle acque prospicienti la Striscia di Gaza come acque territoriali dello Stato di Israele ovvero sottoposte al controllo e dunque “acque territoriali” della Striscia di Gaza, infatti, tale blocco è esteso in primo luogo anche ed in maniera radicale ed assoluta al “passaggio inoffensivo” nelle acque territoriali (passaggio che, ai sensi degli artt. 18 e 19 della Convenzione sul diritto del mare, deve essere consentito liberamente dallo stato costiero), sia e soprattutto in quanto come sopra già ampiamente richiamato, tale blocco costituisce oggi condotta materiale del reato di genocidio;
occorre, in proposito, rammentare in primo luogo che la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1949 (ratificata e resa esecutiva con L. 153/1952) obblighi gli Stati Parte a prevenire e punire il reato di genocidio e la complicità nel genocidio;
inoltre, ai sensi delle disposizioni di cui alla legge 962/1967, rubricata “prevenzione e repressione del delitto di genocidio”, risponde di tale delitto (punito con la reclusione da ventiquattro a trent’anni) “Chiunque, al fine di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale, commette atti diretti a cagionare la morte o lesioni personali gravissime a persone appartenenti al gruppo (…). La stessa pena si applica a chi, allo stesso fine, sottopone persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da determinare la distruzione fisica, totale o parziale del gruppo stesso”;
l’ausilio prestato in Italia alla commissione di tali atti (materialmente commessi all’estero) ben può costituire concorso nel delitto di genocidio, atteso che in tal caso in Italia si realizzerebbe parte della condotta volitiva del delitto (l’atto materiale essendo all’estero l’imposizione del blocco e, in Italia, la sua legittimazione ed approvazione) ovvero e comunque non potrebbe che ritenersi sanzionabile sia a titolo di concorso morale atipico sia ai sensi del capoverso dell’art. 40 c.p., incombendo in capo alle autorità italiane ai sensi delle richiamate disposizioni della Convenzione l’obbligo giuridico di impedire la commissione di atti di genocidio.

Tutto quanto sopra esposto e considerato, gli scriventi, preso atto delle dichiarazioni attribuite al Ministro Tajani sopra richiamate, con la presente
ritenute le dichiarazioni ad egli attribuite, ove veritiere ed espressione delle comuni volontà delle Autorità qui in indirizzo, gravemente tese al rifiuto di fatto di adeguata tutela alle persone e alle imbarcazioni partecipanti alla Global Sumud Flotilla, e potenzialmente significative di un concorso delle predette autorità nei crimini commessi dalle Autorità dello Stato di Israele sopra richiamati,
reiterano la loro diffida ad adottare ogni misura a tutela delle persone e della legalità internazionale e a prevenzione della commissione di ulteriori atti di genocidio, precisando sin d’ora che in difetto saranno adite le competenti sedi giurisdizionali nazionali ed internazionali.

Verona, Avellino, Modena, Roma, Velletri, Milano, Massa Carrara, Napoli, Torino, 23.9.2025

avv. Stefano Andrade Fajardo
avv. Michela Arricale
avv. Fausto Gianelli
avv. Claudio Giangiacomo
avv. Fabio Marcelli
prof. Ugo Mattei
avv. Gilberto Pagani
avv.a Michela Poletti
avv. Luca Saltalamacchia
avv. Gianluca Vitale