I minori stranieri non accompagnati tra dispersione e criminalizzazione

 

Fulvio Vassallo Paleologo & Alessandra Ballerini

Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dall’UNICEF nel 2016, sarebbero circa 25.800 i minori stranieri non accompagnati o separati che hanno raggiunto l’Italia via mare – più del doppio rispetto ai 12.360 censiti nel 2015; in totale sarebbero 28.200 minori stranieri non accompagnati che nello stesso anno sono riusciti ad arrivare in Italia.  Nella stragrande maggioranza di casi non si tratta di bambini ma di giovani in età tra i sedici ed i diciotto anni che provengono prevalentemente da 4 paesi: Eritrea, Egitto, Gambia e Nigeria.

Minori stranieri non accompagnati: UNICEF, nel 2016 raddoppiano gli arrivi in Italia

Le questure continuano a considerare la minore età in base alla legge italiana e non secondo la legge del paese di origine del minore, con la conseguenza che, soprattutto nel caso dei minori egiziani che diventano maggiorenni nei loro paesi al compimento del ventunesimo anno d’età, viene violato il divieto di espulsione dei migranti minori affermato dall’art. 19 del t.U. 286 del 1998. Si continua ad ignorare la sentenza del Tar Lazio 4431/2012 che ha annullato l’espulsione di un cittadino egiziano che aveva compiuto i diciotto anni ma non ancora i ventuno anni previsti dall’art.44 del codice civile egiziano per il conseguimento della maggiore età.

Rimangono tutte le criticità rilevate in passato nella prima identificazione e nell’accertamento dell’età perché le prassi di polizia nell’immediatezza dello sbarco appaiono tutte orientate alla ricerca dei presunti scafisti, in molti casi anche minorenni, e dei relativi testimoni, piuttosto che all’accertamento delle vulnerabilità ed a una considerazione “olistica” ed effettiva del superiore interesse del minore, così come sarebbe imposto dall’art.3 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del minore, norma direttamente vincolante nel nostro ordinamento per effetto dell’art.117 della Costituzione e dell’art. 28 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998.

Di fatto la presunzione di minore età, prevista per tutti i casi di dubbio, ribadita nei documenti dell’ACNUR, viene applicata con larga discrezionalità dalle forze di polizia, senza le adeguate competenze professionali, con il risultato che spesso minorenni anche di sesso femminile e spesso vittime di tratta vengono dichiarate maggiorenni, e quindi a rischio di espulsioni, soltanto perché non si decide di ricorrere ad ulteriori accertamenti dopo che le stesse hanno dichiarato la maggiore età dietro consiglio di chi le ha trafficate facendole entrare in Italia per destinarle alla prostituzione.

Molto spesso i minori vengono identificati erroneamente come maggiorenni all’approdo, in assenza di mediatori, e la loro data di nascita viene segnata come 1/1/ 1999 (1998 fino all’anno scorso) di modo da farli risultare maggiorenni e dunque espellibili. Per loro da quel momento la maggiore età verrà presunta e spesso questo determinerà la notifica di decreti espulsione nonostante nel frattempo i ragazzi siano entrati in possesso dei loro certificati di nascita.

“Due recenti sentenze del Giudice di Pace di Genova in materia di espulsioni ed accertamento dell’età anagrafica” di Alessandra Ballerini

Continua il trattenimento prolungato dei minori stranieri non accompagnati nei cd. Hotspot, luoghi di privazione della libertà personale fuori dalla legge, nei quali i minori dovrebbero transitare solo per il tempo strettamente necessario alla loro prima identificazione, e nei quali invece rimangono spesso per periodi superiori ad un mese in condizioni di pericolosa promiscuità con gli adulti.

Nell’hotspot di Lampedusa questa detenzione illegittima dei minori dura in media 25 giorni

Report delle visite agli Hotspot di Trapani e Lampedusa | 20-22 luglio 2016

 

Nessuno poi sorveglia davvero se attorno ai centri di prima accoglienza nei quali i minori vengono successivamente trasferiti si aggirano personaggi senza scrupoli pronti a sfruttare la debolezza dei Msna fino ad indurli alla prostituzione o comunque sottoporli a varie forme di sfruttamento. Il mancato completamento delle procedure di legalizzazione, a partire dalla mancata nomina del tutore, li espone ad un limbo indefinito nel quale le loro vulnerabilità possono essere ulteriormente sfruttate dentro e fuori i centri di accoglienza.

Anche per effetto dei ritardi nella collocazione in strutture definitive si verifica un generale rifiuto da parte delle questure che non rilasciano più i permessi di soggiorno per minore età, o per affidamento, pure previsto dalla legislazione vigente, rendendo di fatto necessitato l’accesso alla procedura di asilo, specie in prossimità del compimento del diciottesimo anno di età.  Nei casi di permanenza prolungata nelle strutture di prima accoglienza, senza accesso alle misure di tutela ed alla procedura di protezione, occorre presentare esposti alle Autorità garanti per i minori ed alle Procure minorili per garantire la sanzione di comportamenti omissivi che possono gravemente inficiare il futuro e l’inserimento legale dei minori stranieri non accompagnati.

Il ritardo nella nomina dei tutori legali, frutto anche dei frequenti trasferimenti da un centro all’altro, e dei tempi spesso troppo lunghi della giustizia minorile concorrono a ritardare l’avvio delle procedure che consentono una piena e duratura legalizzazione della posizione del minore, e la prosecuzione della permanenza legale anche dopo il compimento della maggiore età. L’avvio dell’esperienza dei tutori volontari non può del resto deresponsabilizzare gli enti locali i cui servizi sociali rimangono nodo essenziale della rete che deve cedere continuamente in relazione prefetture, questure, tribunali minorili, giudici tutelari, servizi sociali, organizzazioni non governative.

Con un recente provvedimento il governo ha adottato un protocollo per l’accertamento dell’età dei minori “vittime di tratta”, ma rimane ancora controversa l’applicazione di queste nuove regole, che mantengono comunque la totale discrezionalità delle forze di polizia, anche agli altri minori non accompagnati, anche a fronte della difficoltà di individuare immediatamente e distinguere proprio in prossimità dello sbarco le vittime di tratta da tutti gli altri minori non accompagnati che sono stati soccorsi in mare. Le nuove norme vanno dunque necessariamente applicate a tutti i minori stranieri non accompagnati.

Il Ministero dell’Interno con circolare n 8855 del 25 luglio 2014, aveva poi espressamente previsto, con riferimento a tutti i minori non accompagnati per i quali si renda necessario l’accertamento dell’età (e non solo ai minori vittime di tratta), che tale accertamento debba essere svolto “secondo i criteri dell’art. 4 del D.Lgs. n. 24/2014”, in attuazione del quale è stato appunto adottato il d.p.c.m. n. 234/16.

Peraltro il Ministero dell’Interno aveva già chiarito come il principio di presunzione della minore età in caso di dubbio, sancito dal codice di procedura penale minorile, “possa trovare applicazione in via analogica anche in materia di immigrazione”.

Rimane ancora bloccato in Parlamento il disegno di legge “Zampa”, che detta una disciplina organica per tutti i minori stranieri non accompagnati sottraendoli alla discrezionalità amministrativa e di polizia con cui si è finora disciplinata la loro posizione. Tra l’altro nel disegno di legge si prevedono prevede modalità di accertamento dell’età più rispettose del ruolo dei medici e degli psicologi che da soli possono garantire la piena informazione del minore prima degli eventuali esami clinici per l’accertamento dell’età.

In questo quadro il sistema di accoglienza degli SPRAR per i Msna si sta contraendo per effetto dell’apertura dei nuovi Centri di Accoglienza Straordinaria per Minori, dovrebbero essere 20 su tutto il territorio nazionale per 1000 posti complessivi, in quanto i comuni che dovrebbero partecipare su base volontaristica ai progetti SPRAR si stanno ritirando indietro ed aumentano i privati che puntano a stipulare lucrose convenzioni con le prefetture per la gestione dei nuovi centri.

Come aumentano gli arrivi di minori stranieri non accompagnati aumenta ancora il tasso di dispersione, effetto del blocco della Relocation (ritrasferimento) nell’Unione Europea e dei ritardi nei trasferimenti Dublino verso i paesi nei quali alcuni di loro hanno i parenti. Dispersione che in altissima misura è diretta conseguenza dei ritardi nelle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato, in qualche caso per i ritardi nell’accesso alla procedura, con tempi tanto prolungati che molti Msna compiono i 18 anni senza avere potuto formalizzare la loro richiesta di asilo, e dunque diventano per questa sola circostanza, immediatamente espellibili.

Oppure, per una singolare sincronia ricevono, la notifica del rifiuto di protezione il giorno stesso in cui hanno compiuto la maggiore età.

Gli standard di accoglienza che scendono al di sotto dei livelli minimi che potrebbero garantire un qualche rispetto della dignità umana, la mancanza di mediazione che si riscontra in molti centri di accoglienza straordinaria, sta alimentando tensioni e proteste, non mancano risse e casi di tentato suicidio. Si assiste così ad una crescente criminalizzazione dei minori stranieri non accompagnati in conseguenza delle chiamate sempre più frequenti dei gestori che si rivolgono alle forze dell’ordine per risolvere conflitti che sono stati alimentati proprio dalle loro omissioni o inettitudini.

I pochi progetti di inserimento che si riescono ancora a realizzare nell’ambito dei progetti di seconda accoglienza, relativi al circuito dei centri SPRAR, faticano a trovare sbocchi occupazionali durevoli, soprattutto nelle regioni del sud, ed in particolare in Sicilia, a fronte della crisi occupazionale che costringe all’emigrazione anche i giovani autoctoni. Per questa ragione occorre insistere sulla formazione dei Msna accolti negli SPRAR, ma occorre anche garantire una mobilità legale sul territorio che consenta loro di trovare occasioni nel mercato del lavoro in quelle regioni dove i tassi di occupazione sono più alti. In ogni caso va garantito pienamente l’effettivo esercizio del diritto allo studio previsto per tutti i Msna arrivati in Italia.

Occorre riconoscere a tutti i minori migranti che sono transitati dalla Libia un permesso di soggiorno per motivi umanitari, se non si può riconoscere loro altro permesso di soggiorno per protezione internazionale, in quanto i traumi che hanno subito tutti nel corso del viaggio li rende soggetti vulnerabili, che come tali non dovrebbero essere respinti o espulsi verso paesi nei quali questa loro condizione li potrebbe esporre a gravi rischi.

In definitiva è ormai indispensabile un trasferimento di funzioni e di competenze relative ai Msna dagli organi di polizia agli enti locali ed alle organizzazioni non governative. Un passo importante in questa direzione potrebbe essere compiuto con l’approvazione definitiva da parte del parlamento del DDL Zampa senza emendamenti che ne distorcano la ratio. Occorre quindi aumentare il monitoraggio delle strutture di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, e chiudere gli Hotspot ancora privi di una base legale come i centri di Lampedusa, Trapani, Taranto e Pozzallo, nei quali il trattenimento prolungato dei Msna configura gravi profili di responsabilità amministrativa e penale.

Una relazione scomoda sull’approccio Hotspot.

Nel medio periodo infine occorre passare dalla proliferazione di strutture emergenziali alla ridefinizione del sistema di accoglienza degli SPRAR, con la necessaria dotazione di risorse e con un raddoppio dei posti attualmente disponibili, attraverso misure di incentivazioni dei comuni che si dichiarano disponibili a proporre misure di accoglienza.

I minori stranieri non accompagnati costituiscono un potenziale umano enorme che la nostra società non si può permettere di sprecare, o di escludere, o addirittura criminalizzare. Gli errori e le omissioni di oggi potrebbero diventare in futuro elementi di grave lacerazione del nostro tessuto sociale e fattori di instabilità e di insicurezza per tutti, migranti e italiani. Gli imprenditori della sicurezza dovrebbero prendere atto delle conseguenze disastrose già riscontrabili dopo anni di pacchetti sicurezza e di misure improntate alla chiusura delle prospettive di legalizzazione ed alla criminalizzazione dei giovani migranti.