Morti assiderati in un container mentre Meloni, Saied e Von der Leyen festeggiano il Memorandum UE-Tunisia

di Fulvio Vassallo Paleologo

La notizia è di quelle che non devono circolare, per non offuscare i “successi” vantati dalla Meloni, da Saied e dalla Von der Leyen nella collaborazione tra Unione europea, Tunisia e Italia per bloccare le traversate del Mediterraneo. “Successi” che si basano su cifre estrapolate ad arte nei mesi nei quali le condizioni del mare rendono più difficili le traversate, ed aumentano il numero delle vittime, mentre nessuna fonte indipendente può confernare le cifre fornite dal premier tunisino sul numero dei migranti intercettati in mare, certamente grazie alla collaborazione di assetti Frontex con il concorso delle autorità italiane che ospitano le missioni della guardia costiera e di frontiera europea. Concorso che in talune circostanze si trasforma in responsabilità diretta per la mancata risposta alle chiamate di soccorso, o per i respingimenti collettivi verso paesi che non garantiscono i diritti umani.

Ma non si muore soltanto tra le onde del Mediterraneo. Secondo quanto riferiscono poche agenzie giornalistiche, in prevalenza straniere, in base a quanto comunicato da un funzionario della Protezione civile tunisina, Mounir Al-Riyabi all’Agenzia France-Presse: “Due persone di età compresa tra 16 e 17 anni sono morte su quattro che si erano intrufolate in un container per raffreddare cereali e verdure su una nave commerciale che si stava dirigendo verso un Stato europeo.”. I quattro minori tunisini avrebbero trascorso circa otto ore all’interno di un container refrigerato prima che l’equipaggio della nave li notasse e tornasse al porto di Tunisi”. I due superstiti sarebbero stati ricoverati in gravi condizioni in un ospedale. Non sono trapelate altre notizie, nè i nomi nè la provenienza esatta di questi ragazzi, si sa soltanto che provenivano dalle più povere regioni meridionali del paese. Certo le famiglie saranno state informate, ma ormai in Tunisia la censura governativa è ferrea e neppure la disperazione dei familiari trova spazio, perchè non si deve macchiare l’immagine di un governo, ormai diventato regime, che collabora tanto efficacemente con le autorità europee ed italiane per fermare le partenze e contrastare quella che si definisce soltanto cone “immigrazione illegale”. Anche quando si tratta di persone che avrebbero diritto di chiedere asilo, come migliaia di sub-sahariani intrappolati in Tunisia. Nel caso dei migranti cd. “economici” tunisini, non si sono aperti quei canali legali di ingresso per lavoro che venivano propagandati al tempo della firma del Memorandum UE-Tunisia. Ed aumenta il numero di cittadini tunisini che fuggono dal loro paese perchè rischiano di subire detenzioni arbitrarie e trattamenti inumani da parte della polizia di Saied.

Al di là della incerta applicazione di quanto previsto dal Memorandum Tunisia-UE, diventato ormai una bandiera elettorale per i politici europei ed italiani che lo hanno sostenuto, rimane una pena enorme per queste vite che si sono perdute per assideramento all’interno di un container, su una nave che si stava allontanando dalla Tunisia, verso l’Europa,che per molti govani tunisini rappresenta ancora l’unica speranza di futuro possibile. Sul tema delle traversate del Mediterraneo, quando non si possono dare notizie utili per la propaganda elettorale, vige una censura totale, in Italia come in Tunisia.

Non si racconta neppure che la procura di Sfax ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa delle 37 persone migranti comparse dopo la partenza la notte tra il 10 e l’11 gennaio scorso.  Il pubblico ministero di Sfax, Hichem Ben Ayed, ha confermato che finora nessuno dei dispersi è stato ritrovato, mentre le operazioni della Guardia costiera e delle unità specializzate della Guardia nazionale, in collaborazione con la Marina tunisina, proseguono incessantemente. Lo ha riferito il quotidiano francofono “La Presse”, evidenziando che la procura ha aperto un’indagine “contro chiunque sia coinvolto nel caso, per partecipazione all’organizzazione di operazioni di immigrazione clandestina”.

Nessuna notizia anche di un’altra imbarcazione partita dalla Libia e avvistata in area di responsabilità Sar maltese, il 12 gennaio scorso, da un mezzo aereo Frontex. Ormai le rotte dalla Libia occidentale si confondono con le rotte tunisine, e migranti espulsi dalla Tunisia finiscono per tentare la fuga dalla Libia. L’ultimo comunicato della Guardia costiera italiana è del 16 gennaio scorso e si riferiva di non aver “individuato il barchino segnalato, né ulteriori elementi in mare riconducibili al natante o ai suoi occupanti. Le ricerche proseguono nell’ambito delle attività di pattugliamento svolte nell’area da tutti gli assetti navali e aerei nazionali e internazionali presenti”. Ad oggi da quelle ricerche nessun risultato, nel silenzio più totale.

Come si è osservato, la strategia di contenimento delle partenze non sta funzionando come vorrebbero dimostrare certi governi, continuano gli arrivi autonomi a Lampedusa, non appena si apre una finestra di temto buono. La collaborazione tra Unione europea, Italia e Tunisia sembra invece dare adito ad una ulteriore crescita della corruzione ed a un numero incontrollabile di gravi violazioni dei diritti umani. E intanto si tengono lontane dalle zone dove i soccorsi sono più frequenti le navi delle ONG, costrette a raggiungere “porti vessatori” sempre più distanti, o bloccate con fermi amministrativi frutto di una legge che viola le Convenzioni internazionali e la Costituzione italiana. (Decreto legge “Piantedosi” n.1 del 2023).

Gli impegni di principio sugli aiuti alla popolazione tunisina schiacciata dalla crisi economica (e democratica) sono destinati a restare sulla carta. Le procedure individuate nel Memorandum prevedono accordi bilaterali e interventi legislativi, anche a livello europeo, con tempi lunghi rispetto alla crescita esponenziale degli arrivi dalla Tunisia (ma anche di fronte al rischio di default del paese). Evidentemente l’Unione Europea e il governo italiano puntano più sull’obiettivo immediato di aumentare gli strumenti di deterrenza per rallentare gli arrivi in Italia che non su un aiuto effettivo alla popolazione tunisina vittima del fallimento dell’economia statale.

Gli immigrati subsahariani rastrellati a Sfax ed in altre zone delle regioni meridionali sono stati prima espulsi verso la terra di nessuno, in pieno deserto tra la Tunisia e la Libia, o l’Algeria, quindi, dopo che la deportazione aveva già cominciato a produrre le prime vittime, sono stati in parte ripresi, arrestati e rimangono attualmente sottoposti ad un severo regime detentivo, se non vengono gettati per strada come merce di scarto. L’accesso alla procedura di asilo in Tunisia è un miraggio, e le autorità di polizia violano sistematicamente il divieto di respingimenti collettivi sancito dalle Convenzioni internazionali sottoscritte da tutti gli Stati europei.

Anche se i governi europei stanno nascondendo i risultati (e i costi umani) reali degli accordi con la Tunisia, continuerà la ricerca delle responsabilità istituzionali attraverso le voci delle vittime e delle loro famiglie, in colleganento con le associazioni democratiche che si battono per i diritti umani, sulle due sponde del Mediterraneo, per individuare strumenti di sanzione di gravi complicità che si nascondono dietro le foto di gruppo e gli annunci di accordi e memorandum d’intesa di vario genere contro la cd. immigrazione illegale.