Da Milano una Carta per i diritti di tutti. Senza solidarietà non c’è sicurezza.

Di Fulvio Vassallo Paleologo

La Carta di Milano costituisce un percorso che è stato rafforzato dalla grande manifestazione di sabato 20 maggio. Una manifestazione plurale che ha sconfitto le trappole della divisione e che ha riproposto con forza un messaggio molto chiaro. In tempi di ricorrenti allarmismi e di attacchi ai migranti ed a tutti gli operatori della solidarietà, l’unico percorso possibile è costituito dall’aggregazione del più vasto schieramento di forze di cittadini solidali che operano quotidianamente sui territori, dai porti di sbarco fino ai valichi di frontiera. E’ un percorso che non inizia adesso, e che avrà uno sviluppo di medio-lungo termine. Dalle solidarietà individuali si dovrà passare ad una rete di città solidali che dimostrino come sia possibile valorizzare i sistemi di accoglienza. Sistemi sui quali per troppo tempo non si è saputo fare pulizia, come emerge anche dagli scarsi risultati della Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri. Anche la magistratura, così attiva nei confronti degli operatori umanitari, ha raggiunto risultati parziali, e solo dopo tempi lunghissimi, come è dimostrato dall’inchiesta di Crotone sul centro di Isola Capo Rizzuto, un agglomerato di potere che ha sempre contato su complicità politiche. Si potrebbe dire un caso di scuola come il CARA di Mineo, ancora aperto, malgrado si siano accertate negli anni irregolarità gravissime.  Su queste situazioni abusive che hanno comportato una dilapidazione di danaro pubblico senza precedenti, le Organizzazioni non governative hanno sempre fatto denunce che sono rimaste per troppo tempo nei cassetti. Ed oggi si vorrebbero ribaltare proprio contro le stesse organizzazioni fallimenti e sprechi che sono frutto dello stesso sistema di potere di chi adesso si vuole ergere a giudice della solidarietà.

Per sabato 27 maggio si annuncia già una contromanifestazione di chi ritiene gli operatori solidali, come gli immigrati che assistono, persone da perseguire e da ghettizzare. Una vera provocazione in una città come Milano che si è espressa con forza contro chi specula sulle paure e sul malcontento di chi è vittima di crisi che non sono certo determinate dall’arrivo degli immigrati.

Non ci faremo intimidire, continueremo ad impegnarci per il lavoro per i migranti, che corrisponde all’obiettivo del lavoro per tutti, e cercheremo di aggregare attorno ai valori della Carta di Milano altre città, grandi e piccole, per sostenere tutti quei sindaci ed amministratori locali che sono sempre più spesso sotto attacco, soltanto perché applicano ancora il dettato costituzionale, che ribadisce i doveri di solidarietà e di eguaglianza.

Sarà una strategia per ribaltare dal basso quelle scelte politiche che puntano tutto sugli accordi con paesi che non rispettano i valori democratici e la vita delle persone, sui respingimenti, delegati alla Guardia costiera libica, che spara sui migranti in fuga, come è successo ancora oggi, sulle pratiche di espulsioni sommarie e collettive, vietate dalle Convenzioni internazionali, come quelle che si verificano dagli Hotspot, ancora privi di una chiara base legale, e dai CIE di Torino e Ponte Galeria, sulla detenzione amministrativa che si vorrebbe estendere con l’apertura di undici centri ,adesso denominati centri per i rimpatri (CPR), sulla cancellazione dei diritti di difesa, come si vorrebbe ottenere con la riforma del procedimento dei ricorsi contro i dinieghi degli status di protezione.

Ma la solidarietà dal basso, che parte dalle realtà locali, dovrà fare sentire la sua voce anche a Bruxelles. Le politiche europee non possono essere segnate soltanto dall’esigenza di contenimento degli arrivi, con l’inasprimento dele operazioni di Frontex, e dai progetti per incrementare le espulsioni, con accordi infami con i paesi terzi, come quello stipulato con la Turchia di Erdogan.

I tentativi di criminalizzazione corrispondono all’esigenza di silenziamento di una società civile che in molte occasioni ha denunciato gli abusi dei governi ed ha alzato il velo sopra l’incapacità dell’Unione Europea nella soluzione di problemi che si sarebbe potuto affrontare senza scambiare le questioni della lotta al terrorismo con la gestione delle frontiere esterne ed il controlli della mobilità dei migranti. Nè la nuova Guardia di frontiera e costiera europea, ne tantomeno la riforma peggiorativa del Regolamento Dublino, freneranno la mobilità dei migranti verso e dentro l’Europa. Sono però processi che si stanno sviluppando all’oscuro dei comitati e dei gruppi di potere che fanno le politiche europee con una contrattazione continua tra Bruxelles e le capitali europee. Occorre fare conoscere quanto sta avvenendo e bloccare norme e prassi che producono soltanto disperazione ed insicurezza. In una società complessa come quella attuale la sicurezza non è più un valore divisibile, o vale per tutti, e nasce dalla condivisione e dalla solidarietà, o non vale per nessuno, e nessun muro e nessuna arma la potranno mai garantire.

Occorre per questo una aggregazione ancora più ampia di quella che si è già raggiunta attorno alla Carta di Milano, una mobilitazione che riesca a fare giungere la sua voce a livello europeo, che attraverso fatti concreti sia soprattutto capace di persuadere le fasce più deboli della popolazioni, oggi preda dei partiti populisti, che la sicurezza ed una vita dignitosa non si conseguono dichiarando guerra ai migranti ma favorendo i percorsi di accoglienza ed integrazione. Non ci sono alternative. Se dovesse prevalere questa ventata di odio sui migranti e sugli operatori umanitari, che la macchina del fango attivata nei confronti delle ONG che fanno soccorso in mare ha ulteriormente esasperato, ci avvieremmo verso uno stato di guerra permanente contro un nemico interno sempre più invisibile, al quale non potrebbe che corrispondere la fine dello stato di diritto e delle garanzie democratiche sancite dalla Costituzione Repubblicana. E le prime vittime di questa involuzione autoritaria potrebbero essere proprio quelle fasce deboli che oggi, sulla base di menzogne e di pregiudizi a sfondo razziale o religioso, vengono aizzate contro i migranti e chi li assiste.

Carta di MilanoLa solidarietà non è reato
Milano, 19 maggio 2017

Allarmati da uno scenario politico e mediatico di costruzione dell’odio e dell’indifferenza non solo nei confronti dei profughi e di chi li sostiene, ma delle stesse leggi e convenzioni che sanciscono il dovere di solidarietà e di soccorso e il diritto di asilo, ci impegniamo – in quanto cittadini, membri delle istituzioni e operatori dell’informazione – a tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana.

Gli atti di solidarietà non costituiscono reato e le organizzazioni umanitarie, così come i singoli attivisti, non possono essere messi sotto accusa per averli compiuti. La responsabilità penale è individuale e i processi non devono essere intentati alle organizzazioni solidali in quanto tali, tantomeno attraverso i media, in un percorso di delegittimazione.
Per questo chiediamo alle istituzioni nazionali e dell’Unione europea, in particolare al Mediatore europeo, di vigilare affinché non venga sottratta alle organizzazioni umanitarie e alla società civile la possibilità di essere presenti attivamente nel Mediterraneo, alle frontiere di terra e in tutti i luoghi di confinamento e privazione dei diritti fondamentali dove esercita la funzione essenziale e insostituibile di proteggere l’osservanza dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, della solidarietà e dell’eguaglianza.

La Direttiva del Consiglio europeo sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) configura come reato il favoreggiamento dell’ingresso illegale di migranti, anche in assenza di profitto economico. Benché di fatto il testo inviti gli Stati membri dell’Unione a criminalizzare qualsiasi persona o organizzazione assista i migranti irregolari in ingresso, in transito o residenti nel territorio degli Stati membri, la Commissione sta valutando la possibilità di una revisione peggiorativa, così da rendere ancora più difficile l’accesso al territorio europeo e alle procedure per la richiesta di protezione. Se venisse realizzata, una tale riforma avrebbe l’effetto di favorire ulteriormente le reti dei trafficanti, come del resto avverrebbe se venissero mantenuti i criteri restrittivi del vigente Regolamento Dublino. Chiediamo dunque ai parlamentari europei di impegnarsi per porre fine all’ambiguità contenuta nella Direttiva e affermare con chiarezza che chi fornisce assistenza umanitaria a profughi e migranti non può essere criminalizzato e deve, anzi, essere agevolato e tutelato.

E’ prerogativa dei governi illiberali chiedere la chiusura o il controllo delle organizzazioni non governative, dividendole in collaborative e ostili. La società civile è garanzia per la democrazia, la sua presenza deve essere protetta e incentivata perché rappresenta il nostro sguardo – lo sguardo dei cittadini e di tutte le persone – a protezione dagli eccessi del potere. Per questo chiediamo che le istituzioni ne promuovano e ne difendano il coinvolgimento e la libertà d’azione.
 
Da questa Carta condivisa nella manifestazione del 20 maggio 2017 a Milano, ci impegniamo affinché nasca un Osservatorio permanente a tutela della libertà e dell’indipendenza della società civile che opera per i diritti di migranti e rifugiati.

(firme in ordine alfabetico)

Alessandra Ballerini, avvocato, Terre des Hommes

Alberto Barbieri, Medici per i Diritti Umani (MEDU)

Pietro Vittorio Barbieri, Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE)

Piero Basso, Costituzione Beni Comuni

Marco Bechis, regista

Sandra Bonsanti, giornalista, presidente emerita Libertà e Giustizia

Oscar Camps, direttore Proactiva Open Arms

Anna Canepa, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo

Francesca Chiavacci, presidente nazionale ARCI

Don Luigi Ciotti, Libera

Don Virginio Colmegna, presidente Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” di Milano

Stefano Corradino, direttore associazione Articolo 21

Nando Dalla Chiesa, direttore Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano

Antonio Damasco, direttore Rete italiana di cultura popolare

Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti umani di Milano

Loris De Filippi, presidente Medici Senza Frontiere (MSF)

Erri De Luca, scrittore

Giuseppe De Marzo, responsabile nazionale politiche sociali Libera

Tana De Zulueta, giornalista, associazione Articolo 21

Paolo Dieci, presidente Link 2007 Cooperazione in Rete

Paolo Ferrara, responsabile comunicazione Terre des Hommes

Maurizio Ferraris, filosofo

Alganesc Fessaha, presidente Ong Gandhi

Giuliano Foschini, giornalista

Fabrizio Gatti, giornalista

Riccardo Gatti, capitano e capomissione di Proactiva Open Arms

Federica Giannotta, responsabile progetti Italia Terre des Hommes

Beppe Giulietti, giornalista

Patrizio Gonnella, presidente Antigone e Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (CILD)

Maurizio Gressi, portavoce Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani

Giampiero Griffo, presidente Disabled People’s International Italia (DPI)

Gad Lerner, giornalista

Yasha Maccanico, ricercatore e giornalista, Statewatch/University of Bristol

Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano

Antonio Marchesi, presidente Amnesty International Italia

Elisa Marincola, portavoce associazione Articolo 21

Emilio Molinari, Costituzione Beni Comuni

Tomaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia

Kostas Moschochoritis, segretario generale INTERSOS

Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia

Paolo Oddi, avvocato

Moni Ovadia, attore e regista

Elena Paciotti, giurista

Daniela Padoan, scrittrice

Letizia Palumbo, Università di Palermo

Gianni Rufini, direttore generale Amnesty International Italia

Antonia Sani, presidente Womens International League for Peace and Freedom (WILPF) Italia

Piero Soldini, nazionale CGIL

Barbara Spinelli, parlamentare europea GUE/NGL

Vittoria Tola, responsabile nazionale Unione Donne Italiane (UDI)

Lorenzo Trucco, avvocato, presidente Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI)

Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato, presidente Associazione Diritti e Frontiere (Adif)

Guido Viale, sociologo

Gustavo Zagrebelsky, giurista, professore Università di Torino

Giacomo Zandonini, giornalista

Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano

Don Mussie Zerai, presidente Agenzia Habeshia

PER ADERIRE:

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