Il governo Salvini in un tunnel senza uscita. A rischio il diritto alla vita

di Fulvio Vassallo Paleologo

Gli accordi con la Guardia costiera di Tripoli e con le milizie che sotengono il governo “di riconciliazione” Serraj, stipulati lo scorso anno da Gentiloni e Minniti hanno aperto spazi enormi per la politica dei respingimenti in mare che si sta compiendo adesso con le scelte imposte, al di fuori delle proprie competenze, dal ministro dell’interno e vicepremier Salvini. Scelte sulle quali anche la Presidenza della Repubblica è intervenuta, per sollecitare il rispetto dei principi costituzionali e della indipendenza della magistratura nel caso della nave DI Ciotti, rimasta ore nel porto di Trapani, bloccata da un ordine di Salvini.

Il ministro dell’interno voleva che si vedesse scendere qualche naufrago in manette, per vincere l’ennesima partita mediatica e guadagnare altro consenso elettorale, in un paese che sembra ormai piombato in una fase sempre più cupa di odio etnico e discriminazione razziale, alimentata anche dai politici che hanno vinto le elezioni suila criminalizzazione delle ONG, sui respingimenti e sulle espulsioni di massa. Adesso sembra che la Procura di Trapani gli stia dando soddisfazione, decidendo il fermo di due indagati, ma l’accusa di avere dirottato una nave è caduta. Il ministro dell’interno “ringrazia” i giudici, lo dichiara lui stesso. Sarà un processo come tanti, oltre che per resistenza e violenza privata, per agevolazione dell’ingresso clandestino, e vedremo come si concluderà. Certo la criminalizzazione dei migranti proseguirà ancora a lungo. E Salvini incasserà altro bottino elettorale.

«Le affermazioni del ministro dell’Interno sullo sbarco della nave Diciotti, rilanciate dalla stampa, suscitano allarme per la distanza che segnano dai principi della Costituzione in materia di divisione dei poteri e di garanzie della libertà personale affidate all’autorità giudiziaria. Ogni interferenza nelle valutazioni autonome che − nel rispetto delle garanzie poste della Costituzione e dalla legge − spettano all’autorità giudiziaria circa la sussistenza o meno dei reati e l’adozione di provvedimenti restrittivi segna un passo indietro nello stato di diritto democratico. È triste che ancora una volta la vicenda dei migranti venga strumentalizzata per fini politici. A cuore di tutti dovrebbero essere quelle 600 persone morte nelle ultime quattro settimane a causa del blocco dei porti e degli impedimenti frapposti alle attività delle Ong»

Riccardo De Vito, presidente di Magistratura democratica

Tutti sembrano accettare l’idea che adesso si è creata una zona SAR libica, e che dopo l’allontanamento delle ONG in quell’area sarebbero soltanto i libici ad effettuare operazioni di ricerca e soccorso per le quali non hanno i mezzi e le capacità di coordinamento. Che infatti vengono fornite dal governo italiano, anche se la Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, ed anche se sono sempre più numerosi i libici costretti a lasciare il loro paese per timore di subire gravi violenze.

Quanto sta avvenendo oggi, con il blocco in mare di due imbarcazioni militari che hanno preso a bordo oltre 400 persone partite dalla Libia con un grosso peschereccio, conferma come non fossero le ONG il fattore di attrazione per i migranti in fuga, o addirittura facilitatori dei trafficanti. Anzi si osserva come l’allontanamento delle ONG dalle coste libiche, ed il ritiro delle navi di Frontex porti ad un incremento delle partenze di mezzi più grossi che punteranno direttamente sulle coste italiane, con un numero ancora più elevato di persone, e con rischi ancora maggiori di capovolgimento e di naufragio.Rischi che non si possono camuffare dietro le menzogne ed il balletto di competenze, una scelta che l’11 ottobre del 2013 ed il 18 aprile del 2015, costò centinaia di morti e dispersi proprio tra Malta e Lampedusa.

Rischi che aumentano quando si fanno ritardare i soccorsi negando la indicazione di un porto sicuro di sbarco, o aprendo scontri diplomatici con Malta, sulla quale si viorrebbero riversare responsabilità di intervento che da anni i maltesi hanno declinato, anche in ragione della ridotta dimensione del territorio. Intanto le condizioni dei migranti bloccati a bordo delle navi militari peggiorano rapidamente, e le persone che sbarcano confermano con i loro corpi scarnificati e torturati quello che significa il transito in Libia.

La telefonata di Salvini al presidente del Conisglio Conte per imporre la sua linea di rifiuto dei soccorsi, e di indicazione di un porto sicuro di sbarco in Italia, conferma il degrado del nostro sistema di governo. Aspettiamo di vedere alla prova dei fatti i sostenitori,vecchi e nuovi, del ritrovato protagonismo di Conte. Tre le ipotesi in campo esaminate dai due membri di governo: redistribuzione immediata dei 450 con altri partner europei, contatti con Libia per il loro eventuale rientro sulle coste libiche, da dove sono partiti, permanenza a bordo delle navi dove fare riconoscimenti ed esame richieste.

Intanto il governo di Tripoli, dopo una visita lampo della Commissaria UE Mogherini, di fronte alle promesse di più consistenti aiuti economici e politici, ha annunciato la sua disponibilità a riprendersi i migranti respinti dall’Italia. Ma Serraj continua a battere cassa, gli aiuti promessi non bastano ancora. Del resto non riesce a controllare neppure l’intera città di Tripoli. Secondo La Stampa “l’ipotesi che la Libia possa riprendere in consegna i 450 migranti bloccati sulle unità navali di Frontex e Guardia di Finanza non è da escludere, anzi. È quanto riferiscono fonti del governo di Tripoli interpellate da La Stampa durante le concitate fasi dell’ennesima emergenza nel Mediterraneo. Un’emergenza che si chiama traffico di esseri umani e che «lega Italia e Libia nella ricerca di una soluzione comune e congiunta».

La lettera che il premier (sulla carta) Conte avrebbe inviato a Bruxelles sembra che non sia mai pervenuta ed un rappresentante della Commissione europea ha già confermato, come ripete da settimane, che la Libia non garantisce “porti sicuri di sbarco”, come ha affermato anche la magistratura italiana. Dunque la possibilità rappresentata dal governo italiano di riconsegnare migranti, già a bordo delle navi militari europee, ai miliziani libici è stata respinta al mittente, in ossequio alle norme di diritto internazionale, che Salvini vuole continuare a violare. Le missive inviate ai 27 paesi UE hanno raccolto solo la disponibilità di Malta, in difficoltà sul fronte dell’omissione di soccorso nella sua zona SAR e per i processi a scopo di intimidazione ed i sequestri arbitrari contro le ONG.  Secondo Conte ci sarebbe stata una risposta favorevole, ancora non confermata ufficialmente, anche dalla Francia che dovrebbe accettare il trasferimento di 50 migranti attualmente a bordo delle navi militari.

Vedremo quanto varranno le rassicurazioni di Conte (Salvini) sull’adesione di altri paesi europei alle proposte di redistibuzione dei migranti soccorsi ieri tra i diversi stati europei. In tarda serata di sabato 14 luglio era arrivata solo la conferma di Malta, nessuna risposta formale dal governo francese, Conte non era neppure riuscito a mettersi in contatto con il governo tedesco. Forse si attende che aderiscano all’nvito italiano Orban e gli altri paesi del Patto di Visegrad. Oppure l’Austria del governo Kurtz “amico” e modello di tutti i nazionalisti europei.

Di fatto è il ministro dell’interno che detta la linea a tutti gli altri ministri ed allo stesso Conte, salvo a fare la vittima, ed a raccogliere consensi tra gli italiani che lo seguono, quando qualcuno lo smentisce. Un abile gioco mediatico, ideato e sorretto da professionisti dei social, che attraverso un bombardamento di fake news sta completando il lavaggio del cervello della maggioranza degli italiani.

Il disumano rimane lontano dagli occhi del “popolo”. Si nascondono i corpi martoriati dei migranti, fatti sbarcare di notte e rinchiusi in centri dai quali filtrano a stento i loro racconti di orrore. Si nascondono le intercettazioni in alto mare, non qualificabili come soccorsi, eseguite dai libici in acque internazionali, in quella che viene definita come zona SAR libica, senza che le autorità libiche, ammesso che esista una sola “Libia”, abbiano i requisiti di controllo e di intervento di soccorso stabiliti dalle Convenzioni internazionali.  Ieri i libici hanno intercettato almeno 100 persone in alto mare. Non lo scrive nessuno, e nessuno si impressiona più per le testimonianze di quelli che riescono ancora ad arrivare dalla Libia. Per l’informazione di governo sarebbero tutti ” in buone condizioni fisiche.”

Si punta ad enfatizzare il numero delle persone che ancora fuggono dalla Tripolitania, alternando gli allarmi “invasione” e “criminalità” con le lodi per il governo del “cambiamento”, a guida Salvini. Conte appare infatti inesistente come premier, per non parlare della subalternità di Toninelli, senza ricordare che il calo dell’80 per cento degli arrivi è frutto delle politiche e delle prassi di stand by imposte da Minniti alle ONG con il codice di condotta, prassi illegittime ed in contrasto con il diritto internazionale già praticate dal precedente governo. Quello che si può ascrivere a ulteriore (de)merito dell’attuale governo è soltanto il rilancio della campagna di odio contro gli operatori umanitari ed i migranti, e l’incremento delle vittime, aumentate anche in presenza di una forte contrazione degli arrivi. Dopo l’allontanamento delle ONG è morta una persona per ogni sette migranti arrivati in Italia, un dato mai verificato in passato. La conferma viene dall’UNHCR.

Nella mattina del 14 luglio, come riferisce RAI News, “e’ stato completato il trasbordo dei 450 migranti che erano a bordo del barcone a largo di Linosa: 176 persone sono infatti sul pattugliatore ‘Protector’, inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul ‘Monte Sperone’ della Gdf. Otto persone, tutte donne e bambini, sono invece state già trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari.

Anche in occasione dell’ultimo caso che rimane ancora aperto, prima con uno scontro con Malta, poi rientrato, ed quindi con un ricatto all’Unione Europea, è sempre Salvini che tenta di essere il padrone assoluto della scena ( mediatica) e delle scelte di governo. Anche quando gioca con Conte al vecchio trucco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Di Maio ripete come un disco rotto che occorre intensificare la collaborazione con la Guardia costiera libica, ma questo lo diceva ( e lo praticava) già Minniti.

Salvini insiste per respingere verso Malta, o in Libia, le due navi militari su cui sono stati trasbordati i 450 migranti del barcone partito, molto probabilmente, da Zuwara. “In Italia si arriva solo con mezzi legali”, ha spiegato in un colloquio con il premier Conte, aggiungendo che “occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti di esseri umani e stimolare un intervento europeo”. Dunque l’idea è di spingerli verso Sud e non farli attraccare in Italia.

update (18:07)

SENZA POS SBARCO autorizzato, GDF Monte SPERONE in rada al largo di Pozzallo con 265. Evacuata d’urgenza una eritrea di 20 anni: 40 kg. di peso, fortemente disidratata e ipoglicemica. Ecco il ‘biglietto da visita’ dei rifugiati in fuga dai lager libici.

Il tentativo di coinvolgere Frontex nelle operazioni di respingimento verso la Libia appare intanto fallito, come pure la regionalizzazione dei soccorsi che sarebbe seguita all’avvio della missione Themis nel febbraio di quest’anno. “La rotta dove portare i migranti trasbordati dal barcone arrivato ieri sera dalla Libia non la decidiamo noi, e’ un’operazione della Guardia costiera e noi seguiamo il loro comando”. Lo ha dichiarato all’AGI la portavoce di Frontex, Ewa Moncure, che ha spiegato che “l’operazione e’ ancora in corso” e ha confermato che “le persone bisognose di cure mediche sono state trasferite a Lampedusa”. “Per il resto e’ un’operazione italiana e Frontex non puo’ prendere decisioni”, ha precisato.

Si profila per il futuro il rischio di un respingimento collettivo in Libia già condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo  Ma anche il trattenimento prolungato a bordo delle navi militari corrisponde ad una privazione della libertà personale illegale che puà essere fatta valere nel diritto interno e a livello internazionale.

Secondo le ultime notizie, a fronte di una situazione di grave pericolo per la vita delle persone a bordo, la nave di Frontex si sarebbe avvicinata al porto di Pozzallo, dove avrebbe sbarcato una giovane donna eritrea di soli 20 anni, che pesava soltanto 40 chili e che era in gravissime condizioni di denutrizione. Sono queste le persone che il governo italiano sta tenendo bloccate su navi militari ferme in alto mare, senza prestare quei soccorsi immediati che sarebbero imposti, se non dalle norme, da un minimo senso di umanità. Le navi non possono essere trasformate in centri di detenzione galleggianti, neppure per le persone che sono in buome condizioni fisiche, che comunque devono godere dei diritti fondamentali da riconoscere a qualunque essere umano, a partire dal diritto di chiedere asilo.

Il ricatto sulla pelle dei migranti per la redistribuzione dei “clandestini”, come li chiama Salvini, non solo dei richiedenti asilo, in Europa confermerà il crescente isolamento ed il fallimento del governo in politica estera. Un fallimento che parte dalle conclusioni del Consiglio Europeo di Bruxelles del 28/29 giugno 2018, che volevano spacciare come una vittoria. Ma fino allo scorso anno i ritrasferimenti europei (relocation) erano su base vincolante, e pure molti paesi non li accettavano.

Oggi i trasferimenti verso altri paesi UE sono diventati su base volontaria, per le scelte imposte proprio dagli amici di Salvini in Europa, a partire dal nuovo “asse dei volenterosi” (Italia, Austria e Baviera), non ci sono speranze di ricollocazione per i migranti intrappolati a bordo delle navi della Guardia di finanza e di Frontex. Nessuna trattativa è possibile. Chi afferma oggi di avere vinto una partita si vedrà presto smentito dai fatti. Il ministro bavarese Seehofer non puà certo impegnare l’intero governo tedesco, ed attendiamo con Ansia che l’Austria di Kurtz dichiari la sua disponibilità ad accogliere una parte dei migranti bloccati al largo di Pozzallo. Il ritardo nei soccorsi e nello sbarco può portare a gesti di disperazione dalle conseguenze imprevedibili.

Retweeted Sergio Scandura (@scandura) da Nello Scavo:

#migranti update (15:35) 🔴🔴 10 BUTTATI IN ACQUA E TUTTI RECUPERATI IERI come solo la G.Costiera 🇮🇹 sa fare. Ogni grado pervaso dall’impotenza nel non poter intervenire pienamente: stop governativo ‘dall’alto’ col solo ombreggiamento sui 450. Situazione tesa, senza precedenti.”

La disperazione dei migranti diventa più evidente dopo ogni tentativo di abbandono in matre o di respingimento ordinato dal governo italiano. Presto la farsa dei politici a terra potrebbe trasformarsi in tragedia in mare. Vediamo se Salvini ordinerà alla Guardia di Finanza una riconsegna diretta di persone ai miliziani in Libia come fece Maroni nel 2009.

Se in assenza di un accordo con i paesi dell’Unione Europea sulla redistribuzione dei naufraghi, perchè di questo si tratta e non soltanto di “migranti”, qualcuno dovesse ordinare il loro respingimento collettivo verso Tripoli si potrebbe arrivare, come nel 2012 sul caso Hirsi, ad una ulteriore condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, prospettiva che evidentemente non preoccupa Salvini, ma che segnerà un punto di non ritorno, nell’assetto politico interno e nei rapporti internazionali. Ma i tempi di Salvini sono più rapidi dei procedimenti che si potrebbero attivare davanti le corti internazionali, mira soltanto ad arrivare con il massimo consenso politico alle prossime scadenze delle elezioni europee del 2019. Occorre per questo il masimo sforzo nella comunicazione e nella mobilitazione nei territori, per costruire gruppi sempre più numerosi ed attivi di cittadini resistenti. Occorre fare crescere una massa critica che non dia tregua alle scelte populiste del governo, smentendo puntualmente tutte le menzogne che vengono diffuse.

Lo sbarco dei migranti avvistati in acque rientranti nelle SAR zone di altri paesi o trasbordati in una zona SAR italiana, per quanto intercettati e seguiti quando ancora si trovavano in acque internazionali, non corrisponde ad una scelta discrezionale del governo, ma costituisce adempimento di un obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale, e sanzionato sul piano interno anche con il reato di omissione di soccorso. Non si possono tollerare altre pressioni indebite sulla Guardia costiera italiana che ha una lunga tradizione di soccorso umanitario in collaborazione che le navi delle ONG che ccordinava fino a pochi mesi fa. Chi attacca le navi di soccorso, qualunque bandiera battano, ovunque avvengano gli interventi SAR (Search and Rescue), si schiera dalla parte della morte contro il diritto alla vita.

In serata è giunta notizia su Facebook, poi ripresa da La Repubblica, che la situazione si sarebbe sbloccata con alcuni paesi che avrebbero accettato il trasferimento di alcune decine di migranti. Una notizia tutta da verificare, ormai le autorità italiane comunicano a mezzo dei social e non tramite comunicati ufficiali e documenti scritti. Un post si fa presto a cancellarlo. La Francia e Malta avrebbero accettato di “prendersi” 50 migranti l’uno, ed altrettanti potrebbero restare in Italia. Vedremo come saranno “selezionati” e quando finalmente potranno scendere a terra, loro, e tutti gli altri, in Italia. Non si vive di soli post. Intanto i migranti continuano a soffrire sulle navi al largo di Pozzallo ed i più gravi vengono evacuati per emergenze mediche. Però adesso in Europa “ci hanno ascoltato”. Come al solito alcuni giornali trasformano i fallimenti in successi.

Cosa succederà a coloro che rimangono ancora sulle due navi militari sulle quali sono state trasbordate dal peschereccio libico avvistato ieri mattina, oltre trecento persone ancora costrette ad attendere una decisione sul loro destino ? Dovranno restare detenuti a bordo delle navi militari, bloccate davanti al porto di Pozzallo, fino a quando altri stati daranno la loro disponibilità ? Staremo davvero a vedere come si concluderà questa vicenda, e quando se ne proporranno presto altre identiche, cosa succederà ? Intanto speriamo che la donna eritrea sbarcata oggi a Pozzallo possa proseguire il suo viaggio con i suoi due figli appena riuscirà a riprendersi dalla grave denutrizione, aggravata dai giorni passati a bordo della nave militare. Il disumano si ripete con cadenza quotidiana, anche se alla fine anche i bambini sono stati sbarcati e riuniti con la madre. Ed un altro caso tragico si scopre a Lampedusa,con un trasferimento d’urgenza in ospedale a Palermo, ma i riflettori sono tutti puntati sul governo italiano che “si fa ascoltare in Europa”. Nessuno però ascolta le urla dal silenzio, che provengono dall’inferno libico, tutti i piani che si stanno elaborando sono nella direzione di fermare o di riportare i migranti in fuga di nuovo in Libia. Verso quell’inferno dal quale sono fuggiti anche a costo di morire.

Migranti: madre pesa 35 kg, piccola l’assiste in ospedale
(ANSA) – PALERMO, 14 LUG – Sembra pelle e ossa, pesa 35 chilogrammi, ha 27 anni, e avrebbe trascorso “sette mesi drammatici” in Libia, dove sarebbe stata anche violentata. E’ una delle donne trasferite a Lampedusa dal barcone con 450 migranti e poi ricoverata nel pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Non parla, tanta è la stanchezza, ma anche la paura, che le incutono i ricordi che non riesce a cancellare. Ma appena arrivata in ospedale ha trovato la forza di gridare, indicando la figlia di 4 anni che era con lei: “non mangia da tre giorni, aiutatela, datele del cibo, subito, vi prego…”. Poi si è chiusa in un silenzio carico di tensione da smaltire. Ed è stata la bambina, dopo avere mangiato latte e biscotti, a prendersi cura di lei. E’ stata lei a scegliere, a Lampedusa, i vestiti per la madre tra quelli messi a disposizioni da associazioni di volontari.

 

 

 

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