Frontex e Guardia costiera “libica” tra “law enforcement” ed omissione di soccorso

di Fulvio Vassallo Paleologo

AGGIORNAMENTI ALLE ORE 22 DI GIOVEDI’ 22 APRILE 2020

ALARMPHONE : Coordinating a maritime disaster: Up to 130 people drown off Libya

CONFERMATO IL NAUFRAGIO PER OMISSIONE DI SOCCORSO IN ACQUE INTERNAZIONALI A 4O MIGLIA NORD-EST DI TRIPOLI.

Chi parla ancora di “salvataggi” delegati ai libici, nella zona Sar “libica” che hanno inventato nel 2018, dopo il Memorandum d’intesa Gentiloni del 2017, e’ complice di omissione di soccorso. E adesso parlateci del rinnovo dei finanziamenti alla sedicente Guardia costiera “libica”. Oppure di eventi di soccorso (Sar) che in Italia si degradano ad “eventi migratori”, per evitare di inviare mezzi di soccorso in acque internazionali.

Dichiarazione di Luisa Albera Rescue Coordinator di Ocean Viking di SOS Mediterraneé

In the past 48 hours, civil hotline Alarm Phone alerted us to a total of three boats in distress in international waters off Libya. All of them were at least ten hours from our position at the time of reception of the alerts. We searched for two of these boats, one after the other, in a race against time and in very rough seas, with up to 6-metre waves. In the absence of effective State-led coordination, three merchant vessels and the Ocean Viking cooperated to organise the search in extremely difficult sea conditions,” she said.

“Today, while we searched relentlessly without receiving support from the responsible maritime authorities, three dead bodies were spotted in the water by merchant ship My Rose. A Frontex airplane spotted the wreck of a rubber boat soon after. Since we arrived on scene today, we have not found any survivors while we could see at least ten bodies in the vicinity of the wreck.

AVVENIRE : Naufragio. Un’altra strage annunciata di migranti, 130 morti nel Canale di Sicilia


Articolo chiuso alle ore 02.00 di giovedì 22 aprile

1. Ancora nella notte tra il 21 ed il 22 aprile si è ripetuto uno scenario che abbiamo già visto in passato, con decine di persone, forse un centinaio, in balia delle onde a rischio di naufragare, nelle acque internazionali a nord della costa libica occidentale, dopo che un’altro barcone è stato intercettato dalla sedicente Guardia costiera “libica” ed i suoi occupanti, salvo due vittime, sono stati riportati a terra in un centro di detenzione. Un aereo dell’agenzia europea Frontex ha sorvolato a lungo la zona dei due eventi di soccorso, senza che però intervenissero unità statali europee, evidentemente avvertite, insieme alle autorità libiche della presenza di imbarcazioni in situazione di distress, tale da imporre, secondo il diritto internazionale l’immediata attivazione di interventi di soccorso. Non è stata coinvolta nelle attività di soccorso neppure la nave Ocean Viking di SOS Mediterraneé che, poche ore prima dell’allarme, era transitata nella stessa zona nella quale si trovavano le imbarcazioni cariche di migranti. Non sembra che una Centrale di coordinamento SAR (MRC) abbia assunto il coordinamento delle attività di soccorso, come sarebbe imposto dalle Convenzioni internazionali, ed addirittura ad oltre 24 ore dal primo avvistamento risulta che le autorità libiche abbiano espressamente rifiutato qualsiasi intervento sul secondo barcone segnalato da Alarmphone. La vicenda è ancora molto confusa, e non si conosce la sorte di chi sta affrontando una seconda notte in mare su un barcone che potrebbe affondare da un momento all’altro. Non si hanno neppure notizie certe di una imbarcazione con 42 persone a bordo che lunedì 19 aprile era stata avvistata a nord di Zuwara.

In questo contesto è documentata la presenza di un assetto aereo di Frontex che ha ripetutamente sorvolato l’area nella quale si trovavano i barconi in difficoltà da ieri, uno dei quali poi intercettato dai guardiacoste libici, e quindi ci sembra necessario chiarire quale è il ruolo di Frontex nel Mediterraneo centrale, nei rapporti con le autorità libiche e nelle attività integrate di law enforcement ( contrasto dell’immigrazione illegale) che conduce in sinergia con le autorità italiane e maltesi. E’ una materia delicata che non si vuole fare conoscere all’opinione pubblica, come emerge dai silenzi dei vertici della Guardia costiera malgrado il recente Decreto (De Micheli) del 4 febbraio 2021 che prevede l’adozione di un nuovo Piano SAR nazionale e precisi doveri di informazione da parte delle autorità marittime. Ma dopo gli accordi con il governo di Tripoli, ancora in corso di rafforzamento, dopo le missioni di Draghi, Di Maio e della ministro dell’interno Lamorgese a Tripoli, sembra confermata la tattica del disimpegno delle unità italiane dalle acque internazionali del Mediterraneo centrale, tanto dai non considerare come “eventi di soccorso” (SAR) gli allarmi che vengono comunicati su imbarcazioni cariche di migranti sulle rotte dalla Libia, per trattarli poi alla stregua di meri “eventi migratori” quando queste stesse imbarcazioni riescono ad avvicinarsi alle acque territoriali italiane. Se non hanno fatto naufragio prima o se non sono state riprese dalle motovedette libiche assistite ed orientate da Frontex e dagli assetti operativi della missione italiana Nauras ancora presente nel porto di Tripoli.

#Libya ~ 100 people were intercepted today by the EU-funded Libyan coast guard. Two bodies were also retrieved, a mother & her baby. Survivors have been brought to a detention center in #Tripoli.


2. I sistemi di controllo delle frontiere marittime europee

Nel dicembre del 2019 entrava in vigore il Regolamento (UE) 2019/1896 del 13 novembre 2019 [1] relativo alla guardia di frontiera e costiera europea che abrogava i precedenti Regolamenti (UE) n. 1052/2013 e (UE) 2016/1624 nei quali era molto forte il richiamo ai diritti fondamentali della persona migrante Non è stato però abrogato il Regolamento UE 656/2014, dal quale, a carico degli Stati,  si ricavano precisi obblighi di salvataggio nei confronti delle persone migranti che si trovano in situazioni di pericolo nel Mediterraneo [2]

Il nuovo Regolamento adottato nel 2019, aumenta di molto le risorse da destinare all’agenzia FRONTEX,[3] e mette al centro delle attività dell’agenzia i sistemi elettronici di controllo delle frontiere esterne, raccordando le attività delle diverse agenzie europee che operano nel settore del controllo delle frontiere marittime esterne (EUROSUR, EMSA, EUROPOL). Tra i punti più importanti del nuovo Regolamento è il rilancio della cooperazione con i paesi terzi al fine di rendere più efficaci le prassi di intercettazione /soccorso in mare e di respingimento/espulsione.  Sulla stessa linea le più recenti Raccomandazioni della Commissione europea sul soccorso nel Mediterraneo, adottate il 23 settembre 2020 [4]. Anche se si sollecita “ il riconoscimento del sostegno fornito da attori privati e ONG nell’esecuzione di operazioni di soccorso in mare e a terra”, chiedendosi  di“ evitare di criminalizzare coloro che danno assistenza umanitaria alle persone in pericolo in mare”, rimane la ferma riproposizione della collaborazione con le autorità libiche nelle attività di intercettazione in acque internazionali e di riconduzione delle persone migranti in territorio libico.

Nelle più recenti politiche europee di controllo delle frontiere esterne, che assumono sempre più carattere intergovernativo, si assiste così ad un trasferimento delle responsabilità dalle sedi di decisione politica a Bruxelles agli organi amministrativi e di polizia di Frontex, che ha una personalità giuridica autonoma rispetto a quella dell’Unione Europea. E questo amplia la possibilità di manovra di Frontex e del suo direttore nei rapporti con i governi dei paesi terzi [5]. Sono sempre più evidenti le prove di una crescente interazione tra le diverse agenzie europee che si occupano della sicurezza e del controllo delle frontiere e le autorità di polizia dei paesi della sponda sud del Mediterraneo. Statewatch [6] ricorda come le immagini raccolte dai droni dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima ( EMSA)  siano state immediatamente valutate dalle Guardia costiera delle nazioni territorialmente responsabili e contestualmente inviate al quartier generale di Frontex ed integrate nel Sistema di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) per una loro analisi da parte dell’agenzia europea e del network di controllo di tutti gli Stati membri UE che hanno frontiere esterne[7].“Tutti i dati sono utilizzati per rilevare e prevenire le migrazioni sin dalla fase iniziale”, spiega la ONG. “Una volta che è prescelta la società contractor, i nuovi droni di Frontex possono volare anche per EUROSUR e in quest’ambito l’agenzia scambia le informazioni raccolte con gli altri utenti europei grazie a un portale remoto. I dati di EUROSUR e dei centri nazionali di controllo delle frontiere costituiscono il cosiddetto Common Pre-frontier Intelligence Picture che consente di estendere l’area d’interesse di Frontex sino al continente africano”.  I contratti sottoscritti con le aziende che forniscono i velivoli a pilotaggio remoto prevedono che essi operino nelle acque del Mediterraneo centrale ed orientale in un raggio di 460 km. circa dalle basi di partenza. “Ciò significa che i droni sono in grado di svolgere il loro lavoro di riconoscimento sino alle aree di pre-frontiera, come ad esempio Tunisia, Libia ed Egitto”, aggiunge Statewatch. “Il nuovo regolamento di Frontex consente all’agenzia di collaborare con i paesi terzi confinanti nello scambio delle informazioni raccolte, solo dopo un accordo formale con le autorità di governo non-UE. Ci sono però le prove che la missione militare europea Eunavfor MED stia cooperando più ampiamente con la Guardia costiera libica (…) La Libia è inoltre il primo paese terzo ad essere connesso con i sistemi di sorveglianza europea attraverso il Seahorse Mediterranean Network. Le informazioni consegnate alle autorità libiche dovrebbero includere anche quelle raccolte dai droni Predator delle forze armate italiane”.[ Il Seahorse Mediterranean Network è un programma di cooperazione per “migliorare gli scambi di informazioni nell’area mediterranea”, sottoscritto da sette Stati membri UE (Spagna, Italia, Francia, Malta, Grecia, Cipro e Portogallo) e dai paesi nordafricani nel quadro di EUROSUR. Esso prevede anche una serie d’iniziative di formazione ed addestramento dirette agli operatori africani in materia di sorveglianza marittima [8].

L’8 gennaio 2020, Joseph Borrell, Alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare ha negato che siano mai state fornite informazioni da Frontex alla Guardia costiera libica nell’ambito delle operazioni di sorveglianza previste dal regolamento UE (n. 656/2014) ed effettuate dagli Stati membri alle loro frontiere esterne in cooperazione con l’Agenzia.  “Ciò si è verificato tuttavia nell’ambito dell’Eurosur Fusion Service — Multipurpose Aerial Surveillance (MAS)”, ha ammesso il commissario Borrell. “Durante l’attività di sorveglianza aerea MAS nell’area di pre-frontiera – dal 2017 sino al 20 novembre 2019, quando Frontex ha individuato situazioni di pericolo nella regione SAR libica, l’Agenzia informato in 42 casi il Centro di coordinamento delle ricerche dello Stato membro più vicino, Eunavfor MED così come le autorità libiche”.

Il 17 giugno 2020 quattro organizzazioni non governative (Alarm Phone, Borderline-Europe, Mediterranea Saving Humans e Sea-Watch) hanno presentato  il  rapporto  Remote control: the EU-Libya collaboration in mass interceptions of migrants in the Central Mediterranean[9]  che  evidenzia come le azioni intraprese dalle unità di sorveglianza aerea dell’UE, in collaborazione con le autorità libiche, abbiano facilitato  le intercettazioni e i respingimenti di massa dei migranti. Il rapporto ricostruisce in particolare alcuni eventi di ricerca e salvataggio conclusisi con intercettazioni e respingimenti verso e dentro la zona SAR riconosciuta alla Libia.

Ad ottobre del 2020, il quotidiano britannico The Guardian [10]ha reso noto che Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (European Border and Coast Guard Agency) ha affidato al colosso aerospaziale Airbus e a due società israeliane il servizio di “sorveglianza aero marittima” con l’utilizzo di droni per intercettare le imbarcazioni di migranti che attraversano il Mediterraneo. Le operazioni dovrebbero prendere il via nel 2021 dopo una serie di prove tecniche che i contractor effettueranno nell’isola greca di Creta. Come riferisce Antonio Mazzeo [11], risulta“ampio lo spettro degli strumenti tecnologici oggetto dei programmi “Horizon” sponsorizzati da Frontex e destinati alla sicurezza delle frontiere: innanzitutto le piattaforme a pilotaggio remoto, sia quelle aree, che terrestri e navali; le apparecchiature di rilevamento biometrico e quelle per la verifica tridimensionale-facciale e dell’iride; i sistemi di comando, controllo e intelligence; l’intelligenza artificiale (IA); la robotica; i sistemi integrati per l’identificazione dei traffici di droga, ecc.”. 

Il 22 ottobre 2020 il periodico Altraeconomia [12] ha rivelato che le autorità italiane di pubblica sicurezza hanno noleggiato un drone MALE prodotto da Leonardo S.p.A. al costo di 8,8 milioni di euro. Il velivolo – anche in questo caso si tratterebbe del modello “Falco EVO” sperimentato con Frontex a Lampedusa gli anni scorsi – sarà impiegato in un periodo di dodici mesi con possibilità di estensione a diciotto, per 1.200-1.800 ore di volo. “Il Viminale si è mosso dunque al fine di incrementare il patrimonio di conoscenze in capo al Centro nazionale di coordinamento del Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (NCC/EUROSUR) sotto l’egida dell’agenzia Frontex. Venerdì 9 aprile 2021 la Commissione europea [13] ha adottato un Regolamento  per modernizzare il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR), e per specificare gli obblighi del Agenzia Frontex che implementa questo sistema. La Commissione ha spiegato in un comunicato stampa che la decisione mira a consentire un’adeguata analisi dei rischi e una reazione più rapida. L’atto, che si applica a partire dal 2 maggio 2021 , prevede, tra l’altro, che gli Stati membri pubblichino regolarmente relazioni e alert su situazioni rilevanti per la gestione delle frontiere esterne dell’UE, ad esempio in relazione alla tratta di esseri umani, al traffico di migranti ed ai soccorsi in mare con particolare riferimento a “incidenti e operazioni relative alla ricerca e al soccorso”. Le nuove regole dovrebbero risultare più rigorose per quanto riguarda la sicurezza e la protezione dei dati. Ogni Stato membro dispone di un Centro nazionale di coordinamento (NCC) che coordina e scambia informazioni tra tutte le autorità responsabili della sorveglianza delle frontiere esterne. L’asse principale di intervento punta sul contrasto dell’immigrazione “illegale” e non certo sui soccorsi in mare. Le nuove regole specificano nuovi obblighi per Frontex di notificare gli eventi osservati, che devono essere immediati, in particolare non appena si manifesta una tendenza anomala o si sviluppa un nuovo modus operandi alle frontiere esterne. In tutte le aree che sono interessate dai tentativi di attraversamento illegale e da operazioni di soccorso in mare,  Frontex è anche responsabile di garantire la sicurezza dei dati trasmessi e condivisi. L’art. 33 del Regolamento vieta la trasmissione dei dati a soggetti pubblici o privati operanti in paesi, tra questi certamente la Libia, che non rispettano gli standard di sicurezza previsti per la protezione dei dati in Europa. Si dovrà dunque verificare, con una continua attività di monitoraggio, la compatibilità dei sistemi di controllo elettronico delle frontiere, alla luce dei rapporti con i paesi terzi, con la tutela dei diritti fondamentali delle persone, anche considerando che la Convenzione di Palermo del 2000 contro il crimine transnazionale, ed i due Protocolli allegati contro il traffico di migranti e la Tratta di esseri umani [14], che si richiamano per giustificare la “collaborazione di polizia” con tali paesi,  antepongono chiaramente la salvaguardia della vita umana in mare ed il rispetto dei diritti umani alla “lotta contro l’immigrazione illegale”. 

3. Politiche di esternalizzazione e prassi di abbandono in mare

Al preteso fine di eliminare qualsiasi “fattore di attrazione” (pull factor) rispetto alle partenze dalle coste libiche, a partire dal 2018, si sono ritirati progressivamente tutti gli assetti navali impegnati nell’operazione Frontex Triton, che ha avuto poi termine nel 2020 e non sono state previste unità navali di Frontex nella nuova “Joint Operation Themis”[15] tuttora in corso. Nel frattempo aveva termine anche l’operazione Sophia di Eunavfor Med, che pure fino al 2018 aveva contribuito attivamente al salvataggio di decine di migliaia di naufraghi. La nuova missione Eunavfor Med IRINI[16] ha quindi subito un ridimensionamento sotto il profilo dei compiti operativi, adesso incentrati principalmente sull’embargo di armi dirette verso la Libia e solo subordinatamente sulla lotta all’immigrazione “illegale”, mentre le unità navali europee impegnate nel Mediterraneo centrale sono state posizionate nella zona più orientale della cd. zona SAR “libica”, corrispondente alla Cirenaica, ben lontano dalle rotte più battute dalle imbarcazioni di migranti che partono dalla Tripolitania, e talvolta dalla Tunisia, e si dirigono poi verso le coste italiane. Tra le enunciazioni di principi delle autorità di Bruxelles, che nei documenti ufficiali antepongono la salvaguardia della vita umana in mare al contrasto dell’immigrazione illegale ed all’embargo di armi, e la pratica quotidiana dei centri operativi che coordinano queste missioni nel Mediterraneo, la distanza appare considerevole, quando non si constata un totale ribaltamento della gerarchia degli obiettivi perseguiti. Su questo sta indagando adesso il Parlamento europeo che ha richiesto in più occasioni al Direttore di Frontex una documentazione esaustiva sulle attività svolte nel Mediterraneo in base al mandato conferito all’Agenzia [17].

Basta confrontare i dati ufficiali forniti dalla Guardia costiera italiana fino al 2018 con l’attuale silenzio  delle autorità marittime italiane di fronte alle richieste di informazioni sui soccorsi e con i dati più recenti forniti dall’OIM [18], per avere la prova di come si sia creato uno spazio vuoto proprio sulle rotte  del Mediterraneo centrale, che dovrebbe valere come deterrente rispetto alle  partenze di imbarcazioni dalla Libia e dalla Tunisia.  Non c’è più traccia dell’importante Dossier della Guardia costiera italiana, pubblicato nel 2018 [19], che documentava le importanti attività di ricerca e soccorso effettuate in sinergia con le ONG dalle autorità italiane, dal 2014 al 2017, nel Mediterraneo centrale. I comunicati ufficiali dei ministeri, della Marina militare e della Guardia costiera, dettagliatissimi quando si riferisce del “fermo amministrativo” delle navi delle ONG[20], sono del tutto lacunosi quando si tratta di dichiarare cosa è successo nelle operazioni di ricerca e soccorso in alto mare, nelle acque internazionali. Per molte notizie occorre risalire alla stampa locale ed ai pochi giornalisti d’inchiesta che hanno ancora qualche fonte in Libia. Ma proprio nei confronti di chi è stato testimone dei gravissimi abusi commessi ai danni dei migranti in Libia, e del sostanziale abbandono in mare subito da coloro che riuscivano a fuggire da quel paese, si è innescata una  diffusa e pervasiva attività di intercettazione per fatti privi di rilevanza penale, in violazione delle garanzie previste dalla legge per il diritto di cronaca e per i diritti di difesa. Eppure proprio dai “brogliacci” che contengono quelle intercettazioni, che avrebbero dovuto essere distrutti perché non rilevanti ai fini delle indagini penali, emergono dettagli e dati che confermano la situazione di vero e propria omissione di soccorso sistemica che si è verificata negli ultimi anni sulle rotte del Mediterraneo centrale  [21] . Vedremo se qulche Procura italiana aprirà indagini al riguardo.

Nelle inchieste di alcune procure siciliane si arriva invece ad ipotizzare un sostanziale accordo tra i trafficanti, scafisti e alcuni componenti degli equipaggi delle ONG, con il rilancio della nota tesi delle cd. “consegne concordate”[22], come se, dopo la creazione di una zona SAR “libica”, comunicata nel 2018 all’IMO (Organizzazione internazionale del mare),  tutti i comandanti delle navi civili che soccorrono naufraghi in acque internazionali comprese in quella zona dovessero concludere le loro attività di salvataggio obbedendo a ordini di riconsegna dei naufraghi impartiti dalle autorità libiche. Autorità che molte indagini giornalistiche e importanti precedenti giurisprudenziali ritengono assistite e coordinate da assetti italiani ed europei. Si lasciano invece nell’ombra gli accordi di respingimento tra Malta e le autorità tripoline [23].  La criminalizzazione dei soccorsi in mare sembra così intensificarsi per la ricaduta che le politiche di esternalizzazione hanno sulle attività di controllo rimesse alla magistratura inquirente. Ma la realtà che sta emergendo dalle intercettazioni raccolte a ridosso dell’indagine giudiziaria sulla nave Iuventa e altri a Trapani sembrano capovolgere gli schemi dell’accusa[24]e permetterebbero forse di mettere sotto indagine i decisori politici [25] e  gli agenti statali che hanno dato attuazione al Memorandum d’intesa con il governo di Tripoli e con la sedicente guardia costiera libica. Come afferma Matteo de Bellis, ricercatore presso Amnesty International [26], “gli europei non possono incaricare una nave di soccorso di sbarcare in Libia – è illegale – quindi hanno creato un sistema in base al quale gran parte del coordinamento dei respingimenti viene svolto dagli europei , con risorse europee, ma usando i libici come una cortina fumogena legale. È accettabile che gli stati dell’UE ingannino il diritto internazionale e rimandino le persone alla tortura senza essere responsabili? “

Secondo il Rapporto dell’OIM “COVID-19 Control Measures, Gap in SaR Capacity Increases Concern About ‘Invisible Shipwrecks’ del 12 maggio 2020 [27],“le misure attuate dai governi in risposta a COVID-19, tra cui chiusure di porti, ritardi nello sbarco e la ridotta presenza di navi di ricerca e salvataggio sulla rotta sempre più trafficata del Mediterraneo centrale, stanno sollevando serie preoccupazioni sul destino delle navi in pericolo e le cosiddette ” naufragi invisibili “. “Stiamo assistendo a un costante aumento del numero di navi sull’acqua di cui siamo a conoscenza e l’assenza di operazioni di ricerca e salvataggio statali e guidate da ONG rende difficile sapere tutto ciò che sta accadendo in mare”, ha affermato Frank Laczko, direttore del Global Data Migration Data and Analysis Center di IOM. “La risposta a COVID-19 ha avuto un impatto decisivo sulla nostra capacità di raccogliere dati precisi. La rotta del Mediterraneo centrale rimane la più pericolosa rotta di migrazione marittima sulla terra e, nel contesto attuale, sono cresciuti i rischi che naufragi invisibili lontani dalla percezione della comunità internazionale”.

Il Rapporto dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Colville pubblicato nel mese di dicembre del 2020 [28] si conclude con la richiesta di una moratoria su tutte le intercettazioni e i respingimenti in Libia. Quindi l’accorato appello :“In conformità con le nostre linee guida recentemente pubblicate su COVID-19 e sui migranti, ribadiamo che gli Stati devono sempre rispettare i loro obblighi ai sensi dei diritti umani riconosciuti dal diritto internazionale e del diritto dei rifugiati”. Secondo Rupert Colville[29],  nonostante il COVID-19, le operazioni SAR ( ricerca e salvataggio) dovrebbero essere mantenute e lo sbarco rapido assicurato in un porto sicuro (place of safety), garantendo al contempo la compatibilità con le misure di sanità pubblica. Come si conciliano queste posizioni con il mantenimento di una zona SAR riservata alle autorità di Tripoli, che non controllano per intero neppure il loro territorio nazionale e che hanno dimostrato di non sapere garantire i soccorsi in mare e trattamenti dignitosi ai naufraghi riportati  a terra ? Non è ormai assodato che la Libia, nelle sue diverse articolazioni territoriali e politiche, ancora oggi non può garantire alcun luogo di sbarco sicuro (place of safety) ? Che ruolo hanno effettivamente le autorità italiane ed europee che, con sofisticati sistemi di sorveglianza elettronica sempre più integrati, riescono a tracciare la maggior parte delle imbarcazioni, anche di piccole dimensioni, in navigazione nel Mediterraneo centrale, comunicando con la sedicente Guardia costiera libica ? E’ legittimo trasferire alle autorità libiche tutte le informazioni relative al tracciamento dei barconi carichi di migranti in navigazione, al fine di sollecitare intercettazioni in alto mare  (acque internazionali) con la riconduzione dei naufraghi nei porti di partenza? Chi può garantire che le motovedette libiche raggiungano le imbarcazioni segnalate dagli europei in acque internazionali senza pregiudicare il loro diritto alla vita e senza eseguire respingimenti su delega verso luoghi nei quali si rischiano trattamenti inumani o degradanti, vietati dall’art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo? [30]

4. La responsabilità degli Stati, il ruolo di Frontex e la giurisdizione sulle acque internazionali del Mediterraneo centrale

Come ricorda la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa [31] (L’intercettazione e il salvataggio in mare dei domandanti asilo, dei rifugiati e dei migranti in situazione irregolare), secondo cui «la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali» (punto 5.2.) che, pur non essendo fonte diretta del diritto, costituisce un criterio interpretativo imprescindibile del concetto di “luogo sicuro” nel diritto internazionale”. Con riferimento al rispetto degli obblighi di sbarcare i naufraghi in un luogo sicuro (place of safety) ed alle strette forme di cooperazione tra gli Stati consentiti dai sistemi di controllo elettronico delle frontiere dopo gli avvistamenti ed i tracciamenti aerei sul Mediterraneo centrale si pone quindi la questione della giurisdizione e delle responsabilità nei casi di violazione dei diritti fondamentali[32]

Il trasferimento delle responsabilità di coordinamento delle operazioni di ricerca e salvataggio ad un’altra autorità SAR come avviene con la indicazione delle autorità libiche come responsabili degli interventi di “soccorso”, di fatto vere e proprie intercettazioni,  deve tenere conto delle esigenze di garantire comunque un intervento di salvataggio quanto più tempestivo possibile, e il rispetto del divieto di sbarco in un porto non sicuro.  Altrimenti sarebbe molto semplice per gli Stati liberarsi dei propri obblighi di ricerca e salvataggio a discapito delle persone che vanno soccorse in acque internazionali. Per questa ragione non dovrebbe essere consentito ricorrere al consueto espediente di trasferire la responsabilità SAR sulla Centrale di coordinamento (MRCC) del paese di bandiera della nave soccorritrice, distante magari migliaia di chilometri dall’area dei soccorsi. Una tesi che è stata sostenuta sia nei processi contro le ONG che nei procedimenti che hanno visto indagato l’ex ministro dell’interno Salvini [33].  Se uno Stato riceve notizia di un evento di soccorso e non ci sono altre autorità che intervengono, non si può escludere che questo Stato eserciti un controllo effettivo sulla vita delle persone, e quindi che su questa attività di controllo deve esserci una giurisdizione ed un possibile giudizio di responsabilità. Altrimenti si alimenterebbe solo la legge del più forte e si legittimerebbero tutte le pratiche di abbandono in mare. Che già hanno prodotto troppi morti e dispersi[34] . Si deve poi ricordare come proprio agli inizi di quest’anno le autorità di Tripoli che avevano arrestato uno dei più importanti comandanti della sedicente Guardia costiera “libica”, già sotto inchiesta da parte delle Nazioni Unite e del tribunale Penale internazionale, lo hanno rimesso in libertà [35], integrandolo nel suo ruolo di vertice nella Guardia costiera di Zawia. Questa recente vicenda apre scenari inquietanti sia per le prospettive future [36], che per la valutazione delle conseguenze dell’assistenza e del “coordinamento” garantito alla Guardia costiera libica dalla missione italiana Nauras presente nel porto di Tripoli [37], con il supporto degli assetti aerei Frontex e della missione Eunavfor Med che, oltre a formare, con il supporto italiano, buona parte dei guardiacoste libici, ha svolto una intensa attività di monitoraggio aereo e di sorveglianza elettronica. Le persone che si trovano in navigazione su imbarcazioni fatiscenti nelle acque del Mediterraneo centrale sono tutte in una condizione di pericolo immediato. La finzione di una zona SAR libica, mentre sono le autorità europee che garantiscono il tracciamento di tutte le imbarcazioni in navigazione nel Mediterraneo centrale, non solleva gli Stati dagli obblighi di soccorso in mare[38].

La ripartizione delle zone SAR non può ritardare, o peggio evitare, interventi di soccorso che sono dovuti in base al diritto internazionale del mare, che impone coordinamento ed assistenza delle navi soccorritrici in vista dello sbarco dei naufraghi in un porto sicuro[39]. Se le autorità di Malta hanno negato il loro consenso allo sbarco in un porto di quello Stato [40],  hanno esercitato sicuramente un potere connesso alla loro sovranità, anche perché Malta non ha mai accettato gli emendamenti alla Convenzione di Amburgo (SAR) del 1979 che le attribuirebbero l’obbligo di indicare un porto di sbarco, e ricadono per questo sotto la giurisdizione maltese ed europee, per quanto attiene ai profili di responsabilità che ne possono derivare. A sua volta, l’Italia non può negare lo sbarco in un proprio porto sicuro, che diventa essenziale per completare le operazioni di salvataggio.  Ed anche in questo caso, se nega tale indicazione, le persone che di fatto sono comunque respinte, e gli attori di questo rifiuto di ingresso sono comunque soggetti alla giurisdizione italiana ed europea. Spetta al ministero dell’interno, di concerto con la Centrale operativa della guardia costiera (IMRCC) di Roma, indicare, con la sollecitudine richiesta dalle Convenzioni internazionali un porto di sbarco sicuro, anche se l’evento SAR si è verificato nelle acque internazionali che ricadono nella zona di ricerca e salvataggio maltese o in quella “libica”. La pretesa zona SAR “libica” non corrisponde ancora agli standard internazionali, né tantomeno ad uno stato unitario, che rispetti il diritto di asilo ed i migranti in transito, e che disponga di una Centrale operativa nazionale di coordinamento per i soccorsi (MRCC).

La valutazione sui sistemi di sorveglianza elettronica e sulla ripartizione delle zone di ricerca e salvataggio (SAR) nel Mediterraneo centrale rimangono dunque decisive per inquadrare i respingimenti collettivi “delegati” alle motovedette della sedicente Guardia costiera libica, che estendono ormai il loro controllo sulla maggior parte delle acque del Mediterraneo centrale, riuscendo talvilta a sconfinare persino nella vastissima zona SAR maltese.

Si è consapevoli della valenza effettiva possono avere oggi le estese zone SAR attribuite a Malta o alle autorità tripoline? Probabilmente i promotori delle politiche dei porti chiusi, e della collaborazione con le autorità libiche, ritengono che il settore maggioritario della popolazione rimanga ormai indifferente rispetto alle stragi che si continuano  verificare in mare ed agli abusi che subiscono le persone intercettate in mare e ricondotte in Libia. Nessuna autorità nazionale può però continuare a ritenere che, collaborando con la sedicente Guardia costiera libica, non rispondendo alle richieste di soccorso che provengono dalle ONG o alle richieste di designazione di un porto di sbarco sicuro, oppure negando l’ingresso nelle acque territoriali, , si possa evitare di assumere una qualsiasi responsabilità sul piano internazionale, una responsabilità che potrebbe essere rilevante anche sul piano del diritto (penale) interno. La sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’Uomo, nel caso Hirsi deciso nel 2012, affermava la responsabilità dello Stato anche quando i suoi agenti operino al di fuori delle acque territoriali, quando le persone vittime dei respingimenti si trovino sotto “l’esclusivo controllo” di autorità riferibili allo stesso Stato.

Quanto abbiamo rilevato in tema di ripartizione delle zone SAR e di sistemi elettronici di controllo delle frontiere ci permette di individuare precise responsabilità, prima esclusive e poi concorrenti, degli Stati che collaborano attivamente con la sedicente Guardia costiera “libica” al fine di intercettare in mare  riportare a terra il maggior numero di persone in fuga dalla Libia. E quando parliamo di queste responsabilità facciamo riferimento sia a possibili responsabilità penali rilevanti a livello nazionale, che alla commissione di crimini contro l’umanità, dei quali, con particolare riferimento alla sedicente Guardia costiera “libica” si sta già occupando il Tribunale Penale internazionale. Per eludere queste responsabilità non sarà possibile trasformare gli eventi di soccorso in “attività migratorie illegali”  o in “eventi migratori” e criminalizzare l’operato di quelle Organizzazioni non governative che sono rimaste le uniche possibilità di salvezza per chi intraprende la rotta del Mediterraneo centrale, la rotta migratoria pù pericolosa del mondo.

Dopo la esemplare condanna dell’Italia sul caso Hirsi nel 2012 [41], che ha chiaramente delineato il principio della responsabilità extraterritoriale, si può  affermare che ricorre una giurisdizione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo nei casi in cui anche al di fuori delle frontiere nazionali, autorità statali abbiano il controllo esclusivo su persone che non si trovano soggette alla giurisdizione di altro stato. Un controllo esclusivo che si realizza quando le attività di intercettazione e di tracciamento elettronico consentono di determinare la destinazione delle imbarcazioni cariche di naufraghi e il loro diritto al soccorso ( ed alla vita). Come avviene nei confronti dei migranti che si trovano su imbarcazioni ubicate in acque internazionali dopo la segnalazione inviata alla centrale di coordinamento della Guardia costiera italiana. Quanto rilevato sopra sulla finzione della zona SAR “libica” e sulle modalità di intervento delle motovedette che salpano dalla Tripolitania, assistite dall’Italia con la missione Nauras, indice a ritenere che tale responsabilità persista anche dopo le attività di intercettazione, che non è facile definire soltanto “soccorsi” operati dai libici. Se informare, in caso di mancato intervento delle motovedette libiche, in base alle Convenzioni internazionali di diritto del mare, non si può escludere la giurisdizione italiana e dunque il dovere di intervento per garantire la salvaguardia della vita umana in mare. Dovere di intervento che fino al 2017 veniva regolarmente adempiuto , in sinergia con le ONG coordinate dalla Centrale operativa della guardia costiera italiana (IMRCC)e che invece venne sucessivamente trascurato, con la dequalificazione degli eventi SAR ad “eventi migratori”, dopo il Codice di condotta Minniti (luglio 2017) e qundi dai divieti di ingresso (2018) e dai decreti sicurezza del governo gialloverde (2018-2019).

La Corte di Strasburgo ha ritenuto, proprio a partire dal caso Hirsi, che “ gli Stati non possono aggirare gli obblighi della CEDU stipulando accordi con Stati terzi, ma al contrario, devono assicurarsi della compatibilità con la CEDU di tutti gli altri obblighi assunti per non esporsi al rischio di condanne per inadempimento da parte della Corte, in particolare rispetto ai divieti di respingimento derivanti dagli articoli 3 e 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU”. La Corte rileva poi, riguardo del divieto di respingimenti collettivi, che “se l’art. 4 Prot. 4 si applicasse solo alle espulsioni dal territorio degli Stati parte alla Convenzione, una componente significativa degli attuali fenomeni migratori non ricadrebbe sotto l’ambito di applicazione della disposizione nonostante che le condotte che essa intende proibire si realizzino ugualmente fuori del territorio e in particolare, come nel caso di specie, in alto mare … l’art. 4 pertanto sarebbe privo di effettività in pratica con riguardo a tali situazioni sebbene esse siano in costante crescita”.

Si può dunque ritenere che per effetto del ricorso al monitoraggio elettronico ed al tracciamento delle imbarcazioni cariche di migranti individuate nel Mediterraneo centrale da assetti operativi di Frontex/Eunavfor Med  e da questi comunicati alle autorità marittime e di polizia degli Stati che collaborano con Frontex nelle attività di “law enforcement”, si possano riscontrare ipotesi di responsabilità sul piano internazionale e a livello nazionale. Si tratta di casi ricorrenti nei quali le persone che si trovano in stato di distress a bordo di imbarcazioni, comunque prive dei requisiti di sicurezza e navigabilità richiesti dalle Convenzioni internazionali, e prive di una qualsiasi bandiera di nazionalità, si ritrovano sottoposte a forme di controllo che comportano la soggezione ad una potestà esclusiva. Una potestà che radica varie forme di responsabilità, anche se si traduce successivamente nella delega dei compiti di intercettazione ad autorità marittime di stati terzi, e che dovrebbe invece comportare un immediato dovere di intervento a salvaguardia della vita umana in mare e a fronte degli obblighi di soccorso e di rispetto dei diritti umani sanciti dalle Convenzioni internazionali.

Non si può accettare una sospensione a tempo indeterminato di qualsiasi esercizio della giurisdizione delle persone che si trovano in acque internazionali. Ipotesi che potrebbe configurare anche una vera  e propria omissione di soccorso. Come osserva puntualmente Flavia Pacella [42], con riferimento agli accordi di cooperazione con le autorità libiche volti a contrastare l’immigrazione via mare, potrebbero profilarsi specifici profili di responsabilità delle autorità italiane di fronte al Tribunale penale internazionale, in quanto “la conclusione degli accordi in parola potrebbe astrattamente integrare, sia sotto il profilo dell’actus reus che della mens rea, la particolare forma di responsabilità dell’agevolazione materiale exart. 25(3)(c) dello Statuto di Roma”.[43]

Quando arriva una chiamata di soccorso ad una autorità nazionale, o quando viene intercettato, attraverso sistemi di tracciamento elettronico, un barcone in acque internazionali, prima che siano avviate attività di ricerca e  soccorso da parte delle autorità libiche, o di altri paesi, si può dunque affermare che le persone che si trovano a bordo dell’imbarcazione siano comunque sottoposte ad una giurisdizione, europea o nazionale che sia, ed è quella di chi è a conoscenza della loro esistenza, del fatto che sono in una condizione di distress che impone soccorsi immediati, che dunque vanno attivati anche se gli Stati competenti non danno risposte o reagiscono tardivamente.. E anche se si trovano in quella che si pretende essere la zona SAR “libica”, se il controllo su di loro, anche in vista di successivi interventi della sedicente Guardia costiera libica [44], è esercitato da autorità italiane o di altri paesi europei, non si può escludere che ricadano immediatamente sotto la giurisdizione di questi paesi anche se si trovano in acque internazionali.  Non si può certo sostenere che le stesse autorità nazionali ignorino la sorte dei migranti trattenuti in Libia contro la loro volontà o quanto accade alle persone che sono intercettate in mare, spesso più un sequestro che un evento di soccorso, e riportate a terra. Diverse sentenze degli organi giurisdizionali italiani attestano la gravità degli abusi subiti dai migranti intrappolati in Libia e l’elevato livello di collusione tra le milizie ed i trafficanti, proprio nei passaggi cruciali dai porti ai centri di detenzione (e viceversa). Sono rapporti che risalgono agli anni nei quali veniva lanciata la guerra ai soccorsi umanitari come complemento alla politica dei “porti chiusi”. Ma sono dati confermati anche in documenti recenti, adesso che sembra che in Libia, dopo il “cessate il fuoco” tra le diverse fazioni e la creazione di un governo provvisorio, si aprano prospettive di riunificazione. Se in qualche caso non sono riscontrabili profili di responsabilità esclusiva a carico degli Stati europei o di Frontex, che stanno eliminando sistematicamente tutti i testimoni scomodi,come le ONG, non si può certo escludere, proprio sulla base delle testimonianze convergenti dei sopravvissuti che sono riusciti ad arrivare in Italia, e che sono state anche confermate in diversi procedimenti penali, una precisa responsabilità, per la complicità italiana ed europea con le attività di intercettazione in mare da parte della sedicente Guardia costiera “libica”, che si è voluto ritenere autorità di controllo esclusivo nella zona SAR “libica” che si è inventata nel 2018 a seguito del Memorandum d’intesa tra l’Italia e il governo di Tripoli concluso nel febbraio del 2017.. Una zona SAR che andrebbe imemdiatamente sospesa, in attesa che la Libia rimetta in libertà tutte le persone trattenute nei centri di detenzione e garantisca porti sicuri di sbarco con la piena adesione alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e con una tutela effettiva dei diritti fondamentali degli stranieri comunque presenti sul suo territorio. Prospettive che non sembrano tanto vicine, neppure dopo la convocazione a Roma di una ennesima Conferenza internazionale che dovrebbe rinsaldare i rapporti di collaborazione basati sull’interscambio commerciale e sulla delega alle autorità libiche dei respingimenti collettivi da effettuare in acque internazionali. Magari con la scusa di qualche occasionale corridoio umanitario, e con la foglia di fico della presenza delle Nazioni Unite (UNHCR e OIM) nei punti di sbarco. Ma i risultati di queste politiche li abbiamo già visti, e le vicende di questi ultimi giorni in mare non lasciano spazio per ulteriori tentativi di camuffamento della situazione sulla rotta libica.


[1] http://www.sidiblog.org/2019/12/06/il-regolamento-ue-20191896-relativo-alla-riforma-di-frontex-e-della-guardia-di-frontiera-e-costiera-europea-da-fire-brigade-ad-amministrazione-europea-integrata/

[2] Secondo il Considerando n.20 del Regolamento (UE) 2019/1896 L’attuazione del presente regolamento non incide sulla ripartizione delle competenze tra l’Unione e gli Stati membri né sugli obblighi che incombono agli Stati membri in base alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, alla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, alla convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale e al suo protocollo per combattere il traffico di migranti via terra, via nave e via aria, alla Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, il relativo protocollo del 1967, alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, alla convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status degli apolidi e ad altri strumenti internazionali pertinenti. Al considerando 21 si ribadisce che” L’attuazione del presente regolamento non incide sul Regolamento (UE) n. 656/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio. Le operazioni marittime dovrebbero essere condotte in modo tale da garantire, in tutti i casi, la sicurezza delle persone intercettate o soccorse, delle unità che partecipano alle operazioni in mare in questione e la sicurezza di terzi”

[3] https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/b96286e0-1aa8-11e8-ac73-01aa75ed71a1

[4] https://www.eurokomonline.eu/index.php/novita-legislative/29509-raccomandazione-ue-2020-1365-della-commissione-del-23-settembre-2020-sulla-cooperazione-tra-gli-stati-membri-riguardo-alle-operazioni-condotte-da-navi-possedute-o-gestite-da-soggetti-privati-a-fini-di-attivita-di-ricerca-e-soccorso

[5] In base all’art.71 e seguenti del Regolamento Frontex del 2019 , Gli Stati membri e l’Agenzia cooperano con i paesi terzi ai fini della gestione europea integrata delle frontiere e della politica in materia di migrazione. Sulla base delle priorità politiche definite ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 4, l’Agenzia fornisce assistenza tecnica e operativa ai paesi terzi nell’ambito della politica dell’Unione in materia di azione esterna, anche per quanto riguarda la protezione dei diritti fondamentali e dei dati personali e il principio di non respingimento”. Secondo l’art. 73 del Regolamento “L’Agenzia può, nella misura necessaria per l’espletamento dei suoi compiti, cooperare con le autorità di paesi terzi competenti per questioni contemplate nel presente regolamento. L’Agenzia rispetta il diritto dell’Unione, comprese le norme e gli standard che fanno parte dell’acquis dell’Unione, anche quando la cooperazione con i paesi terzi ha luogo sul territorio di tali paesi terzi. Inoltre, nel cooperare con le autorità di paesi terzi, l’Agenzia agisce nell’ambito della politica dell’Unione in materia di azione esterna, anche con riferimento alla protezione dei diritti fondamentali e dei dati personali, al principio di non respingimento, al divieto di trattenimento arbitrario e al divieto di tortura e di trattamenti o pene inumani o degradanti. In base all’art. 75, dello stesso Regolamento, si prevede lo scambio di informazioni con i paesi terzi nell’ambito di Eurosurin base al quale  I centri nazionali di coordinamento, e, se del caso, l’Agenzia rappresentano i punti di contatto per lo scambio di informazioni e la cooperazione con i paesi terzi.

[6] https://www.statewatch.org/news/2020/july/border-surveillance-and-deaths-at-sea-frontex-s-invisible-flights-come-under-scrutiny/

[7] M. Monroy, Drones for Frontex: unmanned migration control at Europe’s borders, 2020, inhttps://www.statewatch.org/media/documents/analyses/no-354-frontex-drones.pdf

[8] A. Mazzeo, Sorveglianza alle frontier, droni e militarizzazione del Mediterraneo, in  http://www.lavocedellevoci.it/2020/11/26/sorveglianza-alle-frontiere-droni-e-militarizzazione-del-mediterraneo/

[9] https://www.statewatch.org/news/2020/june/remote-control-the-eu-libya-collaboration-in-mass-interceptions-of-migrants-in-the-central-mediterranean/

[10] https://www.theguardian.com/global-development/2020/oct/24/eu-border-force-complicit-in-campaign-to-stop-refugees-landing

[11] http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/11/sorveglianza-alle-frontiere-droni-e.html

[12] https://altreconomia.it/un-drone-per-sorvegliare-il-mediterraneo-e-fermare-i-migranti-il-nuovo-appalto-del-ministero-dellinterno/

[13]https://www.stradalex.com/en/sl_src_publ_leg_eur_jo/toc/leg_eur_jo_3_20210412_124/doc/ojeu_2021.124.01.0003.01

[14] Secondo l’art. 19 del Protocollo addizionale contro il traffico di persone, “Nessuna disposizione del presente Protocollo pregiudica diritti, obblighi e responsabilità degli Stati e individui ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti dell’uomo e, in particolare, laddove applicabile, la Convenzione del 1951 e il Protocollo del 1967 relativi allo Status di Rifugiati e il principio di non allontanamento”.

[15] https://www.consilium.europa.eu/it/policies/migratory-pressures/saving-lives-at-sea/

[16] https://www.analisidifesa.it/2020/04/prende-il-via-loperazione-europea-irene-per-imporre-lembargo-di-armi-in-libia/

[17] https://openmigration.org/analisi/un-gruppo-di-lavoro-del-parlamento-europeo-sta-indagando-su-frontex/

[18] https://www.infomigrants.net/en/post/31156/nearly-1-000-migrants-returned-to-libya

[19] https://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ITA.pdf

[20] https://www.a-dif.org/2021/01/02/fermo-amministrativo-o-abuso-di-potere-la-guerra-ai-soccorsi-in-mare-prosegue-in-europa/

[21] https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2021/04/09/ong-giornalisti-procura-trapani-migranti

[22] https://www.editorialedomani.it/fatti/linchiesta-sulle-ong-sposa-la-tesi-anti-migranti-della-lega-vikj7p8h

[23] https://www.ilfoglio.it/esteri/2020/06/29/news/il-faccendiere-che-respingeva-i-migranti-per-conto-di-malta-minaccia-i-giornalisti-italiani-321569/

[24] https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Sommersi-I-naufragi-senza-soccorso-nelle-intercettazioni-della-procura-di-Trapani-ebe6f5f2-4c9d-440c-aff1-8b56dd76c57d.html?fbclid=IwAR08IfhbO_xpeNBFeGufyCVGS40lyFjygPrgQ86Ej3dHwQHRjFHmimaQANM

[25] https://www.a-dif.org/2021/04/16/processo-penale-e-politica-dei-porti-chiusi-verso-la-fine-degli-obblighi-di-soccorso-in-mare/?fbclid=IwAR1bsCWrSQQQPruLjaXIYuDoVDPDj5I1Z5dVN3C6hA0Ot15nvxsFgbwxEEQ

[26] https://www.amnesty.it/tortura-e-violenze-sui-rifugiati-in-libia-il-fallimento-delle-politiche-europee/

[27] https://www.iom.int/news/covid-19-control-measures-gap-sar-capacity-increases-concern-about-invisible-shipwrecks

[28] https://www.iom.int/news/covid-19-control-measures-gap-sar-capacity-increases-concern-about-invisible-shipwrecks

[29] https://news.un.org/en/story/2020/05/1063592

[30] https://www.editorialedomani.it/fatti/guardia-costiera-libica-cosi-lascia-affogare-migranti-mediterraneo-inchiesta-trapani-ong-r6hi71f8

[31] http://assembly.coe.int/nw/xml/xref/xref-xml2html-en.asp?fileid=18006&lang=en

[32] cfr. I. Papanicolopulu, The duty to rescue at
sea, in peacetime and in war: A general overview, in International Review of the Red Cross,
2016, 495 ss.

[33] https://www.a-dif.org/2021/04/16/processo-penale-e-politica-dei-porti-chiusi-verso-la-fine-degli-obblighi-di-soccorso-in-mare/

[34] https://publications.iom.int/system/files/pdf/mortality-rates.pdf

[35]https://www.avvenire.it/attualita/pagine/bija-torna-libero-e-promosso?fbclid=IwAR14ksWLgJZfYOMs_NusrlgqMB0OrqPdK7HkepqCc_dtvuWK4q5rBdAGQxs

[36] https://www.avvenire.it/attualita/pagine/libia-nuovo-governo-e-vecchi-ricatti-centinaia-di-persone-in-mare-mentre-l-onu-denuncia-gli-abusi-sui-migranti

[37] https://altreconomia.it/libia-grande-inganno/

[38] Si rinvia, sugli obblighi di protezione  carico degli Stati europei  nei rapporti con i paesi terzi , a F. De Vittor,
Responsabilità degli Stati e dell’Unione europea nella conclusione di accordi per il controllo
extraterritoriale della migrazione
, in Diritti umani e diritto internazionale, 2018, 223 ss

[39] https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2020/04/Mezzasalma_gp_2020_4.pdf

[40] http://www.mediterraneocronaca.it/2020/05/04/scontro-tra-italia-e-malta-sulla-pelle-di-78-persone/

[41] https://unora.unior.it/retrieve/handle/11574/97814/15280/Commento%20Liguori%20Hirsi.pdf

[42] https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/5838-cooperazione-italia-libia-profili-di-responsabilita-per-crimini-di-diritto-internazionale

[43] .”  Secondo Flavia Pacella, “ è opportuno sottolineare che la cooperazione con la Libia potrebbe configurare anche la responsabilità internazionale dello Stato italiano. Il diritto internazionale consuetudinario prevede due condizioni cumulative affinché uno Stato sia internazionalmente responsabile per l’assistenza fornita ad un altro Stato nella commissione di un illecito: (i) che lo Stato c.d. assistente agisca con la consapevolezza delle circostanze dell’atto illecito posto in essere dallo Stato c.d. assistito e (ii) che l’atto sia, in astratto, internazionalmente illecito anche se commesso dallo Stato c.d. assistente82. Nel caso di specie, come autorevolmente sostenuto altrove83, entrambi tali requisiti sembrano essere prima facie soddisfatti.”.

[44] https://english.alaraby.co.uk/english/news/2021/4/17/recordings-show-libyan-italian-officials-left-migrants-to-die?fbclid=IwAR1C63OnC0UNo88ZDXXBzy4g1oDDL-G1nWVDYsvz-6kFgzvxTNQe3jL_JWg


UNHCR Appeals to Italy Not to Impede Migrants Rescue Boats

The head of the U.N. refugee agency says he has urged Italy not to unnecessarily impede NGOs that operate migrant rescue ships in the central Mediterranean, as warmer weather is expected to bring the usual seasonal uptick in the departure of smugglers’ boats from Libya.By Associated Press|April 16, 2021, at 6:51 a.m.


DICHIARAZIONE ⚡️ L ‘ Ocean Viking testimone delle conseguenze di un naufragio mortale al largo della Libia

Luisa, coordinatrice di ricerca e salvataggio a bordo dell’Ocean Viking:′′ Oggi, dopo ore di ricerca, si è avverato il nostro peggior timore. La squadra dell’#OceanViking ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un’imbarcazione pneumatica. Questa è la realtà nel #Mediterraneo centrale: gli Stati abdicano la loro responsabilità di coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio, lasciando gli attori privati e la società civile colmare il vuoto mortale che lasciano alle spalle.Possiamo vedere il risultato di questa deliberata inazione nel mare intorno alla nostra nave.”👉https://www.sosmediterranee.fr/jou…/declaration-2021-04-22📸 Flavio Gasperini / SOS MEDITERRANEE