di Fulvio Vassallo Paleologo
1. Come riporta l’ANSA, “l’avvocato Luigi Li Gotti, sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi dal 2006 al 2008, ha presentato una denuncia per favoreggiamento e peculato alla Procura della Repubblica di Roma contro la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, titolare della delega ai servizi segreti, in merito alla liberazione di Osama Almasri, dopo il suo arresto a Torino, chiedendo che sulla vicenda “vengano svolte specifiche indagini”. Secondo la denuncia, “il reato di favoreggiamento personale viene commesso da chiunque aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti. La norma è stata aggiornata nel 2022 proprio riguardo alle investigazioni della Corte penale internazionale”. Per l’avvocato Li Gotti “nella vicenda Almasri é stato commesso anche il reato di peculato per l’utilizzo di un aereo di Stato italiano per riportare il comandante libico nel suo Paese”.
Al di là degli aspetti penali che saranno esaminati dai giudici competenti, emergono gravi criticità anche sotto il profilo dell’espulsione “ministeriale” che sarebbe stata disposta dal ministro dell’interno Piantedosi, mentre il suo collega Nordio, ministro della Giustizia, nel pomeriggio di martedì 22 gennaio scorso alle 16 emetteva un comunicato in cui dichiarava che stava “valutando la trasmissione formale della richiesta della CPI al Procuratore generale di Roma, ai sensi dell’articolo 4 della legge 237 del 2012”. Una “valutazione” che è stata prima ritardata, e poi molto veloce, che si è conclusa con una decisione di non richiedere alla Corte di Appello di Roma misure cautelari di limitazione della libertà personale. Tanto che il generale Almasri, attorno alle 19 dello stesso giorno, veniva fatto imbarcare su un aereo Falcon dei servizi segreti che lo riportava a Tripoli, dove veniva accolto da una folla festante e dal capo della “sua” milizia RADA.
L’ordinanza della Corte di Appello di Roma prende atto della mancata richiesta di arresto che doveva provenire dal ministro della giustizia. Dall’ordinanza risulta che già domenica 19 gennaio, subito dopo l’arresto, la questura di Torino aveva trasmesso l’intera documentazione al Procuratore della Corte di Appello di Roma ed allo stesso ministro della giustizia. Rimane da accertare l’orario nel quale la Corte di Appello di Roma ha adottato il suo provvedimento, e nello stesso giorno, il momento in cui il ministro dell’interno ha formalizzato e quindi notificato, l’espulsione “ministeriale” del generale Almasri. In queste ore cruciali quale è stato il livello di interlocuzione tra Giorgia Meloni ed i suoi ministri ?
2. L’Italia, anche per effetto del provvedimento di espulsione ministeriale, non ha rispettato nella sostanza le regole di cooperazione giudiziaria stabilite nello Statuto della Corte firmato a Roma e nella legge di attuazione 20 dicembre 2012, n. 237, non solo In base all’art. 4 della legge di attuazione, che Nordio aveva già richiamato espressamente nel suo scarno comunicato, ma soprattutto in base all’art. 14 comma 3 della stessa legge in materia di applicazione provvisoria della misura cautelare, secondo cui “ Il Ministro della giustizia comunica immediatamente alla Corte penale internazionale l’avvenuta esecuzione della misura cautelare”. La norma è espressione di un più ampio dovere di cooperazione giudiziaria tra le autorità nazionali e la CPI. Secondo l’art. 97 dello Statuto di Roma, “Quando uno Stato parte, investito di una richiesta ai sensi del presente capitolo, constata che la stessa solleva difficoltà che potrebbero intralciarne o impedirne l’esecuzione, esso consulta senza indugio la Corte per risolvere il problema”. Ma nè il ministro Nordio, nè tantomeno altri ministri, o la presidente del Consiglio, hanno consultato la Corte dell’Aja, prima di procedere al rimpatrio immediato di Almasri. Se non si fosse proceduto con tanta rapidità all’espulsione con un volo di Stato, e se si fosse interloquito con la ICC, forse sarebbe stato possibile garantire la sanzione di reati gravissimi e di crimini contro l’umanità che adesso potrebbero restare impuniti. Perchè nessuna autorità giudiziaria in Libia può sanzionare gli abusi e le violenze commessi dalle milizie, ai danni delle persone migranti, ma anche contro tanti cittadini libici, come quelli che erano detenuti in condizioni disumane nel centro di detenzione di Mitiga, controllato dal generale Almasri.
L’ espulsione “ministeriale (disposta dal ministro dell’interno per motivi di sicurezza nazionale ex art.13 comma 1 del Testo Unico sull’immigrazione 286/98), veniva eseguita attorno alle 19 di martedì 21 gennaio, con un volo speciale per Tripoli organizzato già ore prima dai servizi, quindi con una piena consapevolezza del Viminale di procedere in tempi rapidi all’espulsione, senza che ci fosse alcuna consultazione con la Corte Penale internazionale, obbligo di legge che non poteva essere ignoto neppure al ministro dell’interno ed alla Presidente del Consiglio, che in questi casi di espulsione “ministeriale” devono essere avvertiti dal titolare del Viminale, prima della esecuzione della misura di allontanamento.
3. La “pericolosità sociale” del generale Almasri non c’entra evidentemente nulla con il suo rimpatrio più “assistito”, che “forzato”, a Tripoli. Il provvedimento di espulsione “ministeriale” adottato da Piantedosi, seppure possa risultare in apparenza mero esercizio di un potere che rientra nella vasta sfera di discrezionalità politica, alla luce delle dichiarazioni rese dal ministro in Parlamento, nelle quali si qualifica come “pericoloso” il generale Almasri, appare illegittimo perché formalmente privo dei presupposti richiesti dall’art. 13 c.1 T.U 286/98. “Motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato” che devono fare riferimento alla situazione esistente all’interno del nostro paese, e non a potenziali rischi che si verificano in un altro paese, per effetto semmai di scelte politiche del governo italiano, come il ricorso alle milizie libiche per esternalizzare i controlli di frontiera e bloccare il maggior numero di tentativi di attraversamento del Mediterraneo.
Quale ”pericolo per l’ordine pubblico”, o per la “sicurezza dello Stato”, sarebbe potuto provenire da una persona detenuta in un carcere italiano sotto mandato di arresto della Corte Penale internazionale? A meno che non si ritenga che l'”ordine pubblico” o la “sicurezza dello Stato” dipendano dai poteri di ricatto che i miliziani dalla Rada, collegati all governo “amico” Dbeibah, esercitano sugli interessi (e probabilmente anche sui cittadini) italiani in Libia. Ma riportare a queste circostanze le motivazioni del provvedimento di espulsione “ministeriale” per motivi di “ordine pubblico e sicurezza nazionale”, adottato dal ministro Piantedosi, significherebbe, anche per il futuro, riconoscere che i rapporti con i libici siano mediati da signori della guerra e da miliziani sospettati di gravissimi reati, lasciati liberi di operare all’ombra del governo Dbeibah (di unità nazionale- GNA). Un governo provvisorio riconosciuto dalla comunità internazionale, ma che in realtà fatica a mantenere un fragile equilibrio persino nella capitale Tripoli.
Nella portata legislativa del termine “ordine pubblico” va ricompreso “il complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge l’ordinata e civile convivenza della comunità nazionale” (art.159 comma 2 del decreto legislativo 112/1998). Per la Corte Costituzionale, in questi casi, rileva la tutela di beni fondamentali quali l’integrità fisica o psichica delle persone, non certo la mera salvaguardia di interessi commerciali, o un generico interesse politico derivante da accordi internazionali o da programmi di governo, soprattutto quando la tutela di tali interessi si possa rivelare in contrasto con la legalità internazionale. alla quale fanno riferimento gli articoli 10, 11 e117 della nostra Costituzione.
4. In base all’art.53 della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati, “È nullo qualsiasi trattato che, al momento della sua conclusione, sia in contrasto con una norma imperativa di diritto internazionale generale”. Gli accordi bilaterali con uno Stato estero non si possono dunque basare su prassi di polizia che comportano arresti arbitrari, trattamenti inumani o degradanti, altre violazioni dei diritti fondamentali della persona, incluso il diritto alla vita. Il Trattato di amicizia firmato a Bengasi nel 2008 da Berlusconi con Ghedafi, ed i successivi accordi e Protocolli sottoscritti con il governo di Tripoli, come il Memorandum d’intesa sottoscritto da Gentiloni a Roma nel 2017, successivamente rinovato,nel febbraio del 2023, con il solo governo di Tripoli, in una Libia già di fatto divisa, non consentono di legittimare prassi di polizia o accordi con gruppi militari, che risultino in violazione dei diritti fondamentali della persona, che anzi, secondo specifiche clausole che si ritrovano nei testi degli accordi, dovrebbero essere tutelati.
Se si vuole essere onesti nella ricostruzione storica, accordi che non risultavano compatibili con la tutela effettiva dei diritti umani e con la salvaguardia del diritto di asilo erano stati conclusi già nel 1997 da Prodi con l’Albania, e nel 1998, in base ad una “nota verbale” con la Tunisia. Ma il vero punto di svolta è segnato dalla legge Bossi-Fini del 2002, che modificava l’art.11 del Testo Unico sull’immigrazione n.286/98, prevedendo che “Il Ministero degli affari esteri e il Ministero dell’interno promuovono le iniziative occorrenti, d’intesa con i Paesi interessati, al fine di accelerare l’espletamento degli accertamenti e il rilascio dei documenti eventualmente necessari per migliorare l’efficacia dei provvedimenti previsti dal presente testo unico, e per la reciproca collaborazione a fini di contrasto dell’immigrazione clandestina. A tale scopo, le intese di collaborazione possono prevedere la cessione a titolo gratuito alle autorità dei Paesi interessati di beni mobili ed apparecchiature specificamente individuate, nei limiti delle compatibilità funzionali e finanziarie definite dal Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e, se si tratta di beni, apparecchiature o servizi accessori forniti da altre amministrazioni, con il Ministro competente”. E al comma 5 si aggiungeva “Il Ministero dell’interno, nell’ambito degli interventi di sostegno alle politiche preventive di contrasto all’immigrazione clandestina dei Paesi di accertata provenienza, contribuisce, per gli anni 2004 e 2005, alla realizzazione, nel territorio dei Paesi, interessati, di strutture, utili ai fini del contrasto di flussi irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano.“
Non si può negare che precedenti governi di centro (e) sinistra abbiano contribuito a mantenere un vasto sistema di impunità nei paesi con i quali si pensava di potere trattare per chiudere ogni via di fuga alle persone migranti in cerca di protezione. Basti pensare agli accordi del governo Monti con i libici nel 2012, al Memorandum di intesa concluso dal ministero dell’interno con il Sudan, ai tempi del governo Renzi nel 2016, al Memorandum d’intesa Italia-Libia stipulato da Gentiloni ed attuato da Minniti nel 2017, fino alle ripetute missioni del precedente ministro dell’interno Lamorgese a Tripoli dal 2020 in poi. Una vicenda così eclatante sotto il profilo delle relazioni internazionali però non si era mai verificata, anche se non erano mancate condanne dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo, per respingimenti collettivi illegali in Libia, come nel caso Hirsi,verificatosi nel 2009, ai tempi di Maroni al ministero dell’interno.
Oggi, di fronte al quadro fosco che emerge dalle accuse precise e circostanziate rivolte ad Almasri e ad altri esponenti di rilievo delle milizie libiche dalla Corte Penale internazionale, ci troviamo di fronte ad una alternativa ineludibile. O si rimane all’interno del sistema internazionale di protezione dei diritti umani, che comprende giurisdizioni come quelle della Corte Penale internazionale e della Corte europea dei diritti dell’Uomo, oppure non rimane che denunciare le Convenzioni internazionali sotoscritte dal nostro paese, a partire dallo Statuto di Roma sulla CPI, ed abbandonare qualsiasi prospettiva di tutela internazionale dei diritti fondamentali delle persone. Se si vuole restare nell’alveo della nostra Costituzione, la scelta è obbligata, e sotto questa prospettiva vanno riconsiderati tutti gli acordi stipulati con paesi terzi per contrastare l’immigrazione irregolare a qualsiasi costo, e le relative leggi che vi hanno dato attuazione in Italia.
Malgrado le violazioni dei diritti umani in Libia abbiano carattere sistematico, come già aveva stabilito nel 2017 una sentenza del Tribunale permanente dei Popoli, non si può sottovalutare in alcun modo il profilo della responsabilità individuale e la lunga sfilza di reati che la Corte Penale internazionale contestava ad Almasri, al punto che il ministro degli esteri è arrivato a mettere in dubbio l’operato dei giudici internazionali.
La Corte dell’Aja non aveva forse già trasmesso in precedenza alle autorità italiane, tramite canali diplomatici, una corposa documentazione che avrebbe dovuto fare prevalere l’esigenza di tenere in custodia e mandare a processo il generale libico, piuttosto che espellerlo nel paese nel quale con ogni probabilità, continuerà a commettere i gravi reati per i quali è finito sotto accusa ? Non si è trattato di errori nelle procedure, ma di consapevoli scelte di natura politica che si sono tradotte alla fine nel provvedimento di espulsione ministeriale per motivi di ordine pubblico e sicurezza nazionale, adottato da Piantedosi. E’ questo il prezzo che si dovrà pagare, come invocano le destre, in nome della “realpollitik” oggi tanto in voga, per garantire gli interessi economici (Piano Mattei per l’Africa) e la difesa dei confini nazionali, con la delega di respingimenti e trattenimenti ai libici, per mantenere buoni rapporti con il governo di Tripoli ? Un governo che rimane ancora in una fase di stallo politico, ed in difficoltà nel controllo del territorio, tanto da doversi affidare a milizie come la RADA di Almasri. Fino a quando l’Unione europea continuerà a sostenere queste politiche di esternalizzazione che si basano su accordi con governi che violano i diritti umani e trattano con milizie colluse con i trafficanti che tutti dicono di volere combattere ?
21 gennaio 2025
COMUNICATO STAMPA
CORTE PENALE INTERNAZIONALE, NORDIO VALUTA INVIO ATTI AL PROCURATORE GENERALE DI ROMA SUL CASO HABISH
Roma, 21 gennaio 2025 – “È pervenuta la richiesta della Corte Penale Internazionale di arresto del cittadino libico Najeem Osema Almasri Habish. Considerato il complesso carteggio, il Ministro sta valutando la trasmissione formale della richiesta della CPI al Procuratore generale di Roma, ai sensi dell’articolo 4 della legge 237 del 2012”. Così il Ministero della Giustizia in una nota.
LA STAMPA
Almasri, da “torturatore” a “eroe”: festa a Tripoli davanti all’aereo italiano
Accolto in trionfo in Libia il comandante della polizia arrestato su mandato della Corte dell’Aja per crimini contro l’umanità e poi liberato. È stato portato con un velivolo del governo di Roma a casa
Irene Famà- Ilario Lombardo
22 Gennaio 2025 Aggiornato alle 07:57
HUFFINGTON POST
22 Gennaio 2025 alle 20:02
Il governo scarcera un torturatore e poi si butta sullo scaricabarile
di Federica Olivo
Negligenza o volontà? Il ministro della Giustizia non ha chiesto l’arresto di Almasri, di fatto invalidando il fermo. Tajani incolpa la Digos, Delmastro i giudici, Nordio tace. La Cpi allibita chiede spiegazioni. Intanto il libico torna a casa. Una cosa è certa: Meloni ha scelto di non inseguire “per il globo terracqueo” chi lucra sui migranti
GIURISPRUDENZA PENALE
Caso Almasri: l’ordinanza della Corte di Appello di Roma
23 Gennaio 2025
UNIONE SARDA
23 gennaio 2025
Caso Almasri, Piantedosi: «Espulso perché è un soggetto pericoloso»
La risposta all’opposizione che incalza il governo sulla liberazione del generale libico arrestato per crimini di guerra
AVVENIRE
23 gennaio 2025
Libia. Piantedosi: «Almasri espulso perché pericoloso». Le opposizioni: «Vergognoso»
Il ministro dell’Interno riferisce al Senato sul caso del rilascio del torturatore libico: «Era la misura più appropriata». Sconcerto del centrosinistra
Matteo Marcelli giovedì 23 gennaio 2025
ALCUNI PRECEDENTI STORICI – PERICOLOSI PER GLI ITALIANI O PER I GOVERNI ?
Quando gli uomini della milizia RADA nel gennaio del 2017 difesero l’ambasciata italiana a Tripoli, sotto attacco delle forze del generale Haftar
ANSA – Italian embassy attackers in Libya ‘linked to Haftar’
According to special forces’ spokesman of Tripoli government
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REUTERS – VOA lTripoli Force Suspects Rival Eastern Force Backers in Bomb Near Italian Embassy
Jan. 21, 2017.
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Quando Minniti volava a Tripoli nel 2017 e le milizie RADA arrestavano sospetti trafficanti dopo il Memorandum d’intesa firmato da Gentiloni.
VOA- Voice of America
Italian Government Accused of Paying Libyan Militias to Curb Migrant Trade
August 28, 2017
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Quando nel 2018 le milizie RADA difendevano Tripoli e controllavano il centro di detenzione di Mitiga, già allora sotto accusa per gravi abusi ai danni dei prigionieri.
Ammiraglio Giuseppe De Giorgi
Tripoli: forze congiunte per difendere la capitale e salvare lo Stato libico
““Una vera tregua – dicono fonti indipendenti nella capitale libica – si avrà solo dopo la verifica dei rapporti di forza sul campo. E questo riguarda soprattutto Sarraj che, per reggere, deve scendere a patti con i suoi ‘salvatori’ che certo non gli faranno sconti”. Da Sarraj arriva così anche un’altra mossa volta, in questo caso, ad alleggerire il pressing delle milizie sul GNA: le posizioni dei prigionieri nel carcere di Mitiga verranno riviste. Nel documento si ordina, infatti, la creazione di un comitato che riconsideri le condizioni e le accuse verso i detenuti che si trovano nel carcere dell’aeroporto: la struttura passa ora dalla milizia islamista filo governativa Special Deterrence Force (RADA) al controllo del ministero dell’Interno, ne consegue, inoltre, che chiunque sia stato imprigionato oltre i termini stabiliti dalla legge, sarà ora rilasciato. Tale provvedimento fa seguito alla pubblicazione di un rapporto delle Nazioni Unite del 5 settembre scorso che riportava segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani su detenuti rinchiusi a Mitiga tra il 2015 e l’aprile 2018″.
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Nel 2020-2021 continua il supporto italiano alla sedicente Guardia costiera “libica”.
Africa ExPress
Libia: missioni UE e UN fallite e il ministro Guerini a Tripoli per l’accordo anti migranti
By Cornelia Toelgyes Agosto 7, 2020
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Africa ExPress
Addestrata in Italia la guardia costiera libica accusata di crimini contro i migranti
By Cornelia Toelgyes Novembre 30, 2021
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Nel 2022 le milizie RADA, affiliate al ministero dell’interno, si contendono il controllo di Tripoli con altre milizie legate allo stesso governo.
Libya Review
Armed Clashes between Militias in Libyan Capital
June 9, 2022
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Nel 2023 la milizia RADA si scontra con altre milizie collegate con il governo Dbeibah e si arriva ad una spartizione del controllo sulla città di Tripoli e sull’aeroporto di Mitiga
INTERNAZIONALE
Le milizie si spartiscono il controllo di Tripoli
Khalifa Abo Khraisse, regista
24 agosto 2023
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IL MANIFESTO
Libia senza pace, faida tra milizie: a Tripoli 55 morti
17 agosto 2023
Libia Quartieri prigionieri dell’artiglieria, centinaia di famiglie sfollate. Sullo sfondo, il piccolo boom economico libico e gli interessi rivali. E la pacificazione necessaria alle elezioni resta un miraggio
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2024 – Equilibri che cambiano a Tripoli, aumenta l’influenza della Turchia
AGENZIA NOVA
Libia: la potente milizia Rada annuncia il ritiro dall’aeroporto Mitiga di Tripoli
Il comandante salafita Abdul Rauf Kara ha annunciato che il passo giunge “in conformità con l’attuazione della decisione del governo sulla regolamentazione delle misure di sicurezza dei porti marittimi e degli scali aerei”
9 Febbraio 2024
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PAGINE ESTERI
LIBIA. L’influenza di Erdogan su milizie locali e mercenari stranieri
di Alessandra Mincone | 15 Feb 2024
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Ancora confermato nel 2024 il rapporto tra le milizie RADA ed il ministero dell’interno del governo Dbeibah. Cambiano gli equilibri politici e militari, ma i diritti umani sono sempre più a rischio. E i responsabili degli abusi più gravi continuano ad essere protetti dai governi.
Libyan Express
Interior Ministry delegates moral policing to RADA
Nov 14, 2024
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AMNESTY INTERNATIONAL
November 8, 2024
Libya: Authorities must drop plans to impose compulsory veiling amid wider crackdown on ‘morality’ grounds
Responding to an announcement by Libya’s Tripoli-based Minister of Interior in the Government of National Unity (GNU), Emad al-Trabulsi, of sweeping measures that would further entrench discrimination against women and girls and violate the rights to freedom of expression, religion, belief and bodily autonomy, including plans for “morality police” to enforce compulsory veiling, Bassam Al Kantar, Amnesty International’s Libya Researcher, said: The Minister of Interior’s threats to crack down on fundamental freedoms in the name of ‘morality’ are a dangerous escalation in the already suffocating levels of repression facing those in Libya not adhering to dominant social norms. Proposals to impose compulsory veiling on women and girls as young as nine, restrict interactions between men and women, and police young people’s personal choices with regards to hairstyles and clothing are not only deeply alarming, but also violate Libya’s obligations under international law.
“In a further attack on women’s rights and equality, the GNU’s Minister of Interior has proposed forcing women to seek the permission of male guardians before they can travel abroad and boasted about forcibly returning from Tunisia two Libyan women who travelled without ‘guardians’. He has also announced plans for ‘morality police’ to monitor public spaces, workplaces and personal interactions in flagrant violation of individuals’ privacy, autonomy, and freedom of expression.
“The GNU must scrap plans for these repressive measures and instead address the human rights crisis across the country, characterized by mass arbitrary detention, enforced disappearance, torture and unfair trials. The GNU must uphold the rights to freedoms of expression, association and peaceful assembly, and take measures to combat all forms of gender-based violence and other discrimination.”
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AMNESTY INTERNATIONAL
8 novembre 2024
Libia: le autorità devono abbandonare i piani per imporre il velo obbligatorio in un quadro di una più ampia repressione per motivi di “moralità”.
In risposta all’annuncio del ministro dell’interno libico, Emad al-Trabulsi, che ha annunciato misure drastiche che avrebbero ulteriormente radicato la discriminazione nei confronti di donne e ragazze e violerebbero i diritti alla libertà di espressione, religione, credenze e autonomia personale sul proprio corpo, compresi i piani per la “polizia della moralità” per far rispettare il velo obbligatorio, Bassam Al Kantar, ricercatore di Amnesty International in Libia, ha dichiarato: Le minacce del ministro dell’interno di reprimere le libertà fondamentali in nome della moralità sono una pericolosa escalation nei livelli già soffocanti di repressione che affrontano coloro che in Libia non aderiscono alle norme sociali dominanti. Le proposte di imporre l’obbligo del velo alle donne e alle ragazze di 9 anni, di limitare le interazioni tra uomini e donne e di limitare le scelte personali dei giovani in materia di acconciature e abbigliamento non sono solo profondamente allarmanti, ma possono anche violare gli obblighi della Libia in virtù del diritto internazionale.
“In un ulteriore attacco ai diritti e all’uguaglianza delle donne, il Ministro dell’Interno del GNU ha proposto di costringere le donne a chiedere il permesso ai tutori maschi prima che possano viaggiare all’estero e si è vantato di aver fatto rientrare dalla Tunisia due donne libiche che viaggiavano senza ‘tutori’. Ha anche annunciato piani per la ‘polizia morale’ per monitorare gli spazi pubblici, luoghi di lavoro e interazioni personali in flagrante violazione della privacy, dell’autonomia e della libertà di espressione degli individui.
“L’GNU deve abbandonare i piani per queste misure repressive e invece affrontare la crisi dei diritti umani in tutto il paese, caratterizzata da detenzioni arbitrarie di massa, sparizioni forzate, torture e processi iniqui. Il GNU deve sostenere i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, e prendere misure per combattere tutte le forme di violenza basata sul genere e altre discriminazioni.”

RADIO RADICALE
22 gennaio 2025
Focus di Scandura con Fulvio Vassallo Paleologo sul caso del comandante libico Al Masri
GIURISPRUDENZA PENALE
23 gennaio 2025
Caso Almasri: l’ordinanza della Corte di Appello di Roma
IL FATTO QUOTIDIANO
23 gennaio 2025
CORRIERE DELLA SERA
23 gennaio 2025
Berlusconi e Gheddafi, poi Minniti con le tribù: gli accordi Italia – Libia
di Maurizio Caprara
L’obiettivo di frenare le partenze dei migranti
AVVENIRE
24 gennaio 2025
Il retroscena. Il caso Almasri: ecco come si spiegano le mosse del governo
Nello Scavo
Una rete di traffici e posti di potere da tutelare. Il militare libico è oggi il nuovo “ras” che spadroneggia lungo tutta la fascia costiera che va verso la Tunisia. I volti del potere
LA REPUBBLICA
24 gennaio 2025
“Il governo ostacola l’inchiesta e ora chi ha testimoniato ha paura per la propria vita”
di Alessandra Ziniti
Chantal Meloni, giurista, legal advisor dell’Ecchr che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti e le prove delle violenze in Libia
“L’GNU deve abbandonare i piani per queste misure repressive e invece affrontare la crisi dei diritti umani in tutto il paese, caratterizzata da detenzioni arbitrarie di massa, sparizioni forzate, torture e processi iniqui. Il GNU deve sostenere i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, e prendere misure per combattere tutte le forme di violenza basata sul genere e altre discriminazioni.”
AVVENIRE
24 gennaio 2025
Libia. Nordio al Copasir e Piantedosi alle Camere: il caso Almasri non è chiuso
Danilo Paolin
QUESTIONE GIUSTIZIA
25 gennaio 2025
La pagliuzza e la trave: il caso «Almasri»
di Bolici Valeria , di Martino Alberto
“Gli artt. 11 e 14 della legge 237/2012 disciplinano il procedimento per la richiesta e l’applicazione di misure cautelari, nel primo caso a fronte di una richiesta di consegna già trasmessa dalla Corte Penale Internazionale, nel secondo caso in pendenza della richiesta di consegna da parte della Corte, qualora siano soddisfatti i seguenti requisiti: la Corte ha dichiarato di aver emesso un provvedimento restrittivo nei confronti del catturando e di voler trasmettere la richiesta di consegna; la Corte ha specificato l’identità del catturando, descritto i fatti, e qualificato i crimini.
A fronte dell’evidente simmetria con gli artt. 714 e 715 c.p.p., la legge 237/2017 non include una previsione corrispondente all’art. 716 c.p.p.
Ebbene, riconosciuta la specialità della legge 237/2012 rispetto alla disciplina codicistica, deve applicarsi l’art. 3 della legge 237/2012, secondo cui si osservano le regole del libro undicesimo del codice di procedura penale se non diversamente disposto dalla legge 237/2012 stessa e dallo Statuto di Roma. Nulla evidentemente impedisce l’arresto del catturando d’iniziativa della polizia giudiziaria nello Statuto di Roma – che anzi esige la cooperazione degli stati firmatari alla consegna dei catturandi. Del pari, nessuna disposizione della legge 237/2012 impedisce l’arresto d’iniziativa secondo le forme dell’art. 716 c.p.p. Gli artt.11 e 14 della legge 237/2017 disciplinano infatti il diverso istituto dell’applicazione di misure cautelari da parte della Corte d’Appello, senza disporre alcunché sul diverso istituto dell’arresto di iniziativa della polizia giudiziaria – per il quale, in mancanza di disposizioni della legge speciale, continuano ad applicarsi le richiamate norme della legge generale.
In conclusione, l’arresto di Osama Almasri Njeem operato dalla Polizia di Stato meritava di essere convalidato ex art. 3 legge 237/2012 e 716 c.p.p.
La mancata cooperazione dello Stato italiano alla consegna del catturando, in violazione dello Statuto di Roma e degli artt. 4, 11 e 14 della legge 237/2012, è dipesa tuttavia dalla inerzia del Ministro della giustizia nella trasmissione alla Procura generale degli atti ricevuti dalla Corte Penale Internazionale – indipendentemente da qualsiasi valutazione sulla ritualità dell’arresto.“
ARTICOLO 21
25 gennaio 2024
Graziella Di Mambro
LA STAMPA
25 gennaio 2025
Migranti, petrolio e l’ombra turca: la partita aperta tra Libia e Italia
Da Gentiloni a Meloni, le autorità di Tripoli hanno svolto il «lavoro sporco». Nel Paese restano operativi l’Eni e gli accordi per ridurre gli sbarchi
Francesco Grignetti
IL FATTO QUOTIDIANO
25 gennaio 2025
“L’Italia obbligata a trattenerlo, invece ha agevolato la fuga: un comportamento pericoloso”
Di Ferruccio Sansa
IL FATTO QUOTIDIANO
25 gennaio 2025
Caso Almasri, piano Mattei e lo spritz del ministro
di Gian Carlo Caselli
HUFFINGTON POST
25 gennaio 2025
Giochi di potere. Gli intrighi internazionali attorno alla liberazione di Almasri
di Andrea Molle
GIUSTIZIA INSIEME
25 gennaio 2025
Un volo di stato chiude il caso Al Masri?
di Lavinia Parsi
La Corte di Appello di Roma ordina la scarcerazione di Al Masri: alcune riflessioni sull’esecuzione da parte delle autorità italiane dei mandati d’arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale
UNIONE CAMERE PENALI
25 gennaio 2026
L’Italia ha proceduto al rilascio di Osama Elmasri (anche detto Almasri) Njeem, sospettato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra al cospetto della Corte Penale Internazionale (“Situation in Lybia”). Il documento della Giunta e dell’Osservatorio Europa.
In data 21 gennaio 2025 le Autorità Italiane, con ordinanza emessa dalla Corte di Appello di Roma nel procedimento 11/2025 R.G.A.I., procedevano al rilascio del Sig. Osama Elmasry Njeem, cittadino libico: il medesimo era stato precedentemente tratto in arresto su iniziativa della polizia giudiziaria italiana (in data 19 gennaio 2025) in forza del mandato di arresto internazionale n.ro ICC-01/11-149-US-EXP, emesso dalla Corte Penale Internazionale (da qui per semplicità CPI) in data 18 gennaio 2025 a carico dell’interessato.
La CPI è difatti competente all’emissione dei mandati di arresto nel quadro dei procedimenti di investigazione di “situazione” (referral), avviati sul terreno di giurisdizione della Corte per la supposta commissione di crimini internazionali, secondo quanto stabilito dallo Statuto di Roma e dalle Regole di Procedura e Prova approvate in seno al sistema.
L’interessato, Elmasry Njeem, è infatti sospettato nel procedimento, definito secondo il linguaggio adottato in seno al sistema ICC, “Situation in Lybia”, di essere stato a capo dell’organizzazione dei centri di prigionia allestiti a Tripoli (nello specifico la prigione “Mitiga”), ove migliaia di persone furono detenute per lunghi periodi e, anche in forza di ciò, sospettato della commissione di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, individuabili in condotte che la Corte riporta dettagliatamente nel proprio comunicato, che si assumono commessi in quel territorio a partire dal 2015.
La CPI, d’intesa e in coordinamento con l’Ufficio del Procuratore presso la Corte (il Procuratore capo al momento è Karim A.A. Khan, KC ), ha provveduto a trasmettere la richiesta di arresto a sei Stati Parte dello Statuto di Roma, tra cui l’Italia, anche sulla base di un’informativa che indicava possibili movimenti del sospettato nell’area Schengen. Il comunicato della CPI dà atto, inoltre, dell’invio della richiesta da parte della Corte al sistema INTERPOL, così che potesse essere attivato il c.d. “Red Notice” e facilitare la localizzazione tramite le Autorità degli Stati richiesti.
Dalla lettura del comunicato della Corte Penale Internazionale e dell’ordinanza della Corte di Appello di Roma in materia di consegna, adottata sulla base delle disposizioni contenute nella Legge 237/2012 (legge che ha dato ingresso alle norme di adeguamento alle disposizioni dello Statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale – c.d. Statuto di Roma), emerge, unitamente alle circostanze di fatto sopra riportate, quanto segue.
La Corte Penale Internazionale, pur avendo mantenuto riserbo mediatico sull’arresto del soggetto interessato per non intralciare l’operato delle Autorità, come richiesto dallo Stato italiano, ha dichiarato di aver mantenuto costanti contatti con l’Autorità Italiana nell’ottica di una effettiva esecuzione della procedura di arresto e consegna, come richiesto dallo Statuto di Roma. La CPI precisa di aver appreso del rilascio del sospettato in data 21 gennaio 2025, senza che alcuna ulteriore interlocuzione sul punto fosse stata condotta dalle Autorità Italiane con la CPI e senza che ulteriore informazione fosse stata fornita dalle Autorità Italiane alla Corte prima del rilascio.
La Corte di Appello di Roma, dal canto suo, con l’ordinanza adottata nel procedimento n.ro 11/2025 R.G.A.I., competente a pronunciarsi nei sensi degli artt. 4 e 15 della Lg. 237/2012, ripercorre la vicenda dall’arresto di Osama Elmasri Njeem e conclude, con il conforto delle conclusioni del Procuratore Generale, cui sostanzialmente finisce per aderire, per l’irritualità dell’arresto dell’interessato e per l’insussistenza di una richiesta di applicazione della misura cautelare da parte del Procuratore Generale nei sensi dell’art. 11 e dell’art. 3 (stante la mancanza di specifica richiesta da parte del Ministero della Giustizia), con conseguente scarcerazione del sospettato.
L’impianto strutturale dell’ordinanza della Corte di Appello di Roma si fonda essenzialmente sui punti che seguono:
- la procedura di arresto eseguito dalla polizia giudiziaria italiana avrebbe seguito il percorso dell’art. 716 c.p.p., operante nel contesto dei procedimenti di estradizione, nonostante il corretto riferimento normativo all’art. 11 della legge 237/2012 operato nella richiesta della DIGOS che ha proceduto all’arresto;
- questo avrebbe determinato il carattere di “irritualità” dell’arresto del sospettato non essendo previsto dalla lettera della legge 237/2012 che l’arresto dietro esecuzione del mandato di arresto internazionale CPI possa essere operato su iniziativa della polizia giudiziaria (come invece accade nel caso dell’art. 716 c.p.p.);
- gli articoli 2,3 e 4 della legge 237/2012 attribuiscono al Ministro della Giustizia un ruolo preminente nella ricezione delle richieste da parte della CPI e nella gestione dei rapporti di cooperazione con la medesima;
- da ciò deriverebbe che la richiesta di emissione della misura cautelare nei confronti del sospettato interessato da un mandato di arresto internazionale da parte della CPI, nei sensi e per gli effetti dell’art. 11 della legge 237/2012, di competenza del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma, debba essere preceduta da una richiesta inviata dalla CPI al Ministero della Giustizia, unico titolare delle richieste di cooperazione da parte della CPI e responsabile della trasmissione delle medesime alla Procura Generale competente.
L’ordinanza della Corte di Appello di Roma dà atto, per verità, della trasmissione degli atti relativi all’arresto ad opera della DIGOS di Torino al Ministero della Giustizia datata 19 gennaio 2025, Ministero che in data 21 gennaio 2025, giorno del deposito dell’ordinanza di scarcerazione, non aveva tuttavia ancora provveduto ad alcuna richiesta in merito.
Lasciando ad un secondo momento più approfondite riflessioni, alcune considerazioni si rendono sin d’ora necessarie a margine di quelle che verranno ricordate come le quarantotto ore più criticamente significative sul piano dell’adempimento degli obblighi dell’Italia quale Stato Parte dello Statuto di Roma.
Lo Statuto di Roma, nella sua Parte Nona – dedicata alla Cooperazione Giudiziaria e all’Assistenza Giudiziale degli Stati parte alla Corte – all’articolo 86 fissa un “Obbligo Generale” per gli Stati parte di cooperare pienamente con la Corte per consentire di investigare e perseguire la commissione dei crimini nel contesto della giurisdizione della Corte. Reattività ed effettività della cooperazione giudiziaria da parte degli Stati Parte dello Statuto di Roma costituiscono requisito imprescindibile per il concreto funzionamento della Corte Penale Internazionale. Il Prof. Antonio Cassese – e lo ha ricordato ancora una volta in queste ore la Prof.ssa Paola Gaeta, sua allieva, in un’intervista rilasciata ad un’emittente radiofonica – definiva, con una metafora particolarmente efficace, la Corte Penale Internazionale come un gigante senza braccia e senza gambe che abbisogna, per qualsivoglia attività, degli “arti” costituiti dagli Stati parte, nella qualità, aggiungiamo noi, di sentinelle e di necessari esecutori dei suoi provvedimenti.
Il pronto sostegno sul piano della cooperazione giudiziaria, nonché il sostegno “politico”, in senso ampio, da parte degli Stati Parte all’operato della Corte, rappresentano per questa stessa l’unica strada atta a garantirne concretezza, affidabilità ed effettività, imprescindibili per la sopravvivenza, almeno sul piano operativo, dell’intero sistema.
Il paragrafo 7 del successivo articolo 87 prevede, poi, espressamente che, nel caso in cui “uno Stato Parte non aderisca ad una richiesta di cooperazione della Corte, impedendole in tal modo di esercitare le sue funzioni ed i suoi poteri, la Corte può prenderne atto ed investire del caso l’Assemblea degli Stati parti o il Consiglio di sicurezza se è stata adita da quest’ultimo”, come accaduto nella situazione in Libia.
È allora opportuno ricordare in questa sede – e come non farlo – i lavori della Commissione sull’elaborazione del “Codice dei crimini internazionali”, presieduta dai Professori Palazzo e Pocar ed alla quale ha partecipato anche l’Unione delle Camere Penali Italiane, istituita per consentire l’introduzione di una disciplina sui crimini internazionali, così da assicurare il pieno adempimento degli obblighi internazionali assunti dall’Italia al tempo della ratifica, con legge n.ro 232/1999, dello Statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale (lo Statuto di Roma).
I lavori della Commissione, conclusisi con il deposito della Relazione nel giugno del 2022, avrebbero costituito una solida ossatura per la tanto attesa approvazione di un codice dei crimini internazionali nel nostro ordinamento, rimasto, ad oggi, nelle pieghe (apparentemente dimenticate) dell’attività del Legislatore.
Senza entrare nel merito delle opache cadenze che hanno caratterizzato lo sviluppo della vicenda, dentro e fuori i confini del nostro Pese, nelle fasi antecedenti ai su ricordati esiti giudiziari, deve sottolinearsi il rischio che una non dichiarata opzione politica finisca con l’erodere l’autorevolezza stessa degli accordi internazionali e delle convenzioni che sono poste, dentro e fuori i confini europei, a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.
È per questo motivo che auspichiamo che l’occasione offerta dalla vicenda Elmasri Njeem richiami tutti all’importanza di tali questioni ed alla necessità di riprendere quel cammino.
Roma, 25 Gennaio 2025
La Giunta
L’Osservatorio Europa
ANSA
26 gennaio 2025
Anm, Almasri liberato per inerzia del ministro Nordio
“Andavano rispetti gli obblighi internazionali”
Il generale libico Almasri è stato ‘liberato, non per scelta del Governo, ma su disposizione della magistratura’. Queste le parole pronunciate ieri, da Gedda, dalla presidente del Consiglio Meloni, la quale aggiunge che il Governo avrebbe deciso di espellerlo perché soggetto pericoloso.
In realtà, Almasri è stato liberato lo scorso 21 gennaio per inerzia del ministro della Giustizia che avrebbe potuto – perché notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio -, e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale che aveva spiccato, nei suoi confronti, mandato di cattura per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga (Libia)”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati in una nota.
“Almasri, per scelta politica e nel silenzio del Guardasigilli, il solo deputato a domandare all’autorità giudiziaria una misura coercitiva, è stato infine liberato, e, seppur indagato per atroci crimini, riaccompagnato con volo di Stato in Libia. Tanto va detto per amor di verità”, conclude la nota dell’Associazione nazionale magistrati.
PRESSENZA
26 gennaio 2025
L’ONU chiede alla Libia di processare Al-Masri o di consegnarlo alla CPI
Il Ministro degli Esteri italiano Tajani ha avuto il coraggio di pronunciare parole di scherno sulla Corte Penale Internazionale: “Non è il verbo. Gli atti sono nulli se esistono vizi di procedura. La CPI non è la bocca della verità. Siamo un Paese sovrano”.
Non la pensa così la funzionaria dell’ONU appena nominata alla testa dell’UNSMIL, la missione Onu in Libia. Ha chiesto al governo di Tripoli di processare Al-Masri o di consegnarlo alla CPI dell’Aja. La dichiarazione della neo nominata rappresentante del Segretario generale dell’ONU, la ghanese Hanna Serwaa Tetteh, è molto decisa nel richiamare le responsabilità del governo di Tripoli a non lasciare impuniti i crimini compiuti. Uno schiaffo indiretto all’Italietta meloniana.
“La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia esprime il suo allarme per la gravità dei crimini elencati nel mandato d’arresto della CPI emesso contro Osama Al-Masry Njeim, che comprendono crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale. Dato il ritorno dell’imputato in Libia, chiediamo alle autorità libiche di arrestarlo e avviare un’indagine su questi crimini con l’obiettivo di garantirne la piena responsabilità, o di consegnarlo alla Corte Penale Onternazionale, in linea con il deferimento del Consiglio di Sicurezza della situazione in Libia alla Cpi”. Sito Unsmil
AGI
26 gennaio 2025
Chi ha liberato Almasri? L’Anm replica a Meloni
Il sindacato delle toghe chiama in causa “l’inerzia” del ministro Nordio
AGI – Il generale libico Njeem Osama Almasri “è stato liberato lo scorso 21 gennaio per inerzia del ministro della Giustizia che avrebbe potuto e dovuto, per rispetto degli obblighi internazionali, chiederne la custodia cautelare”: lo afferma l’Associazione nazionale magistrati in una nota in cui replica alla premier, Giorgia Meloni, che da Gedda aveva affermato che fosse stato “liberato, non per scelta del Governo, ma su disposizione della magistratura“.
L’Anm sottolinea che il Guardasigilli è stato “notiziato dalla polizia giudiziaria il 19 gennaio e dalla Corte d’appello di Roma il 20 gennaio” del fermo di Almasri e afferma che avrebbe dovuto “chiederne la custodia cautelare in vista della consegna alla Corte penale internazionale che aveva spiccato, nei suoi confronti, mandato di cattura per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga (Libia)”.
“Almasri, per scelta politica e nel silenzio del Guardasigilli, il solo deputato a domandare all’autorità giudiziaria una misura coercitiva”, conclude la nota, “è stato infine liberato, e, seppur indagato per atroci crimini, riaccompagnato con volo di Stato in Libia. Tanto va detto per amor di verità”.
LA STAMPA
27 gennaio 2025
L’ultimo mistero del caso Almasri: cinque avvocati in poche ore
Una girandola di legali attorno al comandante libico arrestato in Italia su mandato internazionale e rilasciato per un cavillo giudiziario
Irene Famà
IL FOGLIO
27 gennaio 2025
Tutti gli altri casi Almasri che spaventano Dabaiba e Haftar (e l’Italia)
di Luca Gambardella
RAI NEWS
28 gennaio 2025
Caso Almasri, il video pubblicato da Meloni: “Ho un avviso di garanzia, non sono ricattabile”
La presidente del Consiglio mostra l’avviso di garanzia ricevuto per favoreggiamento e peculato, con lei destinatari anche Nordio, Piantedosi e Mantovano
IL MESSAGGERO
28 gennaio 2025
Meloni indagata per il rimpatrio di Almasri. «Non mi faccio intimidire». Avvisi di garanzia a Nordio, Piantedosi e Mantovano
Indagato anche il sottosegretario Alfredo Mantovano. Salvini: “Vergogna”
AVVENIRE
28 gennaio 2025
Roma. Meloni è indagata per il caso Almasri. «Non sono ricattabile»
Accuse di favoreggiamento e peculato per la vicenda del rimpatrio del trafficante libico. Su Meta il video dell’annuncio in cui la premier anticipa la notizia: «Denunciata da chi ha difeso Buscetta»
IL SOLE 24 ORE
28 gennaio 2025
Meloni: «Ho ricevuto avviso di garanzia da Lo Voi per Almasri». Indagati anche Piantedosi, Nordio e Mantovano
La premier in un video: «Io penso che valga oggi quello che valeva ieri, non sono ricattabile non mi faccio intimidire, è possibile che per questo sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore ma anche e soprattutto per questo intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione. A testa alta e senza paura»
di Redazione Roma
SISTEMA PENALE
27 gennaio 2025
di Giulio Vanacore