La Commissione europea smentisce Salvini: in Libia non esistono “porti sicuri di sbarco”.

di Fulvio Vassallo Paleologo

Nella mattinata del 29 marzo il ministro Salvini comunicava in una nuova Direttiva sulla chiusura dei porti, che la Commissione Europea avrebbe affermato che la Libia poteva garantire “porti sicuri di sbarco”, notizia prontamente ripresa dal Giornale e da vari siti vicini al ministro. In realtà si trattava di una lettera del Direttore generale della Direzione affari interni ed immigrazione della Commissione al Direttore dell’Agenzia Frontex, che aveva relazionato sui progressi della collaborazione tra le unità di Frontex nel tracciamento e nella intercettazione dei barconi che ancora sono fatti partire dalla Libia.Nella lettera si rilevava anche come la maggiore efficacia delle operazioni di intercettazione in acque internazionali delegate ai libici derivasse dalle attività di formazione dei guardiacoste libici addestrati a bordo delle unità europee.

Poche ore dopo la comunicazione del ministro dell’interno, la portavoce della Commissione europea Bertaud smentiva che la Libia potesse garantire porti sicuri di sbarco, in conformità con la normativa internazionale e con il diritto umanitario. “Per quello che riguarda gli sbarchi si applica il diritto internazionale e la Commissione ha sempre detto che al momento in Libia non ci sono le condizioni di sicurezza”. Così la portavoce della Commissione: “Tutte le imbarcazioni che battono bandiera Ue non hanno il permesso di fare sbarchi in Libia”, ha aggiunto. La portavoce non ha comunque escluso che i migranti intercettati in alto mare dai libici, dopo avvistamenti effettuati da assetti aereo-navali europei fossero riportati a terra. Non si comprende però, se si vogliono rispettare le norme del diritto umanitario, come si può continuare a tollerare la collaborazione di mezzi italani ed europei con la guardia costiera libica negli avvistamenti aerei e nel coordinamento delle attività SAR, nella pretesa zona SAR libica, recepita nei registri dell’IMO (Organizzazione marittima internazionale) il 28 giugno del 2018, con l’immediato avallo del Consiglio europeo che si riuniva in quegli stessi giorni.

Il Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa dichiarava nei giorni scorsi “The decision to continue only with aerial surveillance and training of the Libyan Coast Guard further increases the risks that EU member states, directly or indirectly, contribute to the return of migrants and asylum seekers to Libya, where it is well-documented, in particular recently by the United Nations, that they face serious human rights violations.

La lettera del Direttore generale della Direzione affati interni ed immigrazione della Commissione costituisce quasi un boomerang per chi aveva sostenuto o legittimato gli accordi con Tripoli, e mette a nudo le responsabilità dell’Unione Europea, anche attraverso il cd. Africa Fund Trust, e quelle altrettanto gravi dell’Italia, che fornisce mezzi e coordinamento alla sedicente “Guardia costiera libica”. Una collaborazione instaurata dopo il Memorandum d’intesa siglato il 2 febbraio 2017, che ha avuto una netta intensificazione dopo la creazione di una zona “Sar libica”, il 28 giugno 2018, e quindi con la delega completa ai libici dei respingimenti collettivi, affidati alle motovedette di Tripoli e Zawia ( sede del principale porto industriale ENI). Ma gli accordi bilaterali che prevedno forne di collaborazione al fine di contrastare quela che si definisce imigrazione irregolare non possono permettere la creazione di spazi sottratti a qualsiasi giurisdizione nei quali si possano impunemente violare i diritti umani. Lo conferma anche il Protocollo contro il traffico di esseri umani, allegato alla Convenzione ONU di Palermo del 2000 contro iil crimine transanazionale, che sancisce la prevalenza dei diritti fondamentali delle persone rispetto all’esigenza di difendere i confini. Per questa ragione le più recenti applicazioni del Memorandum d’intesa Italia- Libia del 2017 violano i diritti umani e costituiscono le condizioni per un ulteriore rafforzamento delle organizzazioni criminali transanazionali.

La nuova direttiva emanata dal ministro dell’interno, che ordina ai vertici delle forze dell’ordine, della Marina e della guardia costiera di “garantire alle autorità libiche il legittimo esercizio delle proprie responsabilità nella gestione delle procedure di ricerca e soccorso”, costituisce un invito esplicito a violare il divieto di respingimenti collettivi sancito dal Quarto protocollo allegato alla Cedu e dall’art.19 della Carta dei Dititti fondamentali Ue. Si potranno certo fare ricorsi alla Corte di Strasburgo e denunce in Italia, ma l’effetto immediato delle nuove disposizioni emanate da Salvini, integrative della precedente direttiva ministeriale di pochi giorni fa, sarà una ulteriore criminalizzazione delle attività di soccorso umanitario operate dalle ONG nel Mediterraneo centrale ed una conseguente riduzione del sistema di soccorso (SAR) sulla rotta libica.

Sempre ieri, l’Oim, chiamato in causa da Salvini per la sua presenza in alcuni punti di sbarco in Libia, smentiva il ministro e rendeva pubblico il segiente comunicato.

In riferimento alle proprie attività in Libia, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) intende precisare di aderire alla posizione ONU secondo la quale la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro.

L’OIM in Libia è presente, ed è attiva ai punti di sbarco, dove fornisce una prima assistenza ai migranti soccorsi in mare. Dopo lo sbarco i migranti sono però spesso trasferiti in centri di detenzione gestiti dal governo sui quali l’OIM non ha nessuna autorità. Si tratta di centri chiusi, e la detenzione di uomini, donne e bambini al loro interno è da considerarsi arbitraria. Le condizioni inaccettabili e inumane di questi centri sono ampiamente documentate.

In generale la situazione nel paese rimane molto pericolosa e l’OIM non può garantire la protezione dei migranti in Libia.

Quanto si cerca di dimostrare, che la Libia, ( non si sa bene quale “Libia”) garantirebbe porti sicuri di sbarco, serve soltanto a legittimare ed inasprire rapporti di collaborazione operativa esistenti da tempo, che adesso vengono piegati apertamente all’obiettivo di eseguire respingimeni collettivi “congiunti”. Si assiste dunque ad nuovo assetto dei rapporti di collaborazione tra le autorità italiane e la sedicente Guardia costiera “libica”. Il coordinamento operativo italiano in realtà non è mai venuto meno, anche se l’ultima nave militare italiana, che nel porto militare di Abu Sittah a Tripoli fungeva da centro di coordinamento, nel mese di luglio dello scorso anno e’ rientrata in Italia con la fine della missione Nauras.

Il ccordinamento italo-libico, da allora, si è basato, prevalentemente, sulle attivita’ di ricognizione aerea dei velivoli di Frontex seguita da informazioni trasmesse immediatamente alle centrali operative (MRCC) libica, italiana, e maltese. La guardia costiera libica confermava in più occasioni la sua incapacità a copordinare effettivamente le attività SAR nella vastissima zona SAR atribuita a quel paese, dopo che l’IMO, nel mese di dicembre del 2017, aveva rilevato l’assenza del coordinamento centrale libico.

Le tante vittime senza nome, scomparse in mare, tante stragi nascoste, naufragi che sono stati denunciati dalle Ong fino al loro definitivo allontanamento, confermano la incapacità dei libici a compiere vere attività di ricerca e salvataggio nella zona SAR che si erano attribuiti, ottenendo con una dichiarazione unilaterale l’inserimento nei registri dell’IMO. Fondamentale il ruolo politico giocato su questa vicenda dal governo italiano, con diverse riunioni presso l’ambasciata italiana di Londra. Un lavoro di lobbyng che ha avuto i suoi effetti. Appare sempre più evidente come la creazone di una zna SAR libica sia servita, e ptrebbe servire ancora di più in futuro, a giustificare respingimenti collettivi.

Sono possibili anche altre conseguenze che, anche rispetto al passato recente, indeboliscono la capacità di soccorso negli interventi SAR search and rescue. Si verifica infatti il coinvolgimento sempre più frequente di navi commerciali, in rotta nelle acque internazionali antistanti la Libia, chiamate ad effettuare soccorsi che nessuno avrebbe potuto fare, dopo l’allontanamento delle ONG, ed anche per il ritiro tattico dei mezzi aerei e navali della nostra Guardia costiera, costretta ad operare soltanto all’interno delle nostre acque territoriali (12 miglia dalla costa).

Intanto le missioni europee Frontex ed Eunavformed restavano presenti nel Mediterraneo centrale con un minimo di assetti navali, ben distanti dalle coste libiche e con mezzi aerei che svolgevano le iniziali attivita’ di segnalazione dei barconi, trasmettendo le comunicazioni delle posizioni rilevate in acque internazionali ai libici, ed alle centrali operative (MRCC) di Italia e Malta. Alla fine di marzo sono stati ritirati tutti gli asetti navali della missione Sophia di Eunavformed, proprio per evitare che eventuali attività di soccorso riaprissero i conflitti di competenza nella distribuzione dei naufraghi. Una conseguenza diretta della politica italiana dei “porti chiusi”. Sono invece rimsti operativi per altri sei mesi gli assetti aerei delle missioni europee con il compito di avvistamento dei barconi partiti dalla Libia.

Le Convenzioni internazionali di diritto del mare non possono essere applicate dalle autorità italiane in contrasto con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (art.33, principio di non respingimento) e con le norme europee in materia di protezione internazionale e salvaguardia dei diritti fondamentali, a partire dal divieto di respingimenti collettivi. Tutte autorità europee, comprese quelle italiane, da ministero dell’interno alla Guardia di finanza, sono soggette a queste regole ovunque operino. Non sono ammesse zone franche o spazi al di fuori di una giurisdizione che garantisca i diritti fondamentali della persona.

La smentita della Commissione, non appare particolarmente rassicurante, considerando che siamo alla vigilia delle elezioni europee e che i nuovi assetti a Bruxelles potrebbero risentire del probabile successo dei partiti populisti e nazionalisti. Forse qualcuno, ai piani alti delle Direzioni della Commissione Europea, o nell’agenzia Frontex, si sta preparando ai nuovi rapporti di forza che potrebbero vedere la prevalenza di partiti nazionalisti anti-migranti. Di certo l’Unione europea attualnente divisa su tutto, in materia di politica estera ed immigrazione, sembra trovare posizioni unitarie solo quando si tratta di esternalizzazione delle attivita’ di contrasto dell’ immigrazione e di respingimenti alle frontiere esterne.

Di certo, quanto successo oggi, conferma il metodo furbesco e violento con il quale si cerca di affrontare in Italia, ed in Europa, la grande questione del Search and Rescue nel Mediterraneo centrale. Sui diritti fondamentali delle persone prevale ovunque la propaganda elettorale. Non si comprende come, dopo i rapporti dell’UNHCR sulla situazione in Libia, si possa continuare a riconoscere da parte dell’IMO, altra agenzia delle Nazioni Unite, una zona SAR libica. Ancora più grave il comporamento delle autorità italiane che di fatto continuano a coordinare gran parte dei soccorsi in acque internazionali, segnalando ai libici i barconi che necessitano di soccorsi immediati, che poi diventano intercettazioni, operate dai guardiacoste di Tripoli e Zawia. Di certo la presenza di OIM ed UNHCR in alcuni punti di sbarco in Libia e le visite di queste agenzie in alcuni centri governativi non consentono di ritenere la Libia un “paese terzo sicuro”. Sono i corpi martoriati delle persone che ancora riescono ad arrivare che lo escludono, come conferma anche Filippo Grandi dell’UNHCR.

Appare evidente anche un obiettivo ulteriore a cui punta il ministero dell’Interno italiano, un accordo con Malta per i respingimenti: l’idea sarebbe quella di bloccare le navi, compresi i mercantili, dopo il salvataggio in acque internazionali se non per riportare i naufraghi in Libia, per la loro riconsegna alle motovedette di Tripoli. In considerazione della diminuzione delle navi da soccorso delle ong e della nuova missione Sophia (solamente con mezzi aerei), le navi mercantili potrebbero essere chiamate sempre più spesso a intervenire in caso di imbarcazioni avvistate in situazione di distress. Fonti del Viminale confermano come ci siano stati nei giorni scorsi contatti con il governo maltese per creare un “asse anti-clandestini” e “aprire una fase di collaborazione tra i due paesi”. “Si pensa a operare dei respingimenti collettivi in collaborazione con la Guardia costiera libica Malta ha già un accordo con la Libia di questo genere, che da tempo non viene attivato, firmato ai tempi di Gheddafi. Il rischio è che si voglia fare un accordo più ampio tra Italia e Malta, e poi con le autorita’ libiche, per bloccare i migranti”,prima che possano raggiungere le zone Sar italiana e maltese.

Come riporta La Repubblica,”All’indomani del dirottamento del mercantile El Hiblu 1, risolto dalle forze armate maltesi che hanno abbordato la nave in cui i migranti tenevano sotto scacco il comandante che li aveva soccorsi, pur di non essere riportati a Tripoli, il ministro dell’Interno Matteo Salvini aggiorna la direttiva emanata la scorsa settimana di inibizione delle acque territoriali italiane alle navi che trasportano migranti e dichiara la Libia un porto sicuro. Il vicepremier invita quindi i vertici delle forze dell’ordine, della Marina e della guardia costiera “a garantire alle autorità libiche il legittimo esercizio delle proprie responsabilità nella gestione delle procedure di ricerca e soccorso”. Che significa soccorrere i migranti e indicare il porto sicuro di sbarco, ovviamente in Libia”. Una decisione che risulta in contrasto frontale con il diritto umanitario e con le attuali posizioni della Commissione europea, dell’Oim e dell’Unhcr.

In definitiva, come dimostrato dal peggioramento della situazione di conflitto armato tra le diverse fazioni che si contendono risorse e territorio, non si contribuisce certo alla “stabilizzazione” della Libia. Anzi, con queste politiche di esternalizzazione dei respingimenti delegati alle milizie libiche si incrementa la corruzione, la violenza, la conflittualità tra i diversi gruppi contrapposti, a scapito dei migranti intrappolati in Libia e degli stessi cittadini libici, privati di qualsiasi prospettiva di pacificazione e di legalità. La sorte dei migranti bloccati in mare e riportati nei centri di detenzione in Libia appare sempre più crudele. Adesso un ministro della Repubblica italiana ci ha messo la firma. Con una direttiva, poco piu’ di una circolare, che non ha forza di legge, che non puo’ derogare norme primarie e convenzioni internazionali, che risulta palesemente illegittima e costituisce fonte di responsabilita’ a carico di chi la ha firmata e di chi vi dara’ esecuzione.


Migranti: Commissione Ue, Libia non e’ porto sicuro = (AGI) – Bruxelles, 29 mar. – La Commissione europea non considera i porti libici come porti sicuri “ed e’ la ragione per la quale nessu na nave battente bandiera europea puo’
sbarcare dei migranti nei porti libici”. Lo dice la portavoce dell’esecutivo Ue che si occupa del dossier migranti.

=== Migranti: Commissione Ue, Libia non e’ porto sicuro = (AGI) – Bruxelles, 29 mar. – La Commissione europea non considera i porti libici come porti sicuri “ed e’ la ragione per la quale nessuna nave battente bandiera europea puo’ sbarcare dei migranti nei porti libici”. Lo dice la portavoce dell’esecutivo Ue che si occupa del dossier migranti.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla posizione fatta filtrare dal Viminale, sulla “piena legittimita’ degli interventi di soccorso dei libici”, la portavoce Natasha Bertaud ha premesso di non avere “un commento specifico su questo”, e ha aggiunto che “per quello che riguarda i porti di
sbarco ricordo che c’e’ una definizione della Convenzione Onu sul diritto del mare che stabilisce che un porto sicuro e’ un porto dove possono effettuarsi le operazioni di salvataggio e dove la vita delle persone salvate non e’ minacciata”.
“La Commissione europea – ha aggiunto la portavoce – ha sempre sostenuto che queste condizioni non sono rispettate nei porti libici ed e’ la ragione per la quale nessuna nave battente bandiera europea puo’ sbarcare dei migranti nei porti libici”. (AGI)
Mgm/Bxj
291259 MAR 19

Segue qui sotto il documento del Direttore generale della Direzione per la Migrazione e gli Affari interni della Commissione Europea ( traduzione non ufficiale)

I periodi in grassetto sono evidenziati dall’autore di questo articolo


COMMISSIONE EUROPEA

DIREZIONE GENERALE PER LA MIGRAZIONE E GLI AFFARI INTERNI

Il direttore generale

Bruxelles

Fabrice Leggeri

Direttore esecutivo -Agenzia europea di guardia costiera e di frontiera

Gentile direttore esecutivo,

Vorrei ringraziarvi per la vostra lettera e per gli sviluppi positivi collegati al rinnovo del Piano Operativo dell’operazione congiunta Themis e alla comunicazione operativa in caso di avvistamenti di SAR nell’area del Mediterraneo centrale.

La Libia ha ratificato la Convenzione SAR (Amburgo 1979). Nel mese di dicembre 2017 l’Autorità per i trasporti libici ha notificato l’Organizzazione marittima internazionale (I.M.O.) la regione di ricerca e salvataggio libica (SRR). In conformità con la Convenzione SAR con una dichiarazione unilaterale ad effetto costitutivo. Finora nessuna obiezione o riserva è stata espressa dalla comunità marittima internazionale o dai paesi confinanti specifici.

Come sapete, lo scopo di avere un SRR è definire chiaramente chi ha la responsabilità principale di coordinare le risposte alle situazioni di pericolo.

Informazioni pertinenti per identificare la struttura operativa responsabile per il coordinamento della condotta delle operazioni SAR all’interno del SRR libico sono state inserite sul piano globale SAR gestito dall’IMO in modo che siano disponibili pubblicamente per gli stakeholder marittimi.

Abbiamo osservato l’aumento delle operazioni della guardia costiera libica nel periodo 2017-2018 come conseguenza diretta del sostegno fornito dall’UE sia in termini di formazione che di equipaggiamento.

Nel 2018, in conformità con i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), un totale di 15.358 migranti sono stati salvati dalla Guardia Costiera libica e sbarcati in Libia. A partire dal 22 febbraio, la Guardia costiera libica (LCG) ha salvato / intercettato 779 persone in mare nel 2019.

Vale anche la pena notare che nel 2018 la maggior parte delle persone soccorse sono state sbarcate presso la base navale di Tripoli (62%), seguita dal porto di Al Khums (19%) e Azzawya (11%) dove la cooperazione è consolidata ai punti di sbarco con l’IOM per la registrazione e lo screening iniziale.

I risultati del meccanismo di monitoraggio attuato dall’operazione EUNAVFOR MED Sophia sono incoraggianti e hanno confermato l’impiego appropriato di personale libico addestrato con l’assistenza dell’UE, nonché un aumento della quantità di attività in mare e un aumento delle capacità e della professionalità della Guardia Costiera libica.

L’UE sta collaborando con la Guardia Costiera libica, che è stata riconosciuta dal Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite come una struttura legittima e responsabile nei confronti del governo di accordo nazionale, che a sua volta è riconosciuto dalla comunità internazionale.

Tuttavia, la Commissione non fornisce finanziamenti diretti alle autorità libiche. Dal 2013, la cooperazione con la Libia è in corso nell’ambito del programma del Fondo fiduciario dell’UE su varie questioni, comprese attività intese a rafforzare le capacità delle autorità nella sorveglianza marittima e nella conduzione di operazioni di ricerca e salvataggio in mare.

La procedura delineata nella tua lettera per comunicare avvistamenti, così come le azioni iniziali riguardanti situazioni di “distress” direttamente al Centro di Coordinamento per il Soccorso Marittimo (MRCC) “responsabile” per la regione SAR, costituisce una procedura in linea con le disposizioni della Convenzione di Amburgo del 1979. È quindi conforme al diritto internazionale informare e identificare come primo MRCC quello che si trova nella posizione migliore per assistere, in modo da evitare ritardi nelle azioni e ridurre al minimo le perdite di vite umane in mare.

Per quanto riguarda la dichiarazione sulle seguenti procedure e la notifica degli avvistamenti di “distress” in mare al MRCC “Responsible” (cioè MRCC Libya) e anche ai vicini MRCC (cioè quelli di Italia e Malta) e EUNAVFOR MED Headquarters, mi piacerebbe si noti che l’Italia, nonostante non possa essere considerata un “MRCC adiacente” perché non è al confine con la SRR libica, sostiene molto la Guardia costiera libica, in particolare, durante l’evento SAR come “rete di comunicazione”. A tale riguardo, insieme a Malta, e seguendo la prassi standard, sarebbe opportuno includere anche la Tunisia e l’Egitto.

Colgo inoltre l’occasione per sottolineare che la sede centrale di EUNAVFOR MED non può essere considerata tra gli organismi riconosciuti dalla legislazione internazionale per individuare la responsabilità di esercitare operazioni SAR, compreso il coordinamento. EUNAVFOR MED rappresenta una risposta strutturata come parte dell’approccio integrato dell’UE alla migrazione nel Mediterraneo centrale e per contribuire alla stabilizzazione della Libia.

Questo ( coordinamento) ha finora fornito il suo prezioso contributo “per aiutare le persone in difficoltà in mare e consegnare i sopravvissuti in un luogo di compiti legati alla sicurezza sotto il coordinamento del RCC competente”. Molti dei recenti avvistamenti di migranti nella SRR libica sono stati forniti da risorse aeree di EUNAVFOR MED e sono stati notificati direttamente al RCC libico responsabile per la propria regione.

La Commissione ha ripetutamente ricordato che l’azione dell’Unione europea per salvare vite umane in mare è stata risoluta e continuerà ad esserlo. Fornire assistenza alle persone e alle navi in ​​pericolo in mare è un obbligo previsto dal diritto internazionale vincolante per l’UE e i suoi Stati membri.

L’individuazione precoce di tali navi e la trasmissione tempestiva delle pertinenti informazioni al RCC responsabile sono di fondamentale importanza per salvare la vita delle persone a bordo.

Cordiali saluti,

Paraskevi MICHOU (firmato elettronicamente)


EUROPEAN COMMISSION
DIRECTORATE-GENERAL FOR MIGRATION AND HOME AFFAIRS

The Director-General

Brussels

Fabrice Leggeri
Executive Director
European Border and Coast Guard


AgencyDear Executive Director,


I would like to thank you for your letter and for the positive developments linked with the renewal of the Operational Plan of the Joint Operation Themis and operational communication in case of SAR related sightings in central Mediterranean area.

Libya has ratified the SAR Convention (Hamburg 1979). In December 2017 the Libyan Ports & Maritime Transport Authority notified the International Maritime Organization (I.M.O.) with the Libyan Search and Rescue Region (SRR). In accordance with the SAR Convention it represents a unilateral declaration with a constitutive effect. So far no objections or reserve was expressed by the international maritime community or specific
neighbouring countries.
As you are aware the purpose of having an SRR is to clearly define who has primary responsibility for co-ordinating responses to distress situations.
Relevant information to identify the operational facility responsible for co-ordinating the conduct of SAR operations within the Libyan SRR have been uploaded on the SAR Global Plan managed by the IMO so that publicly available for the maritime stakeholders.

We have been observing the increased performance of the Libyan Coast Guard in the period 2017-2018 as direct consequence of the support EU provided both in terms of training and equipment.

In 2018, in accordance with the data provided by the International Organisation forMigration (IOM), a total of 15.358 migrants were rescued by the Libyan Coast Guard and disembarked in Libya. As of 22 February, the Libyan Coast Guard (LCG) rescued/intercepted 779 persons at sea in 2019.

It is also worth noting that in 2018 the majority of the people rescued were disembarked at the Tripoli Naval Base (62%) followed by Al Khums port (19%) and Azzawya (11%) where cooperation is consolidated at disembarkation points with the IOM for registration and initial screening.

The results of the monitoring mechanism implemented by EUNAVFOR MED Operation Sophia is encouraging and has confirmed the appropriate employment of Libyan personnel trained with the aid of EU assistance as well as an increased amount of activity at sea and a rise in capacities and professionalism of the Libyan Coast Guard.

The EU is engaging with the Libyan Coast Guard which has been recognized by the UN Sanctions Committee as a legitimate structure and is accountable to the Government of National Accord which in turn is recognized by the international community.However, the Commission does not provide direct funding to the Libyan authorities.Since 2013, cooperation with the Libya has been ongoing in the framework of the EU Trust Fund program on various issues, including activities intended to strengthen the authorities’ capacities in maritime surveillance and conducting search and rescueoperations at sea.

The procedure outlined in your letter to communicate sightings of, as well as initial actions regarding, “distress” situations directly to the Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC) “responsible” for the SAR region, constitutes a procedure that is in line with the provisions of the Hamburg Convention of 1979

It is thus in conformity with international law to inform and identify as first MRCC the one which is best placed to assist, so as to avoid delay in actions and minimise loss of life at sea.

With regard to the statement on following procedures and notifying sightings of “distress” at sea to the “Responsible” MRCC (i.e. MRCC Libya) and also to neighbouring MRCCs (i.e. those of Italy and Malta) and EUNAVFOR MED Headquarters, I would like to note that Italy, despite the fact that it cannot be considered a “neighbouring MRCC” because it does not border the Libyan SRR, is supporting the Libyan Coast Guard a lot in particular in acting during the SAR event as a “communication relay”. In that regard, together with Malta, and following the standard
practice, it would be appropriate to include Tunisia and Egypt as well.

I also take the occasion to highlight that EUNAVFOR MED Headquarter cannot be considered among those bodies recognized by the international legislation with responsibility to exercise SAR services including coordination. EUNAVFOR ME represents a structured response as part of the EU integrated approach to migration in th Central Mediterranean and to contribute to the stabilization of Libya. It has providednevertheless until now its own valuable contribution “to assist persons in distress at sea
and to deliver survivors to a place of safety related duties under the coordination of the competent RCC”.

Many of the recent sightings of migrants in the Libyan SRR have
been provided by aerial assets of EUNAVFOR MED and were notified directly to the Libyan RCC responsible for its own region.

The Commission has repeatedly recalled that the European Union’s action on saving lives at sea has been resolute and will continue to be so. Providing assistance to persons and vessels in distress at sea is an obligation under international law binding upon the EU and its Member States. Early detection of such vessels and timely transmission of the relevant importance for saving the life of people on board.
Yours sincerely

Paraskevi MICHOU

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Una direttiva ministeriale che formalizza la collaborazione con la guardia costiera libica e invita le autorità marittime e militari a impedire l’ingresso nelle acque e nei porti italiani alle navi private che abbiano operato attività di ricerca e salvataggio nelle acque iñternazionali a nord della Libia, in quella che si continua a definire “zona SAR libica”, sebbene manchi una Centrale operativa di coordinamento “libica” (MRCC), come ammette in una intervista a Report il rappresentante dell’IMO a Londra.

Questo il testo finale della Direttiva, rivista dal ministero dell’interno, dopo la lettera inviata dal Direttore generale affari interni ed immigrazione della Commissione Europea al direttore di Frontex, Fabrice Legeri.


Venerdì 29 marzo 2019 – 13:10

Salvini: la Libia un porto sicuro può gestire i soccorsi in mare

La circolare del Viminale sul controllo delle frontiere marittime

Roma, 29 mar. (askanews) – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha aggiornato con una circolare del Viminale la direttiva emanata la scorsa settimana di inibizione delle acque territoriali italiane alle navi che trasportano migranti e dichiara la Libia un porto sicuro. Il vicepremier nel circolare sdogana la Libia nelle attività di ricerca e soccorso in mare nelle proprie acque Sar (Search and rescue) e invita quindi i vertici delle forze dell’ordine, della Marina e della guardia costiera “a garantire alle autorità libiche il legittimo esercizio delle proprie responsabilità nella gestione delle procedure di ricerca e soccorso”.

La Libia, dunque, può e deve soccorrere gli immigrati in mare, e quindi è da considerare un Paese affidabile. Un Paese “dove gli immigrati che vengono riportati a terra dalla Guardia costiera vengono tutelati dalla presenza del personale Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni”. Si tratta di aspetti, secondo il ministero dell’Interno, che sono stati chiariti anche dalla Commissione europea che ha richiamato i successi della Guardia costiera libica, che nel 2018 (dati Oim) ha salvato 15.358 persone, riportandole in Libia. La maggior parte delle persone soccorse sono sbarcate presso i porti di Tripoli (62%), di Homs (19%) e di al-Zawiya (11%). Punti di sbarco in cui opera personale Oim.

Un “riconoscimento” in base a cui lo stesso Salvini ha immediatamente aggiornato la Direttiva sulla sorveglianza delle frontiere marittime e per il contrasto dell’immigrazione illegale, emessa appena settimana scorsa in concomitanza con il caso della Mare Jonio (la nave battente bandiera italiana che ha salvato 49 migranti in mare), ribadendo ½la piena legittimità degli interventi di soccorso dei libici», anche perché la presenza dell’Oim garantisce il rispetto dei diritti degli immigrati e nel contempo salvataggi più rapidi.

OIM SMENTISCE QUANTO DICHIARATO DAL MINISTRO SALVINI

OIM: in Libia ancora difficile garantire una protezione adeguata ai migranti

29 marzo 2019 – In riferimento alle proprie attività in Libia, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) intende precisare di aderire alla posizione ONU secondo la quale la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro.

L’OIM in Libia è presente, ed è attiva ai punti di sbarco, dove fornisce una prima assistenza ai migranti soccorsi in mare. Dopo lo sbarco i migranti sono però spesso trasferiti in centri di detenzione gestiti dal governo sui quali l’OIM non ha nessuna autorità. Si tratta di centri chiusi, e la detenzione di uomini, donne e bambini al loro interno è da considerarsi arbitraria. Le condizioni inaccettabili e inumane di questi centri sono ampiamente documentate.

In generale la situazione nel paese rimane molto pericolosa e l’OIM non può garantire la protezione dei migranti in Libia.


Il parere dell’ammiraglio Vittorio Alessandro, gia’ responsabile delle relazioni esterne del Corpo delle Capitanerie di porto

Il ministro Salvini aveva esultato, nel ritrovarsi fra le mani la missiva della signora Paraskevi Michou, direttrice del Dipartimento Migrazioni e Affari Interni della Commissione Europea, al Direttore esecutivo di Frontex.
La lettera, capolavoro di ipocrisia partorito nel momento in cui l’operazione marittima Sophia nel Canale di Sicilia veniva privata delle navi (e dunque, di fatto, affossata), diceva, in sostanza: caro Frontex, tu non hai più navi, ma qualche tuo aereo nel sorvolare il Canale vedrà molti disperati. Non azzardarti a comunicarlo a noi, ché non ci entriamo; veditela con Italia, Tunisia e Malta, ma sappi che la Libia ha una zona SAR e che negli ultimi tempi, sostenuta dagli italiani, ha lavorato molto bene nelle attività di recupero.
Salvini è andato in brodo di giuggiole: cosa gli importa che l’area SAR libica sia l’unica al mondo istituita per riacchiappare persone che scappano? e che non basti dichiarare un’area SAR per dire che funziona e, soprattutto, che dispone di porti sicuri?
Non gli importa, e allora ha ordinato di dare una rinfrescata in nero alla propria Direttiva di qualche giorno fa: quella che, in otto stanche pagine infrange il diritto internazionale umanitario e marittimo (con rango costituzionale) arrivando ad affermare che le convenzioni internazionali costituiscono eccezione al diritto interno degli Stati e che il passaggio nel mare territoriale non è affatto libero come si riteneva.
La sua festa, però, è subito finita. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, incautamente chiamata in causa dalla signora Michou come garante della regolarità della situazione in Libia ha subito precisato: “La nostra presenza non rappresenta una garanzia dei diritti umani. Noi siamo presenti ai punti di sbarco, ma la catena di protezione si spezza nel momento in cui i migranti sono trasferiti nei centri di detenzione ufficiali, dove al momento si trovano 6900 persone: vere e proprie prigioni che inghiottono anche i bambini, dove la detenzione è arbitraria e le condizioni sono assolutamente inaccettabili, come ampiamente documentato, e dove il nostro personale riesce a entrare occasionalmente. Senza considerare la miriade di centri gestiti da milizie in cui i migranti sono torturati in modo inenarrabile“.
E la portavoce della Commissione Natasha Bertaud è ancora più netta: “La Libia non può essere considerata un ‘porto sicuro’, un posto in cui le operazioni di soccorso sono considerate terminate e dove la vita di una persona salvata in mare non è più minacciata. La Commissione non ritiene che queste condizioni siano soddisfatte in Libia. Ecco perché nessuna imbarcazione che batte bandiera U.E. vi sbarca persone, né lo ha mai fatto”.
Rimandare persone in Libia è, dunque, una violazione della convenzione di Ginevra: Salvini consideri che nessuna nave potrà riportare indietro i superstiti di un soccorso senza incorrere in una grave infrazione delle norme internazionali, e che la nostra Guardia Costiera sarebbe tenuta a intervenire quando ricorrono situazioni di pericolo in acque libiche.
La sua circolare, in versione originale o 2.0, potrà inutilmente essere affissa in ufficio insieme alle notifiche di procedimento giudiziario.

Vittorio Alessandro


Il 21 marzo nel corso di un aggiornamento nella sede Onu di Ginevra, il segretario generale aggiunto per i Diritti umani, Andrew Gilmour, ha rinnovato la preoccupazione: “I migranti vengono sottoposti a “orrori inimmaginabili” dal momento in cui entrano in Libia”.

Gilmour ha confermato la veridicità della relazione dell’Unsmil, la missione delle Nazioni Unite a Tripoli, che a dicembre aveva documentato “gravi violazioni dei diritti umani e abusi sofferti da migranti per mano di funzionari statali e membri di di gruppi armati, così come le atrocità commesse dai trafficanti”. 

La quotidianità per i migranti è fatta di continue “torture e maltrattamenti” che anche nei centri di detenzione governativi “continuano senza sosta”. Gilmour ha anche riferito di avere incontrato in Niger nei giorni scorsi un gruppo di “migranti e rifugiati recentemente liberati dalla detenzione in Libia”.

Ognuno di loro, “donne, uomini, ragazze e ragazzi, era stato stuprato o torturato, molti ripetutamente con scariche elettriche. Tutti hanno testimoniato sulla tecnica estorsiva diffusa, in base alla quale i torturatori costringono le vittime a chiamare le loro famiglie a cui fanno ascoltare le urla dei propri cari che, minacciano, continueranno fino a quando pagheranno un riscatto”.

Il giorno prima, riferendo davanti al Consiglio di sicurezza Onu a NewYork, l’inviato del Palazzo di vetro a Tripoli, Ghassam Salamé, ha confermato il deterioramento delle condizioni di vita per i migranti e per i libici: “Si stima che 823.000 persone, inclusi migranti e 248.000 bambini, abbiano bisogno di assistenza umanitaria in Libia”.

Parole che raramente ottengono una reazione delle autorità di Tripoli, al contrario di quanto avvenuto con una intervista nella quale Salamé accusava di corruzione la classe politica del Paese. Un nervo scoperto che ha visto reagire un’alleanza inedita. Di “insulto” hanno parlato l’Alto consiglio di Stato libico (Hsc) la Camera dei Rappresentanti (Hor), organismi che di solito si danno battaglia ma che davanti all’accusa di arricchirsi grazie alla propria posizione, hanno ritrovato l’unità.

Salamé ad Al Jazeera aveva affermato che “i leader politici in Libia sono corrotti in maniera indicibile. Usano i loro posti per prendere il denaro e investirlo a loro beneficio all’estero”. L’attenzione internazionale, però, è spostata su Malta e il “dirottamento” di cui sono accusati i migranti. Il tribunale della Valletta ha confermato gli arresti con l’accusa di terrorismo per tre delle persone fermate al momento dello sbarco del mercantile “El Hiblu 1”.