La Libia non è un paese sicuro ma si intensifica il supporto alla Guardia costiera “libica”

di Fulvio Vassallo Paleologo

Alcuni giorni fa  il ministro degli esteri Moavero, rispondendo da una giornalista norvegese, affermava che “In senso stretto e giuridico  la Libia non può essere considerata porto sicuro, e come tale infatti viene trattata dalle varie navi che effettuano dei salvataggi. La nozione di porto sicuro e di Paese sicuro è legata a convenzioni internazionali, che attualmente non sono state tutte sottoscritte dalla Libia”.

Evidentemente il governo italiano, il ministro delle infrastrutture Toninelli, temporaneamente eclissato, Salvini,il vero padrone del governo che dovrebbe anche svolgere il ruolo di ministro dell’interno, ed i vertici della Marina militare e della Guardia costiera italiana, la pensano in modo diverso, oppure ritengono che in mare debba valere la logica delle armi, una logica sulla quale siamo comunque perdenti se si considera il sequestro avvenuto pochi giorni fa di due pescherecci di Mazara del Vallo, da parte di una unità navale militare che fa capo al generale Haftar, al largo di Derna, a 28 miglia dalla costa, dunque in acque internazionali.

Un sequestro che ha messo bene in evidenza, sulla pelle dei pescatori siciliani e delle loro famiglie, che non esiste una Guardia costiera “libica”, e che gli accordi fatti con il governo Serraj a Tripoli non valgono nel golfo di Sirte, quando entrano in scena le milizie e le forze navali del generale Haftar, che da Bengasi cala le sue carte più pesanti in vista del prossimo vertice-fantasma che si dovrebbe tenere a Palermo nel mese di novembre.

Malgrado tutte le Organizzazioni internazionali, la Commissione Europea, le Organizzazioni non governative, come Medici senza Frontiere ed Amnesty International, adesso anche il ministro degli esteri italiano, ritengano che la Libia non sia un “paese sicuro” e che non offra place of safety ( punti di sbarco sicuri) per i migranti soccorsi in acque internazionali, la collaborazione ed il coordinamento operativo tra le autorità italiane e la Guardia costiera “libica” procedono con intensità sempre maggiore. Unico elemento di disturbo, la ostinata presenza nel Mediterraneo centrale di qualche imbarcazione delle ONG, che continuano a denunciare i ritardi nei soccorsi e gli interventi dei guardiacoste libici che riportano a terra, verso l’inferno dei centri di detenzione, migliaia di migranti che intercettano in alto mare, meno quelli che fanno naufragio per i ritardi negli interventi che vengono ancora definiti di soccorso.

Riportiamo in calce a quest’articolo un documento che sarà importante ricordare in futuro, un comunicato stampa emesso oggi dalla Guardia costiera italiana dopo una ” “Conferenza Internazionale sul soccorso marittimo nel mare Mediterraneo” nella quale si è confermato l’ulteriore perfezionamento della collaborazione con la Guardia costiera di tripoli, che si definisce “libica” anche se non esiste una Libia come entità politica e militare unitaria. Non aggiungiamo davvero niente, il comunicato si commenta da solo, basta leggerlo sino in fondo. E magari subito dopo si potranno leggere nella giusta ottica anche le considerazioni delle Nazioni Unite (UNHCR) sulla situazione dei migranti riportati in Libia da quella stessa guardia costiera che il nostro paese, dopo gli accordi conclusi da Gentiloni e Minniti il 2 febbraio 2017, continua generosamente a foraggiare.

Sono davvero lontani i tempi in cui, appena tre o quattro anni fa, la nostra Marina Militare e la Guardia costiera italiana, salvavano decine di migliaia di persone e garantivano loro lo sbarco in un porto sicuro, con operazioni che esprimevano un livello altissimo di umanità e di solidarietà. Operazioni come Mare Nostrum, che non solo rispettavano il dettato formale delle Convenzioni internazionali e della Costituzione italiana, ma rendevano l’Italia un avamposto europeo nella difesa della dignità delle persone e dei diritti dei richiedenti asilo e dei migranti tutti, senza alcuna differenza, come persone.

Nel corso di quest’anno la situazione è radicalmente cambiata con un coordinamento congiunto delle attività di ricerca e salvataggio in quella che è stata ritenuta come una zona SAR libica, prima ancora che fosse notificata all’IMO (Organizzazione internazionale del mare). Basta leggere l’ordinanza del Giudice delle indagini preliminari di Catania e la successiva sentenza del  GIP del Tribunale di Ragusa, per avere conferma, su basi documentali incontestabili, del coordinamento che la missione Nauras, presente con una unità navale nel porto militare di Abu Sittah a Tripoli, ha garantito alla guardia costiera “libica” nei primi mesi dell’anno, corrispondenti alla fine della missione Triton ed all’avvio della missione Themis di Frontex.

Sono stati i libici a confermare che le attività di ricerca e soccorso (SAR), da loro svolte, in realtà vere e proprie intercettazioni in acque internazionali, avvengono da tempo sotto il coordinamento delle autorità italiane.  E si concludono spesso nel porto militare di Abu Sittah a Tripoli, dove ha stazionato una nave della Marina italiana nell’ambito dell’operazione Nauras. “Rome provides Libya’s coastguard with logistical support via its “Joint Rescue Co-ordination Centre”, locating migrant boats to intercept or rescue, as well as providing basic maintenance. Come era stato chiaramente affermato anche dal Giudice delle indagini preliminari di Catania, nel caso del sequestro della nave Open Arms.

Una politica di accordi con la Guardia costiera libica, già avviata lo scorso anno,  che il nuovo governo italiano ha ulteriormente rafforzato. Come si è appreso da fonti giornalistiche, all’inizio di luglio, “Salvini last week said the Italian government will soon provide new means to enable the Libyan coast guard to widen coastal patrols and stop the launching of boats laden with illegal migrant boats. Italy already operates the Joint Rescue Coordination Centre in the Libyan capital Tripoli. Run jointly with Libyan forces, the centre is used to coordinate the identification, location and interception of human smuggling boats. It also provides basic maintenance services for patrol boats in addition to supporting search and rescue operations at sea”. Adesso che le navi europee si sono ritirate, mentre rimane incerta la sorte della missione NAURAS, quel centro di coordinamento, definito con un acronimo JRCC Libya, opera prevalentemente sulla base di segnalazioni provenienti da aerei ed elicotteri di ricognizione europei.

Oggi dalla stagione della solidarietà e dell’orgoglio per le vite umane salvate, con la complicità dell’Unione Europea, si è passati alla vergogna dell’abbandono in mare, ai conflitti di competenza tra stati resposabili delle attività SAR, ed all’odiosa “guerra” condotta contro le Organizzazioni non governative, costrette ad assumere un ruolo di supplenza, certo parziale, rispetto all’inadempimento degli obblighi di soccorso stabiliti a carico degli stati. Leggeremo questo comunicato avendo presente le vittime che sempre più numerose, rispetto agli sbarchi, si continuano a contare sulle rotte del Mediterraneo centrale, le rotte migratorie marine più pericolose del mondo.


COMUNICATO STAMPA

Conferenza Internazionale sul soccorso marittimo nel mare Mediterraneo”

La Guardia Costiera italiana riunisce le Organizzazioni SAR internazionali

Oggi, 11 ottobre 2018, si è svolta a Roma la “Conferenza Internazionale sul soccorso marittimo nel mare Mediterraneo” organizzata dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

L’evento, aperto con un indirizzo di saluto del Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, ha visto la partecipazione di 16 delegazioni delle Organizzazioni SAR dei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo (Albania, Croazia, Egitto, Francia, Gibilterra – e, per essa, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord-, Grecia, Libia, Malta, Principato di Monaco, Montenegro, Marocco, Portogallo, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia).

Presenti inoltre le Ambasciate di Francia, Germania e Olanda, i rappresentanti delle varie articolazioni di riferimento dell’Unione Europea, tra cui la Direzione Generale per la Migrazione e gli Affari Interni (DG Home), nonché i rappresentanti delle Nazioni Unite, tra cui l’International Maritime Organization, dei Ministeri Italiani e delle Organizzazioni nazionali a vario titolo coinvolte nelle operazioni che si svolgono nello scenario nevralgico del Mediterraneo centrale (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Stato Maggiore della Difesa).

La Conferenza si colloca all’interno di un Progetto per la creazione di un MRCC in Libia che la Guardia Costiera Italiana sta sviluppando su richiesta delle Istituzioni Europee – nello specifico del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) e della DG Home, che ha anche finanziato l’iniziativa.

L’Ammiraglio Pettorino: “Con la Conferenza Internazionale sul soccorso marittimo nel Mediterraneo ci proponiamo di fare una riflessione sulla adeguatezza degli strumenti normativi internazionali che abbiamo a disposizione e di interrogarci su quello che potremmo fare per eventualmente migliorarla. Ringrazio tutti gli intervenuti e in particolare International Maritime Organization, a cui riporteremo gli esiti di questo incontro, e la Comunità Europea per aver creduto nel progetto Libyan Maritime Rescue Coordination Centre”

L’Ammiraglio Ispettore Nicola Carlone, Capo del Progetto, ha dichiarato “Nell’ambito di questa ambiziosa progettualità, ci è sembrato doveroso coinvolgere le Organizzazioni SAR di tutti i Paesi della Regione Mediterranea e gli stakeholders Europei ed internazionali, per discutere assieme di quella che è la nostra comune e più importante missione: la salvaguardia della vita umana in mare.”

Tra gli interventi introduttivi quello del Commodore Abdullah Omar Abdullah Toumiya – Comandante Generale della Guardia Costiera Libica che ha ringraziato l’Italia e l’Unione Europea per il supporto nell’attività di sviluppo di un Centro di Coordinamento libico per il soccorso in mare. Un’attività complessa che ha visto i primi importanti passi con la dichiarazione da parte della Libia, all’IMO, di un’area di responsabilità SAR.

Simon Mordue, vice-Direttore della Direzione Generale per la Migrazione e gli Affari Interni ha ringraziato la Guardia Costiera italiana per l’importante ruolo svolto fino ad oggi. Ha infine auspicato che con questo momento di incontro si possano trovare soluzioni permanenti grazie al coinvolgimento dei Paesi, oggi qui presenti, che si affacciano su Mediterraneo.

La giornata ha visto nella prima parte, il confronto sulla normativa internazionale di settore, ossia la Convenzione Internazionale di Amburgo del 1979 sul SAR, la Convenzione Internazionale di Londra del 1974 sulla salvaguardia della vita umana in mare e la Convenzione Internazionale di Montego Bay del 1982 sul diritto del mare. Una cornice legale che grazie al contributo di esperti di Diritto Internazionale e degli operatori del settore, è stata analizzata alla luce delle operazioni reali che ogni giorno vedono impegnate le Organizzazioni SAR.

La seconda parte del Convegno è stata dedicata all’analisi degli accordi SAR nel Mediterraneo, facendo un punto su quello che è stato fatto sino ad oggi e, soprattutto, di quello che si potrebbe fare nel prossimo futuro per migliorare la cooperazione tra le Organizzazioni deputate all’attività di ricerca e soccorso in mare allo scopo di rendere il Mar Mediterraneo un mare sempre più sicuro.

L’incontro è stato l’occasione per fornire un aggiornamento sul Progetto per il MRCC libico.

Un progetto che ha avuto l’obiettivo di individuare per la Libia le capacità necessarie per poter intervenire nei soccorsi in mare, rispettando le previsioni della normativa internazionale.

Il progetto, i cui esiti saranno presentati entro la fine del mese di ottobre, ha altresì individuato le esigenze formative per il personale che opera in tale settore, la strumentazione idonea e la più funzionale dislocazione dei centri di soccorso sul territorio libico.

In allegato la scheda del Libyan Maritime Rescue Coordination Project e di seguito:

– il link dal quale poter scaricare un contributo di immagini: https://we.tl/t-1ZhnjZtttC

– il link dal quale poter scaricare un contributo video: https://we.tl/t-xieikKzhiR


LA POSIZIONE SULLA LIBIA DELL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFUGIATI.

UNHCR dismayed as traffickers, smugglers impersonate staff in Libya amid clashes in Tripoli.

UNHCR, the UN Refugee Agency, is dismayed at reports of smugglers and traffickers posing as UNHCR staff in Libya and calls on the authorities for action against all criminals trying to target desperate refugees and migrants.

Reliable reports by our sources and refugees suggest that traffickers and smugglers are impersonating UN staff, including UNHCR, at different locations in Libya. These criminals were spotted at disembarkation points and smuggling hubs, using vests and other items with logos similar to that of UNHCR.

UNHCR information comes from refugees who report having been sold to traffickers in Libya, and subjected to abuse and torture, including after having been intercepted at sea. UNHCR is collecting more information and investigating these allegations.

In Libya, UNHCR and its partners are present at official disembarkation points to provide lifesaving humanitarian and medical assistance to refugees and migrants, including food, water and clothes.

Once the smuggled passengers are back on land, the Libyan authorities transport them to detention centres, managed by the Directorate for Combatting Illegal Migration (under the Ministry of Interior). UNHCR teams are also present there to monitor the situation, aid and identify the most vulnerable in order to try to find solutions, especially in third countries.

UNHCR is not engaged in transferring refugees from disembarkation points to detention centres.

In Tripoli, the situation of refugees and migrants living in urban areas or detained has dramatically deteriorated in recent weeks, due to heavy clashes in the Libyan capital.

UNHCR has received reports of unspeakable atrocities committed against refugees and asylum-seekers in the streets of Tripoli, including rape, kidnapping and torture. One woman told UNHCR that unknown criminals kidnapped her husband and then raped her and tortured her one-year-old baby. She said the child was stripped naked and sexually harassed by the criminals.

Many refugees were detained in areas close to the clashes and were at risk of being a collateral damage if rockets hit the centres. Thousands escaped detention centres, in a desperate attempt to save their lives.

UNHCR is opposed to the detention of refugees and asylum-seekers, but it is present in places where refugees are located to provide them with life-saving assistance.

UNHCR strongly calls for alternatives to detention to be put in place, including the immediate use of the Gathering and Departure Facility in Tripoli, which will serve as a platform to find safety in third countries, and which will be managed by the Libyan Ministry of Interior and by UNHCR. The facility has the capacity to host 1,000 vulnerable refugees and asylum-seekers and is ready for use.

UNHCR is further calling for strong institutional action to hold smugglers and traffickers accountable.


VERSO LA CONFERENZA DI PALERMO A NOVEMBRE

Roma, 8 ott. (askanews) – “A poco più di un mese dalla sua apertura, la Conferenza internazionale sulla Libia – che l’Italia intende organizzare a Palermo il 12 e 13 novembre prossimi – presenta più incognite che certezze. La diplomazia italiana è al lavoro da settimane per assicurare una partecipazione ad alto livello di tutti gli attori coinvolti. Ma motivi d’agenda, ragioni d’opportunità e scelte strategico-politiche non hanno ancora permesso di stilare una lista – seppur ufficiosa – degli ospiti. Un ritardo che implica conseguenze anche per l’organizzazione e la gestione della sicurezza della Conferenza, dei suoi partecipanti e delle delegazioni, in un momento in cui – tra l’altro – sono in scadenza i vertici dell’intelligence.

LA QUESTIONE SICUREZZA. LE PERPLESSITA’ DEGLI ESPERTI

Non una questione di poco conto, questa. Alcune perplessità sono state segnalate, in particolare, sulla possibilità di organizzare, in poco più di un mese, un apparato di sicurezza che per forza di cose dovrà essere articolato e accurato. Luoghi, percorsi, residenze dovranno essere scelti, monitorati, bonificati e sorvegliati prima e durante la conferenza, fino alla partenza di tutte le delegazioni. Un impegno organizzativo che richiede uno sforzo imponente, in termini di uomini e risorse, ma anche enormi responsabilità. E il momento non è dei più propizi, con i vertici del Dis (Alessandro Pansa) e dell’Aise (Alberto Manenti) in scadenza di mandato. Il rischio – che secondo Repubblica lo stesso Manenti avrebbe segnalato al governo giorni fa – è di non essere considerato “un interlocutore affidabile” con le controparti libiche.

DIPLOMAZIA AL LAVORO: L’INCOGNITA DEI PARTECIPANTI

Quel che sembra chiaro a tutti è che la riuscita o meno della Conferenza dipende, in buonissima parte, dal livello dei partecipanti. Se l’obiettivo annunciato e ambizioso è quello di organizzare un evento “più ampio” rispetto all’ultima riunione di Parigi, la speranza è di elevare la Conferenza al livello presidenziale. “E’ stato invitato anche il presidente russo Vladimir Putin”, ha confermato oggi il ministro degli Esteri Enzo Moavero, in missione a Mosca. Ma, “per ora”, il viaggio in Sicilia non è nei piani del leader del Cremlino, ha spiegato Sergey Lavrov. Mosca deve ancora studiare il dossier, poi prenderà una decisione su chi inviare. Una posizione comune, questa, ad altre cancellerie.

Più facile che, alla fine, si opti per una ministeriale, sebbene anche in questo caso la nebbia resti piuttosto fitta. Fonti contattate da askanews hanno spiegato che anche a Washington, al momento, si naviga a vista. La presenza di Mike Pompeo è tutt’altro che scontata e, seppure non esclusa del tutto, sarà valutata tenendo conto di una serie di fattori: l’agenda del capo della diplomazia statunitense, in quel periodo, è molto fitta; a inizio novembre, poi, ci saranno le elezioni di midterm e, se il voto non dovesse andare nella direzione auspicata da Washington, il mutato quadro politico potrebbe frenare una partecipazione degli Stati uniti a quel livello.

SARRAJ CI SARA’: MA “INUTILE INCONTRARSI SENZA RISULTATI”

Fondamentale sarà la presenza dei principali attori libici. Il capo del governo di Accordo nazionale, Fayez al Sarraj, sostenuto dall’Onu e dalla comunità internazionale, ha già detto che ci sarà, ed ha sollecitato una conferenza “ben preparata”: “inutile incontrarsi senza risultati, sarebbe controproducente”, ha avvertito a settembre dopo un colloquio con Moavero. Ma Sarraj appare sempre più debole e incapace di portare a compimento quel processo politico che l’Onu e il suo inviato Ghassam Salamé hanno immaginato per far uscire il Paese dalla crisi. Realizzare l’obiettivo di aiutare a ristabilire una situazione che consenta alla Libia di proseguire in una positiva evoluzione politica sotto l’egida delle Nazioni unite – magari evitando, come ormai appare scontato, le elezioni il 10 dicembre – sarebbe già un successo per il primo ministro di Tripoli.

KHALIFA HAFTAR: I SILENZI DI UN ATTORE “IMPRESCINDIBILE”

Molto dipenderà dal suo principale avversario, il generale Khalifa Haftar. L’uomo forte della Cirenaica non ha confermato la sua presenza, ha solo manifestato il suo “interesse”, senza spingersi oltre. Ricevendo il ministro italiano a Bengasi, ha espresso apprezzamento per l’impegno di Roma ed ha assicurato di essere pronto a dare il suo contributo per supportare attivamente la sicurezza, la stabilizzazione e il dialogo nel Paese, per il bene di tutti i libici. Ma non ha detto se andrà a Palermo. La sua presenza sarà certamente vista come una legittimazione delle pretese italiane di far parte a pieno titolo, e con un ruolo guida, alla cabina di regia sul futuro della Libia. Non partecipare, invece, significherebbe rafforzare l’asse con Emmanuel Macron e la sua Francia.

LA PARTITA DI MACRON E LE STRATEGIE DI USA E RUSSIA

Quella stessa Francia che – secondo il ministro Moavero – avrebbe condiviso con l’Italia l’idea di organizzare una conferenza internazionale sulla Libia. Ma Parigi, ormai è chiaro, sta giocando la sua partita da tempo. Per avere i ricchi premi del petrolio libico ha sposato in toto la politica delle sanzioni americane contro la Repubblica islamica d’Iran. La sponda con Washington avrebbe per Macron un duplice effetto: indebolire l’Italia sul fronte libico e suggerire all’alleato americano e al suo presidente Donald Trump che, in fondo, non vale poi così tanto la pena sostenere con convinzione – come promesso durante un incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – la leadership dell’Italia per la gestione della crisi in Libia.

In questo contesto, con il ruolo di mediazione dell’Onu e dell’Unione europea al momento poco concludente, decisiva può risultare l’azione di Mosca, sempre più determinata a giocare la sua partita. Mosca è concorde con Roma nel ritenere che occorre evitare “ultimatum e scadenze forzate” alla Libia. “Russia e Italia mantengono un dialogo strutturato a diversi livelli sulla problematica libica. Crediamo che sia un imperativo obbligato quello di lavorare con tutte le forze libiche, mentre l’altro principio che ci guida, e che è condiviso anche dall’Italia, è evitare ultimatum e scadenze artificiose” nel processo politico che porti alla stabilizzazione della Libia, ha spiegato oggi Lavrov.

Importante sarà, poi, la capacità di Mosca di intervenire, in maniera convincente, con l’Egitto, l’altro grande protagonista dello scacchiere regionale. Il Cairo è il principale sponsor di Haftar, dunque la linea scelta dall’Egitto potrebbe finire per influenzare in maniera preponderante le decisioni del generale libico in vista della conferenza di Palermo”.