Le indagini sulle Ong proseguono senza che ancora emergano concreti fatti di reato

Ancora oggi abbiamo assistito ad un ulteriore  ridda di dichiarazioni e controdichiarazioni, sulle presunte responsabilità delle Ong impegnate nelle attività di ricerca e soccorso dei migranti nelle acque a nord della Libia. Anche il clima di confusione  e i ripetuti tentativi di strumentalizzazione finiscono  col produrre iniziative violente che destano un grave allarme per quello che  potrà ancora accadere  in futuro se gli attacchi alle Ong continueranno.  Ancora una volta le dichiarazioni dell’agenzia Frontex sono apparse contrastanti per quanto affermato dal suo direttore Fabrice Leggeri, e , in senso contrario, dalla portavoce Isabelle Cooper, che ha continuato ad escludere qualsiasi responsabilità a carico delle Ong impegnate in mare. Sono continuate anche le audizioni davanti la IV Commissione Difesa del Senato che il 3 maggio aveva ascoltato il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. Il Consiglio Superiore della Magistratura, con una decisione salomonica, adottando una valutazione di evidente compromesso, rispetto a quanto dichiarato nei giorni scorsi da autorevoli magistrati come l’attuale presidente del Senato, Pietro Grasso, ha sostanzialmente “assolto” le convulse esternazioni del procuratore di Catania che, per primo, aveva anticipato su attività di indagine in corso, a carico, in particolare di alcune Ong. Peraltro, nel corso della sua audizione, il procuratore si è appellato al suo diritto / dovere di segnalazione di un problema di natura politico – legislativa, affermando peraltro di non aver fatto riferimento ad elementi di prova raccolti nel corso delle sue indagini che in futuro potrebbero essere utilizzati nel corso di un successivo procedimento penale. Altri segnali, per ora non esaustivi giungono invece, con lo stesso approccio, dalla Procura di Trapani. Questo a fronte del fatto che la Commissione del Senato sta conducendo un indagine meramente conoscitiva, a differenza della Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri che ha gli stessi poteri di indagine dell’autorità giudiziaria. In queste giornate convulse, continua intanto la ridda di ipotesi sulle associazioni “buone” e su quelle “cattive” che avrebbero effettuato attività di ricerca e soccorso in acque libiche, coordinate dall’MRCC (Guardia costiera italiana), dopo aver ricevuto direttamente chiamate di soccorso da utenze telefoniche ubicate in territorio libico se non direttamente dai gommoni. Come al solito, alcuni mezzi di informazione, hanno proseguito nella loro attività di vera e propria “macchina del fango” anticipando il coinvolgimento  nelle indagini, di singole Ong delle quali non si è però ancora fatto il nome. In questo clima di confusione preordinata e di strumentalizzazione elettorale, due cose sole sono certe. Primo aumenta il numero dei cadaveri che vengono ripescati in acque internazionali, sempre più lontano dalla costa libica mentre rimane  incerta la sorte dei loro compagni di viaggio, probabilmente sopravvissuti, per essere ricondotti nei centri lager. Centri nei quali si verificano abusi che sono stati denunciati e documentati da tempo senza che la comunità internazionale e quantomeno l’Italia, che sta consegnando 10 motovedetette al Governo di Tripoli, si siano posti il problema della sorte di coloro che venivano abbandonati in mano ai libici. Secondo, è ormai irreversibile ed ha pesanti risvolti patrimoniali il danno all’immagine di tutte le Organizzazioni non governative che, con fonde privati, raccolti da cittadini solidali, hanno supplito alla omissione di intervento da parte delle unità navali europee. Una omissione di intervento che si riscontra nella consistenza più ridotta e nella ubicazione più distante rispetto all’area marittima dalla quale più frequentemente giungono le richieste di soccorso degli assetti navali ( nel caso di Frontex Triton, dovrebbe trattarsi di 11 unità navali). Un ritiro che è stato in diverse occasioni denunciato dalle Ong oggi sotto attacco, che potrebbe costituire una delle diverse ragioni per fare pulizia di scomodi testimoni in acque anche molti distanti dalla costa libica, acque che presto saranno affidate alle attività di interdizione e di contrasto all’immigrazione che si continua a considerare illegale,svolte delle unità navali che in queste settimane l’Italia sta consegnando alla “sedicente” Guardia costiera libica. Un tratto di mare nel quale in un futuro prossimo si verificheranno di fatto veri e propri “respingimenti collettivi” delegati a unità navali battenti bandiera libica. E su tutto questo naturalmente non debbono esserci testimoni scomodi che  denuncino o imbarcazioni civili di soccorso che continuino a frapporsi per condurre i naufraghi in un porto sicuro (“place of safety”) che non è il porto più vicino come qualcuno continua ancora a sostenere. In Italia, come nel resto dell’Unione Europea c’è ancora qualcuno che vagheggia la possibilità di aprire campi  di raccolta al centro della Libia se non al confine con il Niger (veri e propri centri di detenzione) e per questa ragione ritiene necessaria sin da oggi una attività di dissuasione e di interdizione, costi quel che costi, in mare, come a terra. Un progetto impossibile da realizzare, ma che provocherà un ulteriore aumento di morti e dispersi.