Il nuovo muro di Berlino spacca la Germania e l’Unione europea

di Fulvio Vassallo Paleologo

1. Al di là delle dichiarazioni trionafalistiche del fronte dei popolari (CDU-CSU) che si apprestano a guidare il governo in Germana, e dei loro epigoni italiani, il voto tedesco ha confermato una profonda spaccatura del corpo sociale tedesco, ed europeo, che va ben oltre le percentuali elettorali. Il partito neo-nazista AFD vince in quasi tutte le regioni che in precedenza appartenevano alla DDR, con la sola eccezione della città di Berlino. La CDU è rimasta comunque al di sotto del suo obiettivo al 30 per cento e AFD, che i primi exit poll davano al 19 per cento, ha raggiunto il suo massimo, vicino al 21 per cento. La “grande coalizione” che si profila all’orizzonte potrà contare su una maggioranza risicata e avrà enormi difficoltà a governare su buona parte del paese, che ha una struttura federale che molti sottovalutano. Se si sommano i voti dell’AFD a quelli del raggruppamento BSW (“Bund Sarah Wagenknecht”) rimasto fuori dal Parlamento, nei land orientali si supera la maggioranza assoluta dei consensi espressi in favore delle destre xenofobe di diverso colore. Non si può trascurare come molte posizioni dell’AFD in materia economica e sulle politiche migratorie fossero condivise dalla coalizione rosso-bruna BSW, che pur non centrando l’obiettivo di superare la soglia del 5 per cento, ha conseguito significativi consensi in una tornata elettorale caratterizzata da una altissima affluenza (oltre l’84 per cento).

La risicata maggioranza di cui il neo cancelliere Merz potrà godere in Parlamento non permetterà una politica di recupero effettivo dei valori fondanti della democrazia in Germania, e la conciliazione auspicata della solidarietà e della sicurezza. Non è affatto escluso che in materia di immigrazione ed energia si possano ripetere interferenze da parte dell’estrema destra, che su questi temi si prepara già alle prossime scadenze elettorali. Altre intese tra popolari e AFD nei governi regionali, sul modello della remigration, o sulle politiche sociali, non sono affatto da escludere, e le prime vittime saranno gli immigrati e le loro faniglie. Subito dopo verrà il turno dei cittadini solidali e di chi si oppone alla ventata xenofoba che sta dilagando in Germania (e nel resto d’Europa). Sul fronte del conflitto in Ucraina il consenso interno verso l’accordo tra Putin e Trump, che si è consolidato soprattutto ad est, metterà a dura prova il richiamo alla “indipendenza” lanciato subito dopo la chiusura delle urme dal neo-premier in pectore Merz.

2. Il segretario della CDU Linnemann ha già lanciato la proposta di adottare uno stringato accordo di coalizione, soltanto 20 o 30 pagine, per un anno di governo e di individuare dieci grandi progetti per far fronte alla necessità di adottare decisioni immediate in materia di politica estera, della difesa, dell’ immigrazione ed economica. Si tenta di bloccare l’ascesa della destra e della sinistra, ma l’effetto più probabile delle politiche di destra/destra della CDU(CSU) in materia di immigrazione ed asilo potrebbe essere quello di costituire un trampolino di lancio per un ulteriore avanzata dell’AFD. E per un consolidamento del blocco sociale che guarda ai neo-nazisti come unica forza in grado di risolvere i problemi esistenziali avvertiti, soprattutto nella Germania est, da un ceto medio aggredito da una crescente percezione di insicurezza e da ceti popolari travolti dalla crisi economica.

Si potrà discutere per anni quanto  l’ultradestra xenofoba e suprematista di AfD sia definibile come neo-nazista, ma al di là dei documenti scritti, e delle opinioni personali, saranno le iniziative di propaganda permanente e le attività di governo nelle istituzioni locali, regionali e nazionali che ne daranno conferma. Non allarmano certo le manifestazioni di nostalgici di un passato che non può ritornare nelle forme della segregazione e dell’annientamento fisico che l’Europa ha conosciuto nel secolo scorso. Ma al di là della simbologia, il contenuto suprematista e la logica di eliiminazione su base etnica, attraverso le politiche di detenzione amministrativa e di deportazione forzata, costituiscono un rischio enorme per la democrazia, perchè sono la cifra comune della nuova internazionale nera che usufruisce di tecnologie di controllo che permettono il superamento dei principi democratici dello Stato di diritto e la sostanziale impunità nella violazione dei diritti umani.

3. Si può dunque attendere, soprattutto sul piano mediatico, e dei finanziamenti, che arriveranno anche dall’estero, un rinnovato sostegno ai partiti europei di estrema destra da parte dell’amministrazione americana, che con il discorso di Vance alla conferenza di Monaco ha segnato un punto fermo. Ma non mancheranno i contributi meno visibili di Putin che, dopo gli accordi con Orban, ha tutto l’interesse a spaccare nel profondo la Germania per demolire definitivamente quello che rimane dell’Unione europea. Di certo si può prevedere che l’estrema destra tedesca, e l’internazionale “nera” guidata da Musk e da Trump che la sostiene, metteranno al centro delle loro politiche i piani di “remigrazione” in base ai quali decine di migliaia di immigrati già regolarmente residenti, come i profughi siriani, dovrebbero essere deportati nel loro paese di origine, magari definito di nuovo come un “paese sicuro”. L’attuazione dei nuovi Regolamenti previsti dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo dello scorso anno potrebbe essere caratterizzata da una ulteriore stretta repressiva, in contrasto con le garanzie dettate, anche in materia di diritto di asilo, dalle Costituzioni nazionali.

A livello europeo potrebbero essere proprio i partiti che si accingono a governare la Germania con una grande coalizione, opponendosi all’AFD, che proporranno l’inasprimento delle politiche di esternalizzazione, il ricorso ai rimpatri di massa degli “irregolari” e l’abbattimento sostanziale del diritto di asilo e dei diritti di cittadinanza degli stranieri. Politiche che anche in Germania accenderanno lo scontro tra i decisori politici e la giurisdizione e potrebbero portare, come in Italia, ad un ridimensionamento della indipendenza della magistratura a tutto vantaggio dei poteri dell’esecutivo. Su questo potrà rinnovarsi la convergenza delle destre europee con gli Stati Uniti. L’abbattimento dei sistemi di controllo giurisdizionale è tra gli obiettivi principali della internazionale nera guidata da Trump e da Musk, che sostiene in Germania la AFD ed in Italia Giorgia Meloni.

4. Sul terreno della comunicazione e sulla partecipazione a livello locale sono emersi gli unici segnali positivi che vengono dalle elezioni tedesche, con la enorme mobilitazione della giovane sinistra che ha ribaltato le previsioni, è riuscita ad incrementare i consensi della Linke, data per spacciata pochi mesi fa, e soprattutto ha posto fine al tentativo di sinistra “suprematista” del raggruppamento BSW di Sahra Wagenknecht, rimasto fuori per un soffio dal Parlamento nazionale, ma che adesso minaccia una serie di ricorsi. La forte partecipazione di massa al voto ha segnato la sconfitta di chi da sinistra si era apertamente schierato con Putin, criticando le politiche di accoglienza dei rifugiati, o di chi, come i liberali, avevano votato con AFD una legge apertamente discriminatoria contro i migranti.

Il quadro democratico stabilito dalla Costituzione tedesca, dunque, non sarà stravolto nell’immediato dalla AFD, ma la portata sostanziale dei diritti fondamentali riconosciuti alle persone migranti sarà fortemente e progressivamente erosa. Con il rischio che si aggravi e diventi irreversibile il circuito vizioso tra tagli allo Stato sociale, misure repressive e caccia agli stranieri, individuati come capro espiatorio per la crisi economica e la insicurezza avvertita dai cittadini. Non è certo il tempo per l’entusiasmo come se si fosse scampato un pericolo, una posizione che non aiuta a compredere la portata dell’attacco delle destre globali ed i conseguenti rischi di conflitto sociale e di guerra su scala globale.

La mobilitazione dell’opinione pubblica democratica deve intensificarsi ancora ed estendersi a livello internazionale. La questione migratoria costituirà il principale terreno di scontro ancora nei prossimi anni ed occorre dimostrare come i problemi dei cittadini europei non dipendono dagli arrivi di richiedenti asilo, o dalla mancata espulsione dei cd. irregolari. Qualunque soluzione di stampo meramente securitario non farà altro che favorire la corsa della destra più estrema verso la conquista della maggioranza di governo alle prossime elezioni, che in Germania potrebbero essere più vicine di quanto non si pensi oggi. Sul terreno economico, in quella economia di guerra che si prospetta in tutta Europa, sarà ben difficile che la nuova maggioranza tedesca possa affrontare riforme sulle politiche di bilancio che richiederebbero modifiche costituzionali che il blocco nero dell’opposizione di estrema destra potrebbe facilmente impedire ad oltranza. Di certo non si affronteranno i temi della giustizia sociale e della redistribuzione della ricchezza su scala globale ed a livello nazionale. Per ridurre i limiti costituzionali alla crescita del debito pubblico, che rischia di essere finalizzato all’aumento degli armamenti e non a misure di impronta sociale, si ricorrerà probabilmente all’espediente di una norma approvata entro marzo dal vecchio parlamento attualmente in carica, perchè la consistente opposizione dell’AFD non permetterà in futuro alcuna modifica costituzionale in questa direzione. Anche la politica economica, come le politiche migratorie, appare orientata verso scenari di guerra permanente e di militarizzazione delle frontiere nei quali l’estrema destra nazionalista potrebbe ancora aumentare i propri consensi.

5. Rimane tutto da costruire un forte impegno di pace perchè non sia la guerra, come nel secolo scorso, lo sbocco obbligato, a porre fine ai tentativi della destra estrema di conquistare il potere negli Stati membri dell’Unione europea, sfruttando gli spazi democratici ancora garantiti dalle grandi costituzioni nazionali. Gli accordi tra Trump e Putin sull’Ucraina, ed il sostegno ancora più intenso che Israele sta continuando ad ottenere dall’amministrazione americana ai piani di “pulizia etnica” non solo a Gaza, ma nell’intera Cisgiordania, rendono sempre più precaria, ed isolata, la posizione dell’Unione europea, già divisa all’interno, con partiti come l’AFD sui quali contano Musk e Trump, oltre che su Orban, per demolire definitivamente le prospettive di un soggetto politico ed economico autonomo tra gli Stati Uniti e la Russia. E’ evidente come, in nome del libero mercato e della “libertà di espressione” trumpiana, fino alla legittimazione delle politiche suprematiste e segregazioniste, i tentativi di influenzare le elezioni nei principali paesi europei si intensificheranno ancora di più in futuro. Occorrerà difendersi sul piano della legislazione, e delle iniziative giudiziarie e politiche di denuncia di tutti i tentativi di condizionamento della libertà di espressione e della libertà di associazione.

6. La democrazia liberale non si potrà difendere aumentando la spesa militare con la costituzione di un esercito europeo o con il modello repressivo israeliano adottato su scala globale attraverso sistemi di sorveglianza come Paragon, legittimando pratiche di deportazione e di guerra alle popolazioni civili come quelle praticate in terra di Palestina. Desta allarme il primo atto ufficiale in politica estera da parte di Merz, prima ancora della sua investitura come cancelliere, con un voto del Parlamento. Il leader conservatore della CDU/CSU appena vincitore delle elezioni, ha affermato che intende invitare il premier Netanyahu per una visita ufficiale, nonostante il mandato di arresto della Corte Penale internazionale nei confronti del leader israeliano. Netanyahu ha dichiarato di essersi congratulato con lui per il suo successo, e Merz gli ha rivolto un invito ufficiale in Germania in “aperta sfida alla scandalosa decisione della Corte penale internazionale di etichettare il Primo Ministro come criminale di guerra”. Se questo è l’inizio, non si vede ancora quale potrà essere il ruolo della Germania nella difesa della legalità internazionale e delle istituzioni europee e sovranazionali.

7. Per combattere una guerra all’Europa che è già in corso, come guerra alla democrazia in Europa, anche se nessuno la ha dichiarata formalmente, occorre avere chiari quali sono gli avversari, quali saranno i terreni dello scontro e quali alleanze costruire. Il resto dipenderà dal livello della partecipazione dei cittadini e dalle barriere di autodifesa della democrazia costituzionale che sarà possibile costruire a livello locale, per impedire un devastante successo delle destre nazionaliste alle prossime scadenze elettorali. Occorre individuare al più presto un percorso democratico di ritorno alla partecipazione, fino al livello nazionale ed europeo. Non si tratta più di costruire soltanto un “cordone sanitario” contro i partiti di estrema destra, come si è riusciti a fare in Germania, ma come è ormai impossibile in Italia, occorre battere ovunque l’astensionsmo, sconfitto in Germania ma ancora forte in Italia e negli altri paesi europei. Si dovrà aggregare in Europa un nuovo blocco sociale ed una robusta coalizione politica, che siano in grado di recuperare i valori della solidarietà e della pace, con le garanzie dello Stato di diritto, il ripristino del Diritto internazionale ed il rilancio del ruolo delle Nazioni Unite attraverso il superamento del diritto di veto.


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“La campagna elettorale è stata divisiva e velenosa per la nostra società. A rendere sicura la nostra coesistenza non sono il sospetto e l’agitazione razzista ma gli impegni per i valori fondamentali della nostra società: i diritti umani inalienabili. Per questo, chiediamo a tutti i partiti impegnati a formare un governo di riconoscere la non negoziabilità dei diritti umani e del diritto internazionale”.

“Il prossimo governo dovrà agire per costruire una forte società civile, porre fine ai dibattiti misantropi e rafforzare il diritto internazionale e le istituzioni che lo sostengono”.

“Nelle ultime settimane, in Germania è emersa una grande ondata di solidarietà. Ora più che mai, le persone attiviste che stanno dalla parte dei diritti umani e contro razzismo e discriminazione hanno bisogno del nostro sostegno. Dobbiamo assicurare che questa ondata di solidarietà non rifluisca, dobbiamo rimanere persone unite e attive. Dobbiamo mostrare il nostro impegno per lo stato di diritto e per i diritti umani in ogni luogo: nei nostri quartieri, nei nostri luoghi di lavoro, nelle nostre abitazioni”.