di Fulvio Vassallo Paleologo
Articolo aggiornato alle ore 9 di martedì 11 febbraio 2025
1. Questa volta il governo Meloni ha anticipato l’assalto di Trump alla giustizia internazionale, a partire dal caso Almasri, mettendo in discussione non soltanto la giurisdizione della Corte Penale internazionale, ma attaccando anche gli avvocati e le associazioni che hanno osato rivolgersi alla Corte dell’Aja per difendere le vittime di un generale-torturatore, esponente delle milizie RADA che sembrano rivestire un ruolo determnante nei rapporti tra Italia e governo di Tripoli. Sullo sfondo un torbido scontro all’interno dei servizi segreti italiani che utilizzano illegalmente software israeliani per sorvegliare giornalisti e difensori dei diritti umani, e che adesso si stanno spingendo fino a screditare esponenti della magistratura, come il procuratore Lo Voi, che hanno osato discostarsi dagli indirizzi di governo. Gl stessi servizi che dal 2017 in poi, sotto la guida di Minniti e dei vertici dello SCO (Servizio centrale del ministero dell’interno) hanno costruito la montatura giudiziaria dei processi contro le ONG colpevoli di soccorso, una indebita criminalizzazione della solidarietà sulla quale le destre hanno costruito per anni i loro successi elettorali, malgrado la archiviazione di tutte le accuse. Uno scenario quasi distopico, nel quale sembrano naufragare gli stati democratici fondati sulle Costituzioni nate dalle macerie della seconda guerra mondiale e sulla lotta di resistenza al nazi-fascismo. Allo stesso tempo, si sta dissolvendo l’Unione europea, sotto i colpi degli Stati “nazione” a guida sovranista, che in Europa diventano strumento dell’attacco mediatico ed economico da parte degli Stati Uniti di Trump e Musk.
2. Martedì 11 febbraio al Parlamento europeo si discuterà in sessione plenaria sulla “protezione del sistema di giustizia internazionale e le sue istituzioni, in particolare la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia”. Sarà un dibattito probabilmente privo di conseguenze pratiche, in quanto non dovrebbe esserci una dichiarazione finale sul “mancato rispetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale: il rilascio e la scorta in Libia di Osama Njeem Almasry”, così come era stato richiesto da Verdi e Sinistra europea. Potrebbe arrivarsi dunque ad una risoluzione generica, senza riferimenti all’espulsione con accompagnamento trionfale in patria del generale libico, ma nella quale si vedrà quanto l’Unione Europea sia pronta a tenere fede alle parole di Ursula Von der Leyen in difesa della Corte Penale internazionale, questa volta in completa dissonanza con gli attacchi eversivi della giuisdizione internazionale provenienti da Meloni, Nordio, e Tajani. Mentre Salvini in Spagna partecipa da protagonista alla riunione del segmento europeo dell’internazionale “nera”, che dichiara guerra alle democrazie liberali e, sotto la copertura di Elon Musk, anche attraverso le prossime elezioni in Germania, con un massiccio supporto fornito ai neonazisti di AFD, si appresta a demolire quello che rimane dello Stato di diritto in Europa. Parlano di libertà, come Salvini, mentre in realtà stanno costruendo un sistema sociale piramidale, di stampo autoritario, basato su pochi eletti al comando ed una massa di sudditi-consumatori ai quali non rimane che obbedire e guardare soltanto alla propria dimensione individuale ed alla sopravvivenza quotidiana. Una politica che esaspera i conflitti interni e si inserisce in una logica di guerra permanente.
2. L’attacco alla indipendenza della giurisdizione è la costante che salda la scontro sul caso Almasri e sulla riforma della magistratura, con il dibattito che si aprirà martedì prossimo al Parlamento europeo, dopo che l’Italia è rimasta con Orban uno dei pochi paesi, tra quelli che hanno sottoscritto lo Statuto di Roma istitutivo della Corte Penale internazionale, che non si sono opposti al pronunciamento di Trump. Da parte dei paesi sovranisti, ed in particolare da parte del governo italiano si vorrebbe una giustizia internazionale flessibile, modellata sulle esigenze politiche ed economiche dei paesi più forti, dominata da accordi bilaterali o su scala regionale, con la fine del multilateralismo e lo svuotamento delle Nazioni Unite. Gli stessi obiettivi della nuova amminstrazione americana. Non a caso tra i primi atti di Trump, l’uscita degli Stati Uniti dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Perchè i diritti umani ed i loro difensori, danno fastidio a chi ritiene che la potenza economica e tecnologica non possa subire alcuna limitazione dal diritto internazionale. Una visione economica che domina il campo della politica, per la quale la tortura, la deportazione, la soppressione dei corpi fino al limite del genocidio, non sono più pratiche intollerabili da lasciare al di fuori della storia, ma possono diventare prospettive praticabili, accettabili, non solo come effetti collaterali, ma come strumento principale per la gestione permanente dei conflitti, per la conservazione di un sistema di distribuzione della ricchezza fortemente squilibrato, e quindi per il governo delle migrazioni che ne sono conseguenza. L’Unione Europea, per non smentire sè stessa, per non tradire i Padri fondatori ed il contenuto dei Trattati istitutivi, fino alla Carta dei diritti fondamentali, avrebbe invece il dovere di proteggere la giurisdizione della Corte Penale internazionale e l’accesso delle vittime, di tutte le vittime, alla giustizia internazionale, inclusa la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’Uomo.
3. In base alla Decisione del Consiglio dell’Unione europea del 10 maggio 2006, che contiene l’Accordo di cooperazione e di assistenza tra la Corte penale internazionale e l’Unione europea, “nella prospettiva di facilitare l’effettivo espletamento delle loro rispettive responsabilità, esse coopereranno strettamente, laddove appropriato, e si consulteranno reciprocamente su questioni di comune interesse, in conformità delle disposizioni del presente accordo, nella piena osservanza delle rispettive disposizioni del trattato UE e dello statuto. Per agevolare il suddetto obbligo di cooperazione e assistenza le parti convengono di stabilire adeguati contatti regolari fra la Corte e il corrispondente UE per la Corte” (art.4).
Con la decisione del Consiglio-PESC n.168 del 21 marzo 2011, si affermava che “I principi dello statuto di Roma e quelli che regolano il funzionamento della Corte penale internazionale (la «CPI») sono perfettamente in linea con i principi e gli obiettivi dell’Unione. I gravi crimini che rientrano nella giurisdizione della CPI sono motivo di allarme per tutta la comunità internazionale, nonché per l’Unione e i suoi Stati membri.“, e si riteneva “di primaria importanza che siano mantenute l’integrità dello statuto di Roma e l’indipendenza della CPI“. Ancora nel 2021 l’Unione europea ribadiva l’impegno a tutelare l’indipendenza giudiziaria della Corte penale internazionale e l’integrità dello Statuto di Roma, opponendosi fermamente a qualsiasi tentativo di screditare la Corte e ostacolarne i lavori.
4. Il sistema di giustizia internazionale va protetto ancora oggi contro gli Stati nazione che cercano di minare alle fondamenta istituzioni internazionali frutto di Convenzioni come lo Statuto di Roma, che hanno firmato e ratificato, e che oggi si rifiutano di applicare, a seconda dei casi che devono affrontare. Sul terreno della applicazione di queste Convenzioni è fondamentale un corretto rapporto tra autorità di polizia, autorità giudiziaria nazionale, e tribunali internazionali. Se i rappresentanti dell’esecutivo di un paese membro dell’Unione europea intervengono discrezionalmente in questi rapporti, facendo prevalere gli interessi nazionali. o la ragione di Stato, sulla protezione dei diritti e della dignità delle persone vittime di crimini contro l’umanità, che non sono definizioni astratte ma comprendono torture e uccisioni, per essere chiari, non solo la credibilità, ma la stessa esistenza di organismi come la Corte penale internazionale, boicottata da tempo dagli Stati Uniti, finisce per essere a rischio. In caso di default della legalità internazionale è l’intera Unione europea, che rischia di dissolversi, ancora divisa sul conflitto in Ucraina ed alla vigilia di una guerra economica sui dazi che potrebbe produrre effetti devastanti a catena anche sui consensi elettorali. Come è evidente nei piani di Trump, di Musk e dei loro alleati europei.
5. Il 18 settembre 2024, il giudice Tomoko Akane, presidente della Corte penale internazionale (CPI), e Catherine De Bolle, direttore esecutivo dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione tra le forze dell’ordine – Europol, hanno firmato un memorandum d’intesa sulle comunicazioni sicure e un accordo di collegamento presso la sede di Europol all’Aia (Paesi Bassi). Questi accordi integrano un accordo di lavoro quadro che stabilisce relazioni di cooperazione firmato tra Europol e la CPI il 25 aprile 2023. In quell’anno il Consiglio europeo ha invitato tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto. Gli accordi rendono operativi alcuni aspetti delle relazioni di cooperazione tra la CPI ed Europol, consentendo meglio alle due istituzioni di rafforzare la loro cooperazione e incoraggiare lo scambio di informazioni, conoscenze, esperienze e competenze. In base a questo accordo, “la cooperazione può comprendere lo scambio di conoscenze specialistiche, la raccolta di prove, rapporti sulla situazione generale, risultati di analisi strategiche, informazioni sulle procedure di indagine penale, informazioni sui metodi di prevenzione della criminalità, la partecipazione ad attività di formazione nonché la consulenza e il sostegno nelle singole indagini penali”.
Il ruolo di Europol anche nel sostegno delle singole indagini penali , soprattutto a livello di scambio di informazioni, costituisce uno snodo importante dei rapporti di collaborazione di polizia con la CPI che vengono svolti in prevalenza da Interpol, ed evidenzia il ruolo di sostegno, che ha anche importanti risvolti economici, che l’Unione europea assicura per effetto di decisioni formali alla Corte Penale internazionale. Tuttavia entrambe le agenzie non hanno poteri esecutivi in quanto non possono effettuare arresti. Con riferimento all’Europol, l’art. 88 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea (TFUE) sottolinea che “Qualsiasi azione operativa di Europol deve essere condotta in collegamento e d’intesa con le autorità dello Stato membro o degli Stati membri di cui interessa il territorio. L’applicazione di misure coercitive è di competenza esclusiva delle pertinenti autorità nazionali”. Le autorità di polizia e gli ordini giudiziari nazionali rimangono dunque fondamentali per la concreta realizzazione delle misure di arresto e di sanzione previste dallo Statuto di Roma istitutivo della Corte penale internazionale. Ma il loro operato, come quello delle autorità politiche nazionali, non potrà andare contro i principi contenuti nei Trattati, nello Statuto di Roma istitutivo della CPE, e negli accordi intercorsi tra L’Unione europea e la Corte penale internazionale. I doveri di rispetto dei diritti umani e le garanzie di protezione verso le vittime non derivano soltanto dallo Statuto della Corte Penale, ma da tutte le Convenzioni internazionali che garantiscono i diritti fondamentali della persona, a partire dal diritto alla vita e dal divieto di tortura, fino al diritto di asilo, Convenzioni che sono recepite con effetto vincolante dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ed in Italia vincolanti per effetto del richiamo degli articoli 10 e 117 della Costituzione.
Lo Statuto di Roma, nella sua Parte Nona – dedicata alla Cooperazione Giudiziaria e all’Assistenza Giudiziale degli Stati parte alla Corte – all’articolo 86 fissa un “Obbligo Generale” per gli Stati parte di cooperare pienamente con la Corte per consentire di investigare e perseguire la commissione dei crimini nel contesto della giurisdizione della Corte. Il paragrafo 7 del successivo articolo 87 prevede, poi, espressamente che, nel caso in cui “uno Stato Parte non aderisca ad una richiesta di cooperazione della Corte, impedendole in tal modo di esercitare le sue funzioni ed i suoi poteri, la Corte può prenderne atto ed investire del caso l’Assemblea degli Stati parti o il Consiglio di sicurezza se è stata adita da quest’ultimo”. La circostanza riferita da Giorgia Meloni nella sua dichiarazione in video, diffusa a reti unificate, secondo cui la richiesta di arresto di Almasri da parte della Corte penale internazionale “non è stata trasmessa al ministero italiano della giustizia come invece è previsto dalla legge“, e per questo, “la Corte di Appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida”, non corrisponde ai fatti. Il ministro della giustizia avrebbe dovuto trasmettere alla Corte di Appello di Roma gli atti relativi alla richiesta di custodia cautelare,”prevista dall’ art. 11, comma 1 della legge 237/2012″, a carico di Almasri, proveniente dalla Corte Penale internazionale. Come non si è verificato nell’arco di due interi giorni fino a quando Almasri veniva imbarcato su un volo dei serivizi diretto a Tripoli. Ma ancora più grave è quanto si è appreso in seguito da fonti giornalistiche, secondo cui i vertici dei servizi segreti sarebbero volati in Libia per “evitare altri casi Almastri”. Si vede che conoscoono bene le sedi dei capi delle milizie che torturano ed uccidono i migranti in Libia. Un caso ancora più grave del rilascio di Almasri. Perché significa collaborare con persone che sono ricercate dalla CPI con l’intento di sottrarre questi torturatori alla giurisdizione della Corte dell’Aja. Questo significa complicità in crimini contro l’umanità.
6. Uno Stato che si sottrae ad un mandato di cattura della Corte Penale internazionale potrebbe essere sanzionato anche dall’Unione europea quando questo comportamento, al di là degli obblighi assunti con lo Sttauto di Roma, configuri una violazione del diritto dell’Unione europea, come ad esempio nel caso di complicità nella violazione del divieto di tortura (art.4) o del divieto di schiavitù (art.5) sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali UE. Come potrebbe essere sanzionato uno Stato membro che non assicuri protezione alle vittime di questi gravissimi reati che, se verificati su base sistemica configurano veri e propri crimini contro l’umanità. La liberazione e la espulsione con volo di Stato di Almasri ha certamente prodotto le condizioni per una reiterazione su vasta scala dei reati contestati dalla Corte penale internazionale, ed espone a gravissimi rischi tutti coloro che hanno testimoniato contro di lui. Qualcuno dovrà pure renderne conto. Gli eurodeputati di Alleanza Verdi Sinistra hanno chiesto con una interrogazione alla Commissione europea se l’azione del governo “sia compatibile con i valori dell’Unione Europea e con gli obblighi giuridici assunti dagli Stati membri”.
E’ giunto il tempo delle scelte definitive, di fronte al rischio di una dissoluzione irreversibile dell’Unione europea, sotto i colpi delle destre nazionaliste sostenute dagli “amici americani”, Trump e Musk, che per affermare le proprie politiche e difendere i propri interessi a livello planetario, hanno bisogno di vaste aree di totale impunità al riparo da intrusioni della magistratura, tanto da demolire quello che rimane dello Stato di diritto, della coesione sociale e della partecipazione democratica. Di fronte a questo processo deflagrante per le democrazie occidentali non c’è più tempo per pratiche di astensionismo o per difese deboli, come quelle fin qui esposte dai comunicati di Ursula von der Leyen. Occorrono scelte forti, quotidiane, di attacco sui fronti della politica, dell’economia e della comunicazione. Ma sarà necessaria anche una ribellione dal profondo, da parte della popolazione sempre più spaccata dalla crisi economica ed alla continua ricerca del capro espiatorio.
Chi non lo comprende oggi ha già accettato di vivere il resto della sua vita come un oggetto e non come un soggetto di diritto. Quando altri vorranno, potrà essere sacrificato in nome degli interessi di una casta sempre più ristretta di suprematisti. Che hanno conquistato eserciti di fedeli osservanti degli ordini del capo. Se oggi verà sacrificata nel silenzio la indipendenza della Corte Penale internazionale, domani potrebbero non esserci più garanzie di sanzione per i reati più odiosi che si possono commettere su vasta scala, come i crinini contro l’umanità, per finalità politiche ed economiche. Reati sui quali è ben difficile che le giurisdizioni nazionali riescano ad individuare i responsabili ed a sanzionarli. Reati che oggi vengono perpetrati al di fuori dell’Unione europea, ma che in realtà, anche per la caduta dei livelli di garanzia a livello internazionale, si potrebbero diffondere a livello sistemico come una cancrena della democrazia. Basti pensare al degrado delle condizioni di detenzione nelle carceri e nei centri di trattenimento delle persone straniere in attesa di espulsione, sulla base di accordi con paesi che non rispettano i diritti umani.
7. L’Unione europea si basa sui principi di democrazia liberale e dello stato di diritto. Questi principi in molti paesi sono ormai sistematicamente violati, anche all’interno della stessa Unione, soprattutto quando si concludono accordi con paesi terzi per contrastare quella che si definisce soltanto come immigrazione illegale, senza considerare che non esistono canali legali di ingresso per chi fugge in cerca di asilo. Le pratiche di sistematica violazione dei diritti umani che si verificano anche in paesi ritenuti “sicuri” come la Tunisia o l’Egitto, gli accordi con le diverse milizie che supportano sul territorio le opposte autorità libiche, in Tripolitania ed in Cirenaica, e garantiscono al contempo gli interessi degli investimenti delle imprese europee, e la sicurezza degli impianti e dei lavoratori che vengono impiegati in condizioni sempre più precarie, non possono essere nascosti dietro aree di impunità che rientrerebbero negli interessi nazionali, o nella ragione di Stato, dei singoli paesi membri dell’Unione europea. Se si accerta da parte dell’Unione europea, anche attraverso indagini della Corte Penale internazionale, che vi sono Stati membri che violano sistematicamente i principi basilari dello Stato di diritto, a partire dalla indipendenza della magistratura, l’Unione ha poteri di sanzione nei confronti degli Stati inadempienti, anche attraverso le decisioni del Consiglio e della Corte di Giustizia UE, poteri già esercitati nei confronti dell’Ungheria di Orban che ha dovuto rinunciare ad una parte importante dei finanziamenti provenienti da Bruxelles per le reiterate violazioni “istituzionali” contro la magistratura e le organizzazioni non governative. Adesso sul banco degli imputati a Bruxelles potrebbe salire proprio l’Italia di Giorgia Meloni e di Nordio, Piantedosi, Salvini, Tajani, ministri che evidentemente ritengono un ostacolo ingombrante le giurisdizioni sovranazionali preposte alla tutela dei diritti umani. Eppure non si può sostenere che la CPI non abbia alcun “potere” sulla sfera di sovranità italiana. Secondo gli articoli 10 e 117 della Costituzione l”ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. E l’Italia ha ratificato lo Statuto di Roma con una legge dello Stato, n.232/1992. Se l’Italia non riconosce i poteri di indagine e di arresto della Corte penale internazionale, nei limiti e nelle modalità previsti da una legge dello Stato, non rimane che abrogare questa legge ed uscire dallo Statuto di Roma. Una scelta che avrebbe ripercussioni immediate a livello di Unione europea, accentuando l’isolamento nel quale il governo Meloni si sta avvitando giorno dopo giorno. In questo caso le conseguenze peggiori non potrebbero che ricadere sui cittadini italiani, alla mercè dei diktat di Trump e di Musk.
Tocca agli Stati membri, a partire dalla sessione del Parlamento europeo del prossimo 11 febbraio respingere l’attacco di Trump e dei suoi epigoni in Europa alla Corte penale internazionale. Ma occorre anche difendere la Corte dell’Aja dalla delegittimazione che arriva dal governo italiano che lamenta addirittura un complotto “ordito” sul caso dell’arresto del torturatore libico Almasri in Italia. Per questo occorre che il Parlamento europeo prenda posizione sulla gestione scandalosa del caso Almasri da parte delle autorità italiane. Non si è violato soltanto lo Statuto di Roma, ma sono stati strappati i principi affermati a protezione delle vittime di tortura dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e da tutte le Convenzioni internazionali che vietano la tortura ed altri trattamenti disumani o degradanti che gli Stati membri hanno sottoscritto, e che fanno parte degli obblighi che derivano dalla partecipazione all’Unione europea. Perchè non perseguire una persona ricercata per accuse circostanziate dalla CPI, per reati che dalla tortura arrivano alla configurazione di crimini contro l’umanità, costituisce direttamente una violazione di numerose norme del diritto dell’Unione europea. A partire dagli articoli 4 e 5 della Carta dei diritti fondamentali UE che vietano la tortura, altri trattamenti inumani o degradanti, la riduzione in schiavitù.
Tocca alla società civile ed alle sue organizzazioni tenere alto il livello delle denunce e raccogliere le voci delle vittime. Chi garantisce ogni sorta di impunità agli autori di crimini contro l’umanità e di una serie innumerevole di reati comuni, dalla tortura all’omicidio, dovrà finire sul banco degli imputati, perchè non ci siano ancora vittime di generali come Almasri, alla fine, uno dei tanti. Per questo vanno difese tutte le sedi della giurisdizione, oggi sotto attacco, e per questo va difesa la Corte Penale internazionale, ritenuta già “colpevole” dopo avere aperto indagini contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Gallant ed avere emesso mandati di arresto nei loro confronti. E colpevole, secondo il governo italiano, di non avere inviato atti validi per l’arresto del torturatore libico Almasri, quando invece è mancata da parte del governo italiano quasiasi volontà di collaborare lealmente, con la dovuta tempestività, con la Corte dell’Aja, per superare problemi meramente formali, che alla fine hanno permesso il rientro di Almasri a Tripoli dove adesso potrà riprendere a seviziare e ad estorcere le sue vittime nei centri di detenzione che rimangono sotto il suo controllo. E anche di questo si dovrà discutere a Bruxelles in occasione della sessione plenaria sulla “protezione del sistema di giustizia internazionale e le sue istituzioni, in particolare la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia”
ANSA
31 gennaio 2025
L’Ue sul caso Almasri: “I Paesi cooperino con la Corte penale internazionale”
“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato gli Stati membri anche alla tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”
“Il Consiglio europeo nel 2023 ha invitato tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto”. Lo ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue rispondendo a una domanda sul caso Almasri.
QUESTIONE GIUSTIZIA
4 febbraio 2025
La decisione ministeriale di non consegnare un sospetto criminale internazionale come legittimo atto politico discrezionale?
di Alberto di Martino
ADNKRONOS
6 febbraio 2025
Caso Almasri, Europarlamento: martedì dibattito a Strasburgo sulla Cpi
Compreso il caso del generale libico e dell’operato dell’Italia
EUROPEAN UNION
Agreement between the EU and the International Criminal Court (ICC)
SUMMARY OF:
Decision 2011/168/CFSP on the International Criminal Court
last update 15.05.2020
International Criminal Court (ICC)
OFFICE OF THE PROSECUTOR
POLICY ON COMPLEMENTARITY AND COOPERATION
April 2024
International Criminal Court (ICC)
ICC and Europol conclude agreements to enhance cooperation
Press Release: 18 September 2024
HUMAN RIGHTS WATCH
EU Cooperation in International Criminal Court Arrests
November 2024
HUMAN RIGHTS WATCH
January 15, 2025 2:00AM EST
Letter to Foreign Ministers of EU member states regarding US Sanctions on the ICC
HUMAN RIGHTS WATCH
January 15, 2025 2:00AM EST
Letter to the European Commission regarding US Sanctions on the ICC
JUST SECURITY
30 gennaio 2025
A dark chapter in the history of refusals by States Parties to comply with their obligations to cooperate with the International Criminal Court (ICC) was written last week by Italy.
by Chantal Meloni
EUNEWS
7 febbraio 2025
L’Ue dura contro le sanzioni di Trump a L’Aia. Ma la Corte è sotto attacco anche in Europa
Von der Leyen e Costa ribadiscono il supporto alla Corte Penale Internazionale e accusano Trump di “minare” il sistema di giustizia multilaterale. Nel frattempo, in Italia è scontro tra il governo e l’Aia: il vicepremier Tajani paventa “un’inchiesta” sulla Cpi sul caso Al Masri
di Simone De La Feld
SISTEMA PENALE
7 febbraio 2025
Caso Almasri: il Governo in Parlamento
di Aniello Nappi
IL SOLE 24 ORE
8 febbraio 2025
Via Arenula nei prossimi giorni, così come annunciato dallo stesso capo del dicastero nell’informativa al Parlamento, invierà all’Aja un documento per chiedere alla Cpi spiegazioni sulle incongruenze nelle procedure attivate per il mandato di arresto del generale libico
LA STAMPA
9 febbraio 2025
Ue, scudo per difendere la Corte penale. Italia e Ungheria non possono bloccarlo
La Commissione prepara misure per annullare gli effetti delle sanzioni di Trump sui giudici della Cpi, la partita si intreccia con la trattativa sui dazi
dal nostro corrispondente Marco Bresolin
RAI NEWS 24
10 febbraio 2025
Cpi: “Caso Almasri in esame alla Camera preliminare. L’Italia potrà presentare osservazioni”
Fonti governative: l’Italia chiederà alla Corte dell’Aia di avviare delle consultazioni funzionali a una comune riflessione sulle criticità che hanno connotato il caso Almasri
IL FOGLIO
10 febbraio 2025
Salvini in Israele incontra Netanyahu, attacca la Cpi e apre al piano Trump
Gianluca De Rosa
IL MANIFESTO
11 febbraio 2025
L’Aja apre il fascicolo preliminare sull’Italia per il caso Elmasry
Roma potrà presentare le sue osservazioni alla Camera della Cpi. E oggi la questione verrà discussa anche al Parlamento europeo
di Rocco Vazzana
IL FOGLIO
11 febbraio 2025
Il viaggio di Caravelli in Libia per evitare all’Italia altri casi Almasri
di Luca Gambardella
IL FATTO QUOTIDIANO
11 febbraio 2025
Telefoni spiati, indaga la Postale di Palermo. Casarini in Ue: “È cyberwar, c’entra la Libia”
IL MANIFESTO
11 febbraio 2025
Poteri selvaggi e resistenza costituzionale
Trump e noi Nella esibizione della disumanità il nostro governo sta copiando fedelmente il modello trumpiano: dalle deportazioni in Albania agli attacchi alla Cpi. La sola possibilità di salvare le nostre democrazie e con esse la pace è portare il paradigma costituzionale all’altezza degli attuali poteri globali
di Luigi Ferrajoli
LA REPUBBLICA
11 febbraio 2025
Almasri, la retromarcia di Meloni. Emissari per trattare con la Cpi: “Il conflitto non conviene”
di Tommaso Ciriaco
Contatti fra la premier e von der Leyen. Timori per le ripercussioni sul piano Albania
Colpo di stato internazionale in corso
Non smettiamo di lottare per un mondo più giusto e pacifico
ATTENZIONE! NON CONTINUARE A SOTTOVALUTARE IL PERICOLO!
L’attacco alla Corte Penale Internazionale in corso è un atto eversivo pari ad un
colpo di stato. Un colpo di stato internazionale contro la giustizia, la legalità
democratica e il diritto internazionale. E dunque la libertà e la pace.
L’obiettivo dei golpisti è chiaro: distruggere tutte le regole per poter dettare le
proprie, distruggere la “Costituzione mondiale” (la Carta delle Nazioni Unite e
il diritto internazionale penale e dei diritti umani) per imporre la propria,
distruggere quel che resta dell’Onu e del sistema di Agenzie specializzate per
non dover più rendere conto a nessuno.
Siamo ad un passo dalla cancellazione di tutte le più importanti conquiste
democratiche dell’umanità degli ultimi 80 anni. Attenzione! Oggi tocca all’Onu,
domani toccherà a noi!
L’adozione di misure sanzionatorie contro la Corte Penale Internazionale (CPI),
i suoi funzionari e il suo personale, e contro coloro che cooperano con essa in
conformità con lo Statuto di Roma (1998) da parte del Presidente degli Stati Uniti
Trump, rappresenta un attentato gravissimo allo stato di diritto internazionale e
all’architettura multilaterale con al centro il sistema delle Nazioni Unite,
fondamentale per promuovere la pace e la sicurezza globale.
Le stesse autorità russe hanno avviato un processo di delegittimazione della CPI
e hanno emesso mandati di arresto contro i giudici e il procuratore della Corte
quale ritorsione per il mandato d’arresto contro il presidente Vladimir Putin.
Tali misure mettono gli Stati Uniti, la Russia e i paesi che le difendono, come
l’Italia, dalla parte degli eversori e dei criminali.
La Corte Penale Internazionale è uno strumento di giustizia internazionale che
trova il suo fondamento giuridico nella Carta delle Nazioni Unite e nelle
Convenzioni internazionali sui diritti umani. La sua legittimità e capacità
d’azione va difesa, costi quel che costi, insieme al diritto internazionale dei diritti
umani: un diritto per la sicurezza umana che ha come soggetto primario la
persona e i gruppi umani, non più lo Stato. Un diritto che impone agli Stati il
dovere di promuovere e salvaguardare la vita e la pace. Prendersi cura della CPI
significa prendersi cura delle vittime e dei sopravvissuti alle violazioni dei diritti
umani che hanno il sacrosanto diritto alla giustizia.
Oggi, la responsabilità di indagare e punire i crimini è un obbligo giuridico per
gli Stati. Né la ragione politica né la ragion di Stato possono essere invocati per
non rispettare questo obbligo. Nessuno può essere al di sopra della legge.
Bene hanno fatto, dunque, i 79 paesi che hanno sottoscritto la “Dichiarazione
congiunta a sostegno della Corte Penale Internazionale”. Il governo italiano ha
scelto di non firmare compiendo una gravissima scelta di campo contraria agli
articoli 10 e 11 della Costituzione, all’orientamento del Presidente della
Repubblica e alla volontà della quasi totalità dei paesi dell’Unione Europea (come
l’Italia si sono comportati solo l’Ungheria e la Repubblica Ceca).
Con coraggio e amore
Dobbiamo reagire!
L’impunità è l’ostacolo più grande alla giustizia e alla riparazione dei torti subiti delle
vittime e dai sopravvissuti alle violazioni dei diritti umani e ai crimini di guerra e contro
l’umanità. L’impunità mina la fiducia nelle istituzioni politiche e nei principi di
democrazia e stato di diritto a livello nazionale e internazionale.
L’alternativa alla Corte Penale Internazionale, all’Onu e al sistema
multilaterale democratico è la legge del più forte, il dominio dell’illegalità,
dell’arbitrio e dell’impunità, la violazione sistematica dei fondamentali diritti
umani, delle libertà e della democrazia.
Facciamo appello a tutte le donne, gli uomini, le associazioni e le istituzioni
democratiche che hanno a cuore i principi di libertà, uguaglianza, dignità, diritti
umani, giustizia, democrazia e pace. Uniamo le nostre voci e i nostri sforzi per:
- difendere e potenziare la Corte Penale Internazionale e la lotta contro
l’impunità, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra (vedi il doc.
“Difendi la Corte”, 27 novembre 2024); - salvare, democratizzare e rilanciare l’Onu, presidio indispensabile
dell’impegno dell’umanità per la pace, la libertà, la giustizia e la
promozione di tutti i diritti umani per tutti (vedi il doc. “Salviamo l’Onu”
24 ottobre 2024).
Aderisci anche tu al Comitato nazionale per la difesa della Corte Penale
Internazionale e dell’Onu. Continuiamo a lottare per costruire un mondo più
giusto e pacifico.
Il Comitato nazionale per la difesa della Corte Penale Internazionale e
dell’Onu è aperto al contributo di persone, associazioni, organizzazioni, enti
locali, scuole, università e istituzioni. Il Comitato si impegna a sostenere la
Campagna per il rafforzamento e la democratizzazione dell’Onu promossa in
occasione dell’80° anniversario delle Nazioni Unite (1945-2025) che culminerà
con l’Assemblea dell’Onu dei Popoli (6-12 ottobre 2025) e la Marcia PerugiAssisi
della pace e della fraternità “Imagine All The People” del 12 ottobre 2025.
Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università
di Padova
Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace
10 febbraio 2025
Per aderire clicca qui https://forms.gle/CMUVj6RohAQYadGc9
Chiedi al tuo Comune di approvare l’Ordine del Giorno per difendere i diritti
e il diritto
Per info: Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, via della viola 1
(06122) Perugia – Tel. 335.1401733 – email adesioni@perlapace.it –
www.perlapace.it – www.perugiassisi.org
Dichiarazione congiunta
Sanzioni alla Corte Penale Internazionale (CPI)
7 febbraio 2025
Noi, gli Stati Parte dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI),
ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza,
imparzialità e integrità della CPI. La Corte funge da pilastro vitale del sistema di
giustizia internazionale garantendo la responsabilità per i crimini internazionali
più gravi e giustizia per le vittime.
Oggi la Corte sta affrontando sfide senza precedenti. Sono state adottate misure
sanzionatorie contro la Corte, i suoi funzionari e il suo personale, e contro coloro
che cooperano con essa in risposta al fatto che la Corte sta svolgendo il suo
mandato in conformità con lo Statuto di Roma.
Tali misure aumentano il rischio di impunità per i crimini più gravi e minacciano
di erodere lo stato di diritto internazionale, cruciale per promuovere l’ordine e la
sicurezza globali. Inoltre, le sanzioni potrebbero compromettere la riservatezza
di informazioni sensibili e la sicurezza di coloro che sono coinvolti, compresi
vittime, testimoni e funzionari della Corte, molti dei quali sono nostri
connazionali.
Le sanzioni minerebbero gravemente tutte le situazioni attualmente oggetto di
indagine poiché la Corte potrebbe dover chiudere i suoi uffici sul campo.
Promuovere il lavoro vitale della CPI serve il nostro interesse comune nel
promuovere la responsabilità, come dimostrato dal sostegno fornito alla Corte
sia dagli Stati Parte che dai non Stati Parte.
In qualità di forti sostenitori della CPI, deploriamo qualsiasi tentativo di minare
l’indipendenza, l’integrità e l’imparzialità della Corte. Siamo impegnati a
garantire la continuità operativa della CPI in modo che possa continuare a
svolgere le sue funzioni in modo efficace e indipendente. Mentre ci sforziamo collettivamente di sostenere la giustizia internazionale,
sottolineiamo il ruolo indispensabile della CPI nel porre fine all’impunità,
promuovere lo stato di diritto e favorire il rispetto duraturo del diritto
internazionale e dei diritti umani.
Afghanistan, Albania, Andorra, Antigua and Barbuda, Austria, Bangladesh,
Belgium, Belize, Bolivia, Bosnia and Herzegovina, Brazil, Bulgaria, Cabo Verde,
Canada, Chile, Colombia, Comoros, Costa Rica, Croatia, Cyprus, Democratic
Republic of the Congo, Denmark, Dominican Republic, Estonia, Finland, France,
Gabon, Gambia, Germany, Ghana, Greece, Grenada, Guatemala, Honduras,
Iceland, Ireland, Jordan, Latvia, Lesotho, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg,
Maldives, Malta, Mexico, Mongolia, Montenegro, Namibia, Netherlands,
Nigeria, North Macedonia, Norway, Panama, Peru, Poland, Portugal, Republic
of Moldova, Romania, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the
Grenadines, San Marino, Senegal, Seychelles, Sierra Leone, Slovakia, Slovenia,
South Africa, Spain, State of Palestine, Sweden, Switzerland, Timor-Leste,
Trinidad and Tobago, Tunisia, Uganda, United Kingdom, Uruguay, Vanuatu