AVVENIRE : Reportage di Nello Scavo. Aiuti-trappola e scudi umani: l’orrore senza fine di Gaza

di Fulvio Vassallo Paleologo
Di fronte al genocidio in corso nella striscia di Gaza ed alla sistematica pulizia etnica contro il popolo palestinese nell’intera Cisgiordania diventa sempre più dificile scrivere. Le parole non bastano più ad esprimere lo sdegno e la solidarietà con le vittime.
Non sorprende più il cinismo, l’indifferenza, quando non diventa aperta complicità, dei governi, di tutti i principali paesi del mondo, inclusi i paesi arabi che fanno affari con l’Occidente. L’avvento di Trump alla Casa Bianca ha sicuramente segnato un punto di svolta irreversibile, non solo in campo economico, e sul terreno delle garanzie democratiche, ma con ricadute dirette sui conflitti in corso in tante parti del globo, quella che Papa Francesco chiamava “terza guerra mondiale”. Il sostegno garantito al governo israeliano ha permesso l’avvio della “soluzione finale” per Gaza, ed un rafforzamento degli attacchi dei coloni, ormai militarizzati, nei territori occupati da Israele. Come ha affermato David Grossmann ,”Davanti a tanta sofferenza il fatto che questa crisi sia stata iniziata da Hamas il 7 ottobre è irrilevante”.
Se le stragi di innocenti perpetrate da Israele continuano a ripetersi quotidianamente, in un clima di sostanziale impunità, al di là di timidi annunci di sanzioni economiche, la responsabilità non è soltanto degli uomini di governo e dei potentati economici globali che determinano le scelte politiche di Stati che non si possono più definire “democratici”. Le responsabilità sono molto più diffuse e si annidano nelle fasce sempre più ampie di popolazione che esprime indifferenza, o aperto consenso, verso politiche di morte, ieri ed ancora oggi sperimentate ai danni del popolo migrante, ma adesso in modo ancora più evidente mirate alla soppressione di una intera popolazione civile, che nella striscia di Gaza assume i caratteri del genocidio.
Non ci saranno parole di condanna, tribunali internazionali, sempre più screditati dalla propaganda dela destra globale, movimenti di solidarietà civile, che riusciranno ad invertire nel breve periodo il corso degli eventi. Un ribaltamento dei rapporti di forza sarà possibile, forse, solo con la crisi definitiva dell’Occidente, per la “tempesta perfetta” che si annuncia sul fronte economico, sulla questione ambientale e nei rapporti di forza a livello militare. Sarà allora che le popolazioni che sostengono le destre globali scopriranno sulla propria pelle le conseguenze devastanti delle loro scelte elettorali. La svolta autoritaria che ne seguirà sarà caratterizzata da un esasperato nazionalismo. Ma nessuno potrà salvarsi da solo. Nessuno Stato e nessuna persona. Una vera alternativa basata sul recupero della solidarietà arriverà anche troppo tardi, ed il mondo intero potrebbe avviarsi verso una realtà distopica ancora oggi imprevedibile.
Purtroppo, come insegna la storia, questo ciclo sarà attraversato dalla presa di potere delle destre sovraniste e suprematiste in diversi paesi europei, con la paralisi di quello che rimane dell’Unione europea. E saranno queste forze che, una volta al potere, grazie a sistemi elettorali largamente influenzabili con il massiccio ricorso alla propaganda telematica, spingeranno verso il baratro le democrazie liberali e le istituzioni del multilateralismo, seguite all’ultimo conflitto mondiale. Lo Stato di diritto (Rule of law) e le Costituzioni democratiche del secolo scorso, intanto, vengono quotidianamente svuotate, da chi strappa le garanzie di uguaglianza, e il principio di divisione dei poteri, negando il ruolo delle organizzazioni internazionali nella tutela dei diritti umani. Una prospettiva nefasta perseguita in Italia ed in Europa.
Se non sarà la fine della Storia, sarà il tempo delle pratiche di auto-organizzazione dal basso, delle reti di solidarietà sociale, dell’impegno quotidiano silenzioso ma determinato, nei campi nei quali si riesce ad intervenire con azioni dirette alla solidarietà, tra chi oggi non può avere altra prospettiva della resistenza. Una prospettiva obbligata anche per la vaporizzazione progettuale e per la frammentazione organizzativa dei partiti della cosiddetta “sinistra”, che a livello transnazionale dovrebbero costituire una alternativa radicale ad un sistema globale repressivo basato sulla guerra e sulla crescente divaricazione tra una cerchia ristretta di privilegiati e un numero crescente di (nuovi) poveri. Tra pochi che conservano prospettive di vita per i loro figli ed incrementano la loro ricchezza, e fasce sempre più larghe della popolazione mondiale senza futuro, in condizioni servili. Le socialdemocrazie liberali, dopo avere accettato i condizionamenti delle destre, sul terreno economico, ma anche anche sul piano degli accordi con paesi che non rispettano i diritti umani, sono arrivate oggi al punto di non ritorno, al fallimento definitivo.
Per tentare di contrastare questo degrado della convivenza umana dopo anni ed anni di crisi economiche devastanti, si dovranno estendere nuove lotte sociali, tanto da spostare il consenso elettorale. Ma occorre da subito il massimo sforzo collettivo per interrompere i rapporti economici con i paesi, come Israele, che praticano la guerra come sistema ordinario di risoluzione dei conflitti internazionali. E bisognerà attivare tutti gli strumenti di controllo giurisdizionale sugli atti dei governi, salvaguardando il ruolo di garanzia delle Corti internazionali. Ruolo che dovrà essere esteso in tutti i campi, dalla lotta per la pace alle questioni sociali.
Quello che sta accadendo in Palestina, e non soltanto in questi ultimi anni, adesso con cadenze sempre più accelerate e disumane, è la proiezione anticipata di quello che in futuro succederà, se non succede già oggi, in altre parti del mondo, con un aumento esponenziale delle persone costrette a lasciare il territorio nel quale sono nate, oggetto di sistematica persecuzione, private dei beni essenziali per la sopravvivenza. Per questo le parole non bastano più, ma comunque occorrerà fare circolare tutta l’informazione possibile sui crimini contro l’umanità che continuano ad essere commessi, anche quando potrà comportare costi personali sempre più elevati.
FANPAGE
22 maggio 2025
Memorandum militare Italia-Israele, giuristi diffidano il governo italiano: “Non va rinnovato”
a cura di Antonio Musella
L’accordo sugli scambi militari si rinnoverà il prossimo 8 giugno, nella diffida dei giuristi si fa riferimento alle numerose violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Il documento è in parte coperto da segreto militare.
ANBAMED
25 magio 2025
Palestina. Appello di giornaliste e giornalisti italiani contro la congiura del silenzio
Questo appello è stato promosso dal Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente per rompere il silenzio dei media e della politica sul genocidio del popolo palestinese e per denunciare con forza la mattanza dei giornalisti e delle giornaliste a Gaza, in Cisgiordania e in Libano ad opera dell’esercito d’Israele e del suo governo oltranzista. Una “congiura del silenzio” di chi non vuol vedere e impedire al mondo di sapere. Il nostro obiettivo è di raccogliere un importante numero di firme per riaffermare il diritto-dovere alla verità e sollecitare le organizzazioni sindacali e istituzionali del giornalismo italiano a schierarsi senza incertezze contro ogni censura/autocensura alla libertà di espressione e al dovere di informazione. Una volta raccolte le firme, chiederemo la pubblicazione a pagamento dell’Appello su una intera pagina di una autorevole testata nazionale, nello stesso giorno in cui una nostra delegazione lo consegnerà nelle mani della Segretaria generale e del Presidente della Fnsi, del Segretario e del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti.
Per questo chiediamo a tutti coloro che ne condividono i contenuti di sostenere l’Appello anche attraverso una libera auto-tassazione finalizzata al miglior successo dell’iniziativa.
APPELLO
A Gaza sono stati uccisi più giornalisti in un anno e mezzo che in tutte le guerre mondiali, in Vietnam, nei Balcani e in Afghanistan messe insieme. Erano tutti palestinesi.
Non è un effetto collaterale. È una mattanza premeditata.
È un attacco mirato al diritto di informare.
Alla libertà.
Alla civiltà.
Duecentodiciassette colleghe e colleghi assassinati – forse di più – mentre indossavano il giubbotto con la scritta PRESS.
Uccisi insieme alle famiglie, ai figli, ai loro sogni e alle loro speranze di pace.
Hanno pagato il loro prezzo al diritto-dovere di servire l’opinione pubblica del mondo intero.
Ma ora più che mai è il nostro stesso silenzio a presentare il conto.
Di fronte a questa strage, era lecito attendersi un coro unanime di sdegno da parte dei nostri giornali, le nostre televisioni, le nostre radio. Ma quest’unanimità non c’è stata. Sullo sdegno ha prevalso in larga parte il silenzio, e la mistificazione della realtà secondo le veline dell’esercito israeliano e del suo governo.
Anche tra noi giornalisti, in molti tacciono per paura di essere etichettati, discriminati, isolati.
Tacciamo per non disturbare.
Questo silenzio è comodo. Ma non è muto; parla.
E non è gratis; costa.
Ogni parola taciuta allontana dalla verità e dalla storia.
E ogni verità omessa rende complici.
Complici di una strage permanente del popolo palestinese, del diritto internazionale, dei più elementari diritti umani.
Complici di un Genocidio (altrimenti definito dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres “campo dì sterminio” e su cui la Corte internazionale di Giustizia si appresta a sentenziare in base alla definizione dell’Onu del 1951).
Se non denunciamo ora, se non ci esponiamo ora, quale giornalismo difendiamo?
Chi potrà credere nel nostro mestiere?
Non i giovani reporter.
Loro guarderanno a Gaza.
Ai cronisti e alle croniste che hanno scelto di raccontare sapendo che poteva costare loro la vita. E molti, troppi, l’hanno immolata per questo.
Il nostro silenzio parla.
E un giorno griderà che abbiamo tradito la nostra missione.
Che invece di difendere le notizie, le abbiamo censurate.
Che invece di custodire la libertà, l’abbiamo abbandonata.
Che invece di difendere i diritti e la democrazia, li abbiamo sabotati.
Per questo intendiamo ribellarci a questa congiura del silenzio che soffoca verità e giustizia e disarma le coscienze.
Alziamo finalmente la testa!

ARTICOLO 21
25 maggio 2025
Da Gaza arrivano le notizie dell’ennesima, insopportabile strage di bambini, mentre un appello di giornaliste e giornalisti italiani ricorda oggi che, dentro il massacro di un popolo, c’è anche lo sterminio dei colleghi palestinesi, uccisi in un numero mai toccato in precedenti guerre. Sono fatti incontestabili, che chiedono anche all’informazione del servizio pubblico di incrementare la sua attenzione.
Serve parlarne di più e meglio nei tg e nei gr, ma soprattutto devono crescere gli spazi di approfondimento dedicati al tema: finora sono state poche le positive eccezioni che hanno rotto il silenzio”.
A sottolinearlo è il consigliere di amministrazione della Rai Roberto Natale.
“Chiediamo di parlare di più di Gaza – spiega Natale in una nota – nei giorni in cui l’informazione italiana – anche quella Rai – trabocca di notizie, interviste, ricostruzioni, confronti, supposizioni sul delitto di Garlasco. Un fatto di indubbio interesse giornalistico, un caso giudiziario complesso. Ma non può accadere – se la deontologia giornalistica ha un senso – che una vicenda privata ottenga più risalto di un enorme dramma collettivo, che sta segnando la nostra epoca. La cronaca non può trascurare la Storia. E il servizio pubblico ha tutte le risorse professionali necessarie a trattare con maggiore profondità e con il necessario equilibrio l’immane tragedia del Medio Oriente”.