L’emergenza che non esiste, respingiamo il decreto sicurezza “bis”. La Commissione europea umilia il governo italiano.

di Fulvio Vassallo Paleologo

aggiornato alle ore 18 di domenica 7 luglio

Secondo fonti dell’OIM e dell UNHCR, dunque delle principali agenzie delle Nazioni Unite, dall’inizio del 2019 a oggi gli “sbarchi” in Italia sarebbero stati 2.779. Nello stesso periodo gli arrivi via mare in Grecia sono stati 18.300 e quelli in Spagna 13.260. A Malta sono stati sbarcati meno migranti che in Italia (1.048) ma l’isola ha soltanto 460.000 abitanti. quindi come se in Italia ne fossero arrivati più di centomila. Dati che il ministero dell’interno nasconde, puntando tutto sulla diffusione di numeri che dovrebbero confermare come la maggior parte dei migranti in fuga dalla Libia siano privi dei requisiti richiesti dalla legge per ottenere una qualsiasi (residua) forma di protezione.

In tutto il Mediterraneo nel 2019 si contano circa 36.000 arrivi, con una stima di 666 morti, oltre 450 soltanto sulla rotta libica verso l’Italia, la rotta migratoria più pericolosa del mondo. Nell’intero 2018 negli stati dell’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo (Spagna, Italia, Malta, Grecia e Cipro) erano arrivati 141.472 migranti, in forte calo rispetto agli anni precedenti quando si era arrivati nel 2015 al picco di oltre un milione di arrivi. Per quanto riguarda l’Italia la riduzione più forte si verificò nella seconda metà del 2017, dopo il codice Minniti che aprì la strada alla guerra contro le ONG ed ai sequestri delle navi umanitarie.

Nello stesso periodo l’Italia e l’Unione Europea ritiravano la maggior parte delle navi delle missioni Triton di Frontex ed Eunavfor Med, delegando alla sedicente guardia costiera “libica” il compito di intercettare in acque internazionale e poi riportare a terra le imbarcazioni cariche di migranti in fuga dalla Libia. Con la creazione di una zona SAR “libica” notificata all’IMO il 28 giugno 2018 dal governo Serraj, che controllava a stento soltanto la città di Tripoli, e con la donazione di diverse motovedette da parte dell’Italia, aumentava il coordinamento europeo delle attività SAR ( ricerca e salvataggio) delegate alle autorità libiche, ed aumentava in percentuale rispetto alle partenze il numero delle vittime.

Secondo l’OIM, nel solo 2019, 3750 persone, donne e bambini compresi, sono stati intercettati sulla rotta del Mediterraneo centrale, in acque internazionali, dalla sedicente guardia costiera “libica” e riportati indietro verso i campi di detenzione dai quali erano fuggiti, alcuni di loro potrebbero avere perso la vita nel centro di Tajoura sotto le bombe del generale Haftar, tutti sono stati certamente sottoposti a trattamenti inumani o degradanti. Con la complicità dell’Italia e dei governi europei. Una strage che ha costretto il Consiglio di sicurezza dell’ONU a prendere posizione, ma che in Italia è stata messa sotto silenzio, come i tanti naufragi in mare.

Nessuno in Italia sembra infatti ricordare le decine di vittime del bombardamento di pochi giorni fa sul centro di detenzione “governativo” di Tajoura a Tripoli, e le 80 persone, morte o disperse, del naufragio verificatosi il 3 luglio scorso al largo della costa libica, al limite delle acque territoriali tunisine, dove sono costretti a fuggire i migranti che partono da Zuwara, al limite del confine con la Tunisia, per sottrarsi alla intercettazione delle motovedette tripoline coordinate da assetti italiani ed europei. Un naufragio verificatosi proprio negli stessi giorni in cui il governo italiano intimava alle ONG di riconsegnare ai libici le persone soccorse in acque internazionali. (foto di Sara Creta).

In Italia non esiste dunque alcuna emergenza immigrazione, la vera emergenza si nasconde invece in Libia, dove i migranti in transito sono oggetto di ogni tipo di violenza, in particolare le diverse migliaia di persone, donne e bambini compresi, detenuti nei centri gestiti dalle milizie, veri e propri lager nei quali le bande di trafficanti, in collusione con guardie corrotte, hanno libero accesso. Un sistema alimentato dai finanziamenti europei perchè ritenuto funzionale ad una riduzione delle partenze dalla Libia.

Allo stato di emergenza in Libia corrisponde una emergenza democratica in Italia, dove il ministro dell’interno alimenta la propaganda elettorale della lega con provvedimenti di legge, prassi amministrative ed accordi internazionali, come da ultimo la trappola a Mediterranea, concertata dal Viminale con il governo maltese, per fare sequestrare a La Valletta l’imbarcazione Alex di Mediterranea. Accordi che ledono gravemente gli obblighi di salvataggio ed il principio di non respingimento, imposti agli stati dal diritto internazionale e dal diritto dei rifugiati (Convenzione di Ginevra del 1951), oltre che dai Regolamenti e dalle Direttive europee. Ma adesso le Organizzazioni non governative non si lasciano intimidire e respingono le accuse al mittente.

Se si esce dalla logica del sovranismo e si passa ad una politica di tratttativa nel contesto europeo, si ottengono invece importanti risultati. Come riferisce nel corso del pomeriggio di domenica il Times of Malta , tutti i 65 migranti presenti a bordo della nave Alan Kurdi saranno sbarcati a Malta per la distribuzione nell’UE dopo i colloqui tra Malta, la Germania e la Commissione europea. La nave sta arrivando in acque maltesi in questa domenica pomeriggio, grazie al lavoro di mediazione portato avanti dalla Germania e dalla Commissione europea, dopo che gli è stato negato il permesso di entrare nelle acque italiane ed essere rimsata bloccata al largo di Lampedusa. “Come segno di riconoscimento per la buona volontà del Governo maltese – ha dichiarato il primo ministro maltese – Stati Ue accoglieranno anche metà dei 58 migranti soccorsi in un altro intervento dalle forze armate maltesi, caso avvenuto sotto la responsabilità delle autorità dell’isola”.

I naufraghi della Alan Kurdi dovrebbero essere trasbordati su un mezzo della Guardia costiera maltese al limite delle acque territoriali, a 12 miglia da La Valletta, e quindi potranno raggiungere finalmente un porto sicuro. Speriamo che non ci siano altre trappole per gli operatori umanitari, che sono stati gli ultimi ad essere informati dell’esito della trattativa portata avanti a livello europeo. Una umiliazione comunque, per il governo a guida Salvini, con una soluzione concertata tra Berino e Bruxelles, che da Roma, ovvero dalla lega, non si è voluta cercare nel caso dell’imbarcazione Alex di Mediterranea. Si aggrava così la frattura tra Italia e Germania, con un esito che dimostra inequivocabilmente l’isolamento italiano in Europa. Si profila dunque un conto assai salato che l’Italia pagherà quando in autunno si dovranno trattare i dossier economici.

Nella stessa giornata di oggi le autorità maltesi erano riuscite a soccorrere altre decine di naufraghi in procinto di annegare, solo dopo una segnalazione della rete internazionale “Alarmphone”. Anche questi naufraghi soccorsi dai maltesi saranno redistribuiti a livello europeo grazie all’accordo raggiunto tra la Germania, Malta e la Commissione Europea per la Alan Kurdi. Senza la segnalazione di Alarmphone altre persone, donne, e bambini compresi, sarebbero state abbandonate al rischio di morire in mare o di essere riportate nei centri di detenzione libici. Come permette il governo italiano con la politica di “chiusura dei porti” e di supporto alla guardia costiera libica.

Violazioni sistematiche del diritto internazionale e delle normative europee da parte del governo giallo-verde, che si continuano a ripetere e che sembra possano aumentare ancora il consenso elettorale per la lega, dopo le decisioni pilatesche dei giudici della Corte europea dei diritti dell’Uomo, decisioni che sono state strumentalizzate dal ministro dell’interno per legittimare operazioni di trattenimento e di respingimento in mare che saranno presto oggetto di indagine da parte di altri tribunali internazionali, se non interverrà prima la magistratura italiana.

Anche la sorte dei migranti trattenuti nel centro Hotspot di Lampedusa, ormai al collasso, appare appesa ad un filo, sia per le condizioni materiali di accoglienza, che per la privazione dei loro diritti fondamentali. Gli appelli dell’Autorità garante dei detenuti rimangono inascoltati e l’HOTSPOT di Contrada Imbriacola continua a funzionare senza alcuna garanzia per “gli ospiti” che vi sono trattenuti. Infatti ” scoppia l’hotspot di Lampedusa dove nella notte sono giunti i 46 di nave Alex di Mediterranea. Rispetto a una capienza di 97 persone, spiega il sindaco Totò Martello, i migranti presenti superano il numero di 200, consequenza dei mini sbarchi che si susseguono sull’isola.«Dovrebbere restare 24-48 ore secondo le norme – accusa – ma restano a lungo. Non si capisce se abbiano trasformato il centro in ben altro… Ce lo spieghino».

Gli ultimi sequestri preventivi, o a scopi probatori, delle imbarcazioni delle ONG a Lampedusa, seguiti ad attività illegittime di respingimento collettivo di navi umanitarie che avevano già raggiunto la zona contigua alle acque territoriali italiane, e dunque ricadevano sotto la giurisdizione del nostro paese, sono seguiti da una narrazione capovolta dei fatti e delle norme.

Dopo la “chiusura” del caso Diciotti in Parlamento, il ministro dell’interno si è sentito con le mani libere per perfezionare il suo attacco al diritto internazionale, che prevede obblighi di salvataggio e divieti di respingimento. Si sono ripetuti trattenimenti illegittimi a bordo delle navi, sino al limite della configurazione di arresti arbitrari o di altri casi di sequestro. Si propone a modello di azione di governo la violazione sistematica del diritto internazionale, per la difesa dei confini, in nome di un non meglio precisato sovranismo che si identifica con l’interesse eletttorale del capo della lega. Una opzione politica di chiaro stampo elettoralistico che ha acceso lo scontro con i principali paesi europei, come la Germania. Adesso si arriva anche allo scontro all’interno del governo, dopo che il ministro degli esteri Moavero è stato esautorato per avere riconosciuto che la Libia non garantisce porti sicuri di sbarco.

Si moltiplicano le minacce rivolte attraverso i social a chiunque si ritenga come un oppositore, o semplicemente un intralcio, alla politica del governo, dai giudici che applicano ancora la legge in conformità alla Costituzione, fino ai cittadini solidali ed agli operatori umanitari. In questo momento va dunque salvaguardata anche l’indipendenza della magistratura, sotto attacco sui social dopo i messaggi di incitamento lanciati dal ministro dell’interno.

Bisogna contrastare la recrudescenza di questa campagna d’odio contro la solidarietà, dopo le prime archiviazioni che hanno gà escluso legami delle ONG con i trafficanti, vanno chiusi nei tempi più rapidi tutti i processi aperti contro operatori umanitari “colpevoli” soltanto di avere salvato vite in alto mare. Il livello di strumentalizzazione del discorso d’odio da parte del ministro dell’interno è ormai intollerabile.

Le Nazioni unite hanno espresso da tempo una «forte preoccupazione per la bozza del “Decreto sicurezza bis”», che introduce sanzioni per le navi delle Ong. Il rapporto richiama l’attenzione del governo italiano sulle norme internazionali per i salvataggi in mare, che – secondo l’Onu – sarebbero state violate con le due direttive di Salvini che violano il principio secondo cui lo sbarco dei naufraghi deve avvenire solo in un porto sicuro. «In molti rapporti Onu e di Ong – si legge nel documento – è ampiamente documentata la violazione dei diritti umani per i migranti in Libia, dove sono soggetti a traffico di esseri umani, detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti, violenze sessuali, esecuzioni extragiudiziarie, lavoro forzato e estorsioni»

Le sanzioni amministrative previste dal decreto sicurezza “bis” avranno un sicuro effetto dissusasivo rispetto alle future attività di soccorso che potrebbero essere effettuate in futuro da pescherecci e da navi commerciali.

All’armatore del veliero Alex di Mediterranea Saving Humans è stata immediatamente notificata una sanzione per aver “soccorso delle persone” Per Alessandro Metz, “questo è uno degli aspetti più odiosi del decreto sicurezza, perché ha come obiettivo chiaro quello di mandare un messaggio ai naviganti: se trovate qualuno in mare lasciatelo morire. Non salvatelo. Ed è un messaggio che non serve alle Ong. È ovvio infatti che per chi opera a difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, non sarà una multa, per quanto salatissima, a far indietreggiare: se una vita vale qualcosa, è certamente di più di qualsiasi somma di denaro”.
“Il messaggio è invece per quelli che in mare ci lavorano, ci vivono, per gli armatori di compagnie di navigazione, per capitani di pescherecci, per la gente di mare, quella straordinaria gente che ha salvato, in questi anni, decine di migliaia di vite senza riflettori puntati, e solo perché chi va in mare sa cos’è il mare. Sa come ci si comporta in mare, sa che ci si deve aiutare uno con l’altro”. Metz chiede ” alle associazioni come Confitarma e Assarmatori, alle cooperative di pesca, a coloro che lavorano in mare: bisogna dare un segnale forte contro questa norma, che mette in pericolo tutte le vite in mare, non solo quelle dei migranti. Se passa il messaggio che in mare bisogna voltarsi dall’altra parte – conclude Metz – può toccare a ognuno di noi la prossima volta, di chiedere aiuto e di non essere ascoltati”.

Tante altre previsioni del decreto sicurezza bis ampliano i poteri del ministro ddll’interno e dei prefetti, con varie norme disseminate in modo criptico nel decreto per ampliare i poteri della polizia, il ricorso ad intercettazioni senza autorizzazione del giudice e ad agenti sotto copertura provenienti da paesi terzi. Un coacervo di norme eterogenee che viene gia’ anticipata nelle prassi del ministro dell’interno. Che neppure risponde alle richieste di chiarimento provenienti dal parlamento sull’utilizzo di agenti infiltrati tra le Ong che operano soccorsi in mare.

In questo quadro di forte rischio, oltre che per i migranti, per la tenuta democratica del paese, e non certo per la difesa dei suoi confini, ai quali non si intravede alcuna emergenza, occorre perseguire nell’immediato obiettivi aggreganti, in Europa, nelle aule parlamentari e sui territori.

  1. Occorre bloccare il decreto sicurezza “bis” ( n.53/2019), che andrebbe convertito in legge entro il 13 agosto 2019, un provvedimento che contiene diverse norme in contrasto con la Costituzione italiana, a partire da quelle (articoli 1 e 2) che sembrerebbero legittimare la “chiusura dei porti”, ma anche per criminalizzare il dissenso. Un decreto che risulta privo dei requisiti di straordinarietà e di urgenza sabiliti nel nostro ordinamento per il ricorso a decreti legge. Come ha sottolinato il Procuratore di Agrigento e la maggior parte dei costituzionalisti italiani. Ma di fronte ai suoi fallimenti il ministro dell’interno lo vuole inasprire ulteriormente, un tentativo che potrebbe risultare fatale per la sorte del decreto.
  2. Rilanciare, anche attraverso i social ,una forte campagna di denuncia nei confronti di chiunque continui a diffondere accuse diffamatorie, ad esprimere incitazioni all’odio razziale o istighi a commettere reati nei confronti dei migranti e di chi li assiste.
  3. Moltiplicare le iniziative di solidarietà concreta, anche attraverso la raccolta fondi, in favore delle organizzazioni non governative che continuano a operare soccorsi in mare nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. Vanno create unità di supporto dei migranti soccorsi e delle ONG, a livello territoriale, anche in collegamento con gli enti locali, rilanciando sui social tutte le notizie che riguardano le attività di salvataggio in alto mare e il rispetto degli obblighi di sbarco in un porto sicuro. Vanno verificate le condizioni di trattenimento negli Hotspot e nei centri di detenzione in vista dei rimpatri (CPR).
  4. Sollecitare una forte iniziativa a livello europeo per la revisione del Regolamento Dublino III, con il superamento del criterio del primo paese di ingresso, per l’apertura di canali di ingresso legale dalla Libia verso l’Unione europea, oltre i ridotti numeri dei corridoi umanitari, attraverso visti di ingresso rilasciati dalle sedi diplomatiche. Occorre anche riaprire i canali legali di ingresso per lavoro ( flussi di ingresso annuali), che il governo continua a bloccare, facendo un grosso regalo alle organizzazoni criminali.
  5. Rafforzare l’impegno in tutte le attività per la inclusione sociale (da portare avanti in futuro con la riforma della cittadinanza) e per il superamento dei problemi posti dal primo decreto sicurezza ( legge n.132/2018), dal ripristino di fatto della protezione umanitaria, la cui abolizione non deve avere carattere retroattivo, dunque con un sostegno attivo ai ricorsi contro i dinieghi, fino al diritto alla iscrizione anagrafica per tutti i migranti in possesso di un valido titolo di soggiorno, come prescrive il Testo Unico sull’immigrazione del 1998, e come i tribunali stanno continuando a riconoscere.