Atto di accusa della Corte penale internazionale smentisce le menzogne del governo Meloni sul caso Almasri

di Fulvio Vassallo Paleologo

ABSTRACT

La Procura della CPI ha chiesto “alla Camera preliminare di accertare l’inosservanza dell’articolo 87, comma 7, nei confronti della Repubblica Italiana per il rilascio di Almasri NJEEM” e di adire l’Assemblea degli Stati Parte (“ASP”) e/o il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (“UNSC”). Si osserva come “il fatto che le autorità competenti non hanno adottato le necessarie misure di coordinamento interno non è di per sé una valida giustificazione per non intraprendere l’azione richiesta”. La ritardata trasmissione delle richieste al ministero della Giustizia e il mancato coordinamento interno tra le autorità competenti “equivale a un fallimento nell’ottemperare alla richiesta di collaborazione ex articolo 87, comma 7”. Secondo questa Procura, l’inadempienza dell’Italia è stata sufficientemente grave da impedire alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri. Inoltre, la mancata esecuzione da parte dell’Italia degli ordini di arresto e di sequestro ha compromesso la capacità della Corte di indagare maggiormente sulla situazione in Libia in generale, compresa la rete di potenziali complici e finanziatori di NJEEM/Almasri. Il mancato rispetto da parte dell’Italia dei suoi doveri di collaborazione con la Corte dell’Aja ha esposto le vittime e i testimoni, nonché le loro famiglie, a un potenziale grave rischio di danni. La Camera preliminare della CPI, il 17 febbraio scorso, ha invitato pertanto l’Italia a presentare entro 30 giorni osservazioni sulla mancata consegna di Almasri alla Corte.

Occorre anche ricordare che presso la Corte Penale internazionale, il 5 febbraio scorso veniva depositata una denuncia per conto di una vittima di Almasri, con richiesta di avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma, nei confronti di Giorgia Meloni, di Carlo Nordio e di Matteo Piantedosi. Per gli avvocati di Front-LEX, ” il comportamento deliberatamente passivo del Ministero della Giustizia quando il tempo era assolutamente essenziale rivela che, per usare un eufemismo, ottemperare alla richiesta della Corte non rientrava certo tra le priorità del suo ufficio”. Inoltre, ” la decisione del ministro dell’Interno di espellere immediatamente Elmasry, impedendo così l’ancora eventuale correzione delle presunte irregolarità procedurali nell’arresto, e il suo trasferimento immediato a Tripoli a bordo di un volo militare la cui partenza non poteva che avvenire su autorizzazione al massimo livello governativo, completano il quadro di quanto sembra equivalere ad una decisione politica deliberata di consentire la fuga del sospettato”. Meloni, Piantedosi e Nordio avrebbero abusato dei loro poteri esecutivi per sfidare le regole internazionali e gli obblighi nazionali di consegnare Al-Masri alla Corte penale internazionale, e in questo modo avrebbero ostacolato l’amministrazione della giustizia ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma.

Sul caso Almasri sta indagando anche il Tribunale di ministri che ha richiesto al governo una serie di spiegazioni. Ma l’esito di questa indagine è scontato, a fronte della maggioranza di governo che in ogni caso si pronuncerà contro l’avvio di un processo penale nei confronti della Meloni, di Nordio e di Piantedosi.

In tempi nei quali le sorti del diritto internazionale appaiono sempre più buie e sostanzialmente rimesse al ricatto politico, militare ed economico dei paesi più forti, con un definitivo svilimento del multilateralismo e delle Nazioni Unite, una mancata sanzione del comportamento delle autorità italiane potrebbe legittimare definitivamente una totale impunità per accordi bilaterali e prassi di cooperazione operativa che hanno già prodotto troppe vittime, in territorio libico, e poi nelle acque del Mediterraneo centrale. Vedremo se, in un momento in cui la giustizia internazionale è sottoposta ad un attacco furibondo da parte delle destre sovraniste e populiste, la Corte Penale inernazionale riuscirà, almeno sul caso Almasri, a portare avanti le sue indagini nei confronti dello Stato italiano, se non a sanzionare singoli componenti del governo.

Anche se oggi sembrano prevalere su scala globale posizioni favorevoli a legittimare la violazione dei trattati internazionali e delle leggi nazionali per difendere i confini o garantire la sicurezza dei cittadini, con gli scarsi risultati che vediamo, presto tutti dovranno rendersi conto sulla propria pelle di quanto il ricorso ad un doppio standard di tutela dei diritti umani possa comportare su scala globale una rottura del principio di uguaglianza e delle regole dello Stato di diritto che non si limita soltanto alle persone migranti. Ma che può accrescere il conflitto sociale, la violenza diffusa e l’espansione di reti criminali, che così ricevono sostegno proprio da quelle forze che a parole dichiarano di volere soltanto la legalità al massimo livello, e nell’intero “globo terracqueo”. Di certo le autorità italiane, dopo anni di collaborazione e di complicità in crimini contro l’umanità, in Libia ed in altri paesi di transito, questa legalità non hanno saputo affermarla neppure a Tripoli, e la vicenda Almasri lo conferma senza possibilità di smentita.

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1. Dopo settimane nelle quali diversi esponenti di governo avevano negato l’apertura di indagini da parte della Corte Penale internazionale,il 16 febbraio scorso la Camera preliminare della CPI ha rivolto un invito alla Repubblica Italiana (“Italia”) a presentare osservazioni per spiegare la mancata consegna di Osama Elmasry/Almasri Njeem alla Corte dopo il suo arresto in territorio italiano. Il giorno successivo la Camera preliminare I (“Sezione”) ha stabilito che l’arresto e il rilascio e trasferimento di Osama Elmasry / Almasri NJEEM in Libia da parte della Repubblica italiana “autorizza a determinare […] se sia appropriato procedere ad una formale constatazione di inottemperanza” ai sensi dell’articolo 87, comma 7, dello Statuto di Roma”. L’Italia è stata quindi invitata a presentare entro il prossimo 17 marzo osservazioni in merito al mancato rispetto della richiesta di collaborazione relativa alla perquisizione e al sequestro dei materiali rinvenuti addosso o nei pressi di Almasri. Osservazioni che dovranno essere depositate in una delle lingue di lavoro della Corte, dopo che il ministro Nordio nelle prime contraddittorie dichiarazioni rese in Parlamento aveva affermato che tra i motivi del ritardo delle sue decisioni sarebbe rientrata anche la necessità di tradurre dall’inglese la richiesta di arresto.

2. Venerdì 21 febbraio la Procura della CPI ha chiesto “di accertare l’inosservanza dell’articolo 87, comma 7, nei confronti della Repubblica Italiana per il rilascio Almasri NJEEM”.e di adire l’Assemblea degli Stati Parte (“ASP”) e/o il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (“UNSC”). La Procura della CPI rileva come la decisione del Ministero della Giustizia di non trasmettere le richieste di arresto e sequestro al Procuratore generale della Corte di Appello di Roma il 20 gennaio 2025, come previsto dallo Statuto nonché dagli articoli 4 e 11 della Legge n. 237/2012, costituisce una mancata ottemperanza ad una richiesta di collaborazione proveniente dalla Corte dell’Aja ai sensi dell’articolo 87.

3. La stessa Procura della Corte richiama tutti gli argomenti difensivi abbozzati dal governo italiano per sostenere la ricorrenza di vizi procedurali che avrebbero portato al rilascio di Almasri e quindi alla sua espulsione con accompagnamento a Tripoli su un volo di Stato. L’Italia aveva individuato due presunte criticità: la presunta ’incertezza riguardo al momento della commissione dei reati e, la “perplessità” sollevata sulla opinione dissenziente dal giudice María del Socorro Flores Liera. Per la Procura della Corte dell’Aja, “anche supponendo che esistessero queste criticità, cosa che non è vero, l’Italia non ha proceduto alla consultazione con la Corte per risolverli”. Infatti ai sensi dell’articolo 97 dello Statuto di Roma “quando uno Stato parte riceve una richiesta […] in relazione alla quale identifica problemi che potrebbero ostacolare o impedire l’esecuzione della richiesta, detto Stato consulta la Corte senza indugio per risolvere la questione”. L’Italia non solo non è riuscita a contattare tempestivamente la Corte per risolvere i presunti problemi, ma non ne ha neppure menzionato l’esistenza, come espressamente richiesto. Se l’Italia avesse consultato la Corte sui presunti problemi riscontrati nell’ordine di arresto, questi avrebbero potuto essere individuati e risolti entro il 20 gennaio 2025. E dunque Il Ministero della Giustizia avrebbe avuto il tempo di trasmettere le richieste giunte dalla Corte dell’Aja al Procuratore Generale e ala Corte d’Appello di Roma, che avrebbe potuto ordinare nuovamente la detenzione di Almasri ai sensi dell’articolo 11 del la Legge n. 237/2012

La Procura della Corte Penale internazionale critica la decisione dell’Italia di espellere NJEEM/Almasri ai sensi dell’articolo 13, paragrafo 1, del Testo Unico in materia di immigrazione (D. Lgs. 286/1998) perché, alla luce del mandato di arresto della CPI, era troppo pericoloso per restare sul territorio italiano. Decisione che non è mai stata comunicata alla Corte, nonostante fosse stata presa già la mattina del 21 gennaio, poche ore prima che NJEEM/Almasri fosse rilasciato. Anche in questo caso si richiamano le prime contraddittorie dichiarazioni rese dal minitro dell’interno Piantedosi in Parlamento, secondo cui “la preparazione del aereo già la mattina del 21 gennaio fa parte di quelle iniziative preventive, e quindi aperta a qualsiasi scenario”. La Procura della CPI osserva che se l’Italia fosse stata “aperta a qualsiasi scenario”, avrebbe dovuto procedere al rilascio di Almasri dopo essersi consultata con la Corte ai sensi dell’articolo 97 e avere compiuto sforzi ragionevoli per risolvere il problema individuando un paese terzo di destinazione. La Procura della CPI afferma quindi che ” Il trasferimento di Almasri da parte dell’Italia in Libia senza alcuna consultazione con la Corte, richiesta ai sensi dell’articolo 97 dello Statuto costituisce inadempimento alla richiesta di cooperazione ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 7″.

4. Sulla base di questi fatti, la Procura ha quindi chiesto alla Camera preliminare della CPI di accertare l’inottemperanza ex art. 87, comma 7, dello Statuto di Roma, nei confronti della Repubblica Italiana perché non ha attuato il mandato di arresto della Corte per NJEEM/Almasri in modo da impedire alla Corte di esercitare le sue funzioni e i suoi poteri previsti dallo Statuto. La stessa Procura sostiene poi che il mancato rispetto da parte dell’Italia del suo dovere di cooperazione con la Corte dovrebbe essere deferito all’Assemblea degli Stati parte (ASP) e/o al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 7, rilevando che l’inadempienza dell’Italia è stata particolarmente grave e potrebbe essere affrontata al meglio dall’ASP e/o dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo il Procuratore Khan, l’inadempienza sembra aver coinvolto più rami dell’ esecutivo (tra cui il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Interno) a diversi livelli gerarchici (sia operativo che livelli di leadership). In secondo luogo, l’Italia non ha fornito informazioni chiave – o ha fornite informazioni errate – alla Corte lungo il processo in quello che sembrava essere un sforzo concertato per garantire il rapido rilascio e il trasferimento di NJEEM/Almasri in Libia. Infine, dopo la liberazione, il Governo italiano non ha riconosciuto alcuna responsabilità e piuttosto ha incolpato la Corte per non aver adeguatamente assicurato NJEEM/Almasri alla giustizia.

5. Toccherà adesso alla Camera preliminare della CPI decidere se segnalare all’Assemblea degli Stati parte e/o al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il mancato rispetto da parte dell’Italia degli obblighi di cooperazione derivanti dallo Statuto di Roma e dalla legge di attuazione in Italia, Quanto sarà deciso da questa Camera sarà importante per mostrare alle vittime e ai testimoni che la Corte prende sul serio queste questioni, in quanto persone hanno fornito informazioni importanti alla Corte nonostante il potenziale rischio per la loro sicurezza e quella delle loro famiglie. Secondo la Procura della CPI, “affidare la questione all’ASP e/o all’UNSC è il percorso più appropriato per affrontare la violazione e incoraggiare la conformità dell’Italia con i suoi obblighi internazionali nei confronti della Corte in futuro”.

6. Presso la Corte Penale internazionale, il 5 febbraio scorso, veniva depositata una denuncia per conto di una vitima di Almasri, con richiesta di avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma, nei confronti di Giorgia Meloni, di Carlo Nordio e di Matteo Piantedosi. Nell’esposto presentato dagli avvocati Omer Shatz e Juan Branco dell’associazione FRONTLEX, ONG specializzata in contenzioso strategico sulle questioni legate alla migrazione, un cittadino sudanese proveniente dal Darfur con status di rifugiato in Francia ha denunciato che sua moglie, lui stesso e innumerevoli membri del gruppo preso di mira di cui fa parte (“migranti”), sono state vittime di numerosi e continui crimini della CPI, perpetrati da cittadini italiani e altri cittadini degli Stati parti dello Statuto di Roma, nel Mediterraneo centrale e in Libia, dal 2015 ad oggi.

Il denunciante sostiene, tra l’altro, che le auorità italiane chiamate in causa avrebbero impedito ad Al-Masri di fornire informazioni sul suo coinvolgimento nei crimini di cui è accusato, e quindi a nasconderli senza garantire che questi crimini non continuino ininterrottamente, operando in modo da interferire con le indagini. I contenuti della denuncia corrispondono quindi all’atto di accusa del procuratore della CPI e ne integrano la portata sul piano probatorio.

7. Nella denuncia presentata dagli avvocati Shatz e Branco nei confronti della presidente del Consiglio Meloni e dei ministri Nordio e Piantedosi, si rileva come “anche se la CPI ha esplicitamente chiesto loro di essere informati di qualsiasi difficoltà incontrata
nel corso del processo gli indagati si sono astenuti intenzionalmente dal denunciare al Tribunale l’accaduto (“senza preavviso o consultazione”)”. E, si proegue, In effetti, sembra che la CPI sia venuta a conoscenza della liberazione dai media, e solo dopo che Al-Masri non era più in Italia. Quando Al-Masri era già in Libia – paese non-stato parte dello Statuto di Roma – la Corte era ferma nella richiesta di “verifica da parte delle autorità”.

Secondo il profugo sudamese che ha sporto denuncia alla CPI, i componenti del governo italiano chiamati in causa erano consapevoli che “la consegna di Al-Masri alla Corte avrebbe dato accesso alla CPI a un testimone chiave e potenzialmente detentore di ulteriori prove sul loro coinvolgimento in crimini contro l’umanità diretti contro una popolazione civile individuata (“migranti”), commessi in base alle loro politiche statali, indipendentemente dal fatto che il gruppo sia preso di mira prima o dopo i suoi membri tentano di fuggire dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale”.

8. Secondo questo atto di accusa, Meloni, Nordio e Piantedosi avrebbero agito per frustrare procedimenti penali nazionali ed internazionali, al fine di ostacolare la presenza di un testimone… “anche attraverso la distruzione, manomissione o interferenza, nell’acquisizione delle prove”, ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma. Per lo stesso denunciante, dopo che è stato rivelato il loro piano di fare rientrare un ricercato nel suo paese d’origine, si sarebbero messi ad attaccare la CPI, la polizia italiana e persino, falsamente, i giudici italiani, sostenendo “che il Ministro della Giustizia non è stato informato e che la magistratura italiana è parziale, non indipendente e motivata politicamente, nel tentativo di eludere le indagini sulla loro condotta nel caso Al-Masri ed evitare qualsiasi responsabilità per la loro complicità in crimini contro l’umanità commessi contro i “migranti” nel settore centrale del Mediterraneo. I legali di Front-LEX, in rappreentanza del rifugiato sudanese, sulla base di quanto sopra, chiedono quindi al Procuratore di esercitare la propria giurisdizione indagando e, se necessario, perseguendo i sospettati in relazione ai delitti di cui all’articolo 7 dello Statuto di Roma.

9. In un momento nel quale la giustizia internazionale è oggetto di un attacco indiscriminato non appena osa indagare sui governi che mettono a repentaglio i diritti fondamentali delle persone e rendono sempre pià agevole configurare veri e propri crimini contro l’umanità commessi contro il popolo migrante, o nei confronti di vttime singolarmente individuabili, con accertamenti che spesso si rivelano coincidenti,non è facile prevedere quale potrà essere il risultato concreto del procedimento avviato dalla Corte Penale internazionale nei confronti dell’Italia, e della denuncia contenuta nell’esposto presentato dagli avvocati Shatz e Branco, per fatti che appaiono strettamente innervati nelle contestazioni della Procura della CPI nei confronti delle autorità di governo italiane. Sarebbe dunque auspicabile che la Corte esamini congiuntamente tutti i casi di inosservanza da parte dell’Italia ai principi sanciti dalle Convenzioni internazionali che vietano i crimini contro l’umanità, ma anche il sistematico ricorso alla tortura, ad altri trattamenti inumani o degradanti, ed alla detenzione arbitraria.

10. Iil governo Meloni ha anticipato l’assalto di Trump alla giustizia internazionale, a partire dal caso Almasri, mettendo in discussione non soltanto la giurisdizione della Corte Penale internazionale, ma attaccando anche gli avvocati e le associazioni che hanno osato rivolgersi alla Corte dell’Aja per difendere le vittime di un generale-torturatore, esponente delle milizie RADA che sembrano rivestire un ruolo determinante nei rapporti tra Italia e governo di Tripoli. Neppure il Parlamento europeo ha trovato un accordo per denunciare il comportamento delle autorità italiane che hanno consentito il ritorno trionfale in patria, con un volo di Stato, ad un noto torturatore ricercato dalla Corte Penale internazionale. Almasri rimane così una importate pedina tra le milizie che sostengono il governo amico del premier Dbeibah a Tripoli, ritenuto dalle autorità italiane come un partner essenziale delle politiche di esternailizzazione e di contrasto delle partenze, non certo della illegalità, che nei paesi nordafricani, ed in particolare in Libia, prospera tra la generale corruzione istituzionale e il campo libero lasciato sul territorio alle milizie, per lucrare sul traffico dei migranti, oltre che sulla estrazione e sulla distribuzione delle risorse energetiche.

Tocca alla società civile ed alle sue organizzazioni tenere alto il livello delle denunce e raccogliere le voci delle vittime. Chi garantisce ogni sorta di impunità agli autori di crimini contro l’umanità e di una serie innumerevole di reati comuni, dalla tortura all’omicidio, dovrà finire sul banco degli imputati, perchè non ci siano ancora vittime di generali come Almasri, che alla fine rimane uno dei tanti. Per questo vanno difese tutte le sedi della giurisdizione nazionale, oggi sotto attacco, e per questo va difesa la Corte Penale internazionale, ritenuta già una giurisdizione da abbandonare, perchè a sua volta già “colpevole”, dopo avere aperto indagini contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Gallant ed avere emesso mandati di arresto nei loro confronti.  E “colpevole”, secondo il governo italiano, di non avere inviato atti validi per l’arresto del torturatore libico Almasri, quando invece è mancata da parte del governo italiano quasiasi volontà di collaborare lealmente, con la dovuta tempestività, con la Corte dell’Aja, per superare problemi meramente formali, che alla fine hanno permesso il rientro di Almasri a Tripoli dove adesso potrà riprendere a seviziare e ad estorcere le sue vittime nei centri di detenzione che rimangono sotto il suo controllo.

Sul caso sta indagando anche il Tribunale di ministri che ha richiesto al governo una serie di spiegazioni. Ma l’esito di questa indagine è scontato, a fronte della maggioranza di governo che in ogni caso si pronuncerà contro l’avvio di un processo penale nei confronti della Meloni, di Nordio e di Piantedosi. Vedremo se, in un momento in cui, dopo i giudici nazionali, anche la giustizia internazionale è sottoposta ad un attacco furibondo da parte delle destre sovraniste e populiste, la Corte Penale inernazionale riuscirà almeno a portare avanti le sue indagini nei confronti dello Stato italiano, e soprattutto se riuscirà a rendere giustizia alle vittime, individuando anche i responsabili, diretti ed indiretti, delle violazioni dei diritti umani che gli accordi tra Stati continuano a produrre in un clima di generale impunità e, purtroppo, di sostanziale consenso nell’opinione pubblica.


RADIO RADICALE

22 gennaio

Focus di Scandura con Fulvio Vassallo Paleologo sul caso del comandante libico Al Masri


ANSA

31 gennaio 2025

L’Ue sul caso Almasri: “I Paesi cooperino con la Corte penale internazionale”

“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato gli Stati membri anche alla tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”

“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue rispondendo a una domanda sul caso Almasri.


QUOTIDIANO DI BARI

3 febbraio 2025

Caso Almasri, vittima di torture presenta denuncia contro governo italiano

(Adnkronos) – Una vittima e testimone delle torture del comandante della polizia giudiziaria libica Osama Almasri ha presentato una denuncia contro il governo italiano per “favoreggiamento” per “le condotte di Nordio, Piantedosi e Meloni” che, secondo il denunciante Lam Magok Biel Ruei “hanno sottratto il torturatore libico alla giustizia”. Nella denuncia di Lam Magok, ospite di una struttura di Baobab Experience, presentata a Roma tramite l’avvocato Francesco Romeo, si sottolinea come “l’inerzia del ministro della Giustizia, il quale avrebbe potuto e dovuto chiedere la custodia cautelare del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale, e il decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno, con l’immediata predisposizione del volo di Stato per ricondurre il ricercato in Libia, hanno consentito ad Almasri di sottrarsi all’arresto e di ritornare impunemente nel suo Paese di origine, impedendo così la celebrazione del processo a suo carico”.

“Esiste un comunicato ufficiale della Corte penale internazionale del 22 gennaio 2025 che – secondo Francesco Romeo, legale di Lam Magok – dimostra che le autorità italiane erano state non solo opportunamente informate dell’operatività del mandato di arresto, ma anche coinvolte in una precedente attività di consultazione preventiva e coordinamento volta proprio a garantire l’adeguata ricezione della richiesta della Corte e la sua attuazione. In quello stesso comunicato si riporta inoltre che le autorità italiane hanno chiesto espressamente alla Corte penale internazionale di non commentare pubblicamente l’arresto di Almasri, dimostrando, quindi, di esserne a conoscenza”. —cronacawebinfo@adnkronos.com


FANPAGE

3 febbraio 2025

Caso Almasri, denunciati avvocato Li Gotti e pm Lo Voi: Procura di Perugia apre fascicolo senza indagati

di Luca Pons


È arrivato un esposto per calunnia, vilipendio e oltraggio (tra le altre cose) contro l’avvocato Luigi Li Gotti, che ha presentato la denuncia contro Giorgia Meloni nel caso Almasri, e il pm di Roma Francesco Lo Voi. Ora, la Procura di Perugia ha aperto un fascicolo senza indagati: potrebbe procedere con le indagini o archiviare il tu


QUESTIONE GIUSTIZIA

4 febbraio 2025

La decisione ministeriale di non consegnare un sospetto criminale internazionale come legittimo atto politico discrezionale?

di Alberto di Martino


FRONT-LEX

5 febbraio 2025

Denuncia per conto di una vitima di Almasri, con richiesta di avvio del procedimento ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma, nei confronti di Giorgia Meloni, di Carlo Nordio e di Matteo Piantedosi.

Esposto presentato dagli avvocati Omer Shatz e Juan Branco (FRONT-LEX), ONG specializzata in contenzioso strategico sulle questioni legate alla migrazione,


CORRIERE DELLA SERA – ROMA

6 febbraio 2025

Caso Almasri, una denuncia alla Corte dell’Aia contro il governo italiano. La Corte: «Non c’è alcuna indagine». Nordio: «Dispiace sia libero per un errore formale»

di Valentina Santarpia

Fonti della Corte spiegano: «È una delle centinaia di denunce che arrivano alla Procura internazionale»


GIURISTI DEMOCRATICI

7 febbraio 2025

Sulla mancata esecuzione del mandato d’arresto contro il torturatore Almasri

Approfondimento a cura del Prof. Paolo De Stefani, docente di Diritto Internazionale presso il Centro di Ateneo A.Papisca- Università di Padova e Carlotta Rossato – PHD in Human Rights and Multilevel- Governance – Università di Padova, 


SISTEMA PENALE

7 febbraio 2025

Caso Almasri: il Governo in Parlamento

di Aniello Nappi

…..”Il Ministro sembra non considerare la differenza tra l’estradizione, che attiene al rapporto tra stati sovrani, e la funzione sovranazionale della Corte penale internazionale, alla quale gli stati aderenti hanno ceduto in parte la propria sovranità giurisdizionale per alcuni gravissimi reati.

Il Ministro della giustizia non ha dunque alcun ruolo di sindacato politico sulle richieste provenienti dalla Corte penale internazionale; tantomeno può avventurarsi, come ha fatto il ministro Nordio, in un sindacato per vizio di motivazione della richiesta di arresto, come se fosse egli stesso una corte di legittimità…..”


AHARAM ONLINE

Libyan minister wounded in assassination attempt

AFP , Wednesday 12 Feb 2025

Libya’s minister for cabinet affairs, Adel Juma, was wounded in an attempted assassination in the capital Tripoli on Wednesday, the Government of National Unity said in a statement.


LA REPUBBLICA

19 febbraio 2025

Caso Almasri, Li Gotti: “Il tribunale dei ministri sta indagando sugli orari del Falcon”

L’avvocato che ha presentato un esposto sulla vicenda: “Cpi chiede chiarimenti, Nordio ha un mese”


DOMANI

22 febbraio 2025

Caso Almasri, le accuse del procuratore della Cpi che ha chiesto di deferire l’Italia per inadempienza

Youssef Hassan Holgado

La non collaborazione del ministro Nordio, la mancata perquisizione del torturatore da parte delle autorità italiane e il suo rimpatrio in Libia. Il procuratore Khan accusa gravemente l’Italia che «ha esposto le vittime e i testimoni, nonché le loro famiglie, al rischio potenziale di gravi danni»

Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha chiesto formalmente di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per il rilascio del torturatore libico Osama Njeem Almasri.


AGENZIA NOVA

20 febbraio 2025

Libia: ministro Adel Juma prosegue le cure a Roma dopo il tentato omicidio a Tripoli

…” Il politico libico sta continuando il suo percorso di riabilitazione in Italia, a seguito del tentato omicidio avvenuto il 12 febbraio a Tripoli. L’attentato si è verificato mentre Jumaa lasciava il complesso residenziale “Palm City”, quando un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco sulla sua auto. Il ministro è stato colpito da otto proiettili, tre dei quali hanno provocato gravi lesioni. “L’attacco è stato pianificato nei minimi dettagli”, riferiscono fonti vicine alle indagini al sito web d’informazione “Al Wasat”, sottolineando l’uso di armi leggere e una tattica di accerchiamento che suggerisce un chiaro intento di eliminazione. Dopo un primo intervento d’urgenza all’ospedale di Abu Salim, a Tripoli, per fermare l’emorragia, Jumaa è stato trasferito in Italia per cure specialistiche. All’European Hospital di Roma dove i chirurghi hanno rimosso i proiettili e stabilizzato le condizioni del ministro con l’inserimento di placche di titanio e stent”…


IL FOGLIO

25 febbraio 2025

Il viaggio segreto del premier libico a Roma per convincere il ministro Juma a tenere la bocca chiusa

di Luca Gambardella


FILODIRITTO

27 febbraio 2025

Il rimpatrio del libico Almasri: tutte le ragioni per una seconda denuncia

Dopo la denuncia dell’Avv. Li Gotti (un grido di dolore!), ecco una nuova denuncia, tecnicamente argomentata, nei confronti della Presidente del Consiglio nonché dei Ministri della Giustizia, dell’Interno e degli Affari Esteri.


LA REPUBBLICA

28 febbraio 2025

Caso Almasri, una delle vittime: “Nel governo qualcuno ha chiesto a L’Aia di tacere sull’arresto”

di Alessia Candito

L’ipotesi di Lam Magok, uno dei rifugiati torturati nelle prigioni della Libia, e del suo avvocato, è che quella richiesta di silenzio, riferita formalmente nella nota della Corte Penale Internazionale del 22 gennaio, fosse funzionale alla liberazione

….spiega l’avvocato Romeo, “è fondamentale – secondo l’avvocato – accertare ed individuare da quale autorità sia pervenuto l’invito rivolto alla Corte a rimanere in silenzio, da chi sia venuto l’ordine di trasmettere alla Corte penale internazionale la richiesta di riservatezza e quali ragioni hanno sotteso la richiesta di non commentare pubblicamente l’arresto del generale libico”.


PRESSENZA

2 marzo 2025

Il funzionamento della Corte Penale Internazionale

Si è svolto il 28 febbraio presso la scuola di nonviolenza di Palermo, curato da Francesco Lo Cascio, un seminario sul tema del funzionamento della Corte Penale Internazionale tenuto dal Prof. Fulvio Vassallo Paleologo e dall’avv. Michele Calantropo.

Potete visionarlo qui: https://youtu.be/c63TqfADofw

Scuola di Nonviolenza 2025: il funzionamento della Corte Penale Internazionale


ANSA

ROME, 17 March 2025, 15:36

Government requests to postpone Almasri report to ICC

To wait for outcome of Tribunal of Ministers’ probe

The government has asked for more time before it presents observations requested by the International Criminal Court (ICC) on the case of Libyan General Osama Almasri, who was arrested by Italian authorities on January 19 on an ICC warrant on charges of war crimes and crimes against humanity but was released two days later and flown back to Tripoli on a State flight, ANSA has learned.

The Pre-Trial Chamber, a judicial body of the ICC, had urged Rome to provide by Monday all the information on why Almasri was not handed over to the court.
It also called on Italy to present observations over the fact that Almasri was not searched and the material in his possession was not seized.

The executive’s request is connected to the fact that it still waiting for the outcome of a probe into the case which is currently being carried out by the Tribunal of Ministers tasked with investigating cabinet members.

The Tribunal of Ministers is probing what happened between the arrest on an ICC warrant of the Libyan general at a hotel in Turin at dawn on January 19 and his return to Tripoli on a State flight following his release by the appeals court in Rome on January 21.

Almasri is wanted for allegedly torturing, raping and murdering migrants as young as five since 2015.
The release was ordered after Justice Minister Nordio did not respond to the tribunal’s request to back the arrest.
Premier Giorgia Meloni, Nordio – over his alleged refusal to perform public acts – Interior Minister Matteo Piantedosi and Cabinet Undersecretary with the intelligence brief Alfredo Mantovano are under investigation in the case after attorney Luigi Li Gotti filed a criminal complaint against them.

Li Gotti, a former centre-left justice undersecretary and earlier a neo-Fascist party member, filed the complaint to the State Attorney’s Office in Rome on presumed charges of aiding and abetting and embezzlement, due to the use of a secret services flight to take Almasri back to Libya.

Justice Minister Carlo Nordio has blamed errors in the ICC warrants, which he described as a “mess”, while Interior Minister Matteo Piantedosi has said Rome was forced to expel the general as a danger to Italy.