Omissione di soccorso coordinata: ancora vittime nel Canale di Sicilia ?

di Fulvio Vassallo Paleologo

Aggiornato al 30 aprile 2020

1. Sembra ripetersi in queste ore lo stesso schema operativo che ha portato alla strage di Pasquetta, nella notte tra il 13 ed il 14 aprile, quando nel Canale di Sicilia, a 35 miglia sud da Lampedusa, dodici persone hanno perso la vita, mentre il resto dei naufraghi è stato respinto in Libia, con il coordinamento maltese, e l’intervento di un peschereccio fantasma, senza bandiera ma riferibile alle autorità di La Valletta che ne hanno coordinato i movimenti fino al respingimento a Tripoli. Semvra che lo stesso mezzo abbia cambiato nome, da Maria Christiana in Dar al Salam.

Ancora una volta ieri è giunta una segnalazione da Alarmphone, dopo un primo rilevamento eseguito da Sergio Scandura di Radio Radicale, e Frontex non potrà negare la presenza di un suo aereo nella stessa zona nella quale era stato segnalato un gommone in difficoltà quando si trovava a circa 70 miglia a nord di Khoms, in quella che impropriamente viene definitta come “zona SAR libica”. Anche se oggi sono le stesse autorità libiche a dichiarare che non sono in grado di intraprendere missioni di soccorso in quella zona, per i conflitti sempre più violenti tra, e con, le milizie locali. Dopo questa segnalazione, sembra che dalle 4,22 di questa notte i contatti con il gommone in difficoltà si siano persi. A riferire questi eventi solo la stampa maltese, ed oltre alle notizie desunte da Radio radicale e da Rai news, il silenzio totale dei grandi canali di informazione sta coprendo fatti che possono definirsi come crimini contro l’umanità.

Dopo la richiesta di intervento rivolta da Alarmphone a tutte le autorità coinvolte nel Mediterraneo centrale per responsabilità di soccorso derivanti dalle Convenzioni internazionali, i maltesi hanno inviato sulla zona due aerei, mentre nessuno stato ha attivato mezzi navali militari per andare incontro al gommone in difficoltà e trarre in salvo i naufraghi. Eppure da Lampedusa, in un paio d’ore, i mezzi veloci della Guardia costiera avrebbero potuto raggiungere il gommone in difficoltà. Evidentemente i provvedimenti di chiusura dei porti, perchè definiti “non sicuri”, alla luce dell’emergenza del sistema sanitario in Italia ed a Malta, ma non nell’interesse della salvaguardia della vita delle persone migranti, stanno producendo i loro frutti. Gli stati tengono in porto le loro imbarcazioni di soccorso, ed aumentano i cd, sbarchi autonomi. Ovvero si utilizzano pescherecci fantasma, privi di segni identificativi, che cambiano nome ad ogni missione, per operare respingimenti collettivi in Libia vietati dalle Convenzioni internazionali. L’ennesimo aggiramento della sentenza Hirsi con la quale nel 2012 la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i respingimenti collettivi verso la Libia operati nel 2009.

Ieri sera il Dar al Salam, finto peschereccio libico-maltese, alias Maria Christina, alias Mae Yemenja, usciva dal porto di Malta, meglio e’ stato fatto uscire dalle autorità di La Valletta ,probabilmente per dare la caccia ai naufraghi segnalati da Alarmphone ai limiti sud della zona Sar maltese, ed effettuare forse un’altro respingimento collettivo illegale verso Tripoli. Chi sono gli uomini che compongono l’equipaggio e che si rivolgono ai naufraghi in arabo terrorizzandoli, al punto che, come è successo nella notte tra il 13 ed il 14 aprile, qualcuno decide di uccidersi gettandosi in mare ? Per questo strano equipaggio di “pescatori di uomini” Malta e’ sempre un “porto sicuro ” e non impone gli obblighi di quarantena con cui l’Italia e Malta bloccano ancora in questi giorni le navi umanitarie che potrebbero salvare vite. Qualcuno dovrebbe accertare tutte le responsabilita’ di un coordinamento tra gli stati e Frontex finalizzato al respingimento in Libia e non alla salvaguardia della vita umana in mare. Nel Mediteraneo centrale, se ritardano i soccorsi, si muore.

Non tutte le imbarcazioni provenienti dalla Libia con il loro carico di umanità disperata sono in grado di completare la traversata sino a Lampedusa. Nel caso dei gommoni che vengono fatti ancora partire dalle coste libiche, se non si interviene tempestivamente, come sarebbe prescritto dalle Convenzioni internazionali, la sorte dei naufraghi è segnata. Il blocco imposto dai governi alle Organizzazioni non governative, adesso anche con le procedure di quarantena, elimina i pochi mezzi di soccorso che ancora potevano salvare vite nel Mediterraneo centrale, anche se è sempre più evidente che la presenza delle ONG non costituiva alcun fattore di attrazione (pull factor). Dalla Libia in preda alla guerra civile, infatti, le persone continuano a fuggire ad ogni costo, anche a costo della vita, senza attendere che arrivi qualche nave umanitaria a sostituire i mezzi di soccorso che Frontex e gli stati hanno ritirato.

Adesso, mentre decine di persone rischiano di annegare, o forse sono già annegate, siamo di fronte ad un azione coordinata di omissione di soccorso, forse un respingimento collettivo coordinato, da parte degli stati costieri interessati ( Malta ed Italia) e dell’agenzia Frontex, che ha limitato la sua presenza a qualche aereo che serve più a segnalare ai libici la presenza dei gommoni in difficoltà, che a promuovere azioni di soccorso. In questa ultima occasione i libici hanno dichiarato che non possono inviare alcun mezzo per attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali, vedremo presto con quali conseguenze.

2. In base alla Convenzione di Amburgo ( SAR) ed alla Convenzione di Montego Bay (UNCLOS) gli stati che hanno zone SAR confinanti con quella impropriamente riconosciuta nel 2018 dall’IMO al governo di Tripoli ( su forti pressioni italiane) hanno il dovere di attivarsi per coordinare attività di soccorso, non per praticare una sistematica omissione di soccorso giocata sui ritardi e sul rimpallo di competenze, nella più totale opacità.

Sembra anzi che stia diventando un sistema operativo ordinario il ricorso a pescherecci fantasma, privi di bandiera, come il Maria Christiana, poi ridenominato Mae Yemenja e quindi Dar al Salam, che ancora ieri le autorità maltesi hanno fatto partire da la Valletta per andare ad intercettare il gommone in difficoltà, probabilmente non per salvare vite, ma per effettuare un’altro respingimento collettivo, come quello praticato, con 12 vittime, nella notte tra il 13 ed il 14 aprile scorsi. Una pratica che abbassa il livello di intervento degli stati al grado di pirateria internazionale. Sono le navi pirata che cambiano nome e bandiera dopo ogni arrembaggio. adesso questo avviene per le attività di intercettazione dei barconi che rischiano di fare naufragio in alto mare, tutto avviene con il coordinamento degli stati che comunicano tra loro e con l’agenzia europea Frontex.

Non basta puntare il dito per additare le responsabilità del governo maltese. Le autorità italiane sono pienamente coinvolte nelle responsabilità di ricerca e salvataggio nel canale di Sicilia, quando gli eventi si verificano a poche decine di miglia a sud di Lampedusa. Secondo le Convenzioni internazionali, quando uno stato non rispetta gli obblighi di ricerca e soccorso, che vanno estesi fino alla indicazione di un porto sicuro di sbarco, che oggi non può essere certo individuato in Libia, gli stati responsabili delle zone SAR confinanti devono intervenire.

Come accadeva fino al 2017, fino a quando le autorità italiane autorizzavano e coordinavano gli interventi delle navi di soccorso, incluse quelle delle ONG, tanto nella zona SAR maltese, che nella zona SAR che successivamente è stata definita come SAR libica ( dal 28 giugno del 2018). Una attività di salvataggio che faceva onore alla bandiera della Marina militare italiana, che a partire dal 2017 è stata progressivamente ridotta, fino ad annullarsi completamente in questi ultimi mesi. I mezzi più efficienti della Guardia costiera come la Gregoretti e la Diciotti, dopo le note vicende giudiziarie ancora in corso, rimangono ferme in porto o comunque non operano attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali come in passato. Come rimangono in porto a Lampedusa le unità più veloci, le unità classe CP 300 che fino al 2018 sono state determinanti per il salvataggio di migliaia di vite anche nella zona SAR maltese ed in quella zona SAR che ancora oggi si continua a definire come “libica”.

Nave GREGORETTI – CP 920

La Convenzione Sar di Amburgo del 1979 si fonda sul principio della cooperazione internazionale. Le zone di ricerca e salvataggio sono ripartite d’intesa con gli altri Stati interessati. Tali zone non corrispondono necessariamente alle frontiere marittime esistenti. Esiste l’obbligo di approntare piani operativi che prevedono le varie tipologie d’emergenza e le competenze dei centri preposti. In base al punto 3.1.9 della Convenzione di Amburgo del 1979, oggetto di un emendamento introdotto nel 2004, «la Parte responsabile della zona di ricerca e salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile».. Tale obbligo ricorre anche nel caso in cui le attività di ricerca e soccorso debbano essere svolte al di fuori della zona Sar di competenza, laddove l’autorità dello stato che sarebbe, invece, competente in base alla delimitazione convenzionale delle zone Sar non intervenga, o non risponda entro un tempo ragionevole. Sarà l’autorità nazionale che ha avuto il primo contatto con la persona in pericolo in mare a coordinare le operazioni di salvataggio. Gli obblighi di soccorso sono pienamente adempiuti soltanto con lo sbarco a terra in un porto sicuro, e vengono violati nei casi di respingimento collettivo verso un paese in preda alla guerra civile come la Libia.

Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004) dispongono che il Governo responsabile per la regione Sar in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Secondo le Linee guida «un luogo sicuro è una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse, e dove: la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; e può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale» (par. 6.12). Recentemente, con una sentenza del 20 febbraio 2020 la Corte di cassazione ha ribadito questi obblighi a carico dello stato italiano.

3. Si assiste ad una operazione mediatica che scarica tutte le responsabilita’ su Malta, ignorando il “grado di coesione” ed i livelli di cooperazione operativa delle autorita’ italiane e di Frontex tanto con i maltesi che con il governo di Tripoli. Come al solito, quando potrebbero andarci di mezzo i generali, si fanno volare gli stracci. Questo pirata trafficante maltese e’ il personaggio giusto al momento giusto. La libera informazione ha fatto naufragio con il gommone del quale si sono perse le tracce. In realtà le attività di respingimento collettivo verso la Libia operate dalle autorità maltesi sono al centro di un piano coordinato di push-back collettivi che si avvale della copertura aerea dei mezzi di Frontex e del silenzio complice delle autorità italiane.

Mentre non si conosce la destinazione finale del finto peschereccio Dar al Salam che le autorità di La Valletta hanno fatto salpare martedì sera malgrado fosse oggetto di una indagine penale, che avrebbe intercettato il gommone nelle acque internazionali ricadenti in zona SAR maltese, un’altro mezzo privato fatto partire dal governo maltese, ha imbarcato dal Dar al Salam, a 13 miglia dalle coste di Malta, i naufraghi dispersi in alto mare da quattro giorni. Come informa il giornale Malta Today ” Fonti del governo hanno affermato che le forze armate di Malta hanno coordinato l’ultimo salvataggio e che i migranti saranno ora trasferiti su Europa II, una nave del Capitano Morgan, che sarà ancorata appena fuori dalle acque territoriali. Il trasferimento di persone alla nave del Capitano Morgan dovrebbe avvenire stasera a seconda delle condizioni del mare. “I migranti rimarranno al sicuro a bordo della nave fino a quando non verrà trovata una soluzione europea al problema”. Evidentemente il governo italiano ha fatto (cattiva) scuola anche in questo campo e Malta si avvia a dotarsi di navi Hotspot sulle quali trattenere i migranti al termine delle operazioni di salvataggio in alto mare. Le motivazioni addotte, identiche a quelle formulate dal governo italiano per i naufraghi attualmente concentrati a bordo della nave traghetto Rubattino ancorata davanti al porto di Palermo, sono le stesse che auspicano il loro trasferimento verso altri paesi europei. Un progetto di gestione dei soccorsi in mare al tempo del COVID-19 che si dimostrerà disumano e irrealizzabile, con il passare delle settimane ed il prevedibile aumento dei migranti in fuga dalla Libia, migliaia di persone che comunque saranno ancora intercettate in acque internazionali senza ottenere lo sbarco in un porto sicuro, come imposto dalle Convenzioni internazionali. Una nave, sia un traghetto che un battello turistico, non può essere mai un “place of safety” a tempo indeterminato. Presto queste navi private si trasformeranno in centri di detenzione galleggianti.

I “cacciatori di naufraghi” hanno colpito ancora con l’appoggio dei governi di Malta e di Roma. Le autorita’ italiane stanno dando copertura a respingimenti ed a trattenimenti illegali e non sappiamo se in questa ultima occasione ci siano state altre vittime. Queste attività di respingimento collettivo affidate dai maltesi a mezzi privati ed a comandanti senza scrupoli si possono definire complicita’ in crimini contro l’umanita, per la violazione dela Convenzione di Ginevra e per l’omissione sistematica di soccorso che si pratica in violazione delle Convenzioni internazionali, che impongono il salvataggio in vista del tempestivo sbarco in un porto sicuro e non consentono queste operazioni di sequestro di persona in alto mare.

Per tante vittime innocenti qualcuno dovrà pur pagare, e se tali pratiche omissive continuassero a ripetersi, come appare probabile, la responsabilità degli stati, coinvolti anche a titolo di concorso, si dovrà riferire ai Tribunali internazionali ed alla magistratura nazionale che non sono ancora riusciti ad imporre agli stessi stati, con misure cautelari tempestive e con sanzioni effettive, il rispetto degli obblighi di ricerca e salvataggio a loro carico per la salvaguardia della vita umana in mare.


da Angela Caponnetto 2 h
Un gommone con circa 60 è in viaggio verso nord.
Avvisate ieri dalle autorità italiane e maltesi i corrispettivi libici, avrebbero inizialmente preso il coordinamento SAR. Dopo qualche ora però, avrebbero comunicato di essere in ritardo per non meglio precisati problemi con “la polizia locale” e infine avrebbero rinunciato a far uscire le unità navali.
Il gommone intanto continua il suo viaggio verso nord, monitorato dall’alto da velivoli Frontex. Nessuna nave umanitaria (e manco di altro genere) in soccorso.
Ieri – come nelle settimane passate – sono arrivati in 100 a Lampedusa su barca in legno. Con un gommone si hanno meno probabilità sebbene negli ultimi tempi sembrino costruiti e attrezzati proprio per superare tragitti più lunghi del solito. A riprova che più che pensare alle Ong pull factor si dovrebbe cominciare a pensare ad altro. Tipo attivare quei canali umanitari dalla Libia che tanto non piacciono ai trafficanti…. Sì, canali umanitari: anche (e soprattutto) ai tempi della lotta coronavirus. Converrebbe a tutti, tranne che ai trafficanti.


TIMES OF MALTA 29 APRILE

Private fishing vessel on route to stranded migrants.A privately owned fishing boat which controversially returned migrants to Libya earlier this month, is on its way to a migrant dinghy also reportedly drifting in Maltese waters.
The private fishing vessel known as the Dar al Salam left Grand Harbour on Tuesday night. It also sails under the name Mae Yemenja which is the same boat that returned a group of migrants to Libya earlier this month.
It is a crime under international law for states to return asylum seekers to a country where they are likely to face persecution.
A government source indicated the boat was on its way to “assist” a group of some 62 migrants stranded in Maltese waters, however Times of Malta is yet to confirm this from other sources.
The migrants currently stranded in Maltese search and rescue waters have been there since Tuesday night.
Emergency hotline service Alarm Phone on Wednesday Tweeted about the matter, raising concerns that a “pushback by proxy” to Libya was about to take place.


62 migrants stranded in Maltese search and rescue area, need ‘immediate rescue’- Alarm Phone

Malta Independent Rebekah Cilia Wednesday, 29 April 2020, 11:28

“Alarm Phone also said that the private owned fishing boat Dar Al Salam 1 (Mae Yemanja), which returned migrants back to Libya earlier this month, is now heading towards the boat in danger. It was reported that the boat left Malta on Tuesday night.

Times of Malta and blogger Manuel Delia had reported that the Mae Yemenja, owned by sea captain Carmelo Grech, was sent to give food and supplies to the migrants on the dinghy, during Easter weekend.

It was reported that the boat proceeded to pick the migrants up and then disembarked them in Libya. Of this group of migrants, five people were already reported as having died and a further seven missing. 

It is not clear who commissioned this private fishing boat.”


5:46 PM · 29 apr 2020 da ALARM PHONE

Alarm Phone (@alarm_phone) We are not able to re-connect to the people in distress after our last contact at 9.10h. RCC Malta and MRCC Italy are informed but refuse to tell us whether a rescue has been launched or not. We fear that Malta is once more trying to illegally push people back to war-torn Libya.


Migranti: Guardia costiera libica tace da novembre

(ANSA) – IL CAIRO, 29 APR – E” ormai da fine novembre che la Guardia costiera libica, e la Marina da cui dipende, non forniscono piu” informazioni agevolmente accessibili su internet circa salvataggi di migranti i quali erano assai frequenti prima di quel mese. E” quanto emerge dall”esame degli account Facebook delle due istituzioni che prima fornivano dettagliate informazioni sugli interventi.
Il blocco informativo, scattato il 23 novembre sulla pagina della Guardia costiera e il 30 su quella della Marina, e” coinciso con il cambio di portavoce delle due istituzioni.
(ANSA).

COR-CAL
29-APR-20 19:49 NNNN


30 APRILE 2020 ORE !3

Alarm [email protected]_phone· L’ultimo nostro contatto con le persone in pericolo è stato 24 ore fa. Non sappiamo dove siano e cosa sia successo. Il “Centro per il Coordinamento dei Soccorsi” di Malta rifiuta di chiarire la situazione.


Il Governo Maltese deve fornire informazioni sulle operazioni di soccorso in mare

Comunicato congiunto delle Organizzazioni della società civile di Malta con Alarm Phone 30 aprile 2020 ore 11:30

Siamo molto preoccupati che il destino di circa 62 migranti segnalati in difficoltà in mare nella giornata di ieri rimanga circondato dalla segretezza. Da più di 24 ore la situazione di uomini, donne e bambini è conosciuta dalle Autorità europee e di Malta: erano in pericolo nella zona SAR (ricerca e soccorso) di competenza maltese, eppure non si sa nulla delle azioni intraprese per garantire il loro salvataggio. Non sappiamo se il governo abbia deciso di salvarli, di rifiutare il loro ingresso a Malta, di riportarli in Libia o di lasciarli annegare.

È sconcertante che la notizia di migranti che rischiano di annegare e che potrebbero essere salvati da un tempestivo intervento di Malta non faccia scattare alcun tipo di risposta da parte del suo Governo. Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà affrontate da Malta nella gestione dell’arrivo di migranti e rifugiati. Troviamo tuttavia ripugnante che queste stesse sfide possano renderci insensibili alla perdita di vite umane davanti alla nostra porta di casa. Il Governo maltese non deve rimanere in silenzio di fronte a simili tragici avvenimenti e deve rendere del tutto note le proprie politiche, decisioni e azioni che possano causare la perdita di vite umane.

Siamo particolarmente sconcertati dal fatto che il Governo non abbia neppure provato a spiegare il suo rapporto con la nave da pesca privata che riporta i migranti alle atrocità in Libia. Inoltre, le rivelazioni di ieri di Neville Gafá, che confermano il suo ruolo di coordinamento nelle operazioni illegali di respingimento sulla base di istruzioni dell’Ufficio del Primo Ministro, richiederebbero fosse fatta piena chiarezza da parte dello stesso Ufficio. Il Governo è ben consapevole che il ritorno dei migranti in Libia è una chiara e inequivocabile violazione del diritto internazionale, confermata nel 2013 da un pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo contro Malta. Il tentativo di aggirare questi obblighi attraverso l’ingaggio di una nave privata non solleverebbe in alcun modo Malta dalle sue responsabilità etiche e legali. Al contrario, se tali accuse di collusione dovessero essere confermate, indicherebbero un approccio vile e insensibile alla stessa dignità umana. Esortiamo pertanto il Governo a fornire informazioni chiare e tempestivamente aggiornate su ogni azione intrapresa dalle Forze Armate di Malta dal momento in cui sono state allertate sulla situazione di circa 62 migranti in difficoltà nella zona SAR maltese. Ci aspettiamo inoltre che il Governo chiarisca i suoi rapporti con il proprietario del Dar al Salam 1 (ex Mae Yemenija), in particolare se abbiano fornito istruzioni, richiesto o in qualsiasi modo collaborato con l’armatore per assicurarsi il respingimento in Libia di almeno un gruppo di migranti. Infine, è imperativo che il Governo riveli i dettagli di tutte le attività del signor Gafá in relazione ai respingimenti illegali verso la Libia. Comunicato firmato da:

  1. aditus foundation
  2. Alarm Phone
  3. Allied Rainbow Communities
  4. Association for Justice, Equality and Peace
  5. Blue Door English
  6. The Daphne Caruana Galizia Foundation
  7. Department for Inclusion and Access to Learning
  8. Doctors for Choice Malta
  9. Great Oak Malta Association
  10. Integra Foundation
  11. Jesuit Refugee Service Malta
  12. Justice and Peace Commission
  13. Kopin
  14. Kunsill Nazzjonali taż-Żgħażagħ
  15. LGBTI+ Gozo
  16. Malta Emigrants’ Commission
  17. Malta House of Prayer Foundation
  18. Malta Humanist Association
  19. Malta LGBTIQ Rights Movement (MGRM)
  20. Migrant Women Association Malta
  21. Moviment Graffitti
  22. Office of the Dean – Faculty of Education
  23. Office of the Dean – Faculty for Social Wellbeing
  24. The People for Change Foundation
  25. Repubblika
  26. SOS Malta
  27. Spark 15
  28. Women’s Rights Foundation

TIMES OF MALTA

Anger as Neville Gafà says he coordinated Libya pushback on OPM orders

Insists he was only preventing migrants entering Maltese SAR


The Malta Independent April 30, 2020, 10,31 PM

Updated (2): Government denies that Gafa coordinated migrants’ rescue on its behalf

Albert Galea Thursday, 30 April 2020, 10:31 Last update: about 7 hours ago

The government has denied that Neville Gafa coordinated the rescue of a boat of 51 migrants on behalf of the Maltese government itself.

“With reference to a number of media reports on the coordination of the rescue operation at sea carried out by the Maltese authorities on the 15th of April 2020, Government denies that Mr Neville Gafa coordinated this rescue on its behalf, as incorrectly alleged in these reports”, the spokesperson told The Malta Indepe

The denial comes after Gafa said under oath that he was asked by the Office of the Prime Minister for help in coordinating the pushback of illegal immigrants who had left Libya and were en-route to Malta.

While Government was conducting discussions with the official Libyan authorities, it was noted that Mr Gafa had publicly ascertained in the past that he had established contacts in Libya. He was thus asked to approach his contacts in the Libyan Government. This in the particular context of Malta’s public health emergency due to Covid-19″, the spokesperson added. 

Government was and remains committed in taking the necessary actions to coordinate the saving of lives at sea, whilst remaining steadfast in protecting the health, well-being and safety of its people, in line with the directives issued by the Superintendent of Public Health”, he continued. 

“As the smallest nation in the European Union, Malta keeps facing a disproportionate burden, alone. While always doing its part on the humanitarian front, Malta expects the principle of solidarity to be put into action”, the spokesperson concluded.”


NEWSBOOK April 30, 2020 5:04 PM

Watch: Government charters Captain Morgan to host 57 asylum seekers

By Monique AgiusApril 30, 2020 5:04 PM

“A vessel owned by Captain Morgan, Europa II, has been loaded with mattresses, food and water, and been seen leaving Sliema early afternoon on Thursday. A protest banner was hoisted to one of the vessels sides depicting a European Union flag and the text ‘European Solidarity’. Newsbook.com.mt is informed that the vessel is to be used to host asylum seekers.

A government spokesperson later confirmed that a rubber boat carrying 57 individuals was adrift in the Maltese search and rescue region. The authorities had localised the rubber boat during the night between Tuesday and Wednesday. The spokesperson confirmed that Malta coordinated the search and rescue operation. The rescue operation took place on Wednesday after the government sought the assistance of a Libyan-flagged fishing vessel Dar al Salam which was recently involved in a push back to Libya. The government said that the necessary arrangements have been made to transfer the asylum seekers to the Captain Morgan vessel. The vessel will then remain 13 nautical miles off the coast of Malta….

Newsbook.com.mt tried tracking the vessel after it left port; however, its Automatic Identification System seemed to be turned off. The AIS allows maritime authorities to track and monitor vessel movements”.


The Malta Independent 30 April 2020, 11:27

Updated: Migrants rescued, to be kept on private vessel off Maltese coast

Neil Camilleri & Rebekah Cilia Thursday, 30 April 2020, 11:27 Last update: about 9 hours ago

Malta has coordinated the rescue of a group of migrants in distress, but the 57 men that were on board will not be allowed into Malta. Instead, they will be held on a private vessel 13 miles off the Maltese coast, where they will be provided with food and medical care, government sources said.

Earlier, migrant NGO Alarm Phone said it had received no further information about the migrant vessel. The group said the Maltese fishing trawler Dar Al Salam 1 was sailing towards the vessel.

This newsroom has now been informed that the Maltese ship was asked to intervene since all AFM resources are committed on the Covid-19 emergency. In an operation coordinated by Maltese authorities, the boat picked up the migrants from the Maltese SAR area and has now transferred them to another private vessel that is anchored off the coast of Malta.

The government recently declared that all ports are closed due to the Covid-19 emergency.

Government sources said that, while Malta had rescued the migrants, it cannot take them in. In view of this, arrangements were made with a private company to keep the migrants on one of its vessels off the Maltese coastline. The migrants – all men – are in a good state of health.

It is understood that the Maltese government has written to the European Commission and to each EU Member State individually asking them to help.

………………………..